Massimo Traverso presenta il suo homestudio


Carmen Louis: Ciao a tutti da Carmen Luis e benvenuti, davvero benvenuti, a Scuolasuono.it e alla rubrica Home Recording Studios. Una rubrica dedicata agli studi di registrazione, vale a dire  a chi registra a casa e a chi ha un piccolo studio di recording. In questa fase noi stiamo intervistando dei protagonisti di questa rubrica che fanno Home Recording da svariati anni. In questo caso parliamo con Massimo Traverso, che saluto.

Massimo Traverso: Ciao a tutti!

C. L.: Massimo Traverso è tastierista, ma è anche fonico.

M. T.:
 Esatto.

C. L.:
 Allora Massimo, parlaci di te, presentati.

M. T.: Sono nato come musicista e l’esigenza di diventare fonico è venuta successivamente  per motivi essenzialmente pratici, in quanto dovevo presentare in sala prove  delle demo abbastanza professionali rispetto agli altri musicisti. Inoltre devo confidarti che è anche per motivi economici. L’autogestione significa un risparmio non indifferente, rispetto a chi deve affidarsi a tecnici del suono esterni. Inoltre tali professionisti, pur essendo validi, possono presentare delle scelte diverse rispetto ai propri desideri sonori.

C. L.: Tu hai un sito web, un contatto Facebook?

M. T.: Il sito web è www.gothicdimension.com mentre il mio contatto su Facebook è quello di  Gothic Multimedia Project,  il progetto multimediale che curo da circa 12 anni, in quanto suono in questa che prima era solo una  band dal 1989.

Gothic Multimedia Project, il progetto di Massimo Traverso

C. L.: Tra l’altro, devo dire che comunque è una cosa molto bella che tu stia realizzando tutto questo e negli ultimi anni, se non sbaglio, anche con l’aiuto di Scuolasuono.it, in particolare con il corso Recording Turbo System, con cui ti sei preparato come tecnico del suono. Come ti sei trovato, tu che hai frequentato il nostro corso?

M. T.:
 Benissimo, molto bene. Devo dire la verità, l’adattamento per me personalmente non è stato semplice, perché venivo dal mondo totale dell’arte, in cui ogni concetto di elettronica, circuitale, di ogni nozione di elettronica era assente e impegnandosi, soprattutto grazie alla capacità di maestri  straordinari quali Francesco Nano e Gaetano Cirillo penso – se ce l’ho fatta io che non avevo mai avuto nessuna nozione di elettronica –   che ce la possa fare chiunque abbia veramente voglia di mettersi in gioco, studiare e lavorare duro.

C. L.:
 Qual è la cosa che ti è piaciuta, di cui sei rimasto più soddisfatto studiando in questo modo?

M. T.:
 Sicuramente il corso è molto semplice, molto accessibile. Spesso ci si imbatte in corsi altamente specializzati però un po’ chiusi verso i non addetti. Il corso di Scuolasuono.it si rivolge invece  ai “non addetti” per farli diventare “addetti” tecnici del suono,  e questo è un grande vantaggio.

C.L.:
 Allora, in definitiva perché lo consiglieresti,  per questa possibilità di apprendere?

M.T.:
Assolutamente, perché è un corso molto completo, dall’acustica alla psicoacustica, quindi elementi di elettronica, e nel fare questo da’ solide basi, anche di carattere pratico.

Trattamento acustico e configurazione dello studio

Carmen Louis:  Proseguiamo con questa intervista di Scuolasuono.it con Massimo Traverso ed il suo progetto multimediale Gothic Multimedia Project.  Massimo, quindi hai una bella esperienza di studio; mi sembra di aver letto e capito che è da molti anni che hai un notevole Home Studio, e a noi interessa sapere come lo hai configurato tecnicamente. Dicci tutto!

Massimo Traverso:  Il mio Home Studio  non è solo audio, è multimediale. Infatti avendo iniziato a curare dei multimedia project, che quindi comprende  video, musica, lirica e poesia; all’inizio  ho dovuto organizzarmi abbastanza separatamente, ed in seguito cercando di unire sia l’aspetto audio che video. Per questo motivo lo studio è organizzato in questo modo, tenendo conto che in studio non ho la possibilità di tenere una sala di regia separata dalla sala prove o dalla sala di registrazione vera e propria. Quindi è tutto integrato. Per questo motivo ho cercato di trarne vantaggi, e di limitare gli svantaggi.

Quello che mi sento di dire è che chiunque abbia intenzione di costruire un Home Studio, non si deve porre dei limiti; nel senso che l’autarchia è bella, però bisogna avere anche la coscienza dei propri limiti e dei propri difetti. Ad esempio, la mia stanza è stata costruita 5 anni e mezzo fa, ho voluto evitare piombature per motivi pratici, essendo all’interno di uno stabile diciamo ad abitazione civile, non in uno scantinato, quindi l’ho fatta riempire di materiale fonoassorbente, non isolante che potrebbe essere riflettente, con comunque Tergiplast, doppia porta scorrevole con lana di roccia, pannelli acustici per il contro soffitto, e ho raggiunto dei risultati soddisfacenti all’interno delle frequenze che vanno dall’80 Hz ai 20 KHz.

C.L.: Ho diverse domande da farti, ma prima di tutto vorrei sapere qualcosa a proposito dei microfoni che hai in studio. La domanda non è casuale, e chi legge ne capirà il perchè.

M.T.: Si, ci sono 14 microfoni, di cui solamente 12 uso con frequenza regolare. Uno di questi è un vecchissimo Shure BG dinamico, che è passato alla storia quindi lo tengo come elemento affettivo. Per strumenti acustici, per esempio la chitarra, ho adottato un sistema di microfonatura AB distanziata. Devo dire che nel nuovo studio mi sono specializzato molto bene nella registrazione della chitarra acustica.

 

Shure KSM109

 

Utilizzando sostanzialmente uno Shure KSM109 condensatore cardioide che ha il diaframma stretto, questo all’altezza del dodicesimo  tasto, in modo da poter prendere le frequenze alte e, diciamo, avere un microfono di dettaglio  per quanto riguarda i transienti, e utilizzo un SM57, quindi questo posto a 45° e a 25cm dalla cassa, mentre prima 20cm dalla tastiera e poi un piezo che mi ha salvato in molti casi perché è un pickup che viene incollato, attaccato all’interno della cassa della chitarra e serve a dare, unitamente allo Shure SM 57, verve, molto basse. Poi, non accontentandomi di questo, per prendere la room, quindi la stanza, utilizzo il Rode NT2A in configurazione omnidirezionale.

C.L.:
 Vedo veramente tanta roba dalla tua scheda tecnica. Hai un Rode NT2a; hai un AKG 220, uno Shure KSM109.. Quali sono i tuoi risultati migliori o perché le persone devono venire a registrare da te?

M.T.:
 A dire la verità come voce, nonostante sia molto più perfezionato Rode, mi trovo molto bene con l’AKG220 perception, microfono usato da un cantante chiamato Ronnie James Dio, un microfono molto caldo che da molta potenza alle basse, quindi per le voci femminili è molto importante.

Scelta dei microfoni e delle tecniche di ripresa

Carmen Louis:  Prosegue l’intervista di Scuolasuono.it con Massimo Traverso ed il setup del suo Home Studio, che è anche  progetto multimediale: Gothic Multimedia Project. Massimo, volevo chiederti: tu hai già parlato del microfono NT2a, quindi lo usi per registrare le chitarre.

Massimo Traverso:
 Con il Rode NT2A, usandolo come bidirezionale, e invece usando il KSM109 come mid, cardioide ovviamente, unidirezionale. Questo sempre per registrare;  più che le chitarre acustiche ho provato a registrare così il sax.

Rode NT2A - Microfono a condensatore a diaframma largo


C.L.:
 Quindi tu l’hai scelto per lavorare in maniera mirata.

M.T.:
 Si, perché il  Mid-side mi ha soddisfatto per la registrazione di un sax piuttosto che per la registrazione di una chitarra acustica, in cui mi è sembrato meno stereofonico di un’AB, o un’AB valorizzata dal piezzo  e da una parte come microfonatura ravvicinata a spot e dall’utilizzo dell’  NT2A versione Omni per riprendere la room. E utilizzo, a questo fine, gli amp vari con tutti gli stompbox che ci sono della Line6, in particolare  Podfarm 2.5 e posso dire,  così ho anche una possibilità di poter  dare al cosiddetto cliente, in fase di registrazione, un suono già definito.

Sistemi di ascolto e monitoraggio differenziati

Carmen Louis: Sono qui, assieme a Massimo Traverso che sto intervistando per Scuolasuono.it, nell’ambito della rubrica Home Recording Studios. Prima hai parlato delle Yahama HS50m.

Massimo Traverso:
 Sì, esatto.

C. L.:
Massimo, perché hai scelto questi monitor?

M. T.:
 Li ho scelti ovviamente perché il wattaggio indica la potenza del monitor, ma non cosi eccessiva e sproporzionata per le dimensioni del mio studio. La mia stanza non avrebbe permesso un wattaggio superiore e soprattutto di scendere più bassi in frequenza. Infatti la risposta in frequenza delle HS50M è proprio da 52 hertz a 20khertz e 52 hertz è già veramente poco. Va bene in fase di mixaggio. Molti dicono: “Perché non mi soddisfa, non sento bene le basse.”

 

Diffusori Empire R1000 MK2 Black


C. L.:
 Pensi che questi monitor diano il meglio di loro in quale fase?

M. T.:
In fase di mixaggio. In fase di ascolto è chiaro, il nostro orecchio vuole essere soddisfatto e deve avere delle belle frequenze che scendano anche sotto i 50, infatti, non a caso, ho delle casse, in particolare le Empire R1000 MK2 Black, assolutamente solo d’ascolto che mi permettono di scendere a 40 hertz, e che, se dovessi registrare in reamp quanto esce dalle casse  darebbe un delirio per i riverberi  alle basse. Però, in fase di ascolto, mi permettono di apprezzare la quantità di basse che ho potuto mettere in mixaggio, che sicuramente sono da non sopravvalutare proprio per  la risposta flat delle HS50.

C. L.:
 Li hai posizionati, mi dicevi, in maniera nearfield, accanto al monitor?

M. T.:
 Più che accanto al monitor  accanto alla tastiera, che è posizionata al centro stanza perché, da una parte, a destra –infatti mi sposto per l’ascolto del mixaggio – a sinistra poi ho una postazione PC, solamente per l’audio, quindi con la mia scheda audio esterna  che è la Scarlet Focusrite 18i6 e con l’Empire  R1000LK2. Per la postazione video uso delle altre casse, che sono sempre dell’Empire, e sono ovviamente più limitate.

C. L.:
 Quali hai? Quali utilizzi dell’Empire?

M. T.:
 Utilizzo le KS3500D, che sono casse con subwoofer e, unitamente,  Logitech Z523 che sono posizionate dietro, permettono di avere un ascolto, questo per la produzione video, con surround 7.1, perché infatti come produzione  mi è servito per fare dei mixaggi in 7.1, quindi utilizzando il 3D. Al momento, devo dire la verità, molto molto sottovalutato nell’ambito dell’audio.

Behringer  X1222 USB, mixer per utilizzo live 

Carmen Louis: Vedo  nel tuo set up anche Behringer Xenyx 1222 USB Mixer: ci vuoi parlare di questo oggettino, perché lo hai preso, come ci hai lavorato?

Massimo Traverso:
 Devo dire per la verità, l’ho comprato inizialmente, quando non avevo la scheda audio esterna della Focusrite, in quanto il Berhinger da’ alcuni vantaggi: per le prove, di avere 12 canali, e quindi di poterle esportare immediatamente sul pc. Di avere, cosa importante, il multieffetto, un equalizzatore incorporato, perché ogni tanto è utile avere un compressore outboard, ha i preamp della Xenyx che sono dei buoni amplificatori, e sono davvero molto efficaci e a bassa latenza per la microfonazione Phantom, quindi per i microfoni a condensatore.

Però chi ha velleità di recording con questo mixer Behringer avrà il grosso limite  di avere solamente 2 uscite  e quindi  un unico canale. Motivo per cui mi sono predotato per il mixaggio vero e proprio del Focusrite che ha anche un suo mixer come plugin integrato. Tengo a dire che  lavoro con Reason  e registro con un  supermixer della console che emula l’ SSL,  che ha diversi vantaggi:  l’uso del compressore, del master bus e delle equalizzazioni parametriche a 4 bande, poi utilizzo di tutti i plugin di cui mi sono dotato.

Mixer Behringer 2222ux USB


C. L.:
 Hai avuto la possibilità di fare qualcosa con soltanto questo mixer?

M.T.: Ho avuto la possibilità solamente per demo, ma non per registrazioni definitive. Essendo demo, cercavo già di dare un suono definitivo o almeno abbastanza definito, quindi già usando l’equalizzazione a sorgente. Dovendo  produrre degli album ufficiali, oppure colonne sonore, ho dovuto usare invece la console di Reason. E quindi ho utilizzato da una parte il Focusrite, dall’altra parte la console di Reason, e poi come midi controller quel fantastico oggetto che è il Nectar Panorama P4 che serve come integrazione tra l’esterno e l’interno di Reason, perché permette di controllare direttamente non solo il sequencer, ma anche il mixer, l’SSL di Reason. Utilizzo invece per la registrazione delle chitarre lo Studio KB37  della Line6 e mi serve sia per poter utilizzare i vari AMP virtuali della Line6 e della Podfarm in particolare, che ha come sintetizzatore valvolare a 4 oscillatori.

C. L.:
 Quindi tu il Berhinger lo consiglieresti soltanto per live?

M.T.: Solo per live, non per registrazioni, sì.

C. L.:
Berhinger solitamente ha dei budget anche contenuti.

M.T.:
 Per dire la verità, se posso, il Behringer X1222 USB, che avendo due subgroup ha la possibilità anche di poter uscire con due mixaggi differenziati: magari per il chitarrista che vuole sentirsi già con un sound un po’ più definito, quindi con una compressione più accentuata, e magari diverso per la cantante che, invece, vorrebbe magari un suono più neutro.  Io utilizzo, ci tengo a dire che per registrazioni in studio, soprattutto quelle multi sessione con più musicisti, gli amplificatori per cuffia. Quindi niente riproduzione ambientale, chiaramente per ovvi motivi di riverberi, ma solamente riproduzione attraverso un AMP, il  MINI-AMP 800, sempre della Behringer, che dà la possibilità di avere 8 uscite, per 8 cuffie e quindi per 8 musicisti, con 4 regolazioni esterne.

DAW a confronto: Samplitude e Reason

Carmen Louis: Proseguiamo l’intervista con Massimo Traverso per Scuolasuono.it, nell’ambito della rubrica Home Recording Studios. Massimo, mi parlavi di Reason, ma credo che tu stia utilizzando anche Magix Samplitude Music Studio. Da quanto tempo lavori?

Massimo Traverso:
 Da tanto, con Samplitude io lavoro da anni, mentre invece con Reason solamente da 5 anni. Samplitude è sottovalutato in quanto è a basso budget e, certo, non ha la stabilità di un Reason, non ha la rack di  Cubase, e non ha chiaramente la qualità e gli strumenti di un Pro Tools .. Chiaramente parliamo di un level entry, quindi di un  software che ben si adatta per chi entra nel mondo dell’ Home Recording. Però da’ delle possibilità anche più professionali, secondo me,  per quanto riguarda le produzioni multimediali, ed è per questo che lo uso: sia per la realizzazione di colonne sonore, non solo perché trasmette in alcune sue versioni il mixaggio surround 7.1 ma perché con le integrazioni video che comunque ha, permette di integrare la parte video con la parte audio. Inoltre, per chi ha velleità di mastering, ha una buona consolle, cosa che Reason ha ma più frammentata, e soltanto a livello di rack extentions ma non a livello di votazione iniziale; una consolle molto compatta, fatta di cose semplici, essenziali: un limiter, un de-esser, un maximizer, un widener per allargare lo spettro sonoro e un equalizzatore grafico, che ha quei punti essenziali che servono a chi non è particolarmente dentro al mastering, di poter curare le proprie produzioni post mixaggio.

 

Magix Samplitude Music Studio

 

C. L.: Tu la utilizzi per il matering del materiale audio per le colonne sonore su un video?

M. T.:
 Sì, l’ho utilizzato anche per quello audio, devo dire la verità.

C. L.:
 Ma soprattutto, in quale situazione lo usi?

M. T.:
 Ssoprattutto per il multimediale, quindi per le colonne sonore. Però può essere benissimo usato anche come integrazione di Reason, e una cosa che consiglio sebbene scomodo, è di non utilizzare – questa la mia esperienza –  lo stesso software  sia per il missaggio che per il mastering. Ha la difficoltà di dover esportare tutto, ha la difficoltà che Reason purtroppo non usa l’open frame, quindi la possibilità di esportare in un formato immediatamente utilizzabile e prelevabile diciamo da altri sequencer. Però dà la possibilità di fare una cosa che in genere non sempre si fa quando si usa sempre lo stesso software: ripartire da zero.

Perché tale dovrebbe essere con il mastering: resettare, quindi iniziare il lavoro come se lo si fosse ricevuto da un’altra persona, e ascoltare con delle orecchie nuove, non quelle con le quali lo si è mixato, perché altrimenti verrebbe da dire: “No va bene cosi, non lo masterizzo neanche”. Invece bisogna fare, con molta autocritica, oppure resettare completamente e far passare del tempo, come dico io “Subito è troppo bello.” e ascoltarlo con casse da mastering, quindi da ascolto e non da mixaggio, e soprattutto fare degli interventi molto molto minimi.

C. L.:
 Questo è il settaggio migliore.

M. T.:
 Sì,  mentre per la registrazione è un po’ meno indicato. È più indicato per l’editing, per chi vuole  fare editing multitraccia, perché è molto veloce. Reason e Cubase sono veloci, ma non così veloci, Magic è tanto taglia-copia-incolla, molto semplice, ha meno parametri, però è più immediato. Reason da molte più possibilità però forse questo è l’unico limite, per quanto riguarda l’editing, ha un passaggio in più. È molto ben definito, da molte possibilità, però richiede  più tempo ovviamente. Magix è più veloce. Chiaramente non è consigliabile per la registrazione, secondo me, perché non ha ancora la stabilità di altri software.

Zoom R24 per registrazioni “rehearsal” 

Carmen Louis: Ciao a tutti, prosegue l’intervista con Massimo Traverso, che ci racconta la sua esperienza in Home Studio. Massimo, do un’occhiata ancora alla tua lista di cose e vedo anche un TC Elicon voicetone, multieffetto, è giusto?

Massimo Traverso:
 Sì, è un multi-effetto per voce che utilizzo solamente in studio, in sala prove. Devo dire, a completamento di quanto detto prima,  che non registro la batteria. Infatti ho un piccolo studio portatile,  un registratore portatile che utilizzo soprattutto quando le band hanno esigenze di  registrare in studio:  mi sono – tra virgolette – specializzato in rehearsal sessions, quindi sessioni live veloci, che servono per avere demo per sé, per potersi sentire;  servono inoltre per il produttore o per la label che potrà avere un’idea di quello che sarà il prodotto finito, e per gli stessi musicisti, per sapere dove andare a a cambiare i pezzi . Entra in gioco la registrazione della batteria ossia, utilizzo come registratore portatile lo Zoom R24, che in realtà è una macchinina veramente interessante e tra l’altro anche a un prezzo altrettanto interessante.

Zoom R24

Oltre a fare da  drum machine, ma questi sono secondo me elementi secondari, ha anche un’interfaccia audio che utilizzo qualche volta per la parte audio e il registratore portatile a 24 tracce, di cui 8 contemporanee per l’alta impedenza che uso tipicamente per il basso; quattro tracce per la microfonazione Phantom, per microfoni a condensatore.

E poi addirittura, due microfoni integrati per la microfonatura dell’ambiente circostante. Questo è molto utile, soprattutto quando si vuole sentire una room..  Lo utilizzo a prove, per registrare tutta la band in 8 tracce contemporaneamente, sto parlando dello Zoom R24  o a cui collego l’Elicon come multieffetto, per avere già nelle real subsections, una voce finita. Perché molte volte i cantanti sono quelli più penalizzati nell’ambito di una rehearsal session ossia, si sente molto forte e già ben definito la chitarra, i chitarristi  hanno già un loro assetto, mentre invece la voce non ha una sua definizione già sonora, allora porto questi Elicon che danno la possibilità di avere un multieffetto per voce.

Lo Zoom R24 lo utilizzo anche per le registrazioni in studio, per registrare separatamente – perché cosi faccio – i musicisti, quando parto dalla batteria e vado a registrarlo direttamente nella sua sala prove con lo Zoom R24 a 8 tracce contemporanee. Lì utilizzando i vari microfoni della Samson; due C02 panoramici a condensatore cardioide; i vari dinamici supercardioidi per lo snare, per il kick, per il tom; un SM57 per la cassa risonante del rullante.. Poi veicolo il tutto attraverso lo Zoom R24.

Plugin, VST e amplificatori virtuali

Carmen Louis:  Stiamo per concludere la nostra bella chiacchierata con Massimo Traverso ed il suo progetto multimediale Gothic Multimedia Project,  nell’ambito delle interviste realizzate da Scuolasuono.it e la rubrica Home Recording Studios. Massimo, ora  raccontami qualcosa a proposito delle tue preferenze digitali, prettamente digitali. Mi piacerebbe sapere quali sono i plug in e i vst che ti piacciono di più, quali sono i set up che utilizzi e con quali risultati.

Massimo Traverso:  Per la chitarra, come ti dicevo, adotto un metodo. Da una parte registro contemporaneamente attraverso il KB37, dando attraverso gli AMP virtuali della Line6 un suono definito. Non potendomi permettere di avere già un suono definito l’unica sarebbe di equalizzare in seconda battuta ma, abborrendo io il re-AMP, chiaramente pratico in uno studio, utilizzo più che gli AMP virtuali  della Line  il  Vermilion e il Creme, che sono rack extention di Reason e che mi danno la possibilità, soprattutto il KLIM  di avere un suono molto caldo e molto valvolare, se mi passi il termine,  per poterlo poi settare come piace a me in fase di editing e di mixaggio, mentre il Vermilion della  Kuassa Amplifikation  lo utilizzo più per le chitarre acustiche oppure se devo registrare delle parti Jazz.

 

Schermata di Kuassa Amplifikation

 

Invece, come Rack Extention faccio molto uso di un bellissimo equalizzatore grafico della Lab:One Recordings che mi dà la possibilità di avere ogni settaggio,  poi salvo a seconda del tipo di voce, del tipo di canzone, e soprattutto del tipo di genere che si va a fare. Generalmente non sono un fanatico, a meno che non riguardi le chitarre elettriche. La voce cerco di tenerla molto naturale, così come per  gli altri strumenti acustici cerco di avere un buon livello di dinamica in partenza per dover comprimere poco in seguito, e comunque se comprimo uso  dei compressori con un Level detector, non peek che mi vanno a schiacciare troppo.

Panoramica sui compressori, plug in e Rack Extention

Carmen Louis:  E’ qui con noi Massimo Traverso,  siamo alle ultime battute della sua intervista. Massimo, se dovessi utilizzare un compressore, domanda provocatoria, un plug in non so anche di quelli che si possono avere facilmente, quale consiglieresti?

Massimo Traverso:
 Ame piacciono molto i FET e in particolare i compressori della DCAM. Sono dei plug in, sia in versione Channel che in versione Bus; sono molto veloci; sono molto precisi; e li utilizzo come secondi compressori per dare un suono definitivo  se l’LA-2A non basta. Quindi vado a cascata. Tendo a precisare che uso una traccia clean quindi non editata, non lavorata, e l’altra invece si va a lavorare più pesantemente, con una compressione più aggressiva. Ha una via di mezzo, tra un suono molto sporco e un suono naturale. Da’ poi la possibilità, per tutti i fonici non propriamente esperti, di avere un paracadute; si appoggia a una traccia già compressa ed editata pesantemente, e da’  la possibilità di avere una traccia clean che posso duplicare, partendo da zero, con il Parallel processing.

 

VST LA2A - Compressore


C. L.:
 Ti viene in mente altro, anche qualcosa – non dico sia freeware – che hai utilizzato?

M. T.:
  Leveler della Selig, è una Rack Extention, molto indicata per la voce, soprattutto per quei cantanti che non stavano sempre fermi davanti al microfono, avendo una dinamica troppo accentuata in questo caso.  Altrimenti è molto interessante, con le pinze lo dico questo, un compressore multi-Channel che è  4Dyne della Flower audio.

C. L.:
 Non è un freeware.

M. T.:
 No, non è un freeware, purtroppo no. Altrimenti per il mastering consiglio i software molto belli  della  Soft Tube – la Soft Tube fa dei software un po’ cari ma eccezionali – un compressore virtuale  molto importante in fase di mastering per limare le ultime dinamiche ancora da settare.

L’importanza della scelta degli strumenti 

Carmen Louis: Si conclude con questo ultimo articolo l’intervista di Scuolasuono.it con Massimo Traverso. Abbiamo più o meno una decina di minuti, se vuoi puoi parlare dei tuoi progetti musicali. Dopo averti spremuto ovviamente dalla parte tecnica.

Massimo Traverso:
  Grazie Carmen..

C. L.:
  Questa intervista è stata una lezione per noi.

M. T.:
 Curo da 12 anni questo progetto multimediale che è il Gothic Multimedia Project. Ha realizzato nel 2004  “Grim”, un CD multimediale, un doppio CD audio con un CDR, quindi multimediale con delle poesie, delle tavole e negli anni si è espanso, ha radunato attorno a me gli artisti, grafici, tecnici informatici, e da ultimo, degli attori. Questo progetto, di cui i curo la parte audio, ha raccolto attorno a se anche degli attori perché sta realizzando un film interattivo multimediale, in cui l’utente, questo ovviamente solo su Pc o Mac, non su televisione, avrà la possibilità di scegliere e di interagire nella trama, e quindi di poterla  indirizzare  in un modo piuttosto che in un altro, attraverso delle proprie decisioni, delle proprie azioni.

schermata da Gothic Dimension, sito di Gothic Multimedia Project

Da queste decisioni e azioni, ne scaturirà un esito diverso del film e ovviamente del contenuto artistico,  vi sono  sia delle composizioni digitali che delle riproduzioni di illustrazioni fatte a mano, oltre che musica e  ovviamente delle canzoni vere e proprie. Questo per quanto riguarda il Gothic Multimedia Project, di cui è atteso il prossimo lavoro alla fine del 2014, inizio 2015. Sono lavori che hanno comportato la collaborazione di più di venti persone, quindi hanno  molto lavoro d’integrazione, soprattutto.

Sono anche fonico per i Blue Dawn,  questa band  di Genova per cui suono anche occasionalmente dal vivo come tastierista, sulla pagina Facebook  è  presentato l’ultimo loro CD che è “Cycle of Pain”. “Clam, Dolenter” è invece l’ultimo DVD realizzato dal Gothic Multimedia Project, nel 2010, ed è la prima opera integralmente multimediale in cui musica, arte e poesia sono inestricabilmente legate all’interno di un mondo virtuale.  Non è un dvd come gli altri ne’ tantomeno il solito cd audio:  ci è costato la bellezza di 6 anni di lavoro ed è arrivato alle finali di alcuni festival internazionali di musica sperimentale e di video-arte, dal Scientist Video-Art Festival di Ferrara al Japan Media Arts Festival di Tokyo, passando per diversi festival in Europa, Stati Uniti, Canada, Russia e Australia.

C. L.: Massimo, tu dicevi che tra l’altro hai lavorato benissimo nel tuo Home Studio anche con tutti i consigli di Scuolasuono.it, ovviamente anche grazie alla tua pazienza e capacità e anche per il tuo equipment; hai fatto un ottimo lavoro, con un ottimo risultato.

M. T.:
 Assolutamente, perché devo dire, appartenevo – si dice in gergo tecnico per chi suona il sintetizzatore – ai cosidetti “spippolatori”, quelli che provano, girano con gli oscillatori e lo stesso facevo chiaramente con i vari Device, con i vari plug in, commettendo ovviamente degli errori. Che si debba sbagliare per imparare, questo è innegabile, per pagare sulla propria pelle gli errori fatti,  ma sono qui  grazie a quello che ho imparato da Scuolasuono.it, cioè  “dosare” le proprie conoscenze, le proprie energie, e adattarle al proprio ambiente: ho un appartamento di 100mq,  ho un budget illimitato?  Benissimo, mi potrò indirizzare in una certa maniera.

Ma se ho solo una stanza e un budget chiaramente limitato, devo valutare.. Quindi, cerco una stanza ben suonante, in modo che posso avere oltre che a una buona registrazione, anche un buon  studio  e una acustica soddisfacente. Questa è l’ultima cosa che conta, perciò spero di non avervi annoiato troppo, tante volte quando si parte  si esagera: magari prendendo questo, perchè  forse mi servirà comunque prima o poi.. L a cosa più difficile, che sto imparando ancora adesso, perché non posso dire di averla imparata del tutto, è fare delle scelte.

0Il dilemma tra un FET, un OPTO, non è che ne avrò uno per forza anche VCA: potrei averlo, ma dovrò fare compressione veloce o avere una compressione diciamo più morbida? Equalizzatori: cosa devo avere, un parametrico grafico? Si può avere tutte e due perché tanto non è che… Però poi alla fine bisogna usarli dopo che li abbiamo comprati e bisogna  saper scegliere. Io mi trovo molto bene con i parametrici,  lo stesso per i microfoni. È bello avere un sub-cardioide, un cardioide omnidirezionale, però alla fine bisogna scegliere il proprio settaggio.

Scelgo un ORTF, mi serviranno certi microfoni.   Scelgo un Mid-Side,  certi microfoni li escludo. Insomma.. Certo, rispetto anche al tipo di voce, ad esempio, se canta un uomo l’LA2A non mi piace più, preferisco allora un FET  con cui posso dargli una voce più indicata. Devo dire la verità, cosa magari per molti aberrante, se faccio elettronica a questo punto sulla voce metto dei multi-effetti per chitarra, perché mi piace trattarla come uno strumento. Sulla voce ho utilizzato dei Flanger  – si esperimenta – e dei Phaser anche..

C. L.: A conclusione intervista, anche se tu hai tante cose, possiamo confermare che  sicuramente sono tutte mirate, quindi bisogna seguire il tuo esempio. Massimo, penso che sia il caso di fare una seconda intervista prima o poi: ho avuto il piacere di ascoltarti, so che tu vorresti dire di più.

M. T.:
 Sicuramente, ma non voglio essere come una quarta chitarra – overwhelming – di troppo..

C. L.:
 Per contattarti, per registrare da Massimo, ripetiamo?

M. T.:
 Per contattarmi, potete contattarmi sul Gothic Multimedia Project che trovate su Facebook, sia come sito che è http://www.gothicdimension.com

C. L.:
benissimo, un grosso saluto, un’ottimo lavoro e un in bocca al lupo per tutti i prossimi progetti

M. T.:
 Grazie!

 

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