Equalizzatore, compressore, delay e riverbero: Lezione 7


In questa pagina scopri cosa sono, a cosa servono e come si usano gli equalizzatori, i compressori, i delay ed i riverberi per mixare in homerecording.

Questo è un articolo incluso all'interno del corso di homerecording base, composto da 9 lezioni audio, video e testuali, offerto da Recording Turbo System: il primo ed il miglior corso per tecnico del suono online in Italia.

Elenco delle 9 lezioni gratuite incluse in questo corso di homerecording gratuito:

Lezione 1: attrezzature per l'home recording professionale
Lezione 2: riprese microfoniche per homerecording
Lezione 3: l'importanza della stereofonia nell'homerecording
Lezione 4: come registrare professionalmente la voce a casa in homerecording
Lezione 5: tecniche avanzate di produzione in homerecording
Lezione 6: homerecording e mastering
Lezione 7: come usare equalizzatore, compressore, delay e riverbero in homerecording
Lezione 8: come si usa il mixer nell'homerecording
Lezione 9: Scuolasuono Project - Video manuale di home recording

Introduzione

Ciao a tutti gli amici che stanno seguendo questo corso per tecnico del suono . In questo nuovo appuntamento desidero riprendere il discorso da un punto di più pratico e tecnico. Parleremo infatti di effetti e processori di segnale sia per iscritto che con dei video pratici di esempio che troverai nel corso dell’articolo  in maniera da affiancare la “teoria” scritta con esempi pratici di utilizzo dei processori ed esempi sonori.

Sappiamo bene che lo strumento principale per un tecnico del suono è il mixer. Troppo spesso però ci si dimentica che, per ottenere un buon mixaggio o delle ottime sonorità live, oltre ai microfoni ed al mixer, sono necessari degli effetti.

Quando si parla di effettistica si parla di processori esterni (o incorporati) al mixer atti all’elaborazione del suono, o meglio del segnale musicale. A seconda della piattaforma con cui si lavora questi effetti possono essere degli scatolotti fisici (outboards) o dei piccoli programmini che si innestano all’interno del programma principale (plugins).

 

Gli scopi per effettuare un’elaborazione su un segnale musicale possono essere più diversi: modificarne il contenuto di frequenze e lo spettro, modificarne la dinamica, aggiungere delle alterazioni timbriche, conferire una connotazione spaziale ad un suono, aggiungere degli effetti speciali, ecc… a seconda dell’esigenza sono stati inventati diversi strumenti: se il microfono è quello strumento che permette di trasformare l’energia acustica in segnale elettrico, il mixer l’oggetto proposto a raggruppare più segnali elettrici in un unico segnale elettrico (oppure in due segnali elettrici nel caso della stereofonia, o in sei nel caso del surround) gli effetti sono degli strumenti che consentono l’alterazione ed eventualmente il miglioramento delle caratteristiche tecniche ed artistiche di un segnale elettrico musicale (del caso di effetti software o digitali l’alterazione viene fatta, ovviamente, sulla rappresentazione numerica del segnale elettrico).

Ci sono diversi criteri per catalogare i processori di segnale. Quello che a me piace di più è quello che divide gli effetti in due grandissime categorie: gli effetti di dinamica e gli effetti di colore.

I processori i “dinamica” sono quegli effetti deputati a cambiare i connotati ad un segnale audio: l’equalizzatore è il tipico processore di dinamica che, guarda caso, viene comunemente integrato in tutti i mixer. Altri processori di dinamica sono il compressore, il noise gate, molti altri…. I processori cosiddetti “di colore” sono quei processori che, dato un segnale elettrico dai connotati perfetti, si preoccupano di aggiungere una certa sonorità o un certo colore al segnale trattato. Esempi tipici di processori di colore sono il riverbero, i vari delay, chorus e flanger, ecc…. che vengono apposti su segnali già tecnicamente ed artisticamente “corretti”. Questi sono solo alcuni degli effetti messi a disposizione dal mercato hardware e software, tuttavia sono queste le categorie principali di effetti che aiutano il tecnico del suono a raggiungere il buon risultato sia nel mixaggio che nel live. Vediamo ora nel dettaglio a che cosa servono i vari processori sopraelencati: ovviamente non potremo scendere nel dettaglio pratico del loro utilizzo ma ciò che di seguito potrai leggere ti permetterà di affrontare con maggior serenità i manuali dei tuoi plugins o del tuo mixer. Infine ritorneremo sull’equalizzatore, che, essendo il processore più famoso ed utilizzato, necessita a mio avviso di un ulteriore approfondimento sulle sue caratteristiche ed utilizzo.

Equalizzatore

Processori di dinamica: L’equalizzatore è quello strumento che consente al tecnico del suono di modificare la timbrica di un segnale, di alterarne le frequenze medie, basse o alte a seconda di esigenze tecniche o stilistiche. Con l’equalizzatore è possibile effettuare delle modifiche sostanziali allo spettro di frequenze di un determinato segnale audio. È un termine molto utilizzato per definire l’intervento dell’equalizzatore e “risposta in frequenza”. Questo termine identifica in maniera generica il fatto che, dato per assunto, in ingresso ad un equalizzatore, un segnale audio caratterizzato da rumore bianco (ossia un rumore composto da tutte le frequenze appartenenti allo spettro dell’udibile, allo stesso livello), in uscita l’andamento del livello delle singole frequenze venga o meno alterato. Un sistema audio definito con risposta in frequenza lineare indica che il contenuto spettrale del segnale in ingresso sarà equivalente a quello del segnale in uscita. L’equalizzatore è, per definizione, un oggetto pensato per modificare lo spettro di frequenze di un segnale in ingresso.

All’interno del corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it vengono dedicate oltre cinque ore allo studio ed all’approfondimento degli equalizzatori e del loro impiego. È ovvio che in un articolo di questo tipo, non riusciremo ad essere esaustivi. Prima però di passare la descrizione degli altri processori che tipicamente vengono impiegati nell’audio, ti avverto che riprenderemo più nel dettaglio il discorso relativo agli equalizzatore tra qualche riga in questo stesso articolo: l’equalizzatore è uno di quegli strumenti onnipresente nelle apparecchiature e nei software audio ed è bene sapere almeno di che cosa si sta parlando prima di muovere le manopole a casaccio…

Processori di dinamica

Il compressore, l’expander ed il limiter sono tipicamente quei processori deputati alla gestione della dinamica di un segnale (intesa proprio come differenza tra livelli minimi e massimi, di escursione di “volume” se vogliamo). Ogni segnale, oltre che essere caratterizzato da un certo spettro di frequenze che varia continuamente, è anche caratterizzato da valori di dinamica: quando parlo, io posso parlare sottovoce oppure URLAREEE; questo è un cambio di dinamica. Quando sono un assolo di chitarra io posso suonare il pianissimi o, alzando il livello dell’ampi a manetta, i fortissimi, ecc….

 

L’argomento processori di dinamica è uno di quegli argomenti belli tosti, molto appaganti ma molto difficili da padroneggiare. Per quanto mi riguarda non passa giorno sull’audio che io non impari qualcosa sui processori di dinamica, sul loro corretto impiego, sul loro utilizzo creativo. Spiegare a parole l’utilizzo e l’utilità del compressore, dell’espander, e del limiter, oltre ad essere un’impresa non semplice, risulta anche essere molto deficitaria: ecco perché, anche nel caso dei processori di dinamica, all’interno del Recording Turbo System di ScuolaSuono.it, ci sono oltre cinque ore di spiegazione ed esempi pratici con prove tecniche registrate nello studio di registrazione Angel’s Wing di Nico Odorico.

Compressore

Tuttavia, in linea di massima, tanto per capire di quello di cui stiamo parlando, possiamo dire che il compressore è quel processore dedicato a diminuire il range dinamico di una parte musicale suonata o cantata e dunque ad avvicinare, in termine di “volume” complessivo, i pianissimi ai fortissimi. Lo scopo può essere essenzialmente tecnico (ossia, sapendo che il mio brano verrà ascoltato spesso in un’autoradio o in un lettore MP3, essendo a conoscenza del fatto che il sistema d’ascolto non sarà un sistema professionale e che le condizioni d’ascolto saranno rumorose, per evitare il rischio che l’ascoltatore perda i dettagli nei passaggi di pianissimo, utilizzando la compressione posso fare in modo che anche passaggi più deboli vengano percepiti come più forti) oppure di tipo artistico (una chitarra elettrica ben compressa risulta essere molto più aggressiva ed appagante rispetto allo stesso segnale senza compressore).

Nel video che segue illustreremo le funzionalità dei controlli essenziali di questo magico strumento per il mix.

Approfondiremo ulteriormente nei video di approfondimento posti alla fine di questo articolo.

Expander

L’expander è un processore di dinamica che effettua l’operazione inversa rispetto compressore: anziché diminuire la gamma dinamica di un segnale la amplifica, ossia i pianissimi verranno resi ancora più inudibili rispetto ai fortissimi. L’estremizzazione dell’espander è quello che comunemente viene conosciuto come noise gate.Il noise gate è lo strumento che virtualmente consente di eliminare i rumori di fondo, come ad esempio il fruscio di un amplificatore particolarmente udibile quando il chitarrista non sta suonando, ed in pratica funziona così: stabilito un certo livello di riferimento del segnale, tutte le porzioni di segnale che supereranno quel livello verranno lasciate passare oltre nella catena audio, ciò che invece risiede al di sotto di quel livello verrà “abbassato” fino ad essere reso inudibile. Se perciò la soglia di riferimento viene impostata ad un livello appena sopra il livello di fruscio di fondo dell’ampli, quando l’unico segnale che transiterà all’interno di questo processore sarà il fruscio, il volume sarà abbassato; quando invece il chitarrista suonerà una nota, e dunque il livello supererà la soglia, il segnale audio verrà lasciato transitare.

Noise Gate

Il noise gate è uno strumento fondamentale per la buona riuscita di una batteria: è fondamentale infatti che, per evitare rumori di fondo ed aggirare problematiche complesse relative alla fase dei segnali catturati dai vari microfoni che riprendono il set, il segnale dei microfoni d’accento relativi ai fusti risulti essere presente solo quando è necessario (ad esempio, il segnale del rullante, attraverso l’utilizzo di un noise gatte, verrà lasciato transitare nel mixer solo durante il transigente utile mentre, nel resto del tempo, per esempio durante i colpi di cassa, il segnale del rullante rimarrà inudibile).

Limiter

Per quanto riguarda il limiter possiamo dire che esso è l’estremizzazione del compressore: senza entrare troppo nel dettaglio, il che richiederebbe ore e ore di scrittura (e di lettura) possiamo dire che il limiter funziona esattamente come il limitatore di velocità presenti sulle corriere che infatti impedisce ad un mezzo, per quanto il conducente pigi sull’acceleratore, di superare un certo limite di kilometri orari . Nell’audio è lo stesso: il limiter costringe e il segnale in ingresso, a prescindere dal suo livello, ad uscire con un livello massimo pre impostato dall’operatore. L’utilizzo tipico del limiter è in fase di mixaggio su singoli strumenti percussivi per restituire corpo ai suoni oppure, in fase di mastering, utilizzato sul master Left e Right per limitare i picchi di segnale e restituire così un segnale che suoni “più forte”.

Questi in sintesi gli scopi principali e gli strumenti principali deputati alle modifiche dinamiche (ossia deputate a cambiare i connotati del segnale audio); vediamo ora quali sono i principali esempi di processori di colore. Come già detto il processing di colore è quell’insieme di operazioni che servono a rendere più suggestivo un segnale audio già ben suonante (quindi un segnale già a posto dal punto di vista della risposta in frequenza e della gamma dinamica).

Riverbero

Il riverbero è il processore deputato all’emulazione della risposta acustica restituita da un ambiente. Ne esistono di diversi tipi e basati su diverse tipologie di funzionamento, anche se lo scopo rimane sempre lo stesso. I parametri che generalmente si trovano sulla maggior parte di questi processori, sia essi software che hardware, sono il tempo di riverbero (ossia la durata in termini di secondi della coda del riverbero – per capirci, il riverbero del tuo bagno, ha una coda più corta rispetto al riverbero di una chiesa; te ne accorgi se batti un colpo di mano-), alcuni parametri dedicati alle prime riflessioni (le riflessioni acustiche che per prime giungono all’orecchio dell’ascoltatore dopo essere state rimbalzate da una sola superficie) ed alle caratteristiche costruttive della stanza (cubatura, materiale di costruzione, forma, ecc..).

Esercizio per casa: ascolta il riverbero che viene prodotto nel tuo bagno quando batti un colpo di mano (forte) ed ascolta il riverbero prodotto all’interno di una chiesa, magari con soffitto in legno. Ti accorgerai come il suono del riverbero cambi completamente a seconda della stanza, della sua forma, dell’arredo, dei materiali con i quali è costruita, ecc…

Delay ed i suoi derivati: chorus, flanger e phaser

Il delay è i primogenito degli effetti di colore ed il componente fondamentale che sta alla base di tutti i processori appartenenti a questa categoria (riverbero compreso). Stiamo parlando di un processore che ha un’infinita gamma di impieghi e di diramazioni. Tanto per capirci chorus, flanger e phaser sono suoi derivati…

Allora, partiamo dal fatto che il Delay ideale e primordiale non fa altro che applicare un ritardo ad un segnale in ingresso. In pratica è con il delay che si possono simulare echi simili a quelli che si possono sentire in montagna.

Anche nel caso del delay il discorso è davvero molto ampio ed, inutile dire, che nel corso per tecnico del suono di scuolasuono.it viene trattato in maniera molto approfondita e tecnica. Possiamo però accennare ad alcune curiosità, partendo dai parametri che spesso ritroviamo sui plugins o sugli hardware.

Il controllo del tempo di ritardo è il fulcro. Tempi di ritardo tipici di un delay vanno dal millisecondo ai 2 secondi. L’effetto di colorazione, come nel caso del riverbero, si ottiene quando il segnale originale viene sommato con il risultato del segnale prodotto dal processore. Per fare un esempio, se nel caso del riverbero ci saremmo aspettati una sonorità composta dal segnale iniziale più la simulazione di una risposta acustica di una stanza, nel caso del delay il risultato principale che ci si aspetta è quello del segnale originale più la sua copia ritardata nel tempo, un effetto eco, insomma…

Attraverso l’opzione feedback, integrata nella maggior parte dei delay, si fa in modo che il segnale ripetuto vanga reindirizzato all’input del processore creando così una sequenza di ripetizioni più o meno lunga.

TTTAAA – TTAA -TA – ta…..

Non so se mi spiego…

 

 

Infine alcuni delay integrano un processing di modulazione applicabile al segnale ritardato (un leggero cambio di intonazione che oscilla nel tempo, ad esempio). La combinazione della modulazione con lo slap delay (ripetizione singola) o con ll feedback della genera rispettivamente l’effetto di flanger e phaser.

Il miglior modo per sperimentare le sonorità di un delay provvisto di tutti questi parametri è sperimentare con un plugin: rimarrai tu stesso sbalordito delle potenzialità sonore di questo strumento…

Tieni presente che, quando la ripetizione non viene avvertita come separata rispetto al segnale originale ma come una vera e propria colorazione ( < 50 ms) quello è il territorio più gratificante per la sperimentazione iniziale. Inoltre ti avviso che, per ottenere sonorità meno ridicole e più significative, è indicato utilizzare rate (valore di oscillazioni dell’intonazione al secondo) inferiore a 2 (< 2 oscillazioni per secondo).

Vedremo poi nel prossimo articolo come utilizzare questi processori in combinata con un mixer (sia esso hardware, software o digitale). Ad ogni modo, prima di concludere questa lezione, è bene ricordare che ogni processore di colore integra un controllo mix (Dry-Wet), ossia un controllo che permette di mixare il segnale originale in ingresso con una certa quantità di segnale processato. Vedremo poi che, utilizzando i processori in un normale workflow che comprenda l’utilizzo del mixer, raramente questo controllo viene utilizzato in maniera diversa che con un’impostazione 100% Wet – uscita dal processore: solo segnale processato – poiché il missaggio con il segnale originale verrà effettuato nel mixer stesso.

Focus: Equalizzatore

Vediamo ora più approfonditamente il discorso equalizzatore. Di certo non pretendo che questa trattazione risulti essere esaustiva ma, al solito, il mio scopo è quello di darti delle informazioni base affinché tu possa sfruttare le informazioni che trovi in rete in maniera proficua e non dispersiva.

 

 

L’equalizzatore è forse il più famoso e conosciuto tra i processori utilizzati nell’audio tanto che, nella maggior parte delle volte, esiste un equalizzatore integrato anche nei sistemi high-fi casalinghi o car-audio. Esistono diversi tipi di equalizzatore a seconda della funzione dell’equalizzatore deve svolgere ma la sua funzione principalmente rimane quella di alterare, da un punto di vista spettrale, o se vogliamo timbrico, il contenuto sonoro di un segnale audio. Quando su un qualsiasi apparecchio audio, dall’autoradio all’amplificatore per chitarra, utilizziamo dei controlli per aumentare o diminuire ad esempio i bassi, gli alti, i medi, non stiamo facendo altro che utilizzare un equalizzatore. L’equalizzatore nasce, come dice la parola stessa, per riequilibrare il contenuto sonoro di un segnale audio ottenuto da un microfono: in poche parole, fin dagli albori dell’audio, gli ingegneri del suono dell’epoca si sono resi conto che l’utilizzo del microfono già di per sé restituiva un segnale dalla timbrica falsata (ad esempio con pochi altri con molti medi).

Si è perciò inventato un apparecchio che, in dominio elettrico, desse la possibilità all’operatore di rimettere mano alla timbrica del segnale registrato. Dobbiamo stare attenti però che, con la parola equalizzatore, spesso si intende un insieme di filtri: esistono infatti molti filtri ed un equalizzatore non è altro che il raggruppamento di un certo numero di questi. I tipici filtri che si possono incontrare nella maggior parte delle macchine audio professionali e semi professionali sono il filtro Shelving, il Peaking ed i passa alti o passa bassi. Senza voler per forza entrare in dettaglio, limitando l’articolo ad una trattazione semplice ed adatta a tutti, possiamo dire che i filtri Shelving sono quelli deputati ad incrementare o a diminuire il livello (e quindi il volume) di una certa porzione dello spettro del segnale (una certa porzione di frequenze) a partire da una determinata frequenza.

Mi rendo conto che cercare di immaginarsi questi concetti senz’aver trattato in maniera approfondita tutto ciò che riguarda la conoscenza del suono e del segnale audio, il discorso delle frequenze e delle somme di frequenze e senza un po’ di teoria alle spalle questi ragionamenti possono risultare leggermente complicati da seguire. Tuttavia non credo che tutto ciò scoraggi in partenza la persona che per la prima volta si trovi di fronte ad un equalizzatore di un mixer: ci sono dei pomelli da girare, gli Shelving sono quei pomelli che alzano o abbassano gli alti o i bassi di un segnale. Quando nell’autoradio o nel tuo amplificatore di chitarra è presente un controllo per aumentare o abbassare gli alti allora trattasi di filtro Shelving. Questo tipo di filtro, nei mixer più costosi o nella maggior parte dei sistemi software, è dotato di due controlli: la quantità di intervento (gain) e la frequenza di intervento (cioè, da questa frequenza in su, oppure, da questa frequenza in giù, alza o abbassa di una certa quantità il livello del segnale).

 

 

I filtri di tipo Peaking invece sono quelli deputati all’intervento su un range di frequenze limitato o meglio su un’unica porzione dello spettro (idealmente, le frequenze inferiori e superiori alla range di intervento di questo filtro vengono lasciate inalterate). Capisci bene che il filtro Peaking è tipicamente utilizzato per l’intervento sui cosiddetti “medi”. Il concetto è questo: aumenta o diminuisce la porzione sonora del segnale audio in un range limitato, attorno ad una certa frequenza. Nella maggior parte dei mixer professionali e nella quasi totalità degli strumenti software, il Peaking è provvisto di due comandi: quantità di intervento e frequenza di centro banda. Nei filtri più elaborati, specialmente in quelli digitali, è facile trovare il controllo dedicato all’ampiezza dell’intervento, ossia a quanto larga o stretta debba essere la campana raffigurata in un grafico di risposta in frequenza: più stretta sarà la forma dell’intervento, più selettivo sarà il filtro e maggiore sarà la probabilità di riuscire ad innalzare o ad abbassare una porzione molto precisa di frequenze (questo tipo di filtro viene tipicamente utilizzato per identificare ed eliminare l’effetto Larsen nei concerti).

Più larga risulterà essere la “forma” dell’intervento, meno preciso sarà l’intervento del filtro, maggiore sarà la probabilità di alterare timbricamente il segnale e di creare sonorità artistiche. Infine, l’ultima tipologia di filtri che analizzeremo in questo articolo sono denominati Passa Alto e Passa basso (o Hi-pass e Low-pass). Questa tipologia di filtro è tipicamente passiva e cioè, nella pratica, è un componente che non è in grado di generare una amplificazione ma solo di tagliare. Il passa basso è infatti il filtro che permette di far passare i bassi a partire da una certa frequenza. Viceversa, il passa alto è il filtro che permette di far passare da un segnale audio gli alti a partire da una certa frequenza. Nella pratica si assiste sempre ad una diminuzione progressiva del livello del segnale in funzione della frequenza.

 

 

Possiamo dire anche che, tipicamente, l’utilizzo di entrambi i filtri in combinata determina ciò che viene definito come band reject o band pass a seconda dei casi. L’utilizzo classico che si fa di questi filtri è per limitare la risposta in frequenza di determinati strumenti. Ad esempio nel caso del segnale microfonico di una voce, il tecnico esperto sa bene che tutto ciò che risiede al di sotto degli 80 Hz, con molta probabilità, è segnale indesiderato dal momento che la voce umana non contiene porzioni significative ti basse frequenze. Nel caso del segnale di una chitarra elettrica invece il bravo fonico sa che, al di sopra dei 4-5000 Hz c’è solo rumore e dunque, non essendo caratterizzato il suono di elettrica da altissime frequenze, non ha senso farle passare oltre nella catena degli strumenti audio.

Un utilizzo leggermente più creativo di questi filtri è quello di costringere i singoli segnali a risiedere in un determinato range di frequenze: se nel mixaggio ogni strumento ed ogni segnale copre l’intero spettro delle frequenze dell’udibile, dalle bassissime frequenze alle altissime, il mix suona come un’accozzaglia di suoni. Viceversa, il bravo tecnico che riesce a gestire lo spettro dei segnali in maniera che ogni strumento abbia, per quanto possibile, uno range di frequenze, una porzione di spettro dedicata, creerà i presupposti affinché ogni strumento risulti godibile all’interno della somma e, con tutta probabilità, il risultato finale sarà decisamente più professionale.

Dicevamo che l’equalizzatore è un insieme di filtri: si possono creare perciò diverse modalità di equalizzatore a seconda dello scopo che operatore ne deve fare.

Prendiamo ad esempio il tipico equalizzatore di un canale di un mixer di fascia media: tipicamente vi troveremo un filtro dedicato agli alti, uno ai bassi (Shielving, tipicamente con frequenza di intervento fissa) ed un filtro di tipo Peaking per i medi con controllo di gain e frequenza d’intervento; infine un passa alti con frequenza d’intervento prestabilita dal costruttore.

 

 

 

In mixer analogici più prestigiosi o in quelli digitali (compresi software) l’equalizzatore di canale sarà simile, sebbene più complesso: tipicamente infatti anche gli Shielving saranno dotati di controllo per la frequenza di intervento, molto probabilmente troverai due equalizzatori parametrici Peaking (uno per il medio alti è l’altro per il medio bassi) dotati addirittura di tre controlli: il gain, la frequenza d’intervento e la campionatura (ossia la possibilità di allargare o restringere la banda d’intervento del filtro).Infine un passa bassi ed un passa alti con frequenza d’intervento selezionabile. Un equalizzatore di questo tipo da moltissime possibilità in più al tecnico di lavorare sul suono di ogni singolo strumento per creare mix complessi e ben suonanti.

Questo tipo di equalizzatore viene definito come equalizzatore “parametrico”. Un altro tipo di equalizzatore molto conosciuto è l’equalizzatore “grafico”. L’equalizzatore grafico non è altro che un insieme di filtri Peaking, ognuno dei quali si occupa di un pezzetto di spettro del segnale, la cui unica regolazione disponibile è quella relativa all’entità dell’intervento (gain).

Questi filtri si incontrano tipicamente nei concerti come moduli esterni al mixer. Solitamente vengono utilizzati tra l’uscita del mixer e il sistema di amplificazione (sia esso il sistema di amplificazione principale che un sistema ti ascolto ausiliario dedicato ai singoli musicisti sul palco -spie-).

 

 

Lo scopo con il quale è stato concepito questo equalizzatore è quello di aiutare a ritrovare la risposta in frequenza di un sistema di amplificazione il più neutra possibile adattandone la sonorità all’ambiente in cui l’impianto suona: un impianto di diffusione da concerto montato in un palazzetto, a causa dell’influenza acustica dell’ambiente, restituirà un segnale carico di alti. Allo stesso modo è impensabile ritenere che una cassa monitor posizionata su un pavimento di cemento oppure sopra il palco di un teatro restituisca la stessa sonorità: è proprio l’ambiente stesso che condiziona la risposta in frequenza del sistema di amplificazione poiché, alle nostre orecchie, giungono componenti sonore sia dirette (quelle che dal cono dello speaker che colpiscono direttamente le nostre orecchie) che indirette (tutte quelle riflessioni acustiche che si generano quando sono presenti delle superfici su cui il suono rimbalza).

L’utilizzo corretto dell’equalizzatore grafico è perciò quello di restituire una risposta in frequenza lineare al sistema di amplificazione inserito in un contesto acustico. Spesso però mi è capitato di vedere alcuni fonici, poco preparati, utilizzare questo equalizzatore per cercare di sopprimere i feedback (i tipici fischi che si sentono nei concerti dovuti all’interazione del microfono col sistema di amplificazione). Sebbene apparentemente questo sia un utilizzo scontato di questo equalizzatore, dovrebbe far riflettere il fatto che non esistano dei veri e propri controlli di gestione delle frequenze di intervento e della campionatura. In altre parole ogni singolo filtro opera solamente in una certa porzione di audio in maniera prestabilita. Se l’esigenza del fonico è quella di andare a caccia dei famosi fischi che si avvertono sul palcoscenico lo strumento corretto è l’equalizzatore parametrico, che consente una maggior precisione nell’individuazione e nella soppressione del problema feedbeck a fronte di una quasi inalterata risposta in frequenza sul resto del segnale trattato.

Gli equalizzatori grafici sono gli stessi, come concetto, che ritroviamo sui tipici impianti audio casalinghi…

Questi sono solamente principali tipi di equalizzatore ma ovviamente nel mondo reale, e specialmente nel software, esiste ogni tipo di combinazione di filtri radunati in un’unica entità denominata equalizzatore.

Nel video che segue si parla di equalizzatori: quanti tipi di equalizzatori esistono? è meglio lavorare in cut o in boost? Queste sono alcune delle domande alle quali cerchiamo di dare risposta.

 

Video di approfondimento sul processing

In questo spezzone video scoprirai quali sono state le tecniche utilizzate per il processing di una kick drum all’interno di un brano rock. Vedrai nella pratica come questa è stata equalizzata e compressa, il tutto corredato dalle motivazioni che hanno indotto a certe scelte “tecniche” piuttosto che ad altre.

In questo spezzone video scoprirai in che modo è stata processata una coppia di microfoni panoramici su una batteria in una slow ballad.

In questo spezzone video scoprirai quali sono state le tecniche utilizzate per il processing di un basso all’interno di un brano rock. Vedrai quali processori sono stati utilizzati su questo strumento e perchè. Buona visione.

Nella prossima lezione ci avventureremo alla scoperta del mixer e del suo utilizzo. Un saluto a tutti gli amici di Scuolasuono.it ed a tutti gli aspiranti tecnici del suono!
Francesco

Questo è un articolo incluso all'interno del corso di homerecording base, composto da 9 lezioni audio, video e testuali, offerto da Recording Turbo System: il primo ed il miglior corso per tecnico del suono online in Italia.

Elenco delle 9 lezioni gratuite incluse in questo corso di homerecording gratuito:

Lezione 1: attrezzature per l'home recording professionale
Lezione 2: riprese microfoniche per homerecording
Lezione 3: l'importanza della stereofonia nell'homerecording
Lezione 4: come registrare professionalmente la voce a casa in homerecording
Lezione 5: tecniche avanzate di produzione in homerecording
Lezione 6: homerecording e mastering
Lezione 7: come usare equalizzatore, compressore, delay e riverbero in homerecording
Lezione 8: come si usa il mixer nell'homerecording
Lezione 9: Scuolasuono Project - Video manuale di home recording

5 thoughts on “Equalizzatore, compressore, delay e riverbero: Lezione 7

  1. Ottimo corso, molto interessante.

    Non so se ho capito male io ma c’è forse un errore nella descrizione dei filtri passa basso e passa alto?
    Cito dalla pagina:

    Non è il contrario?
    Passa basso = i bassi PASSANO
    Passa alto = gli alti PASSANO
    Come del resto si vede nei grafici appena sotto.

    Una svista oppure ho capito male io?

    Ciao e grazie per l’ottimo lavoro del sito
    Renato

    1. Ciao Renato, e benvenuto!
      Grazie per averci segnalato la descrizione dei filtri passa basso e passa alto, era infatti errata come ci hai fatto notare, un errore fatto durate l’inserimento dell’articolo che ci era sfuggito. Grazie ancora, a presto e Buon Recording!

  2. Non so perché mi ha tolto la citazione.
    Che era:

    Il passa basso è infatti il filtro che permette di eliminare completamente i bassi a partire da una certa frequenza. Viceversa, il passa alto è il filtro che permette di eliminare da un segnale audio gli alti a partire da una certa frequenza.

  3. Avrei una domanda a cui non trovo risposte su internet… Io sono produttore diciamo non esperto ok? Ho notato ke con fl studio quando faccio una semplice catena effetti e metto il riverbero e poi subito dopo il compressore questo mi amplifica il riverbero sia ke setto il compressore in release corta o lunga non cambia niente me lo amplifica. Io faccio elettronica xciò mi va benissimo xo son curioso di Capire il perché. Grz mills

    1. Ciao Rudy, allora, la risposta sarà generica come la domanda, che è un po’ scarna di particolari sui settaggi.
      Sarebbe necessario capire meglio dove si trova la tua “catena di effetti”, se in traccia, se in ausiliarie.
      In ogni caso, il tutto può dipendere dal tipo di compressore che usi, perché alcuni, una volta inseriti, non danno nessun tipo di modifica al segnale audio, finchè non inizi a “processare il segnale”.
      Però esistono dei compressori come ad es: emulatore CLA della waves che amplificano il segnale perché hanno il parametro del Make-up gain già preimpostato su un valore diverso da “zero”.
      Per cui hai il segnale leggermente amplificato da subito.
      Dipende da quello che usi. Ti posso confermare che non è una regola fissa, e molti compressori non ti danno questo tipo di “riposta”. Ti invito a provare con altri plug-ins per ascoltare la differenza.
      Buon Recording!

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