Andrea Grosso: presentazione di Mini Gest. Home Studio


Presentiamo l’intervista con Andrea Grosso, realizzata da Carmen Louis per Scuolasuono.it.

Introduzione

Carmen Louis: Buonasera a tutti da Carmen Luis, benvenuti a tutti gli amici, gli allievi e ai curiosi di Scuolasuono.it e benvenuti oggi in Home Recording Studio,  una rubrica dedicata al setup degli HomeSstudios e degli studi di registrazione, soprattutto quelli che hanno un origine diciamo “casalinga” e poi crescono con il passare del tempo.  Rubrica dedicata anche a chi produce musica a casa propria. Oggi parliamo con un simpaticissimo home recorder, Andrea Grosso,  il titolare, dico questa parola molto importante, dello studio Mini Gest.  Benvenuto Andrea, e tutto quello che non ho detto finora aggiungilo tu.

Andrea Grosso: Va bene. La mia avventura musicale inizia alle scuole  medie, quando ho iniziato a imparare gli strumenti. Quando andavo a scuola, alla fine, si imparava il flauto. Dal flauto sono spostato alle tastiere, di cui sono sempre stato affascinato, ed è iniziata praticamente la mia escalation: ho imparato a suonare le tastiere, poi i primi computer. Cito un paio di cose anche se poi la gente riderà: Windows 98 che si inchiodava una volta ogni due, il tasto di reset consumato per far ripartire il tutto; tutti i problemi Midi legati a questi due bellissimi programmi, poi  la vera illuminazione è arrivata quando sono riuscito ad avere la prima DAW. Reason 3  ed è stata davvero la prima svolta, mi sono affascinato a tutto quanto quello che mi permetteva. Reason era fighissimo perché produci un sacco di suoni. Il problema principale è che non si può registrare.

 

Live set dei Mini Gest.

C. L.: Volevo, prima di tutto sapere se tu hai un link Facebook, un sito ..

A. G.: Noi siamo su Facebook e su Twitter, perché in teoria il Mini Gest. che voi vedrete sulla mia paginetta Facebook è proprio il duo che ho con la mia compagna,  è il nome che utilizziamo quando facciamo le serate. Dietro c’è  tutto il lavoro che ci porta a poi a suonare anche, effettivamente, sotto i Mini Gest. Io racchiudo tutto quello che riguarda la musica, quindi scusami se te l’ho detto adesso e non prima.

C. L.: Quindi Twitter, dicevi?

A. G.: Sì, siamo su Twitter e su Facebook. Trovate tante foto, dei video, interviste , c’è un po’ di tutto in pratica.

C. L.: Tra l’altro, nella tua esperienza , c’è anche il Corso  Recording Turbo System di Scuolasuono.it, e ovviamente devo chiederti come ti sei trovato. Dicci la verità però!

A. G.: Sono sincero, ho trovato questo corso per tecnico del suono bello e interessante. Soprattutto devo fare i complimenti a Francesco per aver fatto un’opera monumentale, perché io non avrei avuto la pazienza e nemmeno la costanza per riuscire a mettere insieme tutto il materiale che ha messo lui. Detto onestamente, alcune basi o alcuni argomenti che lui ha trattato ce li avevo già di background, perché comunque provando e facendo uno,  con quelle cose, prima o poi ci sbatte il naso. Ovviamente, il corso mi ha dato un sacco di delucidazioni:  “Porca miseria, a saperlo mi evitavo tanti mal di pancia!”. Questo è il riassunto di quello che ho scoperto. A me è servito un sacco, uno degli argomenti che mi è rimasto impresso, proprio per il Corso,  è quello dove lui ha spiegato tutti i canali: gli ausiliari, i gruppi sul mixer. Alcune cose le sapevo già, altre le ho scoperte e mi sono detto: “Sono proprio stato un cretino a non averci pensato prima!”.

C. L.:
 Ok, questa è la cosa che ti è piaciuta di più del Corso.

A. G.: Si, questo perché, se sai le cose prima, non ci perdi tanto tempo. È una cosa fondamentale e penso che sia la spinta che ha dato Francesco per portare avanti questo progetto. Anche perché effettivamente è vera: se tu le cose le sai non ci perdi tempo, se non le sai ci perdi ore, giorni, per  fare  cose che magari sono basilari e che  a conoscerle in due ore facevi tutto. Questo è un po’ il discorso.

C. L.: Quindi perché  lo consiglieresti a un tuo amico, o a  chi comunque vuole imparare?

A. G.: Lo consiglio appunto perché, secondo me, è semplice, chiaro e molto diretto, non si perde in giochi di parole. Non ci sono centomila informazioni. Ti da effettivamente quelle che ti servono. Perché a me, come a molti ma parlo nel mio caso,  l’approccio serviva non totale della gestione dello studio;  mi serviva soltanto sotto certi aspetti . Ci sta poi che dal corso intero  si prendono in seguito  tutte le informazioni. Avevo delle lacune che mi piaceva colmare. E visto che lui comunque le gestisce così chiare, semplici, molto schematiche  e per punti, diventava anche facile individuare l’argomento che effettivamente mi poteva interessare.

C. L.: Quindi era organizzato talmente bene che comunque vai anche direttamente ad approfondire determinate parti.

A. G.: Si,  il fatto che questo corso è impostato in questa maniera ti permette di avere un’idea chiara subito di dove andare a cercare le informazioni,  per colmare le lacune che uno ha.

Impressioni su Ableton Live 9 

Carmen Louis:  Prosegue  l’intervista  di Scuolasuono.it con Andrea Grosso. Vorrei citare, per i prossimi 5 minuti, Ableton  Live 9, un programma che si sta utilizzando sempre di più. Tra quelli che utilizzi, tra cui anche Logic, hai anche Ableton che adoperi soprattutto per uno scopo Live però ti gestisci anche in studio.

Andrea Grosso: Sì. Principalmente c’è da dire che Ableton Live, versione 9, nasce come un programma principalmente Live, però è effettivamente un sequencer, quindi con tutti gli annessi e connessi.

 

screenshot da Ableton Live 9

 

C. L.: Tu ti gestisci meglio in studio?

A. G.: Onestamente sì, perché più che altro è che, utilizzandolo anche nel Live, se devo fare delle registrazioni è inutile che chiudo un programma, ne apro un altro, faccio la registrazione, esporto l’altro, lo apro con l’altro programma o lo rimetto dentro. Inoltre, ho la possibilità di utilizzare bene o male gli stessi plugin o comunque gli stessi effetti sia di uno sia di Logic. Molto spesso, se devo fare delle registrazioni al volo o mi serve qualcosa di veloce, passo direttamente su Ableton e mi tolgo molti fastidi. Anche perché è un programma – detto onestamente – più leggero di Logic. Nel senso che mi carica un po’ meno il computer e quindi è anche più snello in certe operazioni. Essendo poi studiato dal Live, è molto più facile armare le tracce, pronte per registrare, che non un Logic.

C. L.:
 Quindi lo utilizzi quando devi essere veloce.

A. G.:
 Esattamente:  se devo farti una registrazione al volo, sicuramente la faccio li sopra e non da altre parti perché comunque tra parti, prepara le tracce, le armi, le fai.. Poi sono bellissimi come programmi, i sequencer puri sono sempre un po’ più macchinosi, invece Ableton è più “pronti e via”: rec – si comincia – e si va.

C. L.:
 E’ un programma che si gestisce a seconda delle proprie esigenze, per cui si compongono dei setup in base all’utilizzo.

A. G.:
 Comunque lo utilizzo proprio su larga scala, ti apre un ventaglio di opzioni ed è molto più facile da gestire. Puoi dire: “Ho bisogno di Ableton per un progetto Live.” e va benissimo, parto da zero, me lo costruisco in modo tale che mi serva per il live. Devo andare a registrare questo, e mi preparo già il progettino fatto così. Questo discorso con Logic.. Ti porto un esempio così rendo meglio l’idea: ho utilizzato dal vivo Cubase perché  vengo da  un ambito Windows, quindi l’ho utilizzato e non parliamo delle tracce da preparare: metti mute, togli mute, tutte queste automazioni..

C. L.:
 Queste cose possono rendere anche in studio una gestione più snella, quando si suona uno strumento, quando non si hanno le mani libere.

A. G.:
Esatto. Devo registrare una parte di piano, non posso permettermi  di stare a preparare la traccia, suonare e smettere. Se facciamo così non se ne esce più.

Un approfondimento sul controller AKAI APC 40

Carmen Louis: Continuiamo a parlare di Home Recording con Andrea Grosso, e sul perché, generalmente, si usa il controller di Ableton  che più facilita, l’Akai APC40.

Andrea Grosso:
 Il discorso è molto semplice, tu con il controller  fai determinate cose: in realtà ha soltanto dei tasti che si illuminano, dei controlli dei volumi con dei fader, ha anche dei knob che servono,  in base a come li assegni..

 

Controller AKAI APC40


C. L.:
 Tu avevi all’inizio Ableton, poi a un certo punto hai comprato questo controller:  perché non ne potevi più fare a meno o perché?

A. G.
: Detto onestamente è andata così: l’ho comprato perché avevo visto su internet che ne parlavano molto bene, l’avevo trovato gironzolando per internet a un prezzo effettivamente conveniente. Secondo me il problema principale dei software è il controllo,  è utile il controller esterno e comunque le alternative sono due: o ti siedi e hai qualcuno che ti segue il programma, allora mentre  uno pasticcia  sul computer l’altro può permetterti di suonare, atrimenti devi avere la possibilità di controllare il tuo programma in remoto.

Se chi deve registrare sta di fianco a me va benissimo: gli schiaccio play, stop, azione.. Se lo devo fare io però, ho magari il computer messo in un posto e la tastiera in un’altra, ed in questo modo perdi  la concentrazione, e questo è un problema. Invece con il controller, specialmente quello di Akai che è stato costruito apposta su Ableton, già solo il fatto di avere Rec, Stop e Play  hai già detto tutto. Alla fine sei lì, devi registrare questo? Basta che inizi a suonare ed è andata se, ovviamente, il settaggio degli ingressi è stato fatto prima.

Il controller ti permette queste cose, il che ti permette di dire: “Mi sembra una buona idea, risentiamola.” e ce l’hai in tempo reale, subito, cosa che con altri programmi non è cosi semplice fare. Il controller non richiede di per sé un grande studio. Ma comunque averne una buona conoscenza è utile perché comunque il programma si gestisce il controller.

C. L.:
 Si utilizza in questo caso Ableton piuttosto che un altro..

A. G.
 No, puoi solo utilizzarlo con Ableton. È stato studiato proprio per quel software. Ad esempio, ho fatto delle prove, e molto spesso cosa succede? In certi software, quando hai un controller gli puoi inviare determinati messaggi. Ho provato a farlo con il controller dell’Akai ma non funziona. Ha gli stessi tasti, ma manda messaggi diversi.

C. L.: C
he poi puoi richiamare.

A. G.:
 Esatto, l’ho provato ad esempio con un altro software, Reason, ma non funzionava. Invece, essendo dedicato, usandolo con Ableton puoi costruirti il progetto. Dall’altra parte, puoi  settare anche che cosa il controller deve controllare. Ho costruito sul controller una consolle per DJ, quindi con i due deck dove praticamente vengono riprodotte le tracce, poi avendo anche i fader,  ti permette di fare il crossfade da una parte all’altra. Con i vari loop ti puoi gestire i controlli d’effetti e tutto, come in una vera console per dj.

Una panoramica sulla suite Komplete 7 di Native Instruments

Carmen Louis:  Proseguiamo  l’intervista  di Scuolasuono.it con Andrea Grosso, e parliamo ora a proposito  dei Native Instrument Komplete, la versione 7. Personalmete la conosco un po’ perché l’ho utilizzata. Tu cosa ne pensi, per quanto riguarda la tua scelta di questo set?

Andrea Grosso:
Ha dei campioni di suoni extra che sono fantastici: tutta la parte di violini, di cori, bassi.. Se si ha avuto la possibilità di sentirlo, si sa di cosa parlo. Mi piace e l’ho utilizzato anche se poco, perché non ho tutta la parte di effettistica per chitarra, e  secondo me si può utilizzare anche sul basso o comunque anche su altri strumenti. L’utilizzo principalmente nasce per i chitarristi, però hanno fatto davvero un ottimo lavoro, nel senso che comunque si possono ricreare alcuni suoni che, dovessi ricrearli dal vivo, necessiterei  di molta più instrumentazione. È vero che c’è la diatriba sul discorso analogico – digitale..

screenshot da Komplete 7 di Native Instruments
C. L.:
 Quindi tutti i brass,  comunque i Synth..

A. G.:
 Diciamo cosi, io principalmente tutte le registrazioni che faccio, tutta la parte tecnica del lavoro, è finalizzata a ottenere un risultato che poi mi serve dal vivo. Non vado a ricercare un suono, per poi avere il classico suono del cd. Quello si vuole ottenere è più che altro un prodotto di qualità da poter portare dal vivo. Anche se comunque non è sempre cosi facile e fattibile.

C. L.:
 Ma i settaggi invece degli effetti sulla chitarra, cosa c’è lì dentro?

A. G.:
  Simulano, se non ricordo male..

C. L.:
 I preset?

A. G.:
 Esatto, hanno dei preset, poi volendo si può costruire la parte di effettistica, puoi costruire quasi una pedaliera, cosi come la chiama il chitarrista.

C. L.: Per la  chitarra acustica?

A. G.:
 No, no, elettrica. Si parla di: uno, selezionare il tipo di amplificatore che uno vuole; due,  poter scegliere la posizione, per esempio, del microfono.

C. L.:
  Ok, la simulazione quindi.

A. G.:
La simulazione, per esempio di un amplificatore, con tutto quello che ne comporta: la dimensione, i coni, la grandezza, la posizione del microfono, dove uno giustamente può andare a  addizionare il microfono sull’amplificatore e ottiene un suono diverso. Queste sono tutte cose che comunque, fatte con uno strumento, con un software, non sono da poco.

C. L.:
 Già , e che tipo di begli effetti ha secondo te?

A. G.:
 Parlando di effettistica, i Flanger non sono neanche brutti. Poi secondo me diventa sempre difficile dare un giudizio perché ..

C. L.:
 E’ molto personale certo, alla fine.

A. G.:
 Alla fine, potrei dirti che trovo che i flanger siano bellissimi, e qualcuno mi potrebbe dire: “No non sono d’accordo!”. Però capisci che è una questione di gusti, o comunque più che altro del tipo di prodotto che tu vuoi andare a cercare.

Dare una spinta con MaxxBass e UltraMaximizer di Waves

Carmen Louis: Andrea Grosso, qui con noi in questa intervista di  Scuolasuono.it, ci sta descrivendo il setup del suo studio Mini Gest.  Andrea, utilizzi Waves in ambito recording? Waves ha anche un bel compressore sulla voce,  che mi risulti, poi ognuno decanta quel plugin piuttosto che quell’altro.

Andrea Grosso:
 Quelli che mi fanno impazzire sono più che altro quelli che si utilizzano nella cosiddetta parte di post-produzione.  Una volta registrato tutto arrivi ad avere questo prodotto che molto spesso, come succede, spinge poco:si sente, ma spinge poco e, ad esempio, la Waves ha fatto dei plugin tra cui –  ci sono i compressori che comunque, effettivamente lavorano benissimo, sia quello normale che il multibanda, che è fantastico – il nome mi sfugge, ma mi pare sia MaxxBass.

UltraMaximizer L3


C. L.:
 No il nome è giusto, MaxxBass e UltraMaximizer

A. G.:
Esatto, e sono effettivamente due chicche perché tu hai un pezzo che comunque è mixato bene, lo senti con le tue casse e dici: “Cavolo va benissimo!”, perché magari hai effettivamente il volume del mixer un po’ alto e tutto, e appena abbassi il volume sembra che scompaia tutto. Effettivamente se li introduci, ovviamente non bisogna abusarne, ti permettono di tirare fuori anche a bassi volumi un prodotto abbastanza valido.

C. L.:
 E trasparente.

A. G.:
 Io tendenzialmente sono uno di quelli che preferisce il suono bello già a partire..

C. L.:
 E’ anche più facile.

A. G.:
 Esatto, sono dell’idea che se un suono è bello già all’inizio, effettivamente ti richiede poco lavoro. Se un suono è già registrato bene, se uno ci “smena” tempo di per sé, poi dopo, ovviamente, non ha bisogno di aggiungere centomila effetti. Invece, in post-produzione, una volta che ho tutte le tracce fatte, per dare più spinta, più presenza.. Quello che spesso noto è che i pezzi non mancano di dinamica, ma magari mancano di spinta, e tra tutti i plugin che ho provato, sono quelli della Waves che mi riescono a convincere di più. L’UltraMaximizer è tarato bene.

C. L.:
 Qualche settaggio particolare?

A. G.:
 Tendenzialmente, vado molto a gusto e molto a orecchio. Nel senso che, visto che il lavoro con dei pezzi comunque originali, e qui uno va un po’ a gusto suo, mentre se faccio delle cover e quindi ho un riferimento cerco tendenzialmente di portarmi il più possibile ad avere come risultato un prodotto molto simile all’originale. Non ti nascondo – e questo te lo dico così – che ho analizzato, perché spesso pare che ci sia la possibilità su alcuni plugin della Waves, lo spettro di una canzone. Ad esempio, ho analizzato lo spettro di una canzone che mi piaceva perché aveva un buon mix e perciò mi interessava, per poterne copiare poi le impostazioni.

C. L.:
 Non è sbagliato, per poi utilizzare sempre l’UltraMaximizer per dare quello che..

A. G.:
 Si quello, o comunque altri:  si vedono le impostazioni, come sono state fatte su un pezzo che piace, per determinate cose in particolare, giustamente, infine  si copia e lo si  utilizza da un’altra parte.

C. L.:
Questo si fa, per esempio, soprattutto in mastering.

A. G.:
 Esatto.

 I punti di forza di Reason 5

Carmen Louis: Intervista con Andrea Grosso per Scuolasuono.it, che ci sta descrivendo il setup del suo Mini Gest. Home Studio. Abbiamo detto che tu hai svariati software, tra cui anche Reason 5. Ci puoi dire qualcosa: quando hai iniziato ad utilizzarlo?

Andrea Grosso: Reason è un programma bellissimo, aveva una pecca che comunque è stata risolta. Il problema che aveva è che non potevi registrare – dalla versione 6 mi pare che adesso si possa registrare –  mentre lo utilizzavi come programma standard. Reason l’ho utilizzato molto perché comunque aveva un altro machine molto malleabile, quindi si riuscivano a fare delle batterie acustiche digitali, molto simili alla realtà. Riuscivi a dargli un groove molto umano, nonostante  la batteria fosse digitale. Questo era..

 

Schermata da Reason 5


C. L.:
 Quindi, stai parlando di campioni all’interno del programma, oppure.. ?

A. G.:
 Ti faccio un esempio, così rendo meglio l’idea. Fai conto di avere un rack, dove al suo interno puoi montare diverse macchine. In dotazione, a parte una parte di effettistica incredibile,  ha una drum machine, dei sintetizzatori e dei mixer. Dentro puoi mettere tutto quello che vuoi.  Sulla drum machine ti da la possibilità di caricare dei campioni. Quindi cosa fai: carichi la drum machine, ci carichi sopra i campioni che vuoi, e poi da lì ti puoi costruire il tuo groove di batteria. Ovviamente devi avere dei suoni di batteria che comunque meritino, però il programma ti permette di manipolare alcuni parametri, o comunque sul groove ho la possibilità di spostare gli accenti, di dare certe interpretazioni,  ed in questo modo riesci a creare dei groove acustici, o comunque molto naturali.

C. L.:
 Questo perché, secondo te?

A. G.:
 Perché secondo me come programma è molto intuitivo rispetto a tanti altri. Questo è un punto, mi dispiace dirlo, a favore. Perché è vero che lo utilizzano nell’ 80% dei casi per fare musica elettronica. Reason nel suo campionario,  se tu consideri i classici refill, come li chiamano loro, che sono delle raccolte di campioni, comunque di suoni già preimpostati,  ha una valanga di suoni tra cui anche dei suoni di orchestra, suoni di basso, suoni di batteria. Addirittura ci sono anche i canti gregoriani, quindi alla fine hai un ventaglio a 360° di voci e di campioni. Questo ti permette di poter sopperire alle mancanze, specialmente in studio, e per questa cosa che dico tutti i musicisti e batteristi vari potrebbero avercela con me..

C. L.: Dal momento in cui fai un tracking con strumenti veri, e rinforzare, diciamo.

A. G.:
 Esatto, ti faccio un esempio:  devo registrare una linea di basso,  e se al bassista gli metto solo un click, lui potrebbe rendere poco. Se invece metto un groove anche semplice di batteria, se è ben fatto lui si fa prendere, quindi la resa è sicuramente diversa. Questo è un fattore psicologico.

C. L.:
l’hai sperimentato tu in registrazione?

A. G.:
 L’ho sperimentato con il gruppo con cui  suonavo prima, registrando il bassista e confrontando delle tracce di basso  suonate al metronomo con quelle suonate su un groove. Alla fine con il metronomo c’è sempre il rischio che l’audio non si senta. Se metti un metronomo in cuffia o lo fai sentire bene, e c’è il rischio che sia fastidioso e la gente non si senta, o che venga coperto tutto. Se alla fine metto invece una base stupida, un quattro quarti molto semplice di batteria che tu riesci a sentir bene, alla fine suoni anche più fluido – non so come descriverlo. È difficile, bisogna provarle certe cose.

C. L.:
 In certe situazioni può aiutare.

A. G.:
Esattamente!

Terratec Phase 26 USB, ingressi digitali e flessibilità d’uso

Carmen Louis:  Proseguiamo con Andrea Grosso ed il setup del suo Home Recording Studio in questa intervista realizzata da me per  Scuolasuono.it.  Andrea, vedo negli appunti una scheda audio che non mi descrivono spesso, ed è la Terratec Phase 26 USB. Quante cose hai da dire su questa scheda audio? Perché  hai scelto la Terratec?

Andrea Grosso:
 Quello che mi ha spinto a comprarla era più che altro il fatto che era una  scheda audio tra le poche che aveva un ingresso digitale. Mi serviva per registrare la tastiera. Spesso ci sono solo input microfonici,  quelli digitali molto spesso li trovi sull’alta gamma, mentre su  schede un pò più da battaglia non ci sono.

 

Terratec Phase 26 USB

C. L.:
 Esatto,  in quelle più entry level, diciamo, non ci sono.

A. G.:
Ho fatto una ricerca non indifferente prima di arrivare a questa perché, purtroppo, avevo bisogno di più uscite rispetto agli ingressi;  onestamente me ne bastava uno, però mi servivano sicuramente più uscite. Alla fine aveva un buon rapporto qualità/prezzo,  e avendo la possibilità di sceglierti gli ingressi era la più adatta. Ultimamente, ti confesso, sto pensando di cambiarla perché sicuramente sul mercato c’è qualcosina di bello, però ovviamente uno deve anche tener conto del budget.

C. L.:
 La usi per manipolazioni, settaggi.. Come la sfrutti? In  quali altri modi?

A. G.: Utilizzo la Terratec Phase sopratutto per la registrazione in line normale sia della tastiera principalmente, ma anche le chitarre e le voci per delle basi che mi servivano. Grosso modo ho fatto diverse cose ma la utilizzo principalmente per le sue uscite digitali.

Mi spiego meglio, si tratta di usarla come farebbe un  DJ, quindi con le due linee  che fanno uscire la musica dall’impianto    separatamente attraverso le classiche cuffie, in quanto come sappiamo i DJ devono sentire i pezzi prima di farli sentire. E’ utilissimo in situazioni unplugged, quando bisogna suonare delle tracce di pianoforte prima che la base parta. In tal caso una uscita va data al metronomo.

Inoltre mi è tornato utile anche in altre registrazioni, per esempio quando ho fatto la chitarra ho splittato la base su di un canale e ho dato la cuffia al chitarrista. In più l’ho utilizzato anche per mandarlo in monitor e ancora gli ho dato il click, avendo comunque 3 uscite. Questo è un altro modo per sfruttare questa macchina. Mentre lei riproduce poi si può registrare.

Yamaha Motif, un synth di riferimento 

Carmen Louis:  Ben ritrovati a tutti, proseguiamo l’intervista di Scuolasuono.it con Andrea Grosso e andiamo ora ad approfondire quelli che sono le tue macchine che ti consentono di lavorare. Dunque, tra le cose che ho sentito e annotato, mi puoi parlare del Synth Yahama Motif 8?

Andrea Grosso:
 Detto onestamente, faccio una premessa:  parlo da tastierista, quindi sono un po’ di parte. Per me, tendenzialmente, il mondo delle tastiere si divide in due: ci sono le classiche tastiere con dei suoni già prefissati, e sono quelle che utilizzano di solito quelli che fanno piano bar;  poi c’è tutto il discorso di tastiere vere e proprie e di sintetizzatori, e lì c’è proprio una marea di materiale.

La mia scelta è stata più che altro una scelta economica perché, arriviamo al punto, quando arrivi a una certa fascia di tastiere, quindi tralasciamo quelle medio-basse, o quando arrivi a dei sintetizzatori  o comunque a delle tastiere che ti servono a fare dei live e hai quindi bisogno di un prodotto più affidabile, che funzioni, che vada bene e tutto, i nomi vanno a restringersi. Principalmente, quando ho scelto il Motif  erano due  le scelte disponibili sul mercato:  il Korg Triton, oppure sceglievi, si parla di 10anni fa,  la Yamaha che presentò per la prima volta questo synth. Il  rapporto qualità prezzo era praticamente una bomba, infatti da allora,  da quando l’hanno messa sul mercato,  lo stanno vendendo ancora bene. Penso che  l’80% dei batteristi famosi lo utilizzano,  e giusto per farti qualche nome, così almeno hai anche un riferimento,  Bon Jovi utilizza queste tastiere. C’è altra gente che ora  mi sfugge, se cerchi su internet trovi una sfilza di tastieristi che non finisce più..

Yamaha Motif 88 tasti

C. L.:
 Quindi è un suono che piace.

A. G.:
 Ha avuto un buon merchandising dietro. Diciamo che è un prodotto di fascia alta, un prodotto che comunque funziona bene e la qualità dei campioni al suo interno, era praticamente impensabili per il periodo, 10 anni fa. Premetto, la Yamaha continua a produrlo: sono cambiate le serie, sono cambiati i nomi e i suffissi, però il Motif è attualmente ancora in produzione. Cambia solo il nome, il restyling sul design, il monitor, ma la base dei synth è ancora quella, è un prodotto che funziona. Io sono innamorato dei suoni di piano che ha, sono davvero belli.

C. L.:
 Ti emoziona ancora!

A. G.:
 Si, oltretutto ha, oltre alla classica uscita analogica dove registri,  anche un’uscita digitale che sui modelli vecchi era ottica, mentre  sui modelli nuovi, invece, è S/PDIF. Il vantaggio è che tu alla fine sulle registrazioni  eviti tante conversioni. Se il suono esce in digitale, entra in digitale, lo processi digitale è molto lineare. Se tu invece esci in analogico, lo registri su una scheda audio comunque analogica, poi  lo digitalizzi lì, alla fine lo snaturi un pochettino.

C. L.:
 Conservi le dinamiche.

A. G.:
 Esatto, il problema è questo:  comunque tu il digitale lo converti in analogico, lo trasmetti di nuovo, lo ricevi in analogico, riconverti tutto in digitale..

C. L.:
 In quale lavoro, o in quale cosa ti ricordi di aver avuto veramente dei bei risultati da questo synth?

A. G.:
 Tendenzialmente l’ho utilizzato a 360°. Lo utilizzavo quando avevo il gruppo con cui suonavo hard rock, e adesso, dove praticamente faccio musica a 360° che va dal liscio alla dance. Lo sto utilizzando perché sto preparando una serata, e ho deciso di arrangiare tutti i pezzi in acustico. Quindi tutte canzoni abbastanza famose, e ho deciso di arrangiarle in acustico, nel senso che tutte potevano essere rock, invece fatte  con una chitarra acustica, organi, piano. Lì ho utilizzato tutti i suoni che potevo mettergli sopra, li ho utilizzati. Le chitarre sono davvero belle.

C. L.:
 Si può sentire qualcosa da qualche parte su Youtube?

A. G.:
 Prima o poi.. Due demo ci sono già. Adesso spero di riuscire a registrare quella serata che farò e,  tra tutte le 26 tracce sicuramente la più bella la voglio pubblicare.

Behringer 20-30A: una buona scelta low budget 

Carmen Louis: L’ultima cosa di cui parlare in questa intervista  di Scuolasuono.it con Andrea Grosso, riguarda la tua diffusione, il tuo monitoraggio, in questo caso dei monitor Beringher che sono amplificati, modello 2030 A, entry level:  molti amici che fanno Home Recording iniziando acquistano qualcosa del genere low budget. Magari è un riferimento da avere. Tu perché hai preso questi monitor?

Andrea Grosso:
 Diciamo la verità, in pratica perché costano poco.

 

Behringer B2030-A


C. L.:
 Ok, quindi confermi quello che stavamo dicendo.

A. G.:
 Onestamente non suonano male, anche se reputo che impastino molto il suono e, ovviamente, mi piacerebbe avere altri monitor però, come in tutte le cose, bisognerebbe avere le risorse. Effettivamente bisogna valutare quello che si vuole fare, nel senso che o si comprano per se, perché il monitor effettivamente, sotto certi aspetti può essere il grosso della spesa oppure, secondo me, si sceglie di fare un investimento sui monitor se poi li si utilizza in un certo modo. Se hai uno studio trattato acusticamente parecchio e tutto, ci sta che  non puoi presentarti con due Behringer. Ovviamente, per uno che è all’inizio e comunque si gestisce le sue cose possono essere una scelta ragionevole. Però ti dico, sinceramente..

C. L.:
 Quanto sono grandi, quanti Watt sono?

A. G.:
 M pare che siano 30+5, quindi 35 watt.

C. L.:
Quindi, delle Nearfield classiche

A. G.:
 Si, tutto sommato, devo essere sincero, non suonano così male. Ovvio però che se le paragoniamo a due Genelec siamo su un altro pianeta. C’è anche da dire che costano 5 volte tanto e quindi capisci che a fronte di un investimento del genere uno dice: “Vabbè, mi posso anche accontentare, va bene così.”. Tutti i lavori che ho fatto fino ad oggi comunque li ho fatti lì sopra ed, effettivamente, il riscontro da parte del pubblico non è mai stato così orribile. Posso quindi dire che tutto sommato le mie produzioni possono andare bene, anche se hanno appunto il difetto che impastano un po’ troppo il suono e diventa quindi difficile in fase di mixaggio trovare le frequenze giuste.

C. L.:
Succede spesso che quando si fa un monitoraggio con delle buone casse, si va a sentire il risultato su un paio di casse da computer, ovvero su dispositivi; in questo caso tu hai avuto l’occasione di fare un raffronto e di sentire il tuo materiale mixato con queste casse, e poi vederne i risultati standard su un pc oppure su un iPad?

A. G.:
 Guarda, di solito sai cosa faccio? Ti faccio ridere .. Di solito faccio cosi: le mie registrazioni le sento in cuffia, poi faccio un audio veloce su Cd e lo ascolto in macchina.

C. L.:
 In macchina, quindi la tua fonte di confronto è la macchina, è l’impianto della macchina..

A. G.:
 Più che altro perché magari ti sposti o devi andare in auto e li ascolto. A me fa ridere.. Poi  li ascolto anche sulla televisione di casa èerché comunque mi serve almeno come riferimento. Tendenzialmente, i due posti in cui li provo sono questi due, sia sulla macchina che sulla televisione di casa. Se bene o male in tutti e due i posti il risultato risulta abbastanza accettabile, lo sarà sicuramente anche quando suono dal vivo perché, anche sulla macchina, certe frequenze rischiano di perdersi tra il rumore di fondo e tutto. e si perde un po’. Però se comunque alla fine il prodotto che uno ascolta si allinea con quello che vuole poi far suonare dal vivo, per me può andare anche bene, ci sta anche che m’impastino un po’ il suono.

C. L.:
 Qui però parliamo di un discorso di recording in senso stretto; sono brani che poi magari vengono suonati su Ypu Tube, quindi in questo caso viene poi sentito al computer.

A. G.:
 Onestamente, di brani miei personali su internet ce ne sono diversi, e li ho fatti prendendo come  riferimento comunque quei monitor.

C. L.:
 Quindi, per una situazione di inizio di una produzione o di una auto-produzione o di registrazione, possono essere presi in considerazione?

A. G.:
 A mio avviso, possono essere presi in considerazione.

C. L.:
 Anche lì riprendendo il discorso e  sapendo come utilizzare ovviamente quello che è il missaggio, quindi anche l’equalizzazione.

A. G.:
 Scusa se ti interrompo, ma mi riallaccio all’inizio, al corso di Francesco perché alcune cose le ho proprio imparate lì. Sapendo queste cose, poi ovviamente uno adatta anche le casse alle sue esigenze.

C. L.:
 Sapendo cosa fare, utilizzando anche un equipment anche non troppo pretenzioso, o comunque adatto alla propria disponibilità economica, è possibile avere dei risultati che siano apprezzabili, diciamo così.

A. G.:
 L’idea è che tanto dopo, se devi fare un pezzo che poi dovrà essere portato su larga scala, ovvio che non puoi permetterti di farlo in casa. Ci sta tutta la registrazione, ma secondo me un provino  o una demo che deve essere dato a un locale oppure a un’associazione o un’agenzia che ti procura un po’ di date all’anno, o suonare nei locali, secondo me possono andare benissimo, senza ombra di dubbio. Ho ancora nel cuore  un paio di Genelec amplificate  e prima o poi riuscirò a comprarle, poi ovviamente il discorso cambierà perché hanno un altro sound, di li non si scappa.

C. L.:
l’Home Studio si costruisce pian piano, sia provando che comunque con criterio e allora si arriva.

A. G.:
Più che provando, secondo me, pianificando. Il provare va fino a un certo punto, perché poi rischi di perdere un sacco di tempo e non avere più risultati.

Mini Gest. Studio: panoramica conclusiva sul set-up dell’Home Studio

C. L.:  Concludiamo questa intervista di Scuolasuono.it con Andrea Grosso, con  una panoramica generale dei tuoi equipment.

A.G.: Allora, partiamo dall’inizio:  il tutto lo gestisco con un Mac Pro 15 pollici, che è quello su cui lavoro principalmente. Poi ho una coppia di Behringer da studio amplificate, sono le 20-30 A; un mixer Mackie 12F, che è un mixer con 12 ingressi e in effetti  è tendenzialmente quello che uso. Una scheda audio Terratec 26 USB..

homestudio Mini Gest.


C. L.:
 La Terratec phase  26 usb?

A. G.:
 Esatto. Mi sfuggiva che sono 3 uscite e un ingresso, e l’ingresso è selezionabile, nel senso che puoi selezionare l’ingresso che vuoi. Poi ho una tastiera Motif con 88 tasti pesati.

C. L.:
E’  l’APC 40?

A. G.: Esatto.

C. L.:
 Quindi quella la gestivi con Ableton, la tastiera APC40?

A. G.: Esatto.

Ho una tastiera sempre della Akai, la MPK Mini, e un altra tastiera piccola la tastiera midi Sinn7 Kommodor 25 che  ha solo i controlli   e due ottave. Invece, come programmi installati sopra..

C. L.: Hai anche un sintetizzatore? Tipo Synth?

A. G.: No, sintetizzatori tendenzialmente utilizzo tutti quelli software. Il Motif che ti ho citato prima è una tastiera dove comunque sopra ci sono dei suoni però, principalmente, è un sintetizzatore, quindi anche lui ha la possibilità di crearti i suoni da zero. Utilizzo principalmente quelli  come software. Ci sono i due che sono praticamente incorporati in Reason, ci sono quelli che utilizzo anche in Ableton che ne ha di incorporati, oppure uso quelli della Native Instrument che sono l’FM8 nella suite Komplete 7. Di solito, l’FM8 se non ricordo male, che è quello della Native Instrument poi c’è anche l’Absolute – o qualcosa del genere – che comunque è sempre lì nel pacchetto.

C. L.: Diciamo quindi che utilizzi una fornita parte software, mi sembra di capire, benché tanti programmi forse non li hai nominati.

A. G.: Devo dire che quasi tutti i programmi, specialmente i sequencer, bene o male li ho provati tutti.

C. L.: hai anche Logic ed un MainStage 3, che non conosco assolutamente.

A. G.:
 Esatto. MainStage è più che altro un programma utilizzato e da utilizzare Live, perché ti permette di strutturarti  tutti i suoni che ti possono servire durante il concerto già in un percorso, in modo tale che ti eviti il problema grosso di noi tastieristi, che è quello di preparare i suoni: quando vedi tutta la gente, se ci hai mai fatto caso, che smanetta sui tasti per cercare i suoni. MainStage ti permette di prepararteli in base al brano che ti serve, per avere già il suono di cui hai bisogno.

C. L.: Facciamo un riepilogo letterale dei vostri contatti. Youtube, Soundcloud?

A. G.: Siamo su Facebook e Twitter, e anche su Youtube, sempre scritto con la “m” maiuscola: Mini Gest.,  con il punto.

C. L.: Con il punto. Idem su You Tube?

A. G.: Esatto, su You Tube c’è una cosa carina che abbiamo fatto così per ridere io e la mia compagna, un’intervista doppia come quella delle Iene. Più che altro è di presentazione ma comunque può essere utile perché ha dei retroscena carini, quindi ci sta.

C. L.: Allora, andiamo a vederlo, però la nostra intervista si ferma qui, altrimenti sicuramente parleremo per ore di questi argomenti. Per ora ti saluto e ti ringrazio moltissimo per questo tuo contributo sul campo, come tutti gli altri che hanno partecipato alla rubrica Home Recording Studio. Salutiamo tutti quanti quelli che ci stanno vedendo o ascoltando e anche leggendo la parte comunque dedicata agli articoli di queste interviste. Ci auguriamo tutti quanti un buon lavoro e una buona continuazione

A. G.: Grazie mille!

C. L.: Anche a te e in bocca al lupo Andrea, e alla prossima!

A. G.:
Grazie, è stata una bellissima esperienza. Un saluto a tutti quanti, un saluto particolare a Francesco, quest’estate ci siamo sentiti parecchio, e buon lavoro!

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