Home Studio come esigenza del musicista professionista di Tommy Dell’Olio


Presentiamo l’intervista con Tommy Dell’Olio e realizzata da Carmen Louis per Scuolasuono.it.

Introduzione

Carmen Louis: Buonasera a tutti da Carmen Louis. Benvenuti a tutti gli amici e gli allievi di Scuolasuono.it. Oggi a Home Recording Studio – la rubrica dedicata ai setup degli home studios e degli studi di registrazione, quindi dedicata a tutti gli home recorder e a chi produce musica in studio e in casa propria,  il nostro bellissimo ospite, se posso permettermi, è Tommy dell’Olio. Ciao Tommy.

Tommy Dell’Olio: Ciao Carmen, ciao a tutti e grazie per avermi invitato e per aver fatto questo tour mediatico nel mio studio.

C.L.: Tommy vorrei subito farti citare il tuo sito internet dal quale chi ci ascolta può scoprire molto di più.

T.D.: Sì, io ho un sito internet che è semplicemente siglato col mio nome, quindi è: www.tommydellolio.it, all’interno del quale potrete trovare ovviamente informazioni riguardo ai lavori che faccio. Prevalentemente io collaboro con la Masotti Guitar Devices e con la liuteria Jacaranda di Milano, che costruiscono le bellissime chitarre che io utilizzo. Sul sito potrete trovare i video pubblicitari che faccio, le date dei miei concerti, delle informazioni relative allo studio. A questo proposito, molto presto – spero tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre – sarà online un sito dedicato al TNT Recording Lab, che è il nome dello studio. Quindi poi troverete il link all’interno del mio sito. Vi invito molto volentieri a visitarlo.

Tommy Dell'Olio - Chitarrista Rock

 

C.L.: Già si vede qualcosa alle tue spalle.

T.D.: Sì, alle mie spalle vedete la mia regia, vi faccio una piccola panoramica. Qui come vedete c’è il mio banco di lavoro, è il cuore pulsante della regia. Da questa parte del monitor vedete gli strumenti di misura e qui invece vedete tutti gli amplificatori disponibili in regia. Ecco, quelli che vedete in questo momento sono tutti miei, quindi sono tutti a disposizione dei clienti dello studio; ovviamente a seconda dei lavori possono esserci configurazioni diverse. Questa è la Custom Pedalboard, sempre fatta da Masotti. Da come avrete capito, intuito e magari sentito dai miei lavori, questo è uno studio dedicato principalmente alla registrazione di chitarre. Ovviamente vi si finalizzano i lavori.

C.L.: Si era vagamente intuito.

T.D.: Abbastanza. Ovviamente poi si finalizzano i lavori anche con organici completi, quindi dalla batteria a quant’altro, vocali, mixing sicuramente e anche un po’ di mastering, ma mi vergogno perché gli ingegneri di mastering sono un’altra cosa. Io cerco di finalizzare i lavori quando necessario, ecco.

C.L.: Partiamo dal principio. Allora, tu sei un chitarrista e hai una storia di musicista.

T.D.: Sì. Io ho cominciato all’età di dodici anni a suonare la chitarra, e non ho più smesso. Ormai da una decina di anni – adesso sono a 33 – è diventato il mio lavoro, e come un po’ tutti i musicisti, soprattutto quelli che lo fanno come professione, ho  prima sentito e poi proprio avuto la necessità di registrarmi, di poter finalizzare i miei provini, di essere autosufficiente. Quando si lavora molto, il tempo è sempre poco e quindi avere la possibilità di una postazione di registrazione autonoma da utilizzare notte e giorno, 24 ore su 24 – spero che non mi sentano i miei vicini di casa – è molto comodo; tutto è cominciato così.

Non c’era niente di quello che voi adesso vedete ma avevo semplicemente un computer portatile. L’unica cosa che ho avuto fin dal primo giorno, son le NS10 che vedete dietro di me. Io ho cominciato con quelle, una scheda audio, un computer portatile. Poi piano piano ho scoperto che registrare è bellissimo, mi piace tanto quanto suonare. Una cosa  iniziata per necessità, è diventata sempre più una passione. Ho cominciato a dedicarci tempo e anche soldi, perché tutto ciò che avanzava dal mio lavoro finiva sempre investito all’interno dello studio, e piano piano tutto è cresciuto, e alle mie spalle c’è il risultato di oggi.

C.L.: Quindi tu hai iniziato come musicista, e con quelle entrate sei riuscito a investire.

T.D.: Eh sì. Nel corso degli anni io, con appunto i miei guadagni di musicista – ovviamente quello che potevo investire – ho piano piano migliorato lo studio e l’attrezzatura. Anche lo studio ha cominciato nel tempo a diventare un lavoro e quindi tutto si è alimentato, fino a che l’anno scorso.. Ecco mi permetto di citare, salutare e ringraziare il grandissimo Teetoleevio di Milano, non so se lo conosci, è una leggenda. Tutto quello che vedete l’ha progettato lui. Il progetto acustico di questo studio è stato fatto da lui. È una persona fantastica oltre che un grandissimo professionista e mi ha aiutato l’anno scorso a dare la svolta professionale che era necessaria a questo studio. Perché poi noi sappiamo ma facciamo sempre finta di non sapere; nel senso che preferiamo acquistare microfoni, preamplificatori, compressori, equalizzatori di qualunque tipo, ma in realtà l’acustica è veramente la cosa più importante. Io ho avuto un cambio nella qualità e nel mio confort di lavoro quando Teeto ha fatto il progetto, abbiamo realizzato lo studio così come lo vedete.

C.L.: Tu con cosa hai iniziato? Con che setup hai incominciato?

T.D.: La risposta è facilissima. Io sono un chitarrista, ho iniziato con uno Shure SM57. L’ho collegato al preamplificatore della scheda audio che all’epoca era se non ricordo male una M-Audio. Non so se vi ricordate quelle schede audio che praticamente avevano anche un’ottava di tastiera. Mi ricordo che l’avevamo acquistata in negozio ed era una di quelle che costavano meno. Io mi registravo con l’SM 57 davanti al cono della chitarra, oltretutto a volume basso, tutto nella stessa stanza. Quindi un confort di lavoro che vi lascio immaginare, e tutto è cominciato così. Col tempo ho cominciato innanzitutto a cambiare interfaccia, perché quella era tutt’altro che stabile; ma parliamo veramente di tanti anni fa.

C.L.: E la tua prima D.A.W.?

T.D.: Ah, è esattamente quella di adesso. Dovete sapere che io purtroppo su queste cose sono molto, molto pignolo. Quindi io ho cominciato con Cubase e non ho mai più avuto la voglia di cambiare ma, devo dire, non ne ho neanche mai sentito la necessità. Io ho cominciato con il 5, se non ricordo male.

C.L.: Cubase SX?

T.D.: Forse sì. Adesso non vorrei dire una sciocchezza, quella che invece ho adesso è la 6.5. Non ho ancora fatto l’aggiornamento alla 7.0, un po’ per pigrizia perché quando ho visto la demo, il layout  appariva completamente diverso e ho pensato: “Rimango a 6.5”.  Mi trovo benissimo, ho la possibilità di editare all’interno della workstation tutto ciò che mi serve, sia le batterie registrate in multi-traccia. I vari audio funzionano molto bene, quindi posso fare l’editing vocale senza affidarmi a programmi esterni e trovo funzioni veramente buone. Oltretutto, nell’ultima versione, da quello che mi hanno detto amici, hanno migliorato molto – sarebbe chiaramente da provare – la qualità del bounce in the box, però è una cosa che a me interessa poco perché io ho uno studio ibrido quindi faccio sempre il bounce col mio sommatore valvolare Thermionic che dovete vedere. E quindi non è una cosa che mi interessa particolarmente, mi sta bene la versione 6.5, per ora. Vedremo i prossimi upgrade come saranno.

C.L.: Quindi la cosa su cui hai investito di più a livello professionale nel tuo studio?

T.D.: Sicuramente la cosa in cui spendo la maggior parte del mio tempo e del mio impegno è  la ripresa chitarristica. Anche perché è la cosa che faccio più spesso, sulla quale ho la possibilità di praticare di più. E poi io, ripeto, ho questo sodalizio che ormai dura da tanti anni con Pierangelo Mezzabarba della Masotti Guitar Devices – che anzi, mi permetto di far vedere, sta diventando Mezzabarba Custom Amplification. Questa testata che vedete è nata un mese fa. Facendo sostanzialmente il beta tester per lui ho la possibilità di lavorare moltissimo, in termini di ore sulla ripresa chitarristica. Peraltro l’essere affiancato da un professionista come lui mi stimola a fare sempre di più.

La scelta dei preamplificatori: Aurora Audio

Carmen Louis: A questo punto io vorrei che entrassimo più in dettaglio delle macchine di cui ci hai parlato, quelle che magari ti rendono più entusiasta, che non cambieresti mai, che sono il tuo masterpiece all’interno dello studio.

Tommy Dell’Olio: Vi faccio vedere più in dettaglio le macchine che sommariamente vi ho citato nella prima parte dell’intervista e che sono quelle che io preferisco e che mi aiutano e mi hanno aiutato di più nei miei lavori. Per quanto riguarda la ripresa, sicuramente sono i preamplificatori di cui vi parlavo, che sono gli Aurora Audio.
Preamplificatori Aurora Audio GTP8

Questi preamplificatori sono secondo me eccellenti perché hanno tutta la qualità a livello armonico, hanno l’eufonia timbrica tipica dei Neve, però hanno un attacco molto più veloce secondo me, sono più veloci nella risposta sul transiente, e mi danno la possibilità di registrare un suono che, detto brutalmente, è un pochettino più chiaro. Io penso che al giorno d’oggi le produzioni siano – come anche voi potete sentire – sempre più alte di volume e sempre più chiare. Che per altro son due fattori che vanno di pari passo perché, per aumentare il loudness ed aumentare il volume percepito di una produzione, è ovviamente indispensabile andare ad insistere maggiormente sulle frequenze acute perché sono quelle che hanno minor spazio a livello di decibel.

Però, senza entrare troppo nel tecnico per quanto riguarda il mix, questi preamplificatori mi danno la possibilità di registrare un suono che poi in mixaggio, per quanto riguarda l’equalizzazione, deve essere toccato veramente molto poco. Sono sicuramente – insieme a questo convertitore di cui vi parlerò tra pochissimo – uno degli acquisti migliori del mio studio, perché – come vi dicevo nella prima parte dell’intervista – io credo fermamente che la ripresa sia il momento in cui ci si gioca il lavoro. Se una ripresa è fatta correttamente – a meno che non si facciano disastri al mixer – è pressoché impossibile finalizzare un brutto lavoro.

Diverso è invece il discorso quando una ripresa è fatta, non dico male in senso assoluto, ma magari con poca cura per esempio per quanto riguarda le fasi o magari con una prospettiva sbagliata nel momento in cui il suono è stato registrato. Per esempio i suoni – io penso molte volte alle chitarre – i non esperti spesso cadono nell’errore di registrare molte frequenze basse, senza tener presente che queste, probabilmente, nel mix andranno tagliate con un Hpf. Quindi in questo caso noi ci troviamo, al momento della registrazione, con un suono che ci appare bello all’orecchio ma che in realtà è tagliato sulle frequenze sbagliate, e quando andremo a levare invece, la porzione di suono che rimarrà sarà molto misera. Quindi è molto importante registrare correttamente, e questi preamplificatori veramente mi danno la possibilità di avere un suono, in partenza, assolutamente eccellente.

Ottenere una saturazione ‘analogica’ attraverso un tape emulator

Carmen Louis: Il discorso è che chi può iniziare lo fa in digitale e poi, come dicevamo prima, compra certe macchine.

Tommy Dell’Olio: Assolutamente sì, certo. Anche perché io penso che l’acquisto di un compressore, per bello che sia e poi utilizzato sulla singola traccia di un mix in the box, sia una goccia nel mare. Mentre questo va a fare una differenza sul globale a livello di mix, e in questo caso la differenza è molto più consistente. Infatti io, seguendo questa filosofia, ho acquistato anche questo saturatore, questo Portico 5042 Tape Emulator della Neve, che invece utilizzo sostanzialmente come fosse un softclipper. Lo collego in uno stem stereo del Thermionic.

Mi viene un esempio classico: il rullante della batteria è uno strumento che per definizione ha un picco molto, molto alto. È chiaro che si deve lavorare di compressione per cercare di arrotondare il più possibile i transienti, però io a mio gusto trovo che una maniera molto, molto musicale di trattare il rullante sia quella di mandarla all’interno di un tape-emulator – mi verrebbe da dire mandarla su un nastro ma il nastro purtroppo si trova sempre meno negli studi – e far saturare lui, cioè far clippare lui, di modo che lui stesso diventi un softclipper analogico.

Rupert Neve Portico 5042 Tape Emulator

Agisce come un compressore, abbassa il livello di picco della traccia del rullante piuttosto che di qualunque altra cosa voi desideriate. Io per esempio lo utilizzo anche per la compressione parallela  della batteria. La compressione parallela la mando sempre all’interno del tape-emulator, così lui stesso mi stonda ulteriormente i transienti. Anche perché al giorni d’oggi chiudere un mix con un buon risultato, ad orecchio, in regia, con le nostre casse non è difficile. I nodi vengono al pettine quando poi si masterizza, perché in quel caso ci rendiamo conto che noi avevamo un mix “sparato” nelle orecchie a volumi allucinanti che però aveva un RMS molto basso, e appena accendiamo il nostro L1-L2 della Waves – per nominare un limiter – ci accorgiamo che comincia ad attivare la gain-reduction ad un livello di volume percepito ancora molto, molto basso.

Una cosa che ho visto e mi ha colpito molto, quando sono stato in studio con Chris Lord Alge, è stato che noi eravamo in uno studio completamente analogico – eravamo al Plus 30 a Parigi – ed eravamo su un SSL 4000-E series, esattamente come quello che io ho in studio. Era un seminario e abbiamo remixato con lui due pezzi dei Green Day. Per farla breve, a fine mix i meter del master della consolle erano fermi, erano esattamente inchiodati sullo zero, facevano un’oscillazione appena percettibile. Questa è la vera testimonianza di come lui – chiaramente come  è ovvio che sia – aveva trattato tutte le compressioni e i livelli generali in maniera ottimale, in modo che l’RMS del suo mix fosse già in partenza – cioè nel senso, in arrivo nel mix ma in partenza per quanto riguarda la masterizzazione, cioè il mastering – altissimo.

Questa è stata una cosa che  mi ha fatto riflettere molto e che mi ha fatto capire che trattare il transiente in analogico, in mixaggio, mi da la possibilità di avere un livello di dinamica molto basso e quindi la possibilità poi di masterizzare – raggiungendo i livelli commerciali – molto facilmente, ed è questo il motivo per cui ho scelto questo tipo di macchine come primo acquisto per quanto riguarda l’outboard. Non vi nascondo che mi piacerebbe avere un bel compressore, tipo un Retro Instruments da utilizzare sulla voce, però penso che questi siano la prima cosa da acquistare. Gli altri arriveranno quando possibile.

Digitale o analogico: verso una soluzione ibrida mirata

Carmen Louis: Prima dicevi che parlare di digitale o analogico, contrapporli, non ha più senso. Cosa intendevi dire?

Tommy Dell’Olio: Secondo me non ha più senso innanzitutto perché il digitale ha fatto passi da gigante. Onestamente, penso che chiunque di voi abbia avuto la possibilità di fare degli audio-test diretti fra plugin e corrispettivo analogico..

Vi faccio un esempio estremo. Non so se qualcuno di voi ha avuto la possibilità di paragonare un plugin di equalizzazione e compressione che simula l’SSL4000 con un vero SSL4000, non sto a dirvi che è la stessa cosa, perché non è la stessa cosa. Sicuramente la macchina hardware è migliore e in questo non c’è dubbio, però le differenze si stanno assottigliando ed anche di molto.

Al giorno d’oggi, secondo me, un buon fonico può ottenere un mixaggio di livello professionale anche completamente in the box. Io ho avuto la dimostrazione più volte assistendo a mixaggi fatti da altri fonici bravissimi, con risultati impressionanti. Sicuramente l’analogico timbricamente è ancora superiore, però io penso che far convivere queste due tecnologie nella giusta misura ci può dare la possibilità di avere un suono assolutamente convincente al pari di produzioni completamente analogiche, però con la flessibilità del digitale.

Lavorare in uno studio analogico presuppone costi completamente diversi, consumi, spazi e quant’altro, l’utilizzo di un assistente per il recall della consolle, a meno che non abbiate fatto una rapina in banca e vi siate acquistati un Duality e via dicendo. Secondo me, sommando tutti i fattori, tutto ciò che è veramente importante quando si decide di fare dell’home recording un lavoro, io credo che questo sia determinante nella scelta.

I budget che normalmente i clienti si prefissano sono sempre più bassi, e quindi è importante avere un workflow che sia molto snello, molto veloce. In questo senso il digitale è la scelta migliore. L’outboard analogico è la scelta vincente in questo caso per aggiungere quello che manca ad un workflow di questo tipo, con questa velocità, senza i costi di manutenzione di una consolle e quant’altro.

 

SSL Duality - mixer totalmente analogico con possibilità di total recall

 

C.L.: Quindi diciamo che il tuo consiglio è avere poco e imparare ad utilizzarlo bene, quindi magari anche partire da un setup prevalentemente digitale, per poi fare delle scelte mirate.

T.D.: Assolutamente sì. Io penso che bisogna subito partire dal presupposto che un setup digitale è e deve essere in grado di garantire, e deve darci la possibilità di finalizzare, un lavoro professionale. Secondo me è molto importante partire da questo presupposto perché se no si rischia di credere che la carenza di outboard di determinati macchinari sia la chiave della malriuscita di un nostro lavoro.

Io dico questa cosa perché nel mio caso è stata un’esperienza di vita vissuta; nel senso che io stesso in molti casi, inizialmente, non riuscivo ad ottenere il risultato desiderato, e credevo che la colpa fosse del mixare completamente in the box, del mixare solo in digitale, dell’utilizzare solo plugin eccetera. Mi sono reso conto che questo assolutamente era sbagliato, nel senso che avere un setup digitale ci da la possibilità di chiudere un lavoro in maniera assolutamente soddisfacente.

Secondo me aggiungere delle macchine analogiche dev’essere una scelta molto consapevole, perché il costo è importante e soprattutto acquistare un compressore vuol dire avere un solo compressore. Acquistare un plugin di compressione vuol dire avere tutte le istanze che volete. Bisogna avere le idee molto chiare anche poi a livello di routing, di cosa vogliamo farcene di questa macchina per poter fare in modo che frutti al meglio possibile.

Io assolutamente consiglio di lasciar perdere outboard intesi come equalizzatori e compressori, nella fase iniziale. Piuttosto, se avete un budget un po’ più largo, investitelo in preamplificatori e in microfoni. Perché registrare bene è comunque e sarà sempre la chiave di tutto. Perché se noi dobbiamo col nostro plugin finalizzare una bella ripresa, è un conto, se noi dobbiamo salvare una brutta traccia, allora la musica cambia.

Un confronto tra marchi blasonati e equipment artigianali 

Carmen Louis: Un’altra domanda che volevo farti è invece che cosa ti ha spinto a rivolgerti agli auto-costruttori italiani, ovvero agli artigiani della strumentazione da studio, per acquistare parte dell’equipment descritto.

Tommy Dell’Olio: Guarda, la risposta è molto semplice e credo che sia molto simile a quella di un sacco di miei colleghi musicisti che hanno poi operato la stessa scelta. Da un lato è semplice curiosità, in partenza, e passione per il suono e ricerca sonora.Una volta che ho avuto la possibilità di provare l’artigianato italiano per quanto riguarda la costruzione di amplificatori e strumenti musicali, ho trovato veramente un’eccellenza che è pari e in alcuni casi superiore a quanto i grandi marchi propongono.

Io ho acquistato per il mio studio durante gli anni amplificatori di grandi marche – Marshall, Mesa, Engl e quant’altro – e dico la verità, facendo dei semplicissimi A-B test tra testate Masotti e testate di altre marche, alla fine ad orecchio io ed i miei clienti abbiamo sempre preferito, in questo caso, le testate Masotti.

E questo, piano piano, mi ha portato a scegliere quasi esclusivamente i suoi prodotti, e la stessa cosa l’ho fatta per quanto riguarda le chitarre e la mia scelta finale è caduta sulla liuteria Jacaranda e così via. Io ho scoperto veramente che abbiamo un’eccellenza incredibile per quanto riguarda la produzione di amplificatori e di strumenti in Italia che non ha nulla da invidiare.

Inoltre, una cosa che secondo me è veramente importantissima, è la possibilità di avere un contatto diretto con il costruttore, sia per quanto riguarda l’assistenza, che per quanto riguarda la customizzazione: è veramente un vantaggio incredibile, e poi sono prodotti che veramente non hanno nulla da invidiare se non in alcuni casi, anzi, sono superiori a quelli delle grandi marche, e delle volte a prezzi anche inferiori. Proprio, senza il minimo dubbio, io trovo sia la scelta migliore, la più conveniente, quella migliore.

 

Tommy Dell'Olio usa testate e amplificatori Masotti

 

C.L.: Sì è un ottimo consiglio da parte tua per chi sta pensando di investire sul suo studio, potrebbe anche fare una ricerca su quello che sono i migliori.

T.D.: Io addirittura ho fatto –anche in questo caso sempre attraverso amici e varie prove – più o meno la stessa scelta per quanto ha riguardato l’acquisto dei preamplificatori microfonici del mio studio. Ho avuto gli API, ho anche provato i Neve, e a un certo punto ho conosciuto gli Aurora Audio che sono prodotti artigianalmente da un tale Geoff Tanner che vive a Hollywood.

Io li ho conosciuti per caso tramite un distributore italiano che è un ragazzo padovano, e anche qua un semplice A-B test in studio mi ha fatto vendere immediatamente tutto ciò che avevo prima ed acquistare questi. Li ho già da diversi anni e lungi da me l’idea di ritornare indietro o di provare altro. Quindi anche in questo senso ho avuto il piacere di constatare che un prodotto artigianale si è rivelato superiore a quello di marche blasonatissime.

C.L.: Tutto? Anche le voci?

T.D.: Assolutamente sì, ed è eccezionale.

C.L.: Valvolare?

T.D.: No, non amo gli amplificatori valvolari, è un amplificatore a stato solido. Vedete qui, io ho preso l’unità ad otto canali e sostanzialmente, detto in maniera molto brutale, è una via di mezzo fra un Neve ed un API, nel senso che ha la ricchezza armonica di un Neve però ha quel bright in più e quell’attacco un pochettino più veloce che io ho trovato solo nell’API. Secondo me è la perfetta via di mezzo.

Oltretutto il costruttore Geoff Tanner è una persona che ha qualche anno in meno di Rupert Neve ed è stato un suo collaboratore. Lui ha lavorato con Neve per moltissimi anni, dopodiché si è messo in proprio. E io considero questo preamplificatore come se fosse un’evoluzione del pre, del 1073, sostanzialmente. Io trovo sia un pre eccezionale, io registro con quel preamplificatore qualunque cosa, delle DI bellissime e faccio tutto, tutto con quello – dalle batterie, alle voci, alle chitarre – e lo trovo eccellente in ogni occasione.

Un esempio di set-up iniziale 

Carmen Louis: Sicuramente puoi dirci qualcosa in più rispetto a quello che è un set-up ottimale di un Home Recording  Studio anche per chi inizia.

Tommy Dell’Olio: Per avere un buon prodotto, oggigiorno secondo me è più che sufficiente una buona interfaccia audio. Io mi sono sempre trovato benissimo con le interfacce RME. Trovo che abbiano un rapporto qualità/prezzo eccezionale, montino dei bellissimi convertitori, dei preamplificatori che sicuramente non sono al pari di preamplificatori outboard che si possono trovare da marche ben più blasonate, ma su un altro range di prezzo. Permettono di lavorare molto bene e soprattutto l’interfaccia ha un’ottima stabilità a livello di driver. Quindi io credo che una buona interfaccia, una coppia di monitor affidabili, un minimo, assolutamente, di cura acustica nella regia, può essere più che sufficiente.

Interfaccia audio RME pci

Ovviamente per quanto riguarda i microfoni il discorso è strettamente correlato a ciò che si vuole registrare. Per quanto riguarda le chitarre, io sono partito con uno Shure SM57 e ho acquistato diversi microfoni – come è giusto che sia insomma, ognuno deve fare la propria esperienza – però continuo a pensare che un solo SM57 possa essere più che sufficiente per fare un bellissimo disco. Mi permetto di citare un semplicissimo esempio, pensando al Rock mi vengono in mente i Nickelback che hanno delle chitarre e delle produzioni fantastiche.

Quelle chitarre, ve lo posso dire per certo perché ho avuto la fortuna, lo scorso anno, di stare in studio insieme a Chris Lord Alge e ho chiesto a lui come erano state registrate queste chitarre, quale fosse il segreto del suono.. In realtà carpire i segreti è sempre difficile perché anche lì probabilmente la mano dei chitarristi ha fatto la differenza – comunque queste chitarre sono state registrate solo ed esclusivamente con un SM57. Sono state bi-amplificate, quindi ciascuna take, quella di left e quella right, è stata mandata in due amplificatori testata e cassa 4×12, microfonati con un SM57 ciascuno, e il risultato è quello che potete sentire su “Here and Now” che è l’ultimo disco dei Nickelback e che credo parli da solo.

C.L.: Quindi si può iniziare anche con pochi strumenti?

T.D.: Secondo me, come dicevo, proprio con un semplice SM57 collegato alla scheda audio ed ovviamente una buona chitarra ed un amplificatore. In questo senso io ho avuto ultimamente il piacere di acquistare una cassa mono-cono dalla Dragoon, che è una ditta di Firenze che produce speaker e cabinet per chitarra. Loro producono delle casse mono-cono bellissime, gestibilissime nel senso di poco ingombro, volume ridotto e risultato eccellente. Anche come budget, la mia l’ho pagata 399€, che secondo me può essere accettabile.

Convertitore: il cuore dell’Home Studio

Tommy Dell’Olio: L’altro, che è forse il pezzo che preferisco, è questo convertitore. Secondo me è pura magia. Sembra di registrare con un nastro analogico senza averne i problemi, senza avere nessun tipo di manutenzione, e soprattutto, cosa veramente incredibile parlando del digitale, potete clippare senza nessun problema. Potete registrare dimenticandovi dei meter, e questo non solo con strumenti per esempio come una chitarra distorta, ma anche durante una ripresa vocale.

Se il cantante fa una linea vocale, come sapete meglio di me, in cui ci sono magari dei grossi sbalzi di volume – e quindi ci sono i classici picchi che fanno andare in clip il convertitore, soprattutto per chi non utilizza compressioni in tracking – con questo attrezzo voi eliminate completamente il problema. Nel senso che, togliete il clip ma il suono rimane sempre eccellente, con una timbrica pazzesca, con un’apertura sulle alte frequenze che io in digitale non ho mai, mai sentito in nessun’altra macchina. Sembra di registrare in analogico, assolutamente.

Convertitore Analogico-Digitale Burl B2 Bomber

Con questa macchina voi lavorate esattamente con la flessibilità e la velocità del digitale, ma avete un suono che sembra quello di uno Studer. È incredibile, secondo me è incredibile. E infatti questa macchina io la utilizzo pressoché ovunque, nel senso: quando faccio una ripresa di una batteria chiaramente non posso utilizzarla, ho solo due canali, quindi la dedico agli overhead che secondo me sono la parte più importante. Tutte le altre tracce della canzone le vado a registrare sempre con questo – le chitarre, i bassi le passo attraverso questo, le voci soprattutto. – ma cosa più importante, io ho un sommatore.

Io lavoro con un sistema ibrido, come vi dicevo nella prima parte, con il sommatore della Thermionic. Il ritorno di somma, lo acquisisco attraverso questo convertitore. Vi assicuro che la differenza è totale, drammatica, il giorno e la notte. Io veramente non pensavo che un convertitore potesse fare una differenza così clamorosa, finché non ho provato questa macchina. Vale tutti i soldi che costa ed è veramente un capolavoro. E questo sicuramente è l’acquisto migliore che abbia mai fatto dacché ho cominciato a registrare. Sembra che io parli come un venditore, ma giuro che non mi pagano.

Invece vi faccio vedere l’altra parte di output analogico, che è in questo caso a livello di importanza il cuore dello studio per quanto riguarda il mixing: questo sommatore, che è il Thermionic. Io sono un forte sostenitore della somma analogica. So che anche questo è un argomento molto vissuto, molti sostengono che non ci sia tutta questa differenza. Io credo che la differenza ci sia e sinceramente la sento a livello timbrico, ma soprattutto io credo che uno dei segreti dei fonici delle generazioni passate era quello di arrivare sul master bus della consolle con un livello parecchio alto, in modo da far sì che la consolle diventasse essa stessa una specie di master compressor. Questo è uno dei trucchi di quasi tutti i fonici americani, sia nel caso di Chris Lord Alge con cui ho avuto la possibilità di condividere una giornata di lavoro, sia altre persone con cui è stata un’esperienza bellissima, poi magari ve ne parlo.

Comunque, vi dico del Thermionic. Con questa macchina io ho la possibilità di fare ciò che in digitale secondo me è impossibile, cioè di avere una diversa colorazione dell’intero mix a seconda del livello a cui io arrivo come somma. Questa è una cosa che si può fare solo in analogico e questo secondo me è il motivo per cui la somma analogica è veramente differente dalla somma digitale, non è solo una questione di un timbro più colorato o meno colorato, ma è proprio una questione di glue – come direbbero gli americani – di tutte le tracce, cioè di collante che si va a creare tra le varie tracce, che ripeto, non è altro che una sorta di compressione. È chiaro che se noi utilizziamo un sommatore, ma facciamo in modo che il livello finale del nostro mix sia troppo basso, noi ci ritroviamo con un suono che non è molto dissimile da quello della somma digitale. Ma se noi utilizziamo, come gestione dei livelli, prettamente un sommatore, secondo me la differenza è sostanziale.

Io ho scelto questa macchina innanzitutto perché me l’ha fortemente consigliata come ti dicevo Marco Borsatti e io ho assolutamente e diligentemente seguito il suo consiglio e l’ho provata appena mi è stato possibile. L’ho trovata bellissima, ha un sacco di features particolari. Mi dà la possibilità di controllare il livello in ingresso di ogni singola traccia mono oppure stereo, ma soprattutto ha questo di più, che praticamente ha un controllo di distorsione armonica. Il grosso problema del digitale è quello di non avere distorsione e saturazione armonica, anche perché questa secondo me è ad oggi la cosa in cui il digitale soffre ancora di più.

Io riesco a lavorare bene con un equalizzatore o con un compressore in digitale, riuscendo ad ottenere un risultato soddisfacente, ripeto magari non esattamente pari a quanto potrei fare con un UA 11/76 hardware però io ho scelto di acquistare i plug-in della Waves con i quali mi trovo bene e per esempio l’11/76 della Waves mi da la possibilità di lavorare anche con gain-reduction estreme molto bene. Però, quello che manca sempre è la saturazione armonica. Quindi io penso che se una parte del vostro budget deve essere investita in strumentazione analogica, la prima cosa da fare secondo me è dotarsi di macchine che vi diano la possibilità di aggiungere la saturazione armonica perché è la cosa che sicuramente in digitale non troverete, o quantomeno non la troverete mai soddisfacente. Ci sono un sacco di plug-in, di saturatori e cose varie ma a mio gusto non sono molte.

Carmen Louis: Gli algoritmi son quelli, alla fine.

T.D.: Sì, sanno sempre un po’ di plastica secondo me.

Un esempio di set-up ottimale per chitarristi

Carmen Louis: Esatto,  il set-up per i chitarristi, a questo volevo arrivare

Tommy Dell’Olio: Qui invece, nell’altra parte della regia, ho il mobile dedicato a tutti i miei amplificatori. In questo caso è uno dei rarissimi momenti in cui tutte le mie testate sono posizionate sul mobile. Quello che vedete è tutto mio, sono le tre testate Masotti di cui le due centrali che vedete sono due prototipi nuovissimi che ho ricevuto veramente da pochissimo tempo. La mia JT è una JTM-45 Marshall che ho da un sacco di anni, e la mia pedaliera. Io ho deciso, come ormai quasi tutti gli studi professionali fanno, di montare tutti gli amplificatori, tutte le testate in regia, di collegarle ad una patch-bay che mi da la possibilità di switchare da uno degli ampli a scelta con una delle due uscite collegata alle casse nella stanza di ripresa.

 

Cabinet 4x12 prodotto da Mesa Boogie mod. RectoCab

 

In stanza di ripresa, di solito quando faccio le riprese per chitarre, monto sempre due cabinet 4 x 12, una con Greenback che è una cassa Masotti, e una con Coni Vintage 30 che è una Rectocab Oversize della Mesa. Sono i due cabinet, fra tutti quelli che ho provato, che più mi piacciono, parlando di 4×12. Io di solito le monto, le microfono in maniera differente entrambe, e dalla regia switcho ad una o all’altra per avere chiaramente il suono che di volta in volta mi serve.

Questo secondo me è un sistema molto comodo perché  ho la possibilità di interfacciare, in un secondo, la testata che desidero con la cassa che desidero in stanza di ripresa, ed ovviamente, come succede ormai in tutti gli studi, posso far sì che il musicista – il chitarrista in questo caso, che sia io o che sia un cliente –lavori in assoluta tranquillità e confort, in regia, ed ascolti soprattutto dai monitor il suono che effettivamente, senza alcuna contaminazione ambientale, proveniente dalla sala di ripresa – il suono che andrà su disco.

Uno sguardo d’insieme sul set-up di Tommy Dell’Olio

Carmen Louis: Sul tuo sito vedo che si parla di alcuni corsi, ci vuoi dire di più?

Tommy Dell’Olio: Sì, questa è una novità che partirà – in realtà è una cosa che ho in cantiere da molto tempo, nel senso, da quasi due anni – nel 2014:  saranno dei corsi di mixaggio e di ripresa della chitarra elettrica che farò nel mio studio. Saranno fatti in forma seminariale, quindi quattro persone per classe in una giornata intera di lavoro e l’obbiettivo è quello di – ovviamente attraverso il mio punto di vista e le esperienze che ho avuto – cercare di fornire degli strumenti per poter essere il più indipendenti possibile a livello di registrazione, intesa sempre come pre-produzione.  Chiaramente poi sul mio sito tommydellolio.it troverete delle indicazioni più precise per quanto riguarda il programma.

 

Una foto dell'home studio di Tommy Dell'Olio

 

Essere  quindi in grado di registrare correttamente i propri provini con una ripresa professionale di chitarra elettrica per chi lo desiderasse, oppure la possibilità di mixare quanto magari registrato in sala prove con la propria band. L’intento di questi corsi non è sicuramente quello di fare in modo che ciascuno di noi possa autonomamente avere una resa a livello di mixaggio pari  a quella che si può ottenere con l’esperienza di un buon fonico in un grosso studio di registrazione, ma è quella di dare la possibilità a tutti di fare delle belle pre-produzioni, che secondo me sono il cuore pulsante di qualunque lavoro.

Non esiste e non esisterà mai, secondo me, un buon disco, se dietro a questo non c’è stata una buona pre-produzione, che è la linea guida di tutto il lavoro. Io vedo coi miei clienti in studio, dove molto spesso arrivano persone con le idee tutt’altro che chiare e diventa davvero difficile organizzare un lavoro quando non ci sono delle direttive precise, non c’è un arrangiamento strutturato da seguire e quant’altro. Quindi secondo me, anche dal punto di vista del fonico, avere un pochettino di questa competenza per quanto riguarda noi musicisti io credo che sia veramente importante, e l’intento di questi corsi vorrebbe essere questo.

C. L.: Possiamo parlare del set-up in maniera completa a questo punto?

T. D.: Il set-up – mi sposto e vi faccio vedere man mano le macchine – è molto semplice. La mia scelta è stata quella di acquistare poche macchine ma di livello assoluto. Ovviamente il set-up che ora vedete è stato il frutto di diverse prove e sostituzioni. Insomma una storia che un po’ tutti i musicisti e i fonici conoscono perché ovviamente è l’unica maniera per potersi rendere conto di come una macchina funziona è averla in studio, utilizzarla per dei mesi e quant’altro. Io ho un set-up che è basato su un’interfaccia RME in Pci, collegata direttamente nel computer, alle quali in ADAT sono collegati questi convertitori SSL. E questo è il pezzo che amo di più del mio studio; il master converter, che è il Burl B2 Bomber. Lo utilizzo per trackare tutte le tracce fondamentali dei lavori. Quindi gli overheads in una batteria, le chitarre, le voci, i bassi, insomma tutto ciò che non necessità più di due tracce in tracking, passa sempre attraverso questo. E soprattutto lo utilizzo per il ritorno di somma dal mio sommatore valvolare che è il Thermionic.

Questa è una macchina fantastica, che mi è stata caldamente consigliata da Marco Borsatti – che è un fonico che penso non abbia bisogno di presentazioni, è un grandissimo in Italia – ed è una macchina veramente bellissima perché mi da la possibilità di ottenere il suono analogico che cercavo con una flessibilità e una facilità di utilizzo incredibili, senza avere tutti gli svantaggi a livello di manutenzioni di una grossa consolle analogica. Insomma, è piccolissimo, è comodissimo e suona benissimo.

Sostanzialmente ho deciso di impostare il mio studio con una configurazione ibrida, quindi ripeto: convertitori SSL e Burl, per quanto riguarda l’acquisizione; preamplificatori Aurora Audio; quando ho bisogno di canali aggiuntivi utilizzo una Sp008 della Audient che è un ottimo preamplificatore; non colorato e eufonico come l’Aurora chiaramente, ma fa assolutamente il suo lavoro quando necessario; l’altro outboard che ho deciso di acquistare è il Tape Emulator della Neve che utilizzo praticamente in mixing. Inizialmente lo utilizzavo in uscita al sommatore, poi mi sono reso conto che il suono del nastro, o per meglio dire dell’emulazione del nastro, non mi piaceva su tutti gli strumenti, per esempio sulle casse della batteria, sui floor tom eccetera, attenuava un po’ le basse frequenze. Quindi ho deciso di agganciarlo nel sommatore in modo da avere uno stereo-bass con un tape-emulator inserito, all’interno del quale poi posso far passare tutti gli strumenti, secondo me troppo ricchi di transienti, per creare una sorta di soft-clipping.

Praticamente ho la possibilità di aumentare in analogico il loudness della singola traccia e quindi avere poi la comodità, una volta terminato il mixaggio, in mastering, di avere un Rms molto più alto per quanto riguarda il mix in partenza, e quindi posso limitare in digitale il maximize.
Il set-up dello studio più o meno è questo: un set-up ibrido, la work-station che è Cubase, il sommatore, il Thermionic e il Tape Emulator.

C. L.: Vuoi aggiungere qualcosa in più?

T.D.: Forse la cosa che vorrei aggiungere è un consiglio, la cosa più banale ma anche la più importante. Registrate tanto, non arrendetevi mai perché i primi lavori sicuramente saranno pieni di problemi. All’inizio sembrerà tutto molto difficile. L’importante è, io credo, la perseveranza. L’importante è l’impegno che si mette e secondo me oggi, per quanto riguarda l’Home Recording, noi abbiamo una fortuna incredibile rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto:  possiamo fare i dischi in casa con un computer. Noi ci facciamo i problemi del “non abbiamo l’x” quando una volta se avessero avuto un computer come il nostro sarebbero impazziti dalla gioia negli studi commerciali! Quindi adesso noi secondo me abbiamo veramente un potere incredibile in mano, basta solo avere la voglia, la perseveranza e la costanza.

C.L.: E la passione.

T.D.: E la passione.

C.L.: Dei ragazzi che negli anni ’60-’70 cercavano di fare di tutto e di più per riuscire a produrre.

T. D.: Non so se qualcuno si ricorda i Beatles quando facevano dei maneggi incredibili per moltiplicare il numero di tracce dei loro registratori passando a cascata da un registratore all’altro, se non vado errato i primissimi dischi dei Beatles erano..

C.L.: A nastro.

T.D.: A nastri sicuramente, ma a quattro o otto piste? Adesso non ricordo esattamente. Però pensate che noi adesso con una qualunque work-station abbiamo un numero di canali, di tool, di compressori, di equalizzatori e di tracce.. Ma è incredibile!

C.L.: Tommy, ti ringrazio tantissimo di questa bellissima chiacchierata che ci hai dedicato che è stata comunque una cosa molto interessante e credo utile a tutti quelli che hanno avuto modo di ascoltarti, soprattutto l’ultima parte, è stata ricca di riferimenti, di dettagli e di consigli. Per ora ci salutiamo ma invito ovviamente a collegarsi sul tuo sito e successivamente anche sul sito dello studio.

T.D.: Certo, che sarà pronto a brevissimo, i primi di novembre al massimo.

C.L.: Troveranno il link ovviamente su tommidellolio.it.

T.D.: Assolutamente sì, troverete il link a questo nuovo sito completamente dedicato allo studio.

C.L.: In bocca al lupo e un grande saluto.

T. D.Ciao a tutti e grazie mille per la pazienza. A presto.

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