Bolle Studio di Paolo Bollettinari


Presentiamo l’intervista con Paolo Bollettinari e realizzata da Carmen Louis per Scuolasuono.it.

Introduzione

Carmen Louis: Buonasera a tutti da Carmen Louis e benvenuti a tutti gli amici di ScuolaSuono Home Recording Studio, una rubrica dedicata a tutti colori che fanno Home Studio ovvero che registrano con il proprio equipment a casa, oppure hanno uno spazio organizzato per lavorare. Oggi abbiamo una bella chiacchierata, simpaticissima chiacchierata, con Paolo Bollettinari.

Paolo Bollettinari: Ciao a tutti.

C. L.: Allora, Paolo è tastierista, fonico, arrangiatore e compositore. Ha un suo homestudio che si chiama Bolle Studio.

P. B.: Sì, nome originale eh?

C. L.: Ho detto bene? Simpatico nome.

P. B.:  Sì certo, niente di particolare. Adesso mi vuoi far risultare come uno che è trent’anni che fa questa cosa?  Innanzitutto, tanti che seguiranno questa intervista sono in una situazione simile alla mia, nel senso che non è questo il mio lavoro principale. rimane un hobby un po’ impegnativo, nel senso che poi alla fine diventa quasi un lavoro, perché quando hai una passione prima parti a far le cose per te e poi appunto se riesci a organizzarti e attrezzarti, riesci a fare anche cose per terzi ed  ecco che, magari tra amici e conoscenti col passaparola, spesso si fa notte inoltrata, capita.
Registrazione, mixaggio eccetera. Lo studio è nato quando mi sono sposato: comprando casa ho potuto dedicare 50 metri quadri di taverna a realizzare lo studio. Da lì c’è stato un salto di qualità mentre prima avevo una stanza con un po’ di strumentazione: pian piano, insomma.

C. L.: Tu ti trovi? Lo diciamo?

P. B.: Sì, mi trovo a Piscina, in provincia di Torino, nel Pinerolese, la zona si chiama così. Una zona molto tranquilla, si sta bene ed è anche facile da raggiungere perché c’è l’autostrada uscita Piscina.

C. L.: E quindi per contattarti qual è il tuo sito?

P. B.: Mi trovate tranquillamente su Facebook sotto Paolo Bollettinari, se qualcuno vuole contattarmi. Rimane Paolo Bollettinari e forse Bolle Paolo come nickname.

C. L.: Questo è ovviamente un canale per essere più veloce nei contatti. Magari ci sarà qualche gruppo, qualcuno che ti vuole contattare. Tra l’altro tu sei stato, ne approfitto anche per questo, un allievo di Scuolasuono.it, in particolare del corso Recording Turbo System,  il corso on line per tecnici del suono.

P. B.: Sì certo. Tutta l’esperienza che mi ero fatta, me l’ero fatta senza un’esperienza scolastica. Quindi ho potuto iniziare ad usare le apparecchiature, facendo qualche esperienza sia in situazioni live sia in studio, magari quando andavo ad assistere dei gruppi che andavano in altri studi a registrare.
Mi sono trovato molto bene. Una notte stavo cercando su internet qualche video, e mi capita questo, con il  volto di Francesco Nano che mi dice: ‘Cinque buoni motivi per iscriversi’. Lo guardo e mi son detto: “Proviamo a vedere com’è questo corso’. Leggo gli argomenti e mi sembrano interessanti, e quindi mi sono detto che molte nozioni potrebbero essere nuove, vediamo che cosa posso imparare da questo corso.

Mi sono iscritto e devo dirti che l’ho fatto fino in fondo, l’ho trovato molto interessante dal punto di vista della trasmissione delle informazioni, perché vengono spiegate in maniera molto semplice, alla portata di tutti. Io son partito avvantaggiato avendo già un po’ di infarinatura, però anche un musicista o qualcuno che vuole avvicinarsi a questo mondo, che vuole partire e magari non ne sa niente di microfoni o di elettronica..

C. L.: Sapevi qualcosa come autodidatta come succede a molti oppure avevi già..

P. B.: Avevo creato già un bagaglio di conoscenze, che poi erano soprattutto sul campo.  La mia fortuna è quella di avere un ottimo orecchio, quindi per me era facile capire, quando c’era qualcosa che non andava sul suono, dove intervenire, e questo è un bel vantaggio, effettivamente. Poi naturalmente con le nozioni che ho imparato attraverso il corso di Scuolasuono.it, ho aggiunto ale mie conoscenze altre cose molto importanti, per esempio tutto il discorso delle microfonature,  ed anche alcuni concetti di elettronica. Sono soddisfatto di aver fatto questo corso.

C. L.: Quindi la cosa che ti è piaciuta di più è la chiarezza, l’ottimizzazione dell’organizzazione degli argomenti, che ti hanno dato più informazioni e sistemato le conoscenze in maniera più sistematica, appunto.

P. B.: Sì, inoltre puoi  mettere l’ordine che vuoi sugli argomenti, quindi ho trovato molte informazioni, ben schematizzate, in ordine giusto. Il materiale  secondo me è importante, perché poi alla fine i video sono tutti scaricabili. Sono rimasti tutti nel mio hard disk così se dovessi avere un dubbio a distanza posso  andare a riveder qualcosa. Perché certe cose magari per un po’ non le vai a utilizzare ma dopo un certo tempo dici: ‘Ah ma sì mi ricordo che in qualche lezione c’era qualcosa’ e hai la possibilità di rivedere alcuni concetti. Idem anche sul materiale audio e video che è stato dato nel corso, è tutto materiale che secondo me può essere sempre  utile. La possibilità anche di esercitarsi, per  chi  è la prima volta che  si mette a studiare è una bella cosa,  possono anche servire a simulare situazioni lavorative o quel che sia e poi ci metti le mani.

C. L.: Come training. Se lo dovessi consigliare, cosa diresti?

P. B.: Direi di non arrendersi alle prime difficoltà, perché effettivamente conosco delle persone che si sono iscritte e partivano da zero e si erano un po’ scoraggiati. Alcuni concetti non  sembravano molto facili da capire, ed avevano quasi la sensazione di non essere all’altezza del corso.

C. L.: Bisogna studiare, insistere.

P. B.: Soprattutto se questi argomenti sono veramente nuovissimi. Magari andando di nuovo a rivedere il video per poter capire meglio. Questi amici poi mi hanno detto: ‘Guarda, abbiamo superato i primi test, abbiamo capito che era fattibile e siamo andati avanti’. Sono contenti, entusiasti di questo corso.

C. L.: Quindi si può partire anche più o meno a digiuno di conoscenze tecniche, ed è utile anche per rinforzare uno zoccolo più duro delle conoscenze di sound engineering in questo caso, per poterle poi applicare dopo. Perché poi la soddisfazione viene dopo, nel momento in cui le applichi sul campo.

P. B.: Certo, e poi soprattutto c’è da dire una cosa importante, e se poi alla fine fai un calcolo anche del costo del corso totale – oltre  al fatto che è a rate, quindi paghi mensilmente, paghi man mano – rispetto a un corso per il quale devi recarti  magari in una città, con i costi dei viaggi, le spese… Qualcuno potrebbe  dirmi: “Se hai una sede puoi provare sul campo delle cose” e può starci, però a questo punto io consiglio di farsi il corso online, e poi vedere se ci sono dei piccoli studi in giro per poter andare a vedere cosa succede e essere magari presenti per qualche registrazione.

C. L.: Potersi anche organizzare se si hanno impegni lavorativi. Credo che sia quello che è successo a te, che magari dovevi lavorare anche nel tuo studio.

P. B.: Io ho fatto il corso avendo anche il mio lavoro, con dei turni non comodi. A volte studiavo all’una di notte e se c’era qualcosa per cui dovevo sospendere, non succedeva niente. Se sei in una lezione frontale quello che hai capito hai capito e poi ciao. Lì stoppavo e potevo riprendere il video a mio comodo.

C. L.: Ripetevi e  avevi il tempo di fissare delle nozioni.  Ora vorrei che descrivessi e facessi una panoramica generale, nominando le macchine, marca e modello, del tuo studio. Siccome hanno un certo numero, prendiamoci il tempo di elencarle tutte.

P. B.: Va bene. Faccio una premessa, quando ho iniziato ero molto piccolo, le prime cose da cui sono rimasto affascinato era il mondo MIDI.  Nel senso che quando nell’88 ho iniziato a studiare musica, avevo circa dieci anni, il mio maestro pasticciava già un pochettino con delle tastiere, il sequencer e cose così. Andavo da lui e io rimanevo a bocca aperta per vedere queste cose che capitavano, queste basi che lui ricreava con le tastiere, con i MIDI. Quindi il mio inizio viene da qui, anch’io ho iniziato a pasticciare.

C. L.: Quindi il primo elenco è sugli expander e le tastiere.

P. B.: Rispetto a molti che ormai hanno tutto su computer, ho mantenuto anche degli expander esterni. Se vogliamo parlare di hardware MIDI, sono abbastanza rolandiano: ho un Sound Canvas 55 che utilizzo molto per la programmazione di sequenze, perché è un riferimento.

C. L.: Roland SC55MK2.

P. B.: Proprio così, MK2 va verso una versione con un po’ più di polifonia, ha qualche suono in più, però tanto quando si programmano i MIDI file bisogna rimanere nella mappatura GM a 128.

C. L.: Vai avanti.

Expander Roland JV 20-80

 

P. B.: Poi,  ho il JW-2080 con tutte le schede di espansione; ho un vecchissimo P-330, per i suoni dei pianoforti elettrici, è un expander Roland del 1980; un classico D-550 che ho tenuto smontato; poi ho il classico Korg M1R  espanso con i suoni della serie T, di cui  esistono anche le versioni plugin; ho una batteria elettronica Alesis DM5 che  sfrutto non tanto per i suoni ma perché ha tutti gli ingressi trigger, quindi si possono ritrasformare in MIDI alcune tracce di batteria; poi ho un bellissimo Yamaha Motif Rack.

C. L.: Sempre Yamaha hai qualcos’altro?

P. B.: Ho il pianoforte digitale master pesato P120, è un ottimo pianoforte. Poi ho una Master Keyboard con tasti leggeri che è l’M-Audio Oxigen 61; l’U220 Roland di cui uso molto i suoni; un Korg 01/W FD, che è una tastiera della Korg del ’92. Mi sembra di avere elencato tutto.

La scheda audio RME Fireface 800

Carmen Louis:  Prosegue l’intervista a Paolo Bollettinari, ex allievo del Corso per tecnico del suono Recording Turbo System di Scuolasuono.it, che ci descrive l’equipment del suo Home Studio, ed è una lista, un elenco molto denso. Scegliamo di parlare di qualche macchina che è nel tuo Bolle Studio. Iniziamo con la scheda audio RME Fireface 800. Perché questa scelta?

Paolo Bollettinari: Sì, solo un’introduzione generale. Quello che adesso possiedo  non è  qualcosa che compri tutto quanto  assieme e di colpo ce l’hai: è il susseguirsi di tanto compro-vendo eccetera. Parlando appunto della scheda, non è stata la mia prima scheda. Ho iniziato con una M Audio Delta 1010 LT,  sono passato a una RME PCI HDSP 9632 e poi ho deciso di fare un salto di qualità e quantità. Perché la Fireface 800, come tutti i prodotti RME, è molto stabile, affidabile sui driver, cosa che è molto importante quando fai lavori su computer. Io utilizzo molto Cubase, dovessero esserci dei crash non è facile lavorare, e questa non mi ha mai dato problemi di questo genere.

 

RME Fireface 800 firewire

 

L’ho trovata interessante per due motivi, perché ha due entrate ed uscite ottiche tipo ADAT e quindi ho potuto interfacciarla con il mixer, lo 01V96,  per fare in modo che la registrazione avvenisse in  digitale, e quindi dividere le tracce che io mixo su Cubase su otto bus stereo, e servono sedici canali per poterlo fare. Sono sei bus stereo più quattro che uso per gli effetti. La Fireface ha due uscite ADAT e come sappiamo le uscite Adat sono otto canali l’una, e poi è interessante perché ha dei preamplificatori microfonici di ottima qualità e in più ha anche un ingresso ad alta impedenza per collegarci un basso o una chitarra direttamente.

Posso dire,  riguardo la qualità audio, che non ho mai avuto problemi e non è mai capitato di  sentire qualche porcheria. I preamplificatori tra l’altro  sono molto puliti, molto trasparenti. La Fireface ha quattro preamplificatori microfonici perché poi sul retro invece ha ben dieci ingressi di linea bilanciati, quindi io all’interno della Fireface ci collego poi il preamplificatore, il Focusrite ed eventualmente altre cose che magari decido di collegarci.

Inoltre ha l’uscita che  collego direttamente al multi-effetto, in modo da mantenere il segnale digitale. Una volta che ho convertito il segnale non lo voglio più riconvertire in analogico, quindi passo quasi tutto sulla Fireface per la conversione analogico/digitale e poi lavoro tutto in ambiente digitale. È una scheda audio che costa anche due soldini, e magari può  non essere la prima scheda per chi vuole iniziare, però con un po’ di esperienza è un ottimo prodotto da consigliare a chi vuole iniziare a fare delle registrazioni. Si collega tramite il firewire 400 e 800. Lo dico perché adesso le nuove schede madre iniziano ad avere questo ingresso, mentre i Mac hanno già questo ingresso, tranquillamente.

C. L.: Con quali strumenti hai avuto registrazioni affidabili rispetto alle altre schede, con i settaggi che hai utilizzato?

P. B.: Devo dirti che solitamente uso questa scheda come preamplificatori quando devo fare una ripresa microfonica, una batteria o anche una registrazione live:  mi è capitato recentemente, ho collegato questa RME al mio portatile per poter fare una registrazione dal vivo multicanale. Dovevo fare riprese stereofoniche di banda, di cori, queste cose e quindi quattro canali mi sono stati molto utili, con una qualità molto buona, senza necessitare di altra apparecchiatura che magari costa anche molto di più.

La batteria elettronica Alesis DM5 

Carmen Louis: Adesso invece vorrei sfiorare il discorso del mondo Midi, e di annessi e connessi. Dico sfiorare perché hai talmente tante cose da citare ed io ne scelgo una. Potresti dirci qualcosa sull’Alesis DM5?

Paolo Bollettinari: Sì, può essere interessante, non tanto perché lo uso – ormai non lo sfrutto più tanto come suoni perché essendo anche un’apparecchiatura datata ormai a livello plugin ci sono delle batterie molto, molto più interessanti – però ha una funzione che mi è tornata utile qualche volta, ed è il motivo per cui non l’ho mai venduto. Ovvero questa batteria essendo una batteria elettronica a tutti gli effetti, ha tutti gli ingressi – ha ben dodici ingressi per i pad, proprio da batteria quindi i batteristi la usano  come fosse una batteria vera – e mi è tornato utile per trasformare alcuni segnali audio di batteria registrata, in versione Midi.

Facevo uscire dalla scheda audio le tracce divise – ad esempio dei tom, della cassa e del rullante – entravo dentro le varie entrate Trigger dell’Alesis DM5 –naturalmente dopo un po’ di settaggi sulle dinamiche, sulle sensibilità degli ingressi, eccetera – io creavo delle tracce Midi su Cubase, mandavo in play l’audio, lui passava all’interno del DM5 e mi convertiva in Midi ciò che sentiva.

 

La batteria elettronica Alesis DM-5

 

Visto che la batteria, in sostanza,  sono dei colpi, ogni colpo corrisponde a una nota Midi. Quindi lui in tempo reale mi ha trasformato quelle tracce – tom, rullante, cassa – in note Midi che poi ho dovuto naturalmente mettere a posto perché un filo di ritardo lo aveva  fatto, con tutta questa conversione. Però una volta messo a posto, messe a posto anche  le dinamiche e tutto, potevo poi assegnare queste tracce Midi che si sono realizzate a dei campioni, e a questo punto abbinare o sostituire un suono vero della batteria con dei suoni campionati, per avere magari un po’ di botta in più, più tocco o magari una microfonazione accompagnata dal segnale.

Spesso il problema è che quando microfoni una batteria, o hai i microfoni giusti e una buona tecnica altrimenti è meglio lasciar perdere e usare la batteria campionata. E quindi anche la batteria o il batterista giusto, perché ci sono diversi fattori che fanno il suono della batteria. Quindi magari un batterista non al top, con microfoni non al top, la batteria magari non molto pregiata alla fine ascolti il risultato della ripresa microfonica quando vai a mixare e dici:  “Oddio,  qua c’è qualcosa che non torna!”. In questo modo  dici: “Ma il tom non suona, gli mettiamo un bel campione che magari suona meglio” e, grazie all’Alesis DM5,  ho la possibilità di fare questa conversione da audio a Midi della batteria. Naturalmente non lo puoi fare con strumenti che suonano note diverse, tipo un basso o una chitarra, ma sulla batteria ci son dei colpi e funziona benissimo. Ormai ci sono  dei software che fanno questo, però ai tempi io l’ho sfruttato e la tengo ancora.

C. L.: L’hai utilizzato in situazioni nelle quali c’era bisogno di un aiuto a livello di suono?

P. B.: Sì, certo. Avevo la necessità di convertire l’audio registrato in eventi Midi, quindi non lo sfrutto più come quando la comprai, per i suoni interni, ma come un trigger normalissimo. Poi naturalmente cambi alcuni suoni, perchè i suoni non sono più aggiornati, però non l’ho venduto proprio per questa possibilità  che mi da’ di poter convertire in Midi l’audio della batteria, ecco.

C. L.: Anche in caso tu debba fare delle registrazioni e  rendere ottimale una determinata performance?

P. B.: Sì, adesso in alcuni centri puoi anche avere una soluzione ibrida, nel senso che puoi anche montare una batteria in cui hai dentro il rullante e il charleston veri e magari sostituisci cassa e tom con dei campioni. In alcuni generi è una pratica comune. Mi è capitato di vedere questa conformazione con degli interessanti risultati. Perché poi, se tu riesci con gli overhead in ripresa stereofonica a migliorare il suono generale della batteria e ad avere dei bei campioni di tom e cassa, hai la spinta e la batteria comunque suona. Poi per carità, se c’è qualche batterista che sta ascoltando storcerà il naso e  gli si drizzano i capelli, però tutto è possibile, proprio perché non hai sempre a che fare con musicisti con esperienza che registrano, hai situazioni in cui capita che il povero batterista di turno sia  il ragazzino che è quattro o cinque anni che studia batteria e magari non ha grandi qualità o non ha ancora potuto comprarsi una batteria di grande lusso, quindi ogni tanto  puoi aiutarlo coi campioni. Poi ti vengono a dire: “Caspita, ma sono io che suono?’”  – “Sì, sei tu che suoni, naturalmente un po’ ritoccato ma va bene.”

C. L.: Per aiutare nell’autostima, a volte.

P. B.:  Sì, appunto.

L’analizzatore di spettro: Samson D1500

Carmen Louis: Proseguiamo l’intervista di Scuolasuono.it con Paolo Bollettinari:  nell’equipment del tuo Bolle Studio hai una cosa molto interessante, si tratta di un analizzatore di spettro SamsonD1500,  una cosa secondo me molto utile quando si mixa. Ce ne vuoi parlare?

Paolo Bollettinari: Sì, questa apparecchiatura tra l’altro adesso è fuori produzione ma nei mercatini dell’usato si trova ancora. L’esigenza di avere un analizzatore di spettro è molto importante, soprattutto per le orecchie affaticate,  e può essere d’aiuto. Quando andavo a registrare per altri studi di registrazione avevano il famoso Audioscope che è davvero il migliore, però costa anche una bella barca di soldi. È lì che ho imparato a capire l’importanza di un analizzatore di spettro, e ho trovato il Samson D1500 a circa 350 euro, veramente una cifra molto, molto alla mano.

Analizzatore di spettro Samson D-1500

Qual è il discorso? Lo si usa per due motivi. Uno: solitamente quando ti ritrovi a dover, magari col rumore rosa eccetera, fare un po’ di equalizzazione sulla stanza, e  su questo aspetto ci son varie linee di pensiero. Ma io lo uso soprattutto per equalizzare uno strumento – un basso, una voce – e puoi andare a vedere, grazie all’analizzatore di spettro, quali frequenze va soprattutto a toccare. Con la chitarra elettrica vediamo ad esempio su quali frequenze lavora, ci accorgiamo che rompono le scatole, tu poi con l’equalizzatore vai poi ad attenuare quelle frequenze. Oppure puoi trovare lo spazio per far uscir fuori uno strumento, vai a vedere qual è la frequenza sui cui lo strumento lavora per poterla enfatizzare o quali altre attenuare.

L’analizzatore è meglio del software,  secondo me,  perché io vedo quello che mi interessa  in qualsiasi momento, invece col software devo aprire un plugin, eccetera. Qui in tempo reale ha 31  colonne, quindi molto comodo perché ogni colonna corrisponde alla frequenza delle 31 bande classiche che solitamente vanno a lavorare, e mi fa vedere in tempo reale cosa sta suonando il brano. Mi accorgo che, se magari c’è il basso che sfora, l’analizzatore ha un bel picco sulle frequenze basse quindi vado a vedere se è la batteria o il basso. Secondo me è un po’ come il cane, è il miglior amico dell’uomo.

C.L.: Soprattutto quando magari bisogna registrare una band in fase di tracking e fare un lavoro con un plugin, secondo me è molto poco pratico.

P. B.: Sì, quindi quando lo trovai per il prezzo che era, quel modello  lo andai a vedere subito nei negozi, ce l’avevano per fortuna, e ho detto :”Caspita, questo deve diventar mio!” e  l’ho comprato, devo dirti che non lo venderei mai. Per quanto possa essere giusto o sbagliato, è una di quelle cose che soo un aiuto ecco. Quindi io consiglio, quando uno ha due soldini da investire, di acquistare l’equalizzatore di spettro, perché buttando l’occhio in qualsiasi momento tu vedi quello che stai facendo.

C. L.: Per quali applicazioni è diventato il tuo amico fedele, il più utile? Anche per il controllo delle basse, che spesso, quando si registra…

P. B.: Sì, avendo  le Yamaha NS10 – sappiamo benissimo che non hanno un range così esteso – anche per la tipologia di casse, ma anche per chi non ha una stanza per mixare con ottime condizioni.

C. L.: Quando siamo in home recording.

P. B.: Magari uno è  nella stanza con il computer e ti sembra che suoni bene, e poi ci sono delle cose che vanno a dar fastidio: con l’analizzatore di spettro è un po’ come avere una lampadina di allarme. Ti fa vedere che ci son le basse che sono po’ troppo ‘gonfie’  e grazie a questo puoi far tornare un pochettino nei range. Poi puoi anche lavorare senza, ad orecchio, ascoltare quella musica mixata eccetera, ma sul tuo impianto, per poi magari vedere come suona sull’analizzatore di spettro. È una cosa diversa.

C. L.: Ecco, com’è collegato?

P. B.: Naturalmente questo analizzatore di spettro non è collegato come un microfono, come magari si può pensare, è collegato direttamente all’uscita dello Yamaha 01V96, del mixer. Quindi il suono del mixer va direttamente nell’analizzatore di spettro, che è quello che ti fa vedere, senza il problema delle riflessioni della stanza, senza nessuna deviazione.

Frontier TranzPort, un controller wireless

Carmen Louis: Sempre a proposito di equipment, nell’Home Studio di Paolo Bollettinari, intervistato per Scuolasuono.it, abbiamo anche un’altra macchinetta, chiamiamola così, che però è sempre molto utile:  un controller Usb Frontier TranzPort.

Paolo Bollettinari: È una macchinetta interessante soprattutto perché funziona in Wi-Fi. Quindi la colleghi tramite Usb nel senso che ha il suo trasmettitore Usb,  e la parte dove tu maneggi è in Wi-Fi, senza fili. Quindi in pratica avere un’interfaccia è utile per tutti coloro che voglio crearsi un piccolo studio per registrare le proprie cose, io lo consiglio in generale. Se, per esempio, ti auto-registri, qual è il problema? Che dovreste avere il mouse in una mano per fare click-play, dovresti schiacciare poco prima di entrare, fare punch-in e punch-out, insomma dei bei pasticci e non è sempre possibile, perché  devi essere pronto con uno strumento o a cantare e ti chiedi: “Caspita come faccio?”.

 

Controller usb-wireless Frontier TranzPort

 

Questa apparecchiatura ha i comandi importanti, quindi start-stop, ha un alfanumerico per andare avanti e indietro con le tracce, un piccolo display dove ti indica il nome della traccia e puoi digitare cosa vuoi andare a registrare, per esempio:  “Registriamo la voce principale” poi vuoi registrare il coretto sopra, hai già fatto le varie tracce su Cubase e  tramite il TranzPort  puoi andare a scegliere la traccia che vuoi andare a registrare. Puoi metterla in solo, in mute e fare diverse cosettine. È comodo perché tra l’altro ha anche un ingresso per un pedale, quindi io lo uso naturalmente con le dita, con le mani, ma se volessi – immagino un chitarrista che vuole registrare un assolo o una parte di chitarra in un punto – può decidere un punto di ingresso e uno in uscita della registrazione – quindi veramente puoi auto-registrarti senza problemi. Per di più essendo un Wi-Fi, se tu hai una stanza per registrare e una come sala di regia, io vado dentro la sala di ripresa davanti al microfono, con quest’apparecchio al punto giusto, faccio start e stop senza problemi, senza dover collegare fili e senza nient’altro.  Veramente, in un attimo ti puoi auto-registrare. Naturalmente va a batterie.

Ti voglio raccontare un aneddoto, una volta si son scaricate le batterie e mi sono detto: “Vado avanti col mouse”. Sono impazzito e ho lasciato perdere.
Non è costosissimo, e adesso si trova anche di seconda mano a prezzi molto bassi. È una di quelle cose, come anche il Samson che ho descritto prima, che non sono molto quotate perché effettivamente ci si concentra sugli equipment  audio, uno va a cercare queste cose perchè è giusto,  la catena dev’essere quella, però  esistono queste piccole apparecchiature e – – per chi  come in questo caso  fa home recording, e si deve auto-registrare o far delle cose – sono veramente utili. Io consiglio anche di andare a dare un’occhiata su internet per vedere di che cosa si tratta, perché parlando  non si può capire le vere funzioni: è molto versatile, se vuoi puoi avere un accessorio  che  puoi avvitare su un’asta microfonica, quindi è come avere una piccola consolle davanti al microfono, e quando vado a registrare in un attimo registro, poi faccio stop, torno indietro, posso fare dei loop, o anche cancellare.

C. L.: È fantastico per chi ha la sala di ripresa e la regia da un’altra parte.

P. B.: Assolutamente, un’altra di quelle cose che io consiglio, su cui ‘farci un pensierino”, ecco.

C. L.: Almeno per poter lavorare in maniera meno stancante, perché quando si è stanchi fisicamente a volte non si ha l’energia per..

P. B.: Sì, ecco per esempio nel tuo caso sei cantante, devo pensare a cantare bene, non è che devi impazzire: “Oddio devo cliccare play-stop”. Devi essere in una situazione di serenità fisica, mettiamola così. Perciò se tu hai uno strumentino che ti fa da tecnico del suono, tu puoi cantare in serenità e quindi sei molto più naturale e vai meglio. Secondo me, per l’auto-registrazione, questo  controller wireless è veramente fondamentale.

Le funzioni del Focusrite ISA 220 

Carmen Louis: Ancora riguardo all’equipment dello Studio Bolle di Paolo Bollettinari, intervistato per Scuolasuono.it, abbiamo un bel preamplificatore Focusrite ISA 220 MK2. Io conosco l’ISA ONE, credo che questo sia un preamplificatore trasparente, non dirmi che l’hai preso per questo motivo, e non un valvolare magari.

Paolo Bollettinari: Prima di questo preamplificatore avevo il DBX 376 che era valvolare, lo conosciamo. E come microfono avevo un Rode NT2. Erano i primi microfono e preamplificatore seri che mi sono comprato, 600 euro l’uno insomma. Devo dirti che non ero così soddisfatto del DBX perché, soprattutto quando poi ho comprato il Neumann U87, c’era qualcosa che non tornava, poi magari era proprio quel modello ma insomma – secondo me saturava qualcosa, io sentivo un suono che non apriva bene. Quindi ho detto: “Devo fare un salto di qualità”. Cerca su internet, guarda qui e guarda là, recensioni – senza purtroppo toccare con mano – alla fine  trovai in offerta questo ISA 220 MK2 e mi sono detto: “Proviamo..”. Tanto bisogna provare nella vita. L’ho comprato e devo dirti che effettivamente sono molto soddisfatto.

Focusrite One, preamplificatore

Come dicevamo, qual è il suo utilizzo? È solitamente un utilizzo sul microfono principale,  quando registri una voce, uno strumento: è quasi sempre abbinato al Neumann U87. Cosa succede? Cosa ci faccio? Questo preamplificatore alla fine è un channel-strip, oltre che tutta la parte di preamplificazione ha anche un equalizzatore all’interno, un compressore, un limiter, un de-esser. Io sono abbastanza per tenere il suono come viene registrato dal microfono e poi fare magari il lavoro in post produzione, però una leggera compressione, soprattutto se hai un compressore molto trasparente, cioè non lo senti – come in questo caso con il Focusrite che sta comprimendo, tu non te ne accorgi però vedi che la forma d’onda è buona –  e  riesci a gestire meglio  la dinamica e il range della forma d’onda.

Se tu ad esempio hai una cantante – devi registrare jazz  per esempio ma non è il mio caso, magari non è nemmeno professionista e ha dei grossi problemi a registrare – dai una smussatina con un po’ di limiter o di compressore,  togliendo magari qualche “s” molto fastidiosa, applicando quindi il de-esser, nel caso della voce. Quando si registra uno strumento non si applica;  aiuta ad avere una registrazione buona, un buon punto di partenza per la nostra voce, ad esempio, se stiamo registrando quella. E quindi questo processo di – è vero – preamplificazione, ma anche mini-aggiustamento del suono rende più veloce registrare, e questo vantaggio è permesso dai settaggi di questa apparecchiatura.

C. L.: Perché è molto trasparente quindi non c’è un intervento energico e si può lavorare in questo modo.

P. B.: Sì, infatti una volta ho registrato un basso, gli ho messo leggermente un po’ di compressione e il limiter giusto nel caso ci fosse stato un picco di suono, gli dava un pelino ma proprio poco poco. Anche il bassista quando lo  sente dice: “Ma come hai fatto a farmi venire fuori un basso così di livello già…’ È bastato mettere solo un po’ di compressione,  in modo che dosasse un pochettino e suonava già abbastanza bene. Poi naturalmente si va ad intervenire con altri compressori più dedicati per rendere il suono ancora più bello. Però devo dirti che anche quando abbiamo fatto delle parti con lo slap o queste cose qui, non c’è stato il picco che va a sforare e mi crea magari un errore digitale, perché poi esistono gli errori digitali, generati da un livello troppo alto in analogico troppo alto. Diciamo che mantiene sotto controllo oltre che fare un buon lavoro di amplificazione.

C. L.: Ti consente l’applicazione su vari strumenti.

P. B.: Assolutamente sì. Ho registrato sax, violini e quasi tutti gli strumenti a parte la batteria, dove usi un panoramico. Però a parte la batteria ho registrato con il famoso ISA 220.

C. L.: Sempre con lo stesso metodo.

P. B.: Certamente sì, dando sempre un pochettino di…  Se registro una voce ci applico anche il limiter e l’equalizzatore, se invece registro uno strumento gli do solo una leggera compressione e quasi sempre basta.

Yamaha 01V96 nel setup dell’Home Studio

Carmen Louis: Paolo Bollettinari, intervistato per Scuolasuono.it, ci descrive in questa intervista l’attrezzatura del suo Home Studio. Mi dicevi Paolo anche del mixer Yamaha 01V96 che è implicato direttamente nel settaggio. Allora, parlami del mixer.

Paolo Bollettinari: Sì è un mixer digitale a cui ho aggiunto una scheda ADAT proprio per farlo interfacciare come dicevamo prima, con la RME. È un mixer, l’ho comprato già usato. All’inizio lo utilizzavo per i suoi ingressi microfonici a cui collegare gli expander, che ancora adesso sono tutti collegati nel mixer. L’utilizzo che faccio al momento di questo mixer è doppio. Uno è appunto avere gli ingressi per tutti gli expander  Midi, il secondo è aver un buon router per quanto riguarda sia l’ascolto in regia, sia per quello che devo fare in sala di ripresa.
In pratica, come faccio funzionare tutto il settaggio? Tutto ciò che faccio sul computer lo faccio sulla scheda audio, la quale manda l’audio in uscita secondo i bus che io gli rivolgo allo 01V96. I quattro canali tra i sedici che dicevamo digitali ADAT, li indirizzo ai multi-effetti del mixer, lo Yamaha 01V96 ha quattro multieffetti integrati.

 

Mixer digitale Yamaha 01V96

 

C. L.: Che tipo di effetti ha?

P. B.: Sono derivati dallo Yamaha SDX 2000 che comunque è un ottimo multi-effetto. Quindi io ho ben quattro multi-effetto per far questo router di cose, in modo da mandare gli effetti utilizzando il multi-effetto all’interno dello Yamaha senza appesantire il computer, la CPU del computer per applicare dei plugin in versione software. Inoltre ho modo di avere un router, così da poter decidere all’ascolto che do’ in sala di ripresa di sentire di più una cosa o l’altra. Così il musicista o il cantante che sta registrando può dirmi: “Guarda, fammi sentire di più lo strumento, fammi sentire un po’ meno il basso.” e grazie al routing ho questa possibilità.

Visto che io ho, mel mixer, i bus divisi,  magari mando tutta la batteria su un bus stereo, le voci su un altro bus, le chitarre su un altro e i violino su un altro ancora. Quindi, ecco che poi dal mixer alla sala di ripresa posso far fare al musicista che sta registrando un bilanciamento di volumi diverso rispetto a quello che sto ascoltando in sala di regia: è una cosa molto, molto comoda. Anche perché quando uno registra ha necessità di sentire di più uno strumento e così  ha un appoggio o un riferimento, oppure sentire di più il suo strumento che sta registrando, eccetera. È molto, molto comodo. Forse è un po’ controtendenza, perché tutti ormai stanno mixando tramite computer.

C. L.: Poi il mixaggio, oltre al tracking.

P. B.: Il mixaggio lo faccio passare ancora nello Yamaha 01V96 perché dividendo questi bus come dicevo, c’è un po’ più di cosiddetta headroom, nel senso che anche se non c’è il vantaggio di  convertire in analogico e avere un sommatore analogico che da un po’ più calore e cose così, trovo che intasa il mix su due canali e basta – magari funziona anche benissimo, non dico di no – però in questa maniera la somma me la fa il mixer e non il computer. Mi trovo bene, ho trovato questo settaggio che secondo me funziona. È un modo di lavorare, è opinabile.

C. L.: Certamente questo ti consente di essere anche abbastanza veloce e agile nel gestire le varie fasi del recording.

P. B.: Assolutamente sì, è veramente comodo  come dici tu. C’è anche la velocità che ti permette di realizzare diverse cose senza impazzire.

C. L.: Minori problemi, anche a carico di Windows, volendo.

P. B.: Sì, assolutamente.

La scelta dei microfoni per riprese stereofoniche: Beyerdynamic

Carmen Louis:  Proseguiamo l’intervista  di Scuolasuono.it con Paolo Bollettinari ed il suo equipment, ora andiamo nel tuo parco microfoni, dove abbiamo i Beyerdynamic MC 930 , coppia di microfoni, pair.

Paolo Bollettinari: Sì, devo dirti una cosa, sai quando li ho comprati? Quando ho iniziato a studiare i microfoni nel Corso per tecnico del suono di  Scuolasuono.it, nel senso che sono rimasto affascinato subito dalle microfonazioni stereofoniche, perché prima avevo solamente il Neumann che utilizzavo per riprese di voci e strumenti singoli. A un certo punto ho iniziato a chiedermi: “Caspita, quando ti capita magari una batteria?’  e quando ho iniziato a fare delle registrazioni in versione regia mobile, si chiama così, in cui dovevo mettere magari delle corali oppure delle bande che suonavano, le registrazioni devi farle naturalmente con un settaggio di microfoni stereo. Ho cercato  su internet, avevo due scelte: i Beyerdynamic MC 930 che ho trovato appunto in offerta, oppure i classici AKG C-451. Guardando varie recensioni mi son convinto sui Beyerdinamic perché in teoria sono un po’ meno aperti sulle frequenze acute rispetto agli AKG e quindi il suono è  più naturale.

 

Coppia di microfoni paired Beyerdynamic MC 930

 

C. L.: Meno mediosi, forse.

P. B.: Sì. Diciamo che con questi microfoni sento che c’è un buon range di tutto lo spettro, senza enfatizzazioni particolari che poi magari andrò a fare in fase di mixaggio. Ho cercato appunto una versione stereo, con due microfoni, perché come si sa se tu compri due microfoni singoli non è detto che siano uguali. È una cosa che viene detta anche nel Corso ed è vero: in pratica le ditte ti vendono i microfoni appaiati perché hanno cercato dei microfoni che abbiano lo stesso suono, cosa che è importante. Devo dirti che sono soddisfatto di questi Beyerdynamic, li ho provati per registrare in diverse situazioni. Ad esempio  li ho usati come overhead di batterie e ho sfruttato una tecnica ORTF.

C. L: Quali sono stati i casi dove hai avuto dei bei risultati con questo microfono?

P. B.: E’ stato quando ho registrato una banda durante manifestazione e dopo, ascoltando il suono, ero molto soddisfatto di quello che era venuto fuori, sia come qualità stereofonica che dinamica. A volte si fanno delle buone registrazioni ma poi le dinamiche  suonano piatte. I Beyerdynamic lavorano bene quanto a dinamica. Anche nel caso di una registrazione corale  non ho avuto problemi di ripresa attraverso una microfonatura con tecnica A-B.

C. L.: Parliamo di microfonatura più nello specifico.

P. B.: Ok, generalmente ho sempre usato una tecnica A-B che è un po’ delicata, ma è sempre andata bene. e  sono riuscito ad avere un buon risultato calcolando che i microfoni devono essere distanti tra di loro con uno spazio maggiore rispetto a quello che si trova tra il microfono e la sorgente. Quindi generalmente li ho messi in una posizione che mi sembrava adatta per fare una buona ripresa microfonica, e quando ho ascoltato il risultato devo dirti che effettivamente sono rimasto soddisfatto. L’A-B ha il problema delle fasi, se però viene applicato in uno spazio aperto per un coro, risulta veramente molto bello.  Mi è capitato anche di registrare un altro coro usando la tecnica coincidente X-Y, quindi con le due capsule sovrapposte e messe a 90° l’una dall’altra.  Anche in tal caso vengono delle belle registrazioni, ma meno appaganti dal punto di vista delle dinamiche nel suono. Quindi ogni situazione ha il miglior posizionamento di microfoni su cui bisogna effettivamente ragionare.

C. L.: Invece per la ripresa della batteria hai utilizzato sempre dei Beyerdynamic?

P. B.: Sì, li ho utilizzati sia in posizione A-B si in posizione ORTF e  in entrambi i casi ha funzionato molto bene. Con l’A-B li ho collocati in due posizioni che mi sembravano comode, quindi verso i piatti da una parte e verso il rullante  dall’altra, mentre nell’altra configurazione ho messo un’asta microfonica al centro e davanti alla batteria e poi c’è una  adattatore apposta per cui posso posizionare entrambi i microfoni con la giusta apertura, con l’angolo giusto davanti alla batteria. Anche in quel caso ha funzionato ed il suono era anche naturale. Devo dire che questi Beyerdynamic suonano davvero bene e mi sono costati 650 euro. Li ho acquistati proprio per la necessità di fare delle riprese stereofoniche, perché altrimenti, avendo anche altri microfoni, potevano anche bastarmi. E’  stato proprio durante il corso di studi con Scuolasuono.it  che mi sono appassionato di riprese stereofoniche.

C. L.: L’importante è che si abbia la tecnica giusta di microfonazione.

P. B.: Sono d’accordo e vorrei sottolineare che le riprese microfoniche distanziate le ho imparate su Scuolasuono.it tramite il corso di Francesco Nano, Recording Turbo System, che è stato assolutamente utile.

KRK Ergo, strumento di analisi per l’acustica dello studio 

Carmen Louis:  Proseguiamo l’intervista  di Scuolasuono.it con Paolo Bollettinari , e parliamo ora di monitor. Paolo, nel tuo parco monitor hai le Yamaha NS10, figurano in molti studi, però accompagnate da altre apparecchiature che rendono comunque completo il loro lavoro:  abbiamo il KRK Ergo che non vedo molto spesso negli Home Studios.

Paolo Bollettinari: È uno degli ultimi acquisti tra l’altro, forse ormai da un annetto. Anche qui ci sono i discorsi sul fatto di equalizzare sì o no la stanza. Gli equalizzatori hanno il loro suono, possono piacere o possono non piacere. Io comunque avevo un equalizzatore Yamaha, inizialmente senza l’Ergo, e lavoravo in questa maniera: io volevo sentire, avevo dei riferimenti di ascolto. Quindi ho fatto partire dei cd con dei riferimenti e sono andato a ritoccare delle cose che il mio orecchio percepiva e che non mi piacevano, indipendentemente dal fatto che la stanza fosse trattata o no. In seguito è nata  questa cosa dell’Ergo. Allora mi sono informato, tutti ne parlavano,  e mi sono detto: “Ma sì, lo compro!” ed ho trovato un’offerta. Devo dirti che sono soddisfatto, tutto suona molto bene. L’Ergo cosa fa? In pratica ha un algoritmo all’interno per cui cerca di andare a correggere alcune frequenza che nella stanza vanno a riflettersi maggiormente di altre.

KRK Ergo - Enhaced Room Geometry Optimization

C. L.: Ecco, come è collegato?

P. B.: Una volta comprato si deve collegare al computer,  ha già le sue uscite, e lo colleghi col microfono che  ti dice di posizionare inizialmente dove solitamente ascolti, quindi dove  ti siedi,  e fa delle calibrazioni con dei rumori che vanno, come dire, in tutto il range udibile. Man mano ti chiede di spostare il microfono in vari angoli della stanza. In pratica rileva  più di 30 volte questo suono che fa uscire dalle casse attraverso il routing interno del mixer per farlo sentire. Produce dei rumori che va poi a ricaptare dal suo microfono e quindi va a studiare la tua stanza. Una volta che ha fatto questi settaggi lo scolleghi e lo ricolleghi: l’uscita la fai entrare dentro il KRK e l’uscita del KRK la fai entrare nell’amplificatore per le  casse, mentre all’interno ti fa passare il suono attraverso questo algoritmo che ha memorizzato e quindi, se lui ha rilevato magari delle frequenze che andavano a rimbombare e andavano a dare fastidio, le va a correggere. Quindi mantiene corretta la stanza.

C. L.: Corregge anche l’ascolto rispetto alla stanza.

P. B.: Assolutamente. In pratica, visto che puoi mettere il tastino ‘disabilita’, vai a sentire cosa sta combinando e quindi hai modo di capire. Ti devo dire la verità, per mia fortuna il mio studio attuale non ha grosse magagne, posso esser molto contento perché il trattamento fatto in studio ha funzionato, perciò non ha dovuto lavorare molto il KRK.

C. L.: In tutti i casi, cioè in tutte le riprese?

P. B.: No, non posso sapere per tutte le riprese com’è la situazione. Lui mi fa sentire il risultato finale, quindi mi fa sentire cosa modifica quando io ascolto e quindi posso fare un bypass dell’algoritmo Ergo. Il fatto è che effettivamente l’Ergo inserito, soprattutto nella zona delle medio-basse, me le tiene un attimino sotto controllo, anche perché lui lavora sotto i 500 Hz, non va a toccare le frequenze acute, lavora soprattutto coi bassi, e sono i problemi di rimbombo sostanzialmente. Va a lavorare su quei problemi che potrebbero generare le casse; le NS10, come si sa, non vanno tanto giù quindi non producono troppi rimbombi, ma se si hanno delle casse molto performanti con  i coni che fanno anche delle basse molto sostenute..

C. L.: Le Adam per esempio? Con delle Adam..

P. B.: Per dirne una. Con le KRK Ergo  siamo a posto nella stanza perché, purtroppo, non abbiamo stanze grandi dieci metri per dieci: solitamente se va bene cinque per cinque, però magari molti hanno una stanza da due per tre, perciò fa anche un po’ il suo lavoro. Poi ci sono tanti sistemi, io ho comprato questo, va bene e mi sento di consigliarlo. Poi, per carità, ho sentito anche gente che dice: “Ma non mi è piaciuto’.

C. L.: Diciamo, ha un costo accessibile per chi vuole provarlo?

P. B.: Sì, adesso usato lo trovi intorno ai 400 euro, ho visto gli ultimi annunci, altrimenti nuovo secondo me sui cinque-seicento euro lo trovi. Certo non è la prima macchina che magari suggerirei di comprare.

C. L.: Non è proprio una entry level?

P. B.: No, no assolutamente. Può essere una macchina che puoi comprare quando dici: “Va bene,  voglio dare un pochettino di più all’acustica della sala”. Fermo restando che è meglio prima dare una sistematina con bass trap e pannelli fonoassorbenti.

C. L.:   E verificare se il trattamento è comunque corretto.

P. B.:  Sì, secondo me questo va bene per fare i ritocchi, non per stravolgere il suono nella stanza, che sarebbe impossibile.

Monitor, cuffie e panoramica conclusiva

C. L.: Concludiamo con questa ultima parte l’intervista a Paolo Bollettinari  ed il suo Bolle Studio per Scuolasuono.itAbbiamo anche un sacco di cose, la tua scheda audio?

P. B.: Sì,  ho qui una bella RME Fireface 800, ottima scheda direi, in firewire , poi magari ci spendiamo due parole. Per comandare tutte le apparecchiature Midi di cui abbiamo parlato precedentemente, ho un M-audio Midisport 8×8, quindi ha otto ingressi e otto uscite Midi; il computer che utilizzo, la workstation che utilizza è un computer assemblato Pentium Dual con all’interno anche due schede audio; poi ho un mixer Yamaha 01v96 digitale; un piccolo mixerino che utilizzo per gli ascolti in sala di ripresa, il Mackie 402 VLZ3, niente di particolare, però visto che mi interessava avere pochi canali va bene; come outboard generale utilizzo un preamplificatore della MK2, ho un multieffetto esterno collegato in digitale quindi non utilizzo convertitori, ma è tutto collegato in S/PDIF; un Dbx 286A che però utilizzo soprattutto per il live, quindi  quasi mai in studio; poi l’analizzatore di spettro Samson D1500; patchbay della Fostex 3013 audio; due controller, uno  Presonus usb ed il Frontier TranzPort in Wi-Fi.

Cuffie AKG K141 MKII

C. L.: E come parco microfoni invece?

P. B.: Il microfono che utilizzo di più che è quello che mi dà anche molta soddisfazione,  il Neumann U87AI; poi naturalmente non possono mancare degli Shure SM57, ne ho tre; uno Shure Beta 58A che alla fine uso soprattutto per il canto in live, non tanto in studio; un AKG C1000S; un D112 che è il classico per la cassa e due bei Beyerdynamic MC 930 per le riprese stereofoniche.

C. L.: I monitor?

P. B.: Come monitor ho le classiche NS10 della Yamaha alimentate da un amplificatore della Trends Audio che è il TA 10.1 con un equalizzatore grafico della Yamaha, il Q2031 e il KRK Ergo che è un’apparecchiatura per migliorare l’acustica della stanza; un amplificatore per cuffie della Hart, l’HeadAmp6 Pro che utilizzo in sala di ripresa per le cuffie di coloro che devono registrare.

C. L.: Possiamo completare il tutto con delle cuffie..

P. B.: Sì sono normalissime AKG K141 MKII che utilizzo qualche volta se devo mixare e mi voglio sedere. Per le riprese uso le AKG 77 e le AKG 55, vanno benissimo e costano neanche tanto. Ho ancora i classici lettori mini disc, lettori cd, lettori della Sony e l’MDSE58,  un  lettore cd Technics SLPC930 e un lettore di cassette sempre Technics RS-BX501 che rimangono inutilizzati perché ormai i cd li leggo dal computer, e anche le cassette le passo man mano sul computer, ma poi fatto quello..

C. L.: Allora Paolo, è stato un grande piacere parlare con te e ricevere tutte le tue informazioni in maniera davvero condensata e dettagliata. Sicuramente sarà un piacere anche per chi ci sta ascoltando e guardando.

P. B.: Spero di aver detto cose che possono essere utili, poi chi lo sa, ognuno fa la sua esperienza. Non sono un guru dell’audio però ho la mia esperienza.

C. L.: La tua esperienza, certamente tu sei cresciuto nelle tue competenze e nella tua applicazione pratica come uno dei protagonisti di questo ampio mondo dell’Home Recording.

P. B.: Il consiglio che posso dare è quello di iniziare pian piano con un po’ di strumentazione che ci si può permettere, cercare l’anello debole della catena, magari sostituire un amplificatore con uno un po’ più bello, poi cambi il microfono, insomma facendo un’evoluzione. Non credo che nessuno abbia 30mila euro da buttare subito per andare a comprare allo sbaraglio della strumentazione. Quindi magari provare sul campo, facendo qualche acquisto, poi rivendendo eventualmente, o farsi prestare o affittare dei microfoni. Fare delle piccole esperienze e allora a quel punto prendere la decisione, farsi magari un regalo per Natale e comprarsi il microfono nuovo.

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