Enrico ERK Scutti: l’importanza del Vocal Coach professionista in recording


Francesco Nano – Ciao a tutti e buongiorno da Francesco Nano di Recording Turbo System. Una nuova intervista per il ciclo Scuolasuono Summer Productive 2013, oggi abbiamo con noi ERK come soprannome, però lui si chiama Enrico Scutti, ciao Enrico!

Enrico Erk Scutti – Ciao a tutti.

F.N. :  Allora, Enrico capita da queste parti perché mi è stato segnalato da un  personaggio che abbiamo già intervistato:  Antonio Aronne.

E.S. : Il mio pupillo.

F.N. : E’ il tuo pupillo? Ha parlato benissimo di te.

E.S. : Lo so! Io parlo benissimo di lui. E’ un grande!

F.N. : Dunque Enrico, tu sei un produttore, sei anche un Sound Engineer. Collabori in uno studio di registrazione e ti occupi di Vocal Production. Mi hai raccontato un po’ la tua storia e mi piacerebbe citare alcuni nomi con i quali hai collaborato, poi ci racconterai, se hai piacere, un po’ la storia, alcuni aneddoti. Hai collaborato con Jeff Blue, produttore dei Linkin’ Park.

E.S. : Sì, lui ha fatto i primi 2 dischi dei Linkin’ Park.

F.N. : Hai scritto dei brani con lui, giusto?

E.S. : Sì, ho scritto 2 brani per la mia vecchia band, i Cheope.  Sono anche un cantante rock metal. Lui è venuto a Roma e abbiamo scritto questi 2 brani insieme per quello che doveva essere il nuovo disco dei Cheope. Adesso il progetto è stato congelato perché abbiamo deciso, io e il batterista, di cambiare delle cose all’interno della line up e, per il momento il progetto Cheope è congelato, ora canto a tempo pieno nei Figure Of Six, una band metal di Cesena di cui Antonio Aronne è il batterista.

F.N. : E poi abbiamo anche Tue Madsen.

E.S. : Sì, con Tue abbiamo lavorato per il disco, appunto, dei Figure Of Six, il terzo disco della band. I ragazzi hanno fatto tutta la produzione con lui. Quando sono entrato io nella band sono andato a mixare il disco in Danimarca all’Antfarm Studio ad Aarhus da Tue, insieme al chitarrista Matteo Troiano, ed è stata una bella settimana di lavoro al fianco di questo astro nascente del metal, perché lui  lavora con molti gruppi interessanti europei e non, tra cui i Sick Of It All, un un gruppo americano. Ha fatto delle cose anche con i Meshuggah e varie altre cose.

F.N. : Puoi annoverare tra le tue collaborazioni anche Joe Marlett, il produttore dei Foo Fighters.

E.S. : Foo Fighters, Queens Of The Stone Age: lui è uno degli autori di “No One knows” che è un pezzo conosciutissimo dei Queens of the Stone Age. Con lui ho lavorato in fase di produzione ma indirettamente: ho curato la produzione artistica della voce del disco dei Dr. U e ho supervisionato la produzione in generale insieme ad Antonio.

F.N. : i Dr. U sono la band di Chris Catena, anche lui ha partecipato a  una nostra intervista, lo salutiamo.

E.S. : Lo salutiamo,  grande Chris! Un grandissimo amico da un bel po’ di anni, ho avuto il piacere di essere coinvolto in questo suo progetto e con Joe abbiamo parlato molto della vocal production del disco. Lì c’è stato più un rapporto a distanza, concentrandosi su delle cose che andavano fatte, andavano aggiunte, poi siamo diventati amici. E’ venuto  a Roma a trovarci, poi ha collaborato anche con noi per dei mastering perché io, come ti ho raccontato, sono anche manager dell’ Elephant Mastering e, a tal proposito, saluto Riccardo Parentigrande engineer. Praticamente, abbiamo fatto, appunto, questi mastering con Joe, e lui è rimasto molto contento e ci siamo ammazzati dalle risate quando è venuto a Roma perché lui si era sposato da poco ed era passato per Roma prima di partire per il viaggio di nozze, insomma situazioni incredibili e assurde. Ho vari aneddoti divertenti sia su Jeff che..

 

F.N. : E adesso ce ne racconti un po’, assolutamente. Prima di partire con gli aneddoti di cui io sono famelico, vorrei chiederti di aiutarmi a capire meglio la tua figura. Tu sei un vocal, un vocal..

E.S. : Io sono  Vocal Coach.

F.N. : Vocal Coach, inoltre fai Vocal  Production e fai anche il Sound Engineer, e se non ho capito male l’arrangiatore. Aiutami un attimo a capire bene le tue abilità.

E.S. : Sì, tra le mie attività c’è sia quella di scrittura sia quella di arrangiamento che porto avanti con Antonio Aronne e con Roberto Sterpetti, il mio mentore da tanti anni: bravissimo e notissimo vocalist di Sanremo. Lo vediamo dal 1993 nel coro, con i suoi capelli neri e lunghi.

F.N. : Stiamo facendo una petizione per chiedergli di smettere, perché son troppi anni..

E.S. : Eh sì,  ma finché non gli staccano le corde vocali non smette,  è uno dei migliori che abbiamo in Italia, è difficile trovarne altri come lui. Al Memphis Recording Studio abbiamo delle nostre produzioni interne e adesso siamo molto concentrati sulla produzione di un artista che possiamo definire la risposta italiana a Justin Bieber, molto pop; poi abbiamo un progetto rock metal che si chiama Cli, scritto totalmente da me e Roberto,  al quale ha collaborato anche Antonio. E’ il suo primo disco ufficiale rock ad uscire in commercio, e lì abbiamo fatto scrittura, arrangiamenti e produzioni di ogni tipo.

Adesso, finalmente dopo tanti anni stiamo lavorando alla registrazione della voce, dove  Roberto mi ha rotto quando registravo le mie cose, è stato iper esigente; adesso finalmente sono io dalla parte del mixer: registro io lui e quindi adesso rompo io, mi prendo una rivincita. Comunque con lui c’è un rapporto speciale, dal 2003, quando  mi ha creato vocalmente: mi ha insegnato bene o male l’80% dei trucchi vocali che conosco, è bello collaborare insieme dopo tanti anni,  lavorare a queste produzioni.

Quindi, sì, lavoro anche come hai detto tu, come Producer, come Sound Engineer. Io ho un approccio molto istintivo in quel senso, non ho fatto degli studi specifici ma, stando a contatto con moltissimi ingegneri e avendo lavorato in vari studi, sia per progetti personali che per altri, ho assorbito un po’ di qua e un po’ di là e vado molto a istinto per il mix:  mixo come un ascoltatore vorrebbe sentire il prodotto, ascolto tutti i tipi di musica, e piuttosto vado ad orecchio e istinto,  ovviamente applicando cose che ho imparato nel corso del tempo. Il mio Mastering Engineer si lamenta che ogni volta che gli porto i miei mix son già troppo pronti e lui non si diverte a masterizzarli. Questo è un bel complimento anche se i veri mixer engineer sono altri, io sono più un artigiano istintivo.

Sono soddisfatto di quello che sto ottenendo nell’ultimo periodo e anche con Antonio stiamo veramente raggiungendo dei livelli interessanti di production e di mixing. e poi c’è tutta una rete di figure che si incastrano, perché, per esempio, Antonio è il nostro batterista ufficiale per tutte le produzioni interne del Memphis. Poi sempre Antonio ed io abbiamo altre situazioni in cui suoniamo insieme, è tutto un un incastro: abbiamo deciso di circondarci di persone valide, professionali, che sanno il fatto loro e che non ci facciano perdere tempo. Quindi per le batterie lavoriamo con Antonio, e per le chitarre con Marco Sfogli, il noto chitarrista italiano che sta avendo una grossa eco in tutto il mondo. Lui adesso è il chitarrista ufficiale di James LaBrie, il cantante dei Dream Theater, e con lui ha fatto già 3 dischi. Fa sempre degli ottimi lavori. è una macchina da guerra.

F.N. : E sul basso?

E.S. : E’ una nota dolente. È difficile trovare un bassista fisso, ci siamo serviti di Alberto Rigori per alcune cose, Matteo Marciano, bassista romano dei Mantra e bravissimo mix engineer e producer. Poi Gabriele Ravaglia del Fear Studio, un nostro carissimo amico che ha collaborato sia nel progetto Cli che con i Figure Of Six. C’è tutta  una serie di amicizie che ritornano ma non abbiamo ancora un bassista fisso. Siamo ancora alla ricerca del bassista perfetto.

F.N. : Da questa prima parte possiamo dedurre alcune cose: intanto, la comunità. Fate perno su una community di persone ristretta, e avete creato un team.

E.S. : Bravissimo.

F.N. : Ognuno con la sua abilità, ognuno con le sue esperienze: un team di professionisti.

E.S. : Un team di professionisti di cui ci fidiamo e che sono, appunto, professionali, rapidi e di qualità, soprattutto.

F.N. : Quanto è importante il team nelle produzioni musicali?

E.S. : E’ importantissimo perché è sempre bello collaborare con musicisti diversi, sia ben chiaro perché credo che dalle diversità si acquisiscano elementi importanti per la crescita personale di ognuno di noi. Abbiamo tantissimi anni di esperienza ma, come ben sai, l’audio, la musica è sempre in movimento, è’ liquida e si impara sempre dagli altri perché ognuno di noi ha un’esperienza diversa, quindi il confronto è importante. Però avere un team di cui ti fidi è anche importante perché conosci la qualità che vai a raggiungere e risparmi tempo, che vuol dire anche risparmiare denaro e potersi concentrare su altre produzioni: vai a colpo sicuro. Ci abbiamo messo anni per trovare degli elementi giusti per il team e questo poi ti da una garanzia di qualità dall’inizio della produzione fino alla stampa finale.

F.N. : Vorrei farti due domande incrociate: come si costruisce un team e, dall’altra parte, come si può entrare a far parte di un team? Perché è chiaro che se uno è già un professionista affermato può decidere di costruirsi il proprio team, però se uno non è ancora entrato nel giro, come fa? Come si fa ad accedere a questo mondo? Queste sono due domande. Puoi  risponderci assieme, prima una poi l’altra.

E.S. : Il team lo costruisci innanzitutto con le esperienze, venendo a contatto con vari tipi di musicisti, più o meno famosi, vedi quello che ti sanno dare e, soprattutto, se quello che ti sanno dare corrisponde a ciò che stai cercando. E’ una selezione naturale. Da varie prove capisci chi può fare più al caso tuo perché ha determinate caratteristiche, e allora cerchi di includerlo nel team. Ovviamente cerchi, perché ci sono persone che potrebbero non essere interessate. Fortunatamente la qualità dei prodotti che abbiamo fatto finora ci ha permesso di poter collaborare con le persone che volevamo.

Entrare in un team, dall’altra parte, non è una cosa semplice: come tu sai, spesso si creano dei circoli chiusi e quindi è un  lavoro un po’ complicato, devi dimostrare, devi avere l’amicizia giusta che ti inserisca nella situazione giusta e quando capita questa situazione giusta devi dare il 200% e fare colpo, impressionare soprattutto con competenza, tecnica, pratica, umiltà. E questa è una cosa fondamentale, per lavorare in un team ci vuole umiltà e belle vibrazioni, bisogna attorniarsi di persone piacevoli con cui stare: quando c’è il momento del cazzeggio ti diverti e stai alla grande ma quando c’è da lavorare sai che quella persona è iper affidabile.

F.N. : Che è un po’ il percorso che ha seguito Antonio per entrare nel vostro team, perché me lo ha raccontato e ti ha conosciuto, ha voluto incontrarti e poi da là è nato il tutto.

E.S. : Sì, lui innanzitutto era un fan della mia band, i Cheope, ed era venuto a vederci in  un paio di occasioni. Poi ci siamo sentiti su My Space  e mi ha fatto dei complimenti, allora io mi sono informato su quello che faceva: aveva creato una cover band ufficiale dei Lacuna Coil, così gli ho fatto i complimenti perché erano veramente bravi. Un giorno poi ci siamo incontrati all’Alcatraz di Fiumicino dove lui suonava con la sua band.

Con Antonio è stato un amore a prima vista, dal punto di vista musicale, è il mio gemello di musica. Poi sono andato a casa sua, a Serrone, dove ha il suo studio e la cosa fantastica è che avevamo  appuntamento fisso il giovedì, e uscivamo sempre con un pezzo finito, stavamo là dalla mattina alla sera, facevamo anche le 5 di mattina. La cosa divertente  è che io lo conoscevo come chitarrista, la prima volta che vado da lui vedo che stava alla batteria e suonava da paura e dico: “Porca vacca o Antò ma oh suoni.. Come chitarrista ritmico sei una bomba, però oh suoni bene anche la batteria”. E lui mi risponde: “Mah, ti dirò, la batteria è il mio primo strumento. La suono dall’età di 5 anni”. Poi, registrandolo, vedevo che era una macchina sul tempo, un metronomo vivente. “Ma com’è che un ragazzino della tua età è così preciso?”, e lui i dice: “Guarda, questa è colpa di mio fratello,  anche lui prima di passare al canto suonava la batteria, quando mi ha messo sulla batteria, mi ha messo due cuffioni con dentro sto tic, tic, tic, da lì non ho più smesso”.

Lui è veramente un artista e un produttore talentuoso. Siamo cresciuti molto insieme anche perché io gli ho dato qualcosa sia a livello musicale che umano, dei trucchi sulla produzione, e lui mi ha ripagato con le sue esperienze, ed è fantastico perché quando componiamo ci capiamo al volo e da che ci conosciamo non abbiamo mai discusso. E’ proprio come un fratello per me.

 F.N. : Allora, la vostra è una storia, secondo me, un po’ anomala, però, tendenzialmente, secondo me si può trarre qualche insegnamento anche per i nostri utenti. Dal tuo punto di vista uno può entrare  nel team di produzione se dimostra, al di là della competenza musicale, anche una certa affinità personale. Ho capito bene?

E.S. : Sì, io credo che sia molto più importante il livello umano, quando lavori in team.

F.N. : Anche rispetto alla tecnica musicale, alle competenze?

E.S. : Beh, se lavori a delle produzioni importanti non puoi prescindere da quello, ad esempio, a un chitarrista da dieci ma problematico preferisco uno da otto però simpatico e che porta buone vibrazioni, è questo il discorso. Una cosa particolare andando a risentire le registrazioni del passato è che nelle prime demo che facevamo assieme Antonio suona tutto, basso, batteria e chitarra, e io canto. Infatti prossimamente uscirà un brano in multi screen, dove lui suona basso, batteria e chitarra e io canto.

F.N. : Me l’aveva accennata questa cosa divertente.

E.S. : E’ per far vedere che siamo autosufficienti, poi gli farò delle lezioni di canto, così prima o poi far pure quella  che se la canta e se la suona, tanto per dire.

F.N. : Ma giusto perché così dopo lo elimini dal team, dopo fa tutto solo..

E.S. : No, no, non lo posso eliminare dal team. Infatti non gli insegnerò a cantare bene. Il discorso è che, risentendo le registrazioni di un tempo ad oggi, abbiamo visto che abbiamo fatto veramente tantissimi passi avanti stando sul pezzo e arricchendoci delle continue esperienze che abbiamo tutti e due, e quindi adesso siamo arrivati a un livello accettabile e interessante. Ed è stato un caso perché c’è anche una differenza generazionale. Però sai, è difficile, io bene o male suonavo in questa band che era molto conosciuta a Roma e io poi sono una persona tranquilla, c’è gente che se la tira per molto meno e che non gli avrebbe dato un possibilità; il fatto è che così ci ho guadagnato pure io, perché ho conosciuto una persona incredibile, un produttore della madonna, nonostante la giovane età, e gli auguro il meglio per il futuro perché è veramente un fenomeno e spero che potremmo collaborare a vita.

Di Antonio Aronne ne escono uno su un milione, è veramente un talento. E allo stesso modo Roberto ha creduto in me. Ma lì io me la sono dovuta sudare con il sangue e con i denti perché ogni giorno era una dimostrazione, e oggi siamo arrivati a quel livello di collaborazione e di intimità che ci prendiamo anche a parolacce ma in senso bonario, non  litighiamo. Lui è un grande e ce le diciamo, è una persona che ha secoli di esperienza e a cui devo tutto praticamente e gli voglio un sacco bene, è come un padre per me.

 F.N. : Ecco, però sarebbe interessante  sapere come, ormai di Antonio sappiamo la storia, però il tuo inserimento nel team è andato diversamente, mi pare di capire che te la sei dovuta sudare.

E.S. : La mia storia nell’inserimento nel team inizia dal lontano 2003, io ero semplicemente un allievo di Roberto, come tanti altri; facevo lezioni di canto con un’altra insegnante e mi ero un po’ stancato di avere un’insegnante donna, cercavo un insegnante uomo. E mi ricordo ancora, stavo su ICQ e parlavo con un fan della mia band che mi disse :“Oh ma guarda,  io vado a lezioni da questo. E’ un fenomeno”. E così lo contattai. La prima volta andai a casa sua a fare lezioni. Ero un  allievo come tanti, però eravamo entrati in simpatia e io lo coinvolsi nella produzione artistica del disco dei Cheope e quindi nella Vocal production. Lui curò tutta la Vocal Production del disco dei Cheope con me e abbiamo lavorato talmente tanto tempo a fianco che poi pian piano è nata l’amicizia.

 

F.N. : Posso farti una domanda, puoi anche non rispondermi, però giusto per capire il meccanismo, per cercare di trarre un insegnamento. È stato chiamato in questa produzione come collaboratore esterno e quindi pagato oppure c’era già un rapporto di amicizia tale per cui si è inserito autonomamente?

E.S. : C’era un rapporto di amicizia, ma è stato chiamato come collaboratore esterno pagato, ovviamente: ho fatto un investimento sul mio futuro.

F.N. : Un investimento su Roberto, o meglio su di te. Stavi già pensando a come fare ad entrare nel suo team e quindi hai pensato di coinvolgerlo nel tuo lavoro?

E.S. : Mi piaceva come lavorava e mi serviva un professionista del suo calibro. A livello empatico c’eravamo, mi piacevano le sue idee e mi trovavo molto bene a lavorare anche quando facevamo della pre produzione durante le lezioni a casa sua; si era instaurato un rapporto tale per cui io mi fidavo solamente di lui: era l’unica persona con cui volevo fare il mio primo disco importante, doveva esserci lui al mio fianco, ma non pensavo in un team futuro. Lui stava aprendo l’Accademia Scarlatti, io ero un suo allievo e ho continuato ad esserlo anche dopo. E poi pian piano nel tempo ho raggiunto un livello per cui ad un certo punto lui mi ha detto: “Ora sei pronto per insegnare nella mia Accademia”. Il  rapporto si è costruito nel tempo.

F.N. : Che cosa ci insegna questa storia secondo te?

E.S. : All’inizio, quando lui faceva le sue produzioni, io ero lì a fianco ma non avevo molta voce in capitolo e le mie idee non venivano prese molto in considerazione anche perché osservavo più che parlare. Però pian piano ho iniziato a prendere coraggio, ma ti parlo di giorni passati in studio a fianco a lui, a vederlo lavorare ma senza chiedere, investendo il mio tempo.

F.N. : Quindi non venivi pagato?

E.S. : No, studiavo all’Università e mi sono anche laureato in Economia: quando finivo andavo in studio e stavo lì, osservavo. Pian piano essendo uno audace, ho preso coraggio e ho iniziato a buttare qua e là delle idee che funzionavano, e pian piano da queste piccole idee siamo arrivati a produrre insieme dei dischi dove il lavoro di entrambi ha lo stesso peso.

F.N. : Che cosa ci insegna, secondo te, questa storia? Quale insegnamento dobbiamo trarre?

E.S. : Allora, le capacità personali sono importanti e migliorano nel tempo se hai voglia di farle migliorare: ci vuole sacrificio. Ci vuole l’umiltà di stare lì a guardare, ascoltare e a passare i pomeriggi a perdere, tra virgolette, tempo. Ma non perdi tempo in realtà, è tutto un guadagnare; per molti potrebbe essere una perdita di tempo stare a cercare di capire cosa serve, cosa non serve, come si lavora. Bisogna perseverare con il sangue, i denti, anche quando le persone ti dicono che non ce la fai. Se credi in una cosa devi perseverare. E poi ci vuole una dose di fortuna, io sono stato fortunato, l’incastro degli eventi mi ha portato a conoscere delle persone.

F.N. : Poi ti chiederò se veramente credi nella fortuna o se è solo un modo di dire..

E.S. : No, io ti dico onestamente credo che ci sia un piano scritto e delle concatenazioni di eventi. La fortuna, secondo me, è semplicemente trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Questa è la fortuna. A volte capita che prendi il treno al volo, a volte capita che lo perdi e non sai dove ti avrebbe portato. Io  che alcuni trenini li ho presi bene, altri sono passati non dico di essere una persona sfortunata. È importante, quando prendi il treno giusto, saper dimostrare il tuo valore: puoi essere pure l’uomo più fortunato e raccomandato dell’universo ma se poi, alla fine, non vali diventi un peso. Ti si potranno pure ingoiare per uno, due anni se ti va bene, però poi dici: “Che stiamo a fa?”. Quindi le capacità personali contano molto. Io sono una persona che crede principalmente nell’umiltà e nella dedizione alle cose.

F.N. : Però, dal racconto che mi hai fatto, secondo me, emerge una cosa importante. Ad un certo punto della tua vita hai capito che dovevi cambiare insegnante e non ti sei rassegnato all’insegnante che avevi. Quindi hai scelto tu di cambiare, di modificare qualcosa.

E.S. : Quella è stata una concatenazione di eventi.

F.N. : Quindi incoraggiamo anche tutti coloro che hanno un sentimento simile a guardarsi intorno?

E.S. : Assolutamente sì. Io credo che si debba seguire molto il proprio istinto, è importante e lo dico anche perché è l’approccio che adotto quando  insegno canto. Bisogna seguire molto il proprio istinto cercando anche di avere il coraggio di cambiare per seguire le proprie inclinazioni. Bisogna sempre seguire quello che ci dice il cuore e soprattutto  bisogna essere dei bravi osservatori, bisogna essere sicuramente diplomatici senza farsi mettere i piedi in testa, e umili.

Io devo essere onesto: ho avuto la possibilità di collaborare con artisti e produttori stranieri, e c’è gente che in Italia non ha fatto niente e si crede più di un produttore pluridecorato quale potrebbe essere lo stesso Jeff Blue. Stiamo parlando di uno che ha prodotto Korn, Limp Bizkit, Linkin’ Park, Macy Grey e che ti veniva in studio e ti trattava praticamente come un figlio, non ti faceva pesare il suo status. Anzi ci siamo messi pure, mi ricordo, durante la registrazione dei singoli a fare delle scenette che forse sono ancora sul web in cui ci prendevamo per il culo a vicenda, cose spiritosissime tra me e lui e i ragazzi della band: gente umile. Purtroppo in Italia molte persone non hanno questo atteggiamento, e capita anche all’interno delle stesse band.

 F.N. : So che a Roma ci sono molti attriti tra le band.

E.S. : Bravissimo. È questo quello che la cosa sbagliata, secondo me, di questo circuito, le band dovrebbero darsi una mano e sostenersi a vicenda. Invece c’è un’invidia incredibile e uno va al concerto di un altro ad aspettare che sbagli per poterlo criticare, ed è una cagata onestamente. Una volta mi sono azzuffato con uno al Palamarino, c’era il concerto dei Dream Theater e c’era uno che stava lì tutto pischello che guardava: “Aspetta, vedi, ah qui ha sbagliato, ha sbagliato. Non è proprio così sul disco. Eh no, no, non va bene”. E’ di John Petrucci, che stiamo parlando, uno dei più forti chitarristi dell’universo. Io me lo guardo e gli faccio: “Eh sì ha proprio sbagliato. Peccato che l’ha scritto lui il brano e peccato che sta lui lì sul palco e te stai qui a fare il coglione”.

Capito? La cosa è terribile. Ma abbi il coraggio di stare in silenzio, goditi la musica. Se devi avvelenarti per andare a vedere un concerto rimani a casa che fai più bella figura, sono storie che, onestamente, mi fanno anche un po’ ridere. Invece ogni volta che abbiamo suonato anche all’estero con le mie band c’è sempre stato un grosso rispetto. In Italia siamo dei belli ipocriti, davanti facciamo la faccina e poi dietro andiamo a sparlucchiare.

F.N. – Ci racconti ancora qualche aneddoto che è capitato in studio? Qualche episodio a cui sei particolarmente affezionato, bello o brutto che sia?

E.S. – Si, quando l’ho portato a bere il mojito a Trastevere e mi ha ringraziato per giorni per aver bevuto il mojito migliore della storia. Oppure, dovevamo scrivere una canzone ed eravamo in macchina, in ritardo ovviamente, tutti aspettavano noi ma eravamo in ritardo perché lui era voluto andare prima al Vaticano, non avevamo ancora il ritornello della canzone e la dovevamo registrare un quarto d’ora dopo, e ci è venuto in macchina! Noi come due fulminati in macchina a cantare come pazzi ‘sto ritornello, è stato divertente. Poi ci siamo pure commossi quando lui era con la fidanzata in aeroporto e ci siamo separati, insomma, avevamo fatto un bel team quel giorno. Un’altra cosa invece divertente è stata quando Tue Madsen, a me ed il mio amico Matteo, ci avevano messo a dormire praticamente nella piscina di casa sua, dove lui registrava  la batteria.

F.N. : In piscina.. Pensa te!

E.S. : Sì! lui dice: “Vengono delle batterie della Madonna”. Siccome non aveva posti letto perché c’erano  oltre a lui il figlio e un suo assistente, che aveva una camera in affitto a casa sua, ci ha fatto 2 brande nella piscina. La cosa bella è che in Danimarca ci è capitato il periodo con solo due ore di notte, quindi c’era luce per tutta la notte. Noi stavamo in piscina, andavamo a letto  a mezzanotte, alle 3 già c’era la luce e non riuscivamo a dormire bene. Poi c’era un’umidità nella piscina, era vuota, però un po’ umida. E Tue era mattiniero, alle 8.30 si svegliava e mixava: è stato un periodo terribile, noi ci si svegliava a manetta perché la regia era proprio al di là della piscina!

F.N. : Ma  non era insonorizzata?

 E.S. : Sì, però lui aveva sempre l’abitudine di tenere la porta tra la piscina e la regia aperta, poi ovviamente noi, fomentatissimi, appena sentivamo le nostre canzoni salivamo, e salivamo dalle scalette della piscina..  E siccome la piscina era bella profonda ti dovevi prima arrampicare su una sedia per poi salire su queste scalette. All’andata era fico, ma quando dovevi tornare giù dalle scalette alla sedia.. Una volta siamo pure caduti, insomma ci siamo ammazzati..

F.N. : Comodo  comunque  registrare le batterie  là dentro..

E.S. : La cosa figa è che salivamo con dei pigiami improponibili, quindi andavamo in regia, ci sediamo sul divano pigiamatissimi.  Un’altra volta c’era questa assistente che aveva la Play Station 3 e un enorme schermo da 52 pollici sulla parete, e ovviamente io mi ero portato dei giochi della PS3 e la sera io e Matteo, che non sapevamo che fare, giocavamo. Lui aveva tutti i menù in danese, io però, visto che sono un vecchio smanettone, mi ricordavo come si chiamava il linguaggio e l’ho messo in italiano. Quando siamo partiti mica gliel’ho ricambiato. Avrà bestemmiato per giorni per rimettere il danese..

 F.N. : Sei un po’ bastardo però..

E.S. : Sì, sì. E poi lui aveva un solo  joypad e allora: “Eh vabbé ma dove posso comprarlo sto joypad?”. L’avevo ferito nell’orgoglio perche lui aveva solo un joypad. Il giorno dopo, ci lancia ‘sto joypad che aveva comprato, facendo lo sborone: “Tiè! Ecco il joypad!” e si aspettava, secondo me, che io glielo pagassi. Io invece dissi: “Grazie, da paura, grazie!”. Penso che ci abbia bestemmiato per giorni, sia per il joypad non pagato che per il menu in italiano invece che in danese.

 

F.N. : Allora dobbiamo ottimizzare un po’ i tempi perché  il tempo corre ed è tirannissimo. Parliamo adesso con te di produzione vocale. Ci dai qualche suggerimento, qualche trucco del mestiere, se ti va. E rimaniamo in compagnia dei nostri affezionatissimi allievi di Recording Turbo System.  Se non puoi seguirci adesso  iscriviti,  e potrai continuare a guardare questa intervista e anche tutte le altre della serie Summer Productive oltre che avere accesso  a oltre 10 ore di video tutorial introduttivi nel mondo del recording. Quindi, in questo momento accaldatissimo, ringraziamo ERK.

E.S. : Vabbé, la prossima volta facciamo Winter Production che almeno c’è un clima migliore, che qua stiamo tutti a morire.

F.N. : Va bene, mi piace come idea, sulla neve però. Leandro Bartorelli,  è un batterista che stiamo intervistando,  ha fatto un servizio fotografico sulla neve. Si è portato la batteria, non so dove. È un pazzo, un drago, un mostro. Enrico ti ringraziamo tanto e ci vediamo dall’altra parte!

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