Claudio Nordio: Studi di registrazione, design e progettazione acustica


 

Francesco Nano : Buongiorno a tutti da Francesco Nano, siamo in compagnia di Claudio Nordio, ciao Claudio.

Claudio Nordio : Ciao a tutti.

F.N.: Questa è un’intervista particolare, tra quelle realizzate da Scuolasuono.it per  Scuolasuono Summer Productive 2013,  perchè Claudio è un realizzatore di Studi di registrazione,  colui  cioè che mette  in piedi uno studio, partendo da un progetto e realizzandolo dal nulla.

C.N.: Lo realizzo, esatto.

 

 

F.N.: Questa è una cosa bellissima,  mi ha sempre affascinato il mondo dell’acustica e il mondo dei cablaggi: fondere  assieme queste due cose deve essere una cosa incredibile. Quindi ti passo  la parola chiedendo, se ti fa piacere, di  condividere  il  tuo percorso professionale, come è nata e come sta procedendo questa tua avventura.

C.N.: Per quanto riguarda proprio il mondo dell’acustica in realtà la mia nascita professionale è stata quasi casuale, io ho da sempre un’azienda che storicamente si è occupata di design, di produzioni e di realizzazioni. Sono stato contattato anni fa da un amico che realizza, tuttora, studi di registrazione  per valutare alcuni studi particolarmente complicati per coloro che non sono addetti  a questi tipi di realizzazioni. Avevamo costruito per lui delle visive molto complesse, delle parti curve, era un progetto per .. Si possono fare nomi?

F.N.:  Assolutamente, facciamo pubblicità ad amici e nemici indifferentemente.

C.N.: E’ lo Studio di una persona straordinaria: Ferdinando Arnò, si chiama “Quiet please” e si trova a Milano.
Il progetto era partito, come studio, proprio da Eddie Monroe  e prevedeva, come tema principale,  di realizzazione lo Studio simile ad un’astronave, come quella nel film 2001 Odissea nello Spazio, con tutte zone curve, lucide, lisce e bianche. Abbiamo cominciato così, è piaciuto molto il nostro modo di lavorare, il mio e dei miei ragazzi. Mi hanno chiesto di partecipare a queste realizzazioni e  devo dire che è stato entusiasmante. Ho avuto la fortuna di affiancare dei grandi progettisti, appunto come Eddie Monroe e  France Mazzella dai quali ho imparato tantissimo.

Non solo la parte acustica ambientale, quella che vediamo quando siamo all’interno di uno studio;  la cosa principale è quella degli isolamenti esterni che noi andiamo a fare nella scatola  “appartamento, studio, taverna, teatro” che sia, destinato a studio di registrazione. Isolarlo, dargli una forma, un volume che sia consono a quello che dovrà poi essere suonato all’interno.Dargli un suo carattere, perchè già dall’isolamento, dal silenzio e dal suono che si ascolta all’interno di questo ambiente si determina un certo tipo di carattere. L’isolamento è una parte estremamente delicata, perchè..

F.N.: Aspetta, Claudio,  ti interrompo perché  alla parte tecnica ci arriviamo tra un attimo.Volevo finire la tua presentazione dicendo che sei stato realizzatore di una caterva di Home Recording  importantissimi in Italia e nel mondo. Se vuoi citarne qualcuno, così ci rendiamo conto,  per chi non ti conosce..

C.N.: Certo. Gli studi che si possono conoscere bene sono Alari Park, fatti all’interno del Forward di Grottaferrata a Roma, gli studi  Sugar di Caterina Caselli, lo studio di Zucchero Fornaciari, lo studio di Luca Rustici, il Teatro delle Voci di Treviso, uno studio a Lubiana, uno studio per Luciano Luisi e tanti altri,  negli anni ne abbiamo realizzati veramente molti.
Queste esperienze sono servite alla crescita di collaborazione  con i progettisti, sia con persone che operano all’interno di questi spazi, perché ognuno, come il fonico o il musicista, ha una sua idea particolare e precisa di quello che poi avverrà all’interno dello studio. Per quanto riguarda la mia parte è quella di stare in mezzo tra il progettista, il quale  ha le sue idee rivolte verso le conoscenze tecniche, e tra chi lavora all’interno. Noi stiamo lì in mezzo perché costruiamo questa macchina.
Con una punta di orgoglio posso dire che queste realizzazioni, seguendole dalla nascita al risultato finale, le conosciamo veramente bene, capendo quale sarà il suono e se questa caratteristica corrisponde al progetto o al desiderio di coloro che abiteranno questo spazio.

F.N.: Riesci a capire se effettivamente il progetto riuscirà ad essere attinente a quello  richiesto dal committente.

C.N.: E’ una questione proprio di orecchio, al di là di tutto quello che può essere la parte tecnica di calcolo che lascio ben volentieri ai progettisti. Imparare ad ascoltare, durante la costruzione, come cambia il suono all’interno. Quanto questo suono possa aderire alle esigenze di chi poi ci lavorerà dentro. E’ un lavoro molto sottile perché non si ha a che fare con numeri, ma si tratta di capire  un linguaggio che non ha né numeri né parole, è semplicemente il suono.

F.N.: E’ il suono.

C.N.: E’ il suono, è una cosa che non saprei spiegare, però penso negli anni di essere riuscito a capire quello che c’è nelle corde del progettista e tradurlo per chi abiterà  quel luogo.

 

 

F.N.: Approfitto di questo momento per salutare e ringraziare Luca Rustici che ci sta ospitando. Non so se state ancora collaborando.

C.N.: E’ qua, sta lavorando

F.N.: Riusciamo a salutarlo?  Ok, gli mandiamo un ciao.

Luca Rustici.: Ciao.

F.N.: Ciao Luca. L’n’Rproductions  è il sito di riferimento dello Studio nel quale Claudio sta registrando questa intervista. Riprendiamo il discorso della differenza che c’è tra l’isolamento e l’acustica, dopo vediamo nel dettaglio questo Studio di registrazione, che è uno dei tuoi ultimi lavori,  consegnato neanche un mese fa, e’ fresco.

C.N.: Si esatto. Profuma ancora di nuovo!

F.N.: Profuma di nuovo! Chissà che sensazione si prova.

C.N.: La realizzazione di uno Studio si divide in due parti fondamentali: l’isolamento e il trattamento acustico o l’accordatura come si preferisce definire. L’isolamento è una parte assolutamente fondamentale perché definisce il volume entro il quale si svilupperà il suono prodotto all’interno, differendo chiaramente da una regia, una recording, una vocal. Fondamentalmente è realizzato con materiali semplici e abbastanza poveri: il cartongesso, gomme ad alta pressione, qualcuno usa anche il piombo, legni per i pavimenti, oggetti in calcestruzzo per fare  pavimenti sopraelevati, i pad. Realmente in tutto l’isolamento quello che diventa importante è il modo con cui questo viene realizzato e viene assemblato.

F.N.: Cioè?

C.N.: Mettere insieme differenti parti di cartongesso lo sappiamo fare tutti, la differenza sta nel fatto di come viene realizzato, la continuità che si da a questa struttura, poichè dal punto di vista sonoro deve essere letto come un corpo unico,  non come un insieme di lastre che si avvicinano e si addossano l’una all’altra. In alcuni casi, invece, è necessario che, pur leggendolo come un corpo unico, il suono possa accorgersi del fatto che all’interno esistano strati di materiali differenti.
Semplice dirlo un po’ più difficile da realizzare.
Nell’isolamento bisogna avere una serie di accortezze per cui tutto quello che viene realizzato e assemblato possa unirsi, legarsi, in maniera estremamente precisa, considerando che ogni ambiente deve essere assolutamente insonorizzato dallo spazio limitrofo. Immaginiamo dei cubi, composti da pareti, pavimenti, soffitti, che fra di loro non devono avere nessun legame altrimenti ci potrebbero essere dei passaggi di suono fastidiosi. All’interno di ognuno di questi cubi ci sono dei punti critici che sono le porte, le visive, i passaggi tecnici.

F.N.: Le aperture in generale.

C.N.: Certo, tutte le aperture sono punti critici.

F.N.: Idealmente sarebbe bello che tutta la struttura fosse un pezzo unico, dalla quale non si possa  entrare ed uscire. Sarebbe il massimo per l’isolamento.

C.N.: Esatto. Bisognerebbe fare i vetri di cartongesso, in modo da avere un bel cubotto unico. In realtà dobbiamo riuscire a legare queste aperture secondarie, punti critici, in  modo tale che la pressione acustica prodotta all’interno le riconosca come conseguenti al resto e questo è piuttosto complesso.
Negli anni devo dire che ho cambiato più volte i sistemi di assemblaggio di queste parti, anzi proprio ultimamente, sia nello Studio di Luca che in uno Studio fatto con Paini, ho messo a punto dei nuovi telai per supportare porte e serramenti che sono inglobati all’interno della struttura che porta il cartongesso.
Perché in realtà non esiste un manuale  che ti spiega come fare l’isolamento, o meglio esistono ma sono estremamente..

F.N.: Ce ne sono tanti,  però tra il dire e il fare..

C.N.: E’ come fare una torta, tutti sanno come fare la margherita ma fare una buonissima torta alle mele e cannella è un po’ più difficile. Diciamo che noi facciamo una bella torta con le mele e cannella.
Per ottenere questo risultato è importantissimo essere presenti in tutte le fasi della realizzazione, io sono sempre all’interno del cantiere per tutta la durata dei lavori, poichè la scuola è quella: provando, mettendo a punto delle soluzioni, studiandone altre o inventare stratagemmi affinchè appaghino sempre il risultato finale.
Una volta realizzata tutta la parte dell’isolamento e corpi limitrofi, che sono il condizionamento, l’ingresso delle linee elettriche, l’ingresso delle linee audio,  entriamo e realizziamo quello che poi si vede e che, soprattutto, si sente vale a dire l’acustica,  l’accordatura della stanza.

F.N.: Prima di arrivare all’accordatura, mi dicevi che anche l’isolamento stesso fa da fondamenta al suono dello Studio, vero?

C.N.: Si, certo.

 

F.N.: Si potrebbe pensare che l’isolamento serva per separare acusticamente un ambiente da un altro, invece si inizia a creare il suono  già da questa fase.

C.N.: Assolutamente. L’esempio più stupido che posso fare è di prendere due pentole diverse, fare un verso dentro e tu sentirai due suoni diversi. Eppure sono due pentole di acciaio entrambe ma il loro volume e la loro forma fanno si che rispondano diversamente.
E’ proprio il corpo, come noi persone, io sono questo, tu sei quello, ma poi è il vestito che la gente si ricorda. Le risonanti che ci sono all’interno vengono riprodotte dalla struttura del nostro corpo. Una stanza di tre metri per sei, alta tre metri suona in maniera completamente diversa da un cubo cinque per cinque per cinque.
La cosa fondamentale sono le proporzioni tra le parti, le quali dovranno rispettare certe caratteristiche altrimenti ci troveremo dei problemi enormi rispetto a tutte le onde risonanti e quant’altro.

Le onde sono molto bizzarre quando entrano negli spazi e fanno cose difficilmente descrivibili, ma è proprio la forma che stabilisce già il carattere. Tu ed io abbiamo un carattere e una parte di questo è il cartongesso, l’isolamento. Ho visto trasformare degli spazi che suonavano veramente male, posizionando diversamente le pareti, riducendo questi spazi e la deformazione del volume interno:  ho sentito proprio il cambiamento di carattere.
Naturalmente se noi vogliamo fare di questo volume una regia dobbiamo adottare dei sistemi di isolamento particolarmente accurati, calcolare bene le simmetrie ed asimmetrie, dal punto di vista acustico ci sono leggi estremamente severe.
Tutta la produzione sonora prodotta all’interno di questo spazio deve arrivare ed essere percepita in un fuoco preciso, dove solitamente troviamo il tecnico in posizione ottimale per il lavoro che deve svolgere. Diversamente possiamo lasciare uno spazio alle spalle per la produzione che ascolta un suono discretamente valido ma non con requisiti della sala regia.

F.N.: La funzionalità primaria è il punto in cui il fonico ascolta, quello deve essere il punto migliore.

C.N.: E’ questo il nostro lavoro, quando ho finito lo Studio viene il Paini della situazione e mette un microfonino.

F.N.: Ricordiamo che  Dario Paini è il progettista dello Studio dove siamo adesso, è lui che imposta sulla carta tutti i calcoli e parametri da seguire e poi li passa a te per la messa in opera. Lui è la mente e tu sei il braccio.

C.N.: Esatto. Ultimamente stiamo collaborando parecchio. Comunque il risultato ottimale di una regia deve essere che in un punto preciso la resa acustica sia perfetta. Il progettista andrà a posizionare il suo microfonino, farà i suoi rilevamenti e solo in quel momento capiremo la risposta del lavoro. Se uno Studio è stato realizzato male, parlo per me, non del progetto.

F.N.: Si.

C.N.: Se è stato realizzato male, in quel momento lo si sente. Si sente se le sponde, le pareti non rispondono bene alle pressioni sonore elevate o se queste, una rispetto all’altra, sono lievemente slegate, se si muovono male. Nel momento in cui le basse frequenze spingono sulle pareti li non c’è pietà, si sente se scricchiola come una vecchia nave o risponde come un buon scafo. Nella recording il discorso è estremamente diverso.

F.N.: Per recording intendi la sala di ripresa.

C.N.: Si. Nella sala di ripresa il discorso è proprio contrario. E’ un luogo multifocale, non ci deve essere un fuoco, perché li ci va il chitarrista, il trombettista, il coro, la sezione di violini, la batteria. Lo spazio, sempre dal punto di vista dell’isolamento ed acustico, deve creare delle situazioni che permettano ai musicisti di trovare il loro luogo ideale. Al batterista serve un ritorno piuttosto corposo ed allo stesso tempo molta aria attorno per esprimere tutti i bassi generati dalla grancassa.
E’ uno degli strumenti più difficile da contenere insieme chiaramente al basso e  qualche altro strumento.

F.N.: Le basse frequenze sono sempre l’incognita.

C.N.: Le basse  lo sono sempre.

F.N.: Claudio volevo chiederti se può capitare che un progetto sulla carta suoni bene e poi messo in opera, anche se realizzato correttamente, non dia gli stessi risultati. Ci sono degli accorgimenti tecnici per cui mentre si sta costruendo lo Studio si va a modificare il progetto iniziale apportando migliorie.

C.N.: Diciamo che un buon progettista è difficile che sbagli. Ho lavorato con persone molto in gamba e devo dire che fortunatamente proprio degli errori così grandi non mi sono mai capitati, però come dicevo prima, il fatto di essere presente quasi sempre nel cantiere da la possibilità di ascoltare quello che sta nascendo. Mi è capitato raramente  di accorgermi che esistevano dei deficit, c’erano alcune parti che rispondevano diversamente dal progetto. In quel caso ho coinvolto chiaramente il progettista e altre persone. Quando è successo eravamo ancora alla parte magmatica, stavamo parlando proprio di isolamenti, si è provato e si è visto che effettivamente potevano essere portate alcune modifiche per migliorare l’acustica interna. Se un progettista è bravo, è difficile che sbagli.

Posso dire che ho trovato dei progettisti, come ad esempio il Paini, che comprendono la nostra professione, essendo sempre presenti ai lavori, vedendo nascere tanti Studi dalla carcassa al vestito completo, la nostra esperienza viene messa loro disposizione  e noi assorbiamo le loro conoscenze.
Quando abbiamo fatto lo Studio di Gigi D’Alessio, a Olgiata, ho partecipato alla parte acustica. In quel caso c’è stato un bellissimo scambio di opinioni con il progettista, io ho imparato delle cose. In altre occasioni ho invece riversato io certe conoscenze,  per dire “guarda in realtà se fai in questa maniera eviti questo problema perché l’ho già visto, ho visto quel che succede  facendo così “.
Per rispondere più seccamente alla tua domanda, non dovrebbe capitare, ma anche per loro, progettisti, è un po’ una scoperta quando alla fine aprono la porta e ascoltano dai monitor la musica. E’ impossibile poterla immaginare, o meglio, la risposta tecnica che da il software di lettura e di controllo della stanza generalmente corrisponde più o meno a quello che loro immaginavano.

 

 

F.N.: Ma l’anima..

C.N.: Questo genere di lavoro è paragonabile alla nascita di un “figlio”. Il figlio assomiglia ai genitori ma in seguito assume un proprio carattere ben preciso, e chi meglio di me conosce il carattere di uno Studio: l’ho visto nascere, crescere, giorno dopo giorno, capendo come suonerà alla fine.
Per rispondere a quello che mi chiedevi, mi è capitato di avere sottomano dei progetti che avessero bisogno di alcune correzioni, perchè avevano dei buchi.
Si sono evidenziati durante la costruzione, ascoltando attentamente quello che accadeva all’interno, non sul progetto teorico. Il grosso problema sono le strutture termiche per i condizionatori, che spesso sono imponenti,  perché devono mantenere un indice di rumorosità molto bassa.

F.N.: Sovradimensionati.

C.N.: Si. Ci sono più problemi di risonanza dei canali, allora qualche volta va cambiata la posizione di questi, spostiamo certi agganci per questioni tecniche, per cui è indispensabile la duttilità del progettista e di chi realizza le parti tecniche, essere insieme nel momento in cui si monta per ascoltare, per sentire, per correggere, per calibrare.
A me piace molto la parola accordare, lo Studio è accordato.

F.N.: E’  come uno strumento musicale.

C.N.: E’ uno strumento, assolutamente. E’ come la cassa di una chitarra.

F.N.: Tu sei un liutaio in un certo senso.

C.N.:  E’ un parolone.

F.N.: Ci può stare.

C.N.: E’ un parolone, un falegname della chitarra. In realtà sono i progettisti ad essere dei liutai, hanno questa genialità di riuscire a comprendere da uno schermo del computer e dai loro schizzi cosa accadrà, io non ne sono capace.

F.N.: Claudio, vorrei chiederti, che aria si respira durante la realizzazione di uno Studio? Raccontaci quando c’è un committente, di cosa succede in questo periodo, tra l’altro quanto dura la costruzione di uno Studio di registrazione?

C.N.: Intanto diciamo che ogni Studio di registrazione  ha dei tempi molto differenti. Uno Studio può andare, compresi gli isolamenti, dai due mesi ai due mesi e mezzo fino, anche, ad un anno. Dipende molto dalla grandezza, dalla complessità e chiaramente dalle pretese. Certi Studi calcolati al millimetro hanno dei tempi molto più lunghi rispetto ad altri. Non dimentichiamo anche la committenza.

F.N.: Si, la committenza.

C.N.: La committenza fa la differenza. Abbiamo coloro che si affidano ciecamente a noi ed al progettista ed in questo caso, sapendo cosa fare e come muoverci, la strada è abbastanza tranquilla. Generalmente il committente è in mezzo a noi ed ascoltando  le sue esigenze, mentre si è in fase di progetto e di esecuzione, si riesce a capire cosa vuole ottenere da quell’ambiente, nel momento in cui si siede a lavorare cosa vorrebbe avere intorno e noi facciamo di tutto per accontentarlo.
Io non cambio il progetto: quello è il progetto, già lo leggo dai disegni, lo immagino al di là del disegno e comincio a realizzare semplici sottofondi; vedo già in 3D, sono già seduto lì, ho ben presente cosa accade, per cui capisco anche quale sarà l’atmosfera e capirlo anticipatamente dal committente è importante.

Devo dire, nonostante abbia fatto tanti Studi,  che non mi è mai capitato di trovare un committente, un fonico, per esempio, che abbia delle idee che superino il 50% della convinzione. Con Luca il discorso è diverso, questo è il terzo Studio che abbiamo realizzato, mi aveva anche fatto il segno di dove voleva appoggiare le suole delle scarpe. Quando si va a realizzare uno Studio completamente nuovo capita spesso che manchino tutta una serie di informazioni che guardando e parlando con il committente direttamente si possono sistemare.
Generalmente i committenti fanno un sacco di domande, perché in realtà quando loro entrano e vedono lo spazio non si rendono conto di quanto piccolo glielo ridurremo, poiché al cliente che ha comprato 100mq noi ne restituiamo 70mq abitabili dovuto all’ingombro degli isolamenti, alla pavimentazione ed è bene che si renda conto direttamente come ci si muove sul lavoro, così che anche lui si comincia a fare un’ idea con una certa soddisfazione, considerando che hanno un orecchio musicale migliore del mio.

A volte la committenza è un po’ invadente, ma più che altro per i tempi. Il tempo è invece quello che noi vorremmo dilatare perché questa sorta di parto ha proprio bisogno di essere ascoltato. Per cui, a volte, mi fermo e ascolto quello che ho intorno e ne ho bisogno, perché mi aiuta moltissimo. La committenza incalza “Io ho un disco da registrare, me lo devi consegnare!” e ha ragione. Se la committenza è una major  piuttosto che un fonico è chiaro che cambia molto il loro atteggiamento all’interno di questo spazio.

F.N.:  A livello umano si crea squadra, ci si manda a quel paese anche con il committente, oppure c’è sempre un certo distacco?  Insisto su sull’aspetto umano perché mi interessa molto anche il gioco di relazioni che viene a crearsi, perché bene o male siamo sempre musicisti, tutto sommato ruotiamo attorno alla musica e io ho visto che i progetti musicali migliori sono quelli dove c’è collaborazione  e anche dove ci si manda a quel paese, per cui mi chiedo se la stessa cosa avviene nella realizzazione di uno Studio di registrazione.

C.N.: E’ un po’ come essere sul palco. Arriva quel musicista importante allora dici è bene che io lo tenga al suo posto, arriva invece quel musicista un po’ invadente, che farebbe tutti assoli dal primo all’ultimo pezzo e allora lo tengo  a distanza perché altrimenti fa lui il concerto e io vado a casa.
Anche nel nostro cantiere è  così. Spesso mi riprometto di tenere una certa distanza, ma non sono mai riuscito a farlo. Lo Studio che sto facendo è lui, il committente. Sarà la persona che lavorerà all’interno e non il finanziatore. Infatti più delle volte non è il finanziatore la persona che poi ci lavora dentro, ma persone ricche di cose da dire, dal loro modo di pensare la musica.

Un aneddoto interessante che voglio raccontarti è che spesso, a fine lavori, questa persona mette propri brani per verificare la bontà del suono dello Studio:  i suoi brani esprimono chi è lui, la sua anima, quello cha ha dentro. Io  sarei curiosissimo di ascoltare questi brani prima della prova finale, per capire meglio con chi ho a che fare. Cerco sempre di avere una relazione molto stretta. La squadra con cui lavoro è consolidata da tantissimi anni, noi siamo molto affiatati, per cui  condividiamo tutto  quando siamo nel cantiere e generalmente il cliente questo lo coglie subito. Il rapporto con la committenza, pur essendo vario, alla fine è sempre molto amichevole e resta poi negli anni.

F.N.: Ti va di raccontarci un episodio simpatico, o quello più emblematico.

C.N.: Raccontabile!!

F.N.: Raccontabile. Pensa bene perché poi registriamo.

C.N.: Cose che mi sono capitate simpatiche, cose che uno non si aspetta, il più delle volte mi sono successe andando a disfare degli Studi, cioè rifacendo l’interno già esistente. Qualche anno fa il proprietario di uno Studio importante mi disse: “Si, guarda, sono contento di rifarlo perché è vecchio e poi abbiamo sempre avuto dei problemi con  questi isolamenti, non funzionano bene.”, eppure avevo visto che gli isolamenti, disegnati sulla carta, erano fatti bene.
Aprendo le pareti abbiamo scoperto che era la discarica del cantiere, cioè c’erano dentro centinaia di lattine e di bibite. Tutti i rifiuti di quello che  gli addetti mangiavano e bevevano veniva buttato in quell’intercapedine. Molto probabilmente avevano pensato fosse la discarica del quartiere, creando per cui un perfetto attaccamento tra la regia e la recording.

F.N.: No!

C.N.: Questa situazione alle pareti trasmetteva quasi tutto quello che succedeva nei due ambienti attigui: quello era problema dello Studio. Questa è una di quelle cose di cui stiamo ancora ridendo. Il lavoro, di per sè, era stato fatto anche bene,  ma probabilmente in assenza di chi seguiva i lavori si sono divertiti a centrare la visiva con lattine.

F.N.: Mamma mia!

C.N.: Mi è capitato di intervenire in uno Studio che aveva un muro centrale e i due muri di isolamento. Il muro centrale era di tufo, che è una pietra notoriamente molto ricca di acqua, per cui evaporando andava ad appannare tutti i vetri che dividevano le parti.

F.N.: No!

C.N.: Si, erano cresciute le muffe! Ci potevano mettere dentro i ramarri perché era diventata una specie di stagno.

F.N.: Simpatica questa!

C.N.: I nostri aneddoti sono molto banali. Un momento particolarmente delicato è quando chiudi le visive, perché metti e pulisci perfettamente il vetro di una parte, quando metti il secondo devi avere una pulizia perfetta perché l’appoggi e poi non li toccherai mai più. Nell’appoggiare il vetro capita spesso che si muovano cosucce:  in uno Studio abbiamo litigato non so quante volte con una zanzara, considera che il vetro pesava circa 140 kg, perché questa ” bastarda” si andava a mettere tra i due vetri. Aprivamo, la cercavamo, non c’era più. Si ripulivano tutti i vetri, facendo attenzione che non rimanessero aloni, si richiudeva, al momento della sigillatura lei saltava fuori. Alla quarta volta abbiamo rinunciato e il cliente tutt’ora ha una zanzarina a piedi in aria che è morta sul fondo.

F.N.: Questa era bella. Incredibile! A questo punto ti chiederei di raccontarci se lo Studio di Luca  suona?

C.N.: Suona molto bene, non detto da me solamente.

F.N.: Come facciamo a crederti, scusa, lo dirà Luca..

C.N.: Lo dice Luca, ve lo dirà Dario Paini che ha fatto le letture e le persone che stanno lavorando dentro pare siano molto soddisfatte. E’ uno Studio che utilizza la formulaL.E.D.E., non molto in vigore ma a me piace molto, alla fine sono studi molto controllabili dal punto di vista acustico. Questa formula consiste nell’avere, diversamente dalla norma, un fronte trasparente al suono contenente una serie di assorbitori, impedendo al suono emesso dai monitor  rivolti al back, il retro dello Studio, di avere un secondo ritorno.
In questo caso, a differenza dello Studio precedente di Luca, abbiamo aumentato leggermente il volume del fronte, aumentato e cambiato la posizione dei baffle. Le dimensioni le abbiamo leggermente corrette e queste fanno in modo di avere delle basse con una bella voce nonostante sia una regia gigantesca.
Inoltre dietro a quei diffusori che vedete alle mie spalle, in un altro spazio, la machine room, che permette  alle basse di avere ancora uno spazio, come camera risonante, e di dare ancora più volume e più voce a quest’ultime. Per cui è una regia che in realtà sulle medio-basse si esprime meglio di quello che farebbe una regia di questa stessa grandezza senza quella furbata dietro e senza quella correzione che abbiamo portato davanti.

F.N.: Quindi praticamente avete utilizzato la sala macchine come amplificatore delle basse.

C.N.: Devo dire che questa cosa mi era già capitata di fare in altre situazioni, questa però  è stata studiata molto bene e funziona davvero molto bene. Io seguo sempre quando vengono fatte le letture. Mi sono meravigliato anche io un po’ di queste di queste basse che si ottengono, che normalmente in uno spazio così difficilmente riesce ad avere, è stata un’intuizione molto ganza quella che ha avuto il Paini di creare questo volume.
Con questo nuovo Studio abbiamo avuto questo spazio completamente libero per cui abbiamo potuto stabilire come definire, come creare, come costruire, che forma dare ai tre ambienti fondamentali che sono la regia, la machine room, che abbiamo dietro, e la vocal che abbiamo qua di fianco oltre agli spazi di disimpegno, come la living room, che comunque stanno all’esterno e contribuiscono  anche loro in un certo modo al fattore suono. Come dicevo questa regia è una L.E.D.E., concettualmente molto semplice.

 

F.N.:  La puoi far vedere?

C.N.: Certo. Ho questa webcam e girandola si può vedere. Quello che vedete telato blu è il fronte, dietro alla tenda c’è uno spazio di un metro circa pieno di baffle ed altri assorbitori. In alto ci sono tre celini, controsoffitti, su tre livelli.

F.N.:  Ora li vedo meglio dell’altra volta.

C.N.: Vediamo il primo celino, quello più basso, direttemente sul banco, c’è un secondo celino e un terzo che è quello qua sopra.

F.N.: Questi diffondono o assorbono?

C.N.: Questi sono assorbenti. Dietro abbiamo un’orditura di baffle, i quali sono puramente assorbitori. Sui lati abbiamo una finestra, coi vetri ricoperti di lattice, in modo che la diffusione della luce nell’ambiente sia naturale, proseguendo verso il retro troviamo la porta della machine room ,  vedete?

F.N.: Si può andare in machine room?

C.N.: Certo. Adesso entriamo in machine room.

C.N.: Io non vedo più niente.Vado bene a fare le sale, ma come operatore cine sono proprio scadente.

F.N.: A ognuno il suo.

C.N.: Qui siamo nella machine room, è una stanza lunga e stretta, dotata di una serie di assorbitori sparsi. E’ una stanza  lunga come tutto il fondo della regia, con uno spessore di circa un metro e venti. E’ stata leggermente abbassata per creare un volume ad hoc. In questa stanza vengono alloggiate tutte le macchine con raffreddamento ad aria, per cui rumorose, tipo computer,finali di potenza, il rack degli effetti, il patch per le varie connessioni.

F.N.: Ma è condizionata la machine room?

C.N.: No, la machine room non è condizionata. L’altro lato è composto dalla porta che conduce alla vocal e la porta  che conduce all’esterno.

F.N.: Ho la sensazione del profumo che può avere da qua.

C.N.: Ha un buon profumo. Eccoci arrivati alla booth, dove abbiamo utilizzato moduli diffusori atipici, dai classici 60×60, creati dalla Sound Box. Sono atipici poiché Paini li ha trasformati in questa forma lunga e stretta ricoprendo tutte le pareti della booth.

F.N.: Non riesco a capire se è rettangolare o parallelepipeda.

C.N.: Questa stanza è sghimbescia.

F.N.: Sghemba?

C.N.: Non ha nessun angolo a 90°. La parete d’ingresso è parallela a quella interna della regia, questa a fianco è quasi un 90°, mentre la paretina davanti, senza diffusori, è in un angolo. Diciamo che è un trapezio isoscele, se proprio vogliamo dare una forma geometrica.

F.N.: A livello acustico è molto più secca questa stanza rispetto all’altra, meno riverbero mi pare.

C.N.: Si,  questa ha un suono più puntuale, decisamente. E’ una stanza pensata primariamente per le voci e le chitarre.

F.N.: Si, mi ha spiegato che le batterie non gli interessavano. Nel caso dovesse registrare va da un’altra parte.

C.N.: Anche perché la batteria ha delle esigenze acustiche che sono decisamente differenti da quelle che possono avere la voce e la chitarra.
Avremmo dovuto affrontare un intervento completamente diverso nel caso fosse dedicato alla batteria.
Questi oggettini appunto, adesso mi avvicino, hanno un’intercapedine, vediamo se riesco a inquadrare, la distanza tra questi cunei di legno e il box, abbastanza profondo: questi oggettini venendo colpiti dal suono lo diffondono e lo spaccano nello spazio intorno. Ecco, questa era la vocal booth.

F.N.: Il pavimento?

C.N.: Abbiamo messo un parquet, mettiamo o togliamo un tappeto in base alle esigenze. E’ chiaro che se hai il classico cantante che batte il tempo con il piede bisogna mettere sotto un tappeto. Ecco qua c’è una zoccolatura che permette di montare le patch.

F.N.: Quella è una patch.

C.N.: Dove ci sono tutti i collegamenti, poi ci sono chiaramente tutte le varie prese, questa è la booth. A questo punto uscendo dall’altra porta si entra  in quello che è il disimpegno, poi il bagno che non andiamo a visitare, è bello ma non mi pare il caso.

F.N.: E’ stato cablato anche il bagno?

C.N.: Si, per le basse, è ottimo. Qui invece, c’è l’ingresso, la porta di uscita. Ora manca il divano ma è la parte dove per chi arriva da fuori può starsene comodo a prendersi un buon caffè. Qui sono esposti alcuni nostri pezzi, alcuni dei nostri moduli, della Sound Box appunto, che sono 60X60 costruiti  in legno o  in cartone. Sono moduli pensati per essere usati a basso costo.

F.N.: Si possono acquistare questi?

C.N.: Si. Sono pezzi che si appendono come i pensili in cucina, sono dei moduli appunto 60X60 che possono essere stoffati fonoassorbenti, riflettenti, ci sono poi questi che hanno la funzione filtro, rivestiti o meno di tessuto, insomma ce ne sono per ogni esigenza. Appesi al soffitto  sono tutti moduli assorbenti che servono per correggere questo spazio.
In fondo c’è un altra stanza con le centomila chitarre di Luca, che se ne stanno li tranquille. Questo qua invece è  il logo dello studio , qui il pannello non è rigido, ma è stoffato.
Rientriamo nella regia, dove ci sono tutti gli outboard di Luca.

F.N.: Come cambia l’acustica, si sente proprio.

C.N.: Vero. Eccolo Luca. Io però come operatore video faccio venire proprio il mal di stomaco.

F.N.: Ora la seconda parte della nostra intervista tratterà alcuni consigli per chi si fa un home recording, quindi per noi musicisti da battaglia che dobbiamo iniziare a fare le nostre produzioni a casa nostra,  e ti chiederemo qualche consiglio, qualche suggerimento. Prima di passare alla seconda parte però vorrei chiederti ancora un’ultima cosa. Se non ho capito male tu stai lavorando tanto in questo periodo.

C.N.: Si, devo dire che dopo il periodo di due, tre anni fa, quando tutti siamo rimasti scioccati da quello che accadeva, come spesso è capitato nella storia la musica è un luogo che sa guardare un po’ più in là, perché dentro ci sono fondamentalmente i sentimenti e quello che uno ha nel proprio cuore, nella propria anima, e quelle sono cose a cui ci si aggrappa quando il resto purtroppo non ci segue molto. Un po’ come è successo negli anni ’70. Ho la sensazione che ci sia un ritorno a quel periodo.

La gente ha voglia di muovere le dita sui propri strumenti, esprimersi attraverso la musica, c’è un certo movimento ultimamente, anche di persone che vogliono fare le cose da casa.
La tecnologia oggi ci permette, a differenza di anni fa, di poterlo fare con una buona qualità. Oggi ci sono sistemi di registrazione, di controllo, coi quali è possibile da una scrivania registrare e mixare, chiaro non sono i livelli di uno Studio, però sono comunque livelli buoni che permettono allo studente di potersi registrare, di poter controllare quello che sta facendo e al professionista di realizzare delle demo, registrare cose di qualità, in alcuni casi di qualità decisamente buona.

F.N.: Certo chi fosse intenzionato a costruire uno Studio, una regia anche piccola, perché mi pare che ultimamente gli Studi grandi vadano leggermente di meno.

C.N.: Si.

F.N.: Si lavora tanto con gli Studi piccoli. Quindi chi volesse contattarti come può trovarti.

C.N.: Su Facebook, cercante Claudio Nordio o SoundBox by D&A. Ho un sito web che non riesco ad aggiornare, vuoi perchè non tutti mi danno il consenso alla pubblicazione delle foto dei loro Studi, un po’ per pigrizia, allora metto album di foto che si possono visionare tranquillamente.
Sul sito è possibile visionare mentre sto realizzando e spesso capita di aiutare coloro che non hanno grandi disponibilità economiche, on line.
A questo proposito c’è una bella realizzazione che sto facendo con Max Mungari in Calabria, mi sono occupato del progetto. Mi è bastato andare sul luogo scelto una giornata, istruire le maestranze le cose come andavamo svolte, ed ora stanno procedendo in contatto con me tramite Facebook, ci aggiorniamo quasi quotidianamente aiutato dalla bravura di Max.

SoundBox è nato proprio con questo scopo. Un piccolo aneddoto, risalente a qualche anno fa, sono stato contattato da un violoncellista, autore di colonne sonore, che aveva bisogno di realizzare in casa sua uno spazio dove poter registrare le sue demo per poi portarle in Studio di registrazione. Era sempre insoddisfatto perchè l’ambiente dove lavorava non era idoneo e mi chiese se io avessi potuto fargli una recording all’interno. I costi erano molto bassi, ma per uno stipendiato dall’orchestra RAI.. Mi disse “Non posso, devo mantenere la famiglia e non ho la possibilità di poterlo realizzare.” e mi era dispiaciuto immensamente.
Negli anni, pensando e ripensando, ho realizzato questi moduli, questa SoundBox, rivolta a coloro che non hanno molte risorse da investire. Un pubblico che può andare dagli studenti fino a ai professionisti mantenendo una qualità buona comunque. Ultimamente c’è un grande movimento soprattutto low budget su ambienti ridotti per dimensioni, per costi, e noi siamo presenti anche in questo caso.

F.N.: Si ci siete anche li. Benissimo. Allora, salutiamo tutti i ragazzi che rimangono all’esterno e continuiamo la nostra chiacchierata con i soli allievi di Recording Turbo System. Se non sei ancora iscritto a  Recording Turbo System puoi farlo in questo momento e potrai continuare a seguire l’intervista a Claudio Nordio, quella a Dario Paini che è il progettista che ha realizzato questo Studio, intervista che realizzeremo tra poco e .. A disposizione anche un sacco di materiale e contenuti didattici formativi molto molto utili per iniziare nel mondo dell’audio professionale e dell’home recording. Quindi un saluto a Claudio e ci vediamo dall’altra parte. Ciao a tutti.

C.N.: Buona musica a tutti.

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