Come usare il mixer: corso home recording – lezione 8


In questa corso per mixer audio scopri cos’è il mixer audio, come funziona, come si usa in live e in studio e come si usano i mixer dei sequencer come Protools, Logic, Reaper, Cubase, ecc..

Questo è un articolo incluso all'interno del corso di homerecording base, composto da 9 lezioni audio, video e testuali, offerto da Recording Turbo System: il primo ed il miglior corso per tecnico del suono online in Italia.

Elenco delle 9 lezioni gratuite incluse in questo corso di homerecording gratuito:

Lezione 1: attrezzature per l'home recording professionale
Lezione 2: riprese microfoniche per homerecording
Lezione 3: l'importanza della stereofonia nell'homerecording
Lezione 4: come registrare professionalmente la voce a casa in homerecording
Lezione 5: tecniche avanzate di produzione in homerecording
Lezione 6: homerecording e mastering
Lezione 7: come usare equalizzatore, compressore, delay e riverbero in homerecording
Lezione 8: come si usa il mixer nell'homerecording
Lezione 9: Scuolasuono Project - Video manuale di home recording

Introduzione

Ciao a tutti coloro che desiderano, nel loro intimo, diventare parte attiva all’interno della produzione musicale ed in special modo a tutti coloro che sognano di diventare tecnici del suono e respirare così l’aria e l’energia musicale che solo il lavoro durante una produzione audio sa regalare.

Tra le varie lezioni del nostro corso del tecnico del suono base, questa credo che sia una delle più importanti: fino ad adesso abbiamo parlato di molte cose ma abbiamo girato attorno ad un argomento fondamentale per ogni tecnico del suono, sia esso un tecnico di mixaggio, sia esso un operatore teatrale, sia esso un fonico da concerto o da broadcast.

L’argomento di oggi è infatti… il mixer! Il mixer è lo strumento del tecnico del suono per eccellenza. Un tecnico del suono senza mixer è un po’ come un panettiere senza il forno. Il mixer può notoriamente avere le più svariate dimensioni, caratteristiche tecniche, può essere hardware o software, può essere un mixer digitale o analogico, può avere quattro canali o 72, non importa: lo scopo del mixer è sempre uno e cioè quello di raggruppare molti i segnali audio che giungono in ingresso in pochi segnali audio in uscita.

Inizieremo prima con una spiegazione generale del mixer; infine, troverai alcuni video tutorial (rubati dal materiale didattico attualmente incluso all’interno di Recording Turbo System) che ti aiuteranno meglio ad orientarti all’interno di un sequencer o software per la registrazione ed il mix in homerecording.

 

Corso mixer audio: tipi di mixer audio professionali

Come già detto esistono moltissimi modelli di mixer. Ogni disciplina musicale richiede, in teoria, un certo tipo di macchina: ad esempio il fonico Front Of House (F.O.H), che nei concerti ha il compito di effettuare il mixaggio in modo che il pubblico dell’evento sia gratificato, avrà bisogno di un certo tipo di mixer, il fonico “da palco”, impegnato per garantire il massimo confort di ascolto ai musicisti sul palco, avrà bisogno di un’altra tipologia di macchina, in studio di registrazione sarà necessario un tipo di mixer dedicato, con tante uscite quante sono le tracce simultaneamente registrabili, ecc… Ad ogni disciplina il suo mixer. Sì, sì, lo so a che cosa stai pensando… ci sono passato anch’io… il mixer che ho in sala prove che tipo di mixer è? È un mixer da live, progettato con un concetto identico con il quale è stato progettato il mixer da live più grande del mondo anche se in scala ridotta, con possibilità di impiego limitatissime, pochi canali, qualitativamente inferiore, ecc… ma il concetto non cambia: è un mixer progettato per fare in modo che i segnali provenienti dai microfoni sul palco vengano mischiati assieme ed indirizzati verso gli amplificatori e le casse.

C’è però qualcosa di molto profondo che lega i mixer di qualsiasi genere, categoria e costo, siano essi analogici, digitali o software: l’architettura primordiale del mixer che ora andiamo a vedere. Prima di entrare nel vivo del discorso è necessario esplicitare che per mixer analogico si intende un mixer costruito con dei componenti elettronici come condensatori, switch, resistenze, potenziometri, collegamenti elettrici, ecc.; per mixer digitale intendiamo uno scatolotto con la forma di un mixer le cui funzioni vengono svolte non tanto da componentistica elettronica, quanto dai calcoli di un computer ad esso integrato: certo, i feders solitamente sono ben visibili, ma i controlli di ogni singolo canale, tra cui equalizzazione è mandate ausiliarie sono spesso accessibili solo attraverso un display e dei menù tipici delle macchine digitali; per mixer software si intende invece il mixer presente all’interno del sequenze che utilizzi per registrare la tua musica e che, a ben guardare, non è altro che l’emulazione di un mixer fisico progettato per essere impiegato in studio di registrazione.

 

 

Tutti gli esempi che faremo si riferiranno al tipico mixer analogico da live dove è più facile individuare a colpo d’occhio i parametri ed i controlli che citeremo: tieni a mente inoltre che le medesime funzioni di mixer analogico vengono svolte egregiamente anche da mixer digitale, la differenza, in prima analisi, è solo questione di interfaccia. Da notare però che, come nel caso del tecnico del suono e producer Matteo Cifelli del FasterMaster Studio (Tom Jhones, Articolo 31, Zucchero, Elio e le Storie Tese, Concato, Battiato, ecc..), è prassi comune combinare mixer software ed analogici per ottenere versatilità e sonorità particolari.

NB: trovi l’intervista integrale a Matteo Cifelli all’interno di Recording Turbo System.

Dunque, iniziamo…

L’architettura del Mixer

Qualsiasi mixer è dotato di un certo numero di canali in ingresso e di un certo numero di uscite dalle quali è possibile far uscire un mixaggio dedicato: tipicamente, in un mixer da sala prove, sono presenti due uscite denominate L ed R concepite per essere collegate all’impianto principale di diffusione e, tipicamente, quattro uscite ausiliarie denominate Aux (altre caratteristiche sono spesso integrate nei mixer professionali, come ad esempio i gruppi audio e le matrici, ma in questo articolo non ne parleremo). Leggendo il mixer come un reticolato di battaglia navale si ha subito il polso della situazione: scorrendo con l’indice tutti potenziometri ed i componenti presenti su ogni singolo canale, prima o poi si incontreranno i potenziometri dedicati alle uscite ausiliarie ed il fader. Questi controlli sono il cuore del mixer: sono infatti dei”volumi” dedicati ognuno ad un’uscita diversa fisica, dotata di connettore. Per renderci conto delle impostazioni relative alle uscite il nostro indice dovrà scorrere in orizzontale sul pannello dei controlli.

 

 

Per esempio, analizzando il canale della voce del cantante, attraverso il mixer è possibile far uscire il segnale della sua voce con un certo livello dalle uscite principali e con altri livelli completamente diversi e scorrelati alle uscite ausiliarie. A cosa possa servire tutta questa serie di uscite lo può decidere solo l’operatore volta per volta: il mixer è uno strumento e, a saperlo utilizzare bene, ci si fa davvero quello che si vuole, anche i caffè!

Ad esempio è possibile utilizzare le uscite principali al fine di collegarle ad un sistema di amplificazione, ma anche al fine di collegarle ad un sistema di registrazione… le uscite ausiliarie vengono tipicamente utilizzate per inviare mix diversi da quello che esce sull’impianto principale agli ascolti dei musicisti (spie, cuffie) oppure per effettuare i processing di colore, ma su questo ci ritorniamo tra un po’.

Ti è mai capitato di dover utilizzare, o di pensare di dover utilizzare, due microfoni sulla stessa sorgente sonora, uno per la diffusione sonora ed uno per la registrazione? Non sarebbe più comodo trovare un modo per utilizzare un unico microfono ed indirizzare il segnale su due apparecchi diversi?

Puoi trovare questo ed altri esempi di utilizzo creativo del mixer all’interno di Recording Turbo System.

Il mixer ed i tubi

Capito questo del mixer hai capito il 90% delle sue funzioni: il mixer è come un’architettura di tubi, molto simile ad una fognatura, che ti consente di mandare acqua da una serie di tombini ad una serie di scarichi.

Ora che padroneggi il concetto di mixer possiamo entrare più nel dettaglio sulle singole funzioni che si vengono a trovare nella maggior parte dei mixer. Al solito, quest’articolo non intende essere esaustivo: basti pensare che nel corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it vengono condensate in due ore di video molto dettagliato quello che io ho imparato in 3 settimane di corso… come ho fatto?

Ho eliminato le sbavature, sono andato al sodo, ho creato un video didattico molto approfondito che spiega passo passo tutti i componenti del mixer, il loro utilizzo e la logica costruttiva che ne sta dietro. Quello che dicono i miei allievi è che, dopo aver studiato quella lezione, il mixer non ha quasi più segreti per loro: ciò che non è stato esplicitamente spiegato all’interno di quel videotutorial riescono facilmente a ricavarlo con un rapidissimo sguardo al manuale di istruzioni.

Cercherò pertanto di essere il più specifico possibile per quanto mi sia concesso in questa circostanza…

Infatti, il secondo concetto fondamentale che bisogna tener presente quando si vede per la prima volta un mixer è il fatto che esso è diviso in due sezioni principali: la sezione di controlli dedicati ai segnali in ingresso (i singoli canali) e quella dedicata ai segnali in uscita (parte master).

La sezione di ingresso è relativa al controllo ed alla manipolazione di ogni singolo canale che entra nel mixer; la parte master è quella dedicata ai controlli deputati alle uscite del banco come ad esempio i livelli generali.

 

In ogni singolo canale tipico di un mixer analogico troveremo: il connettore d’ingresso a cui connettere lo “spinotto” del cavo di segnale (xlr o jack), la sezione di preamplificazione deputata all’adattamento del livello generale del segnale d’ingresso affinché possa essere ben “digerito” dai componenti del mixer che risiedono a valle, la sezione di equalizzazione, l’insert, e cioè le connessioni necessarie a far uscire il segnale del canale ai fini di processarlo con un processore di segnale esterno al mixer per poi farlo rientrare nella medesima posizione, i controlli per le mandate ausiliarie, il panpot o potenziometro panoramico che ti permette i dosare la differenza di livello tra le uscite L ed R (ad esempio nel caso in cui decidiamo di far suonare la chitarra a destra ed il pianoforte a sinistra), il pulsante di “mute” atto a disattivare il canale sulle uscite principali, il pulsante “solo” che consente all’operatore di poter ascoltare il risultato di un unico canale senza dover necessariamente escludere col pulsante mute tutti gli altri canali ed infine il tipico fader per la regolazione del livello di uscita del singolo strumento nel balance generale.

 

Dando per scontato che, sezione di preamplificazione ed equalizzatore siano argomenti che puoi approfondire negli altri articoli di questo corso per tecnico del suono gratuito o nelle risorse consigliate ad esso annesse, prendiamo in esame i rimanenti componenti.

INSERT

Partiamo con l’insert: viene definito insert la coppia di connessioni (uno in uscita e l’altra in rientro) che permettono al segnale che transita attraverso un canale del mixer di uscire per essere processato da un processore esterno (come ad esempio un compressore, un equalizzatore più qualitativo rispetto quello del canale del banco, altri processori di dinamica in genere).

 

 

La funzione dell’inserit è perciò quella di aumentare il numero di processori su alcuni canali. Non avrebbe senso infatti creare dei mixer completi di compressore, gate, limiter, eccetera per ogni canale perché, mentre l’equalizzatore è uno strumento che si utilizza nel 90% dei casi per ritoccare il segnale microfonico o per effettuare scelte artistiche all’interno del mixaggio, gli altri processori di dinamica non sempre vengono utilizzati. Sarebbe perciò uno spreco di risorse, sia in termini costruttivi che economici, dotare un mixer di una vasta gamma di processori di dinamica per ogni canale, senza contare il fatto che, a livello ergonomico, diventerebbe ingestibile.

Ha invece molto più senso dare la possibilità al fonico di inserire una catena di effetti esterna al mixer dedicata al processing di un singolo canale. Se ad esempio la voce del cantante o la chitarra del chitarrista sono gli strumenti principali di una situazione musicale, potrebbe essere necessario utilizzare dell’estetistica di elevata qualità per far risaltare questi strumenti all’interno del mixaggio; non sempre però la catena effetti necessaria è la stessa e dunque, sapere di poter prelevare il segnale, farci un po’ quello che ci pare, per poi reinserirlo nello stesso punto del mixer, per poi poter essere utilizzato sia nelle uscite principali che nelle uscite ausiliarie, ci dà la possibilità di scelta migliore per ogni singola situazione sonora. Come forse avrai notato, parlando di insert, non ho mai menzionato alcun processing di colore ma solamente processing dedicati al cambio dei connotati del segnale, ossia processori di dinamica.

Per riprendere quello che è stato già detto in un altro articolo, desidero ricordare che le elaborazioni di colore vengono effettuate per aggiungere un ambiente o una suggestione ad un segnale audio già tecnicamente ed artisticamente trattato, con la risposta frequenza è la gamma dinamica necessaria per risiedere correttamente all’interno del mix. Difficilmente perciò ti capiterà di trovare un riverberatore o un della utilizzato in insert, anche se ciò tecnicamente sarebbe possibile. Il concetto è questo: prendiamo ad esempio un processore di riverbero (ma la considerazione che segue si applica a qualsiasi altro processore di colore); utilizzando gli insert, se io volessi attribuire una certa dose di spazialità a quattro strumenti differenti all’interno di un mixaggio (ad esempio voce, chitarra elettrica, chitarra acustica e tastiere) necessità dei di quattro differenti processori ognuno dei quali dovrebbe essere inserito nell’inserto del rispettivo canale che si vuol processare. Questo risulta essere un metodo molto dispendioso è poco pratico anche perché, ammesso e non concesso che non vi siano limitazioni di budget e quindi che vi possiate permettere qualsiasi processore desideriate, resta il fatto che durante il concerto o durante il mixaggio dovrete provvedere a quattro differenti regolazioni nel medesimo istante su 4 differenti riverberatori.

Se lo scopo però risulta essere quello di ricreare in maniera artificiale una connotazione spaziale degli strumenti, e perciò farli suonare, tutti nella stessa stanza, avrebbe molto più senso poter utilizzare un unico riverberatoore che, in maniera univoca, si occupi di emulare un ambiente e trovare un modo, sfruttando le caratteristiche del mixer, di far arrivare all’ingresso del processore il segnale di tutti e quattro gli strumenti. Il metodo “furbo “per effettuare questa operazione è, come avrei potuto immaginare, sfruttare le mandate ausiliarie. Come già detto le mandate ausiliarie consentono di effettuare un mixaggio differente rispetto al mixaggio che viene inviato al sistema di amplificazione principale: sarà perciò agevolmente possibile, utilizzando i potenziometri dedicati ad una mandata ausiliaria (ad esempio mandate ausiliarie 2) di ogni singolo canale creare un mixaggio contenente i quattro segnali che vogliamo processare, collegare l’uscita della mandata ausiliaria al processore di segnale ed infine collegare l’uscita del riverberatore (con il controllo mix impostato a 100% Wet) nuovamente in ingresso al mixer su un nuovo canale.

Per riassumere, la situazione è questa: chitarra acustica, elettrica, voce e tastiere hanno ognuna un canale dedicato chi viene mixato in direzione delle uscite principali. Inoltre, però ognuno di questi canali, viene utilizzato il potenziometro della mandata ausiliaria 2 per creare un nuovo mixaggio, indipendente da quello chi viene inviato alle uscite principali, da trasmettere al riverberatore. Il riverberatore effettua il processing del segnale mixato attraverso la mandata ausiliaria 2, l’uscita del processore (in pratica la risposta acustica della stanza emulata) viene è ricollegata al mixer attraverso un quinto canale il quale verrà mixato assieme ai quattro canali iniziali sulle uscite principali.

 

 

Capisci bene che, in questa configurazione, il rapporto segnale diretto / segnale riverberato potrà ad esempio essere modificato attraverso il fader del canale di ritorno del segnale processato dal riverberatore (abbassandolo infatti, il riverbero complessivo diminuirà e dunque il controllo mix presente sul processore, ideato per modificare il rapproto segnale diretto / segnale riverbereto, non servirà effettivamente più); inoltre i potenziometri nei singoli canali relativi alla mandata ausiliaria 2 avranno il compito di determinare il rapporto segnale diretto / segnale riverberato dei singoli strumenti (vale dire che, se ritengo necessario che il segnale di voce risulti essere meno riverberato rispetto al segnale di chitarra acustica, il potenziometro della mandata ausiliaria 2 del canale della chitarra acustica presenterà un livello di apertura più elevato rispetto a quello della voce).

SOLO AFL, PFL ED IN PLACE

Un altro importante aspetto sul quale desidero soffermarmi prima di concludere questo articolo è il discorso degli ascolti in “solo”. A seconda delle impostazioni del mixer e della sua progettazione esistono diverse modalità di “solo”.

PFL (pre fader listening): all’operatore viene data la possibilità di ascoltare il segnale del singolo canale prima dell’intervento del fader; questa impostazione è utile per effettuare un controllo sonoro sui singoli strumenti o canali.

AFL(afte fader listening): all’operatore viene data la possibilità di ascoltare un mixaggio parziale dei canali tenendo conto della regolazione relativa dei faders (ad esempio ascoltare la somma ed il bilanciamento di tutti i canali relativi alla batteria).

Solitamente la modalità di solo è selezionabile nella parte master della consolle; inoltre c’è da dire che, in queste modalità di solo, l’intero mixer continua a funzionare per come è stato impostato e nessun segnale direzionato verso uscite ausiliarie o principali viene interrotto.

Azionando un pulsante “solo” su uno o più canali i segnali verranno inoltrati verso un’ulteriore uscita (una sorta di uscita ausiliaria dedicata) o verso la tipica uscita cuffie di cui ogni banco è provvisto. In entrambi i casi è possibile ottenere un segnale composto dai singoli segnali dei singoli canali mescolati tra di loro ma, solo nel caso dell’ascolto di tipo AFL questo mixaggio ha senso poiché la “regolazione relativa” dei faders viene tenuta in considerazione; in caso di PFL la somma viene effettuata utilizzando il livello di segnale prima dell’intervento del fader e dunque il bilanciamento viene completamente stravolto.

Probabilmente a questo punto potrebbe risultare superflua ai tuoi occhi la modalità di solo PFL: tuttavia bisogna tenere in considerazione che, nel caso in cui il tecnico del suono decidesse di voler effettuare un ascolto di controllo di un singolo canale che, all’interno del mixaggio complessivo, viene mantenuto ad un livello molto basso rispetto agli altri strumenti (ad esempio il canale relativo al microfono di una corista), e considerando che la posizione del fader si riflette nell’ascolto AFL, egli sarebbe costretto in modalità AFL ad aumentare pesantemente il livello dell’uscita cuffie per compensare il deficit di livello. Viceversa, in modalità PFL, il fonico potrà mantenere invariato il livello dell’uscita cuffie a beneficio di una maggior fluidità e rapidità nelle operazioni di missaggio. Tipicamente, in fase di concerto, il fonico si avvale con frequenza della scelta AFL/PFL utilizzando l’apposto switch allocato nella parte master della consolle.

 

 

Solo in Place:

quest’ultima modalità è presente solamente in banchi molto prestigiosi da live o in consolle dedicate al lavoro in studio (ed ovviamente nei sequencer audio atti alla registrazione e mixaggio professionale).

Questo tipo di modalità funziona in questo modo: una volta attivato il pulsante di “solo” su un canale tutti gli altri canali vengono disattivati ed i loro segnali non raggiungono più le uscite principali del banco. Questa impostazione risulta essere particolarmente utile quando è necessario ascoltare sul sistema d’ascolto principale l’effettiva sonorità di un singolo canale corredato di effetti di colore; è l’impostazione più utilizzata durante il lavoro in studio di registrazione e risulta essere particolarmente utile in grosse situazioni live (ovviamente solo durante il sound-check, prima che il concerto abbia effettivamente inizio).

Concludendo, possiamo dire che, conoscendo queste informazioni di base ed integrandole con una conoscenza approfondita del mixer come quella che ci si può fare all’interno del corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it, hai la possibilità di lavorare in maniera professionale sfruttando al massimo le potenzialità del mixer che hai a disposizione: non conoscere questi dettagli è muovere le mani a casaccio sui controlli di un mixer non ti aiuterà ad acquisire professionalità e sicurezza poiché i risultati che ne otterrai difficilmente saranno ripetibili se ottenuti per caso.

È con questo articolo si interrompe per il momento il corso per tecnico del suono gratuito in vista dell’evento dell’anno su Scuolasuono.it: sfida tra uno studio di registrazione dotato di apparecchiatura analogica con mixer SSL 72 canali ed un home recording studio che lavora in missaggio solamente utilizzando un pc.. Chi se lo perde è un alieno balengo!

Videotutorial allegati di approfondimento

I video che seguono sono stati “rubati” dal materiale didattico di Recording Turbo System.

In questa prima puntata scoprirai l’ambiente software di mixaggio, ovvero quali sono le caratteristiche salienti che solitamente un audio sequencer possiede. Si faranno inoltre numerose analogie con il mondo analogico, nel quale regnavano e regnano le console analogiche.

In questo secondo modulo scoprirai alcune parti fondamentali del mixer, quali i faders e gli inserts. Questi componenti della catena di mixaggio si rivelano fondamentali durante la creazione e realizzazione del sound dei tuoi mix. Grazie al video che segue scoprirai con che criterio utilizzare questi strumenti sia in ambiente analogico che digitale.

In questo terzo modulo scoprirai le basi del mixer routing, ovvero la mandata (send) e il “sottogruppo”(più comunemente chiamato Bus o subbgroup).

Ora hai tutte le informazioni necessarie, a mio avviso, per iniziare a documentarti da solo su procedure, tecniche, strumentazione e modalità operative relative al lavoro del tecnico del suono. Inutile dire che personalmente avrei piacere di incontrarti all’interno del mio corso per tecnico del suono avanzato su Scuolasuono.it. Se così non fosse, ti auguro in ogni caso buona musica, buon recording, e soprattutto che tu, come i miei allievi, prima o poi, possa godere appieno dell’aria e dell’energia musicale che viene a crearsi durante le sessioni di produzione musicale: sono sensazioni indescrivibili a parole; risuonare assieme ai desideri artistici di altri musicisti nella creazione di materiale musicale emozionante è una delle più belle opportunità che, a mio avviso, ti possano capitare nel mondo della musica, e per un tecnico del suono le occasioni di respirare quest’aria sono davvero molte.

Con affetto.

Francesco Nano di Recording Turbo System.

Questo è un articolo incluso all'interno del corso di homerecording base, composto da 9 lezioni audio, video e testuali, offerto da Recording Turbo System: il primo ed il miglior corso per tecnico del suono online in Italia.

Elenco delle 9 lezioni gratuite incluse in questo corso di homerecording gratuito:

Lezione 1: attrezzature per l'home recording professionale
Lezione 2: riprese microfoniche per homerecording
Lezione 3: l'importanza della stereofonia nell'homerecording
Lezione 4: come registrare professionalmente la voce a casa in homerecording
Lezione 5: tecniche avanzate di produzione in homerecording
Lezione 6: homerecording e mastering
Lezione 7: come usare equalizzatore, compressore, delay e riverbero in homerecording
Lezione 8: come si usa il mixer nell'homerecording
Lezione 9: Scuolasuono Project - Video manuale di home recording

10 thoughts on “Come usare il mixer: corso home recording – lezione 8

  1. un mixer e molto piu complesso di quanto io pensassi adesso capisco che ho fatto bene a iscrivermi al corso,spero solo che andando avanti tutto si faccia piu chiaro,per ora mi sembra che tu parli arabo ma non e colpa tua sono io che non conosco bene il mixer e tutti i termini che tu gli dai,imparerò ne ho di tempo 30 lezioni,ciao e grazie per i tuoi insegnamenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Content