Leandro Bartorelli: sound e produzione, il drumming 3.0


F.N.: Ciao a tutti da Francesco Nano, benvenuti a Scuolasuono Summer Productive. Una nuova intervista del nostro ciclo con amici musicisti, produttori, sound engineer e addetti del settore musicale. Un saluto a Leandro Bartorelli, che oggi è qui con noi. Ciao Leandro.

L.B.: Salve a tutti. Buona giornata, alla grande.

F.N.: Ci fai vedere la cosa che facevi con le bacchette?

L.B.: Luminose o non luminose ?  Qui possiamo scegliere..

F.N.: Si, luminose:

L.B.: Luminose eh? Ok, alla grande.

F.N.: Bene, Leandro ovviamente è un batterista, anzi direi “batteristone”. È un po’ di anni che seguo Leandro;   poter parlare con te è molto bello perché sei un italiano che lavora all’estero, precisamente a Londra. Hai avuto modo di conoscere un sacco di grandi personaggi  e siamo curiosi di ascoltare le tue parole.  Ci racconti  la tua storia musicale? Nello specifico di batterista, poi parleremo, nella seconda parte dell’intervista di cose  più tecniche, dedicate alla scelta degli strumenti musicali, al sound, alla produzione, al drumming.. Quella la riserviamo ai nostri allievi di Recording Turbo System. Però adesso parliamo  di te.

L.B.: La mia storia nasce quando ero ancora molto piccolo. Giovanissimo, avevo 3 anni, 3 anni e mezzo e mio padre (il mi babbo, in toscano)  essendo un musicista, suonava la chitarra, notò che io battevo su qualsiasi superficie mi si faceva intorno, anche sulla chitarra rigirata, tavolini, bicchieri, seggiole, piatti, televisioni, mobili : dappertutto. Quindi, avendo l’orecchio da musicista si accorse che non battevo a caso, ma facevo delle cose interessanti, dei ritmi  già a quell’età.

F.N.: Non casuali, rispetto all’età che avevi.

L.B.: Si, in età giovanissima, molto verde. Capendo queste mie capacità mi portò in giro a farle sentire ai maestri dell’epoca, qui a Livorno e  in Toscana. Ci capitò l’occasione che venne De Piscopo a fare un seminario nel 1991/92.  Fu allora che quest’anziano insegnante, con cui facevo pratica, propose di farmi incontrare Tullio.

 Da quel giorno Tullio mi prese sotto la sua ala, sono partito col fare il NAM a Milano dal ’92 al 2004 , quindi mi sono perfezionato con Tullio,  facendo tantissime esperienze. Non solo di tecnica batteristica, di sound, di drum ma vera esperienza musicale,  essendo affiancato da un grande come Tullio. Quindi è questa , in  brevissimo, la storia dalla partenza fino allo studio, arrivato nel ’92, con Tullio De Piscopo.

F.N.: Che è un grande, lo salutiamo e lo  ricordiamo con affetto.

L.B.: Tullio è un tifoso del Napoli sfegatato, tra poco vincerà lo scudetto..

F.N.: Praticamente, Leandro,  hai fatto perno su questo talento che avevi fin da bambino; dove ti ha portato questo talento misto allo studio, dove sei arrivato? Quali sono state le cose più eclatanti che ci vuoi raccontare?

L.B.: Eh, ci vorrebbero tre, quattro anni per raccontarle..

F.N.: Devi sceglierne alcune.

L.B.: Ne ho avute veramente tante.

F.N.: Le più significative.

L.B.: Tutti questi anni, dal ’92, quando ho iniziato con Tullio ad oggi; prima facendo delle esibizioni, magari su palchi dell’interland toscano, poi  quando ho iniziato  la scuola con Tullio abbiamo, ovviamente, fatto insieme tante altre cose. Ho cominciato con lui ancora veramente  bambino , mi trattava proprio come un figlio e di cose ce ne sono state tante: dalla televisione di Bim Bum Bam, al quale ho partecipato ancora piccolissimo, a Solletico alla Rai, quattro, cinque puntate.  Bravo Bravissimo, del 1994, e’ stata la trasmissione che mi ha fatto conoscere, emergere come ragazzino musicista . Da quel momento si sono succedute una varietà di cose. Tante trasmissioni, tanti concerti in giro per l’ Italia, con Cino Tortorella, con tanti altri organizzatori e televisioni: Rai di Bari, Rai a Milano, Rai a Roma. Piazza del Popolo, teatro Orione; al Palladium con Antonio Esposito e Tullio. Sono stati veramente innumerevoli.

F.N.: Le collaborazioni che ricordi con più simpatia ?

L.B.: Diciamo che sono state tutte veramente belle, perché è una gioia suonare e quando si suona è sempre bello. Ovviamente i personaggi sono stati tanti e sono stati estremamente disponibili, bravi. Da Piero Pelù ad Antonio Esposito, e, ultimamente ad Alessandro Benvenuti. Personaggi inglesi: da Nick Manson dei Pink Floyd, a Gary Wallis sempre dei Pink Floyd coi quali collaboriamo da qualche anno. In seguito Gary Fletcher, il tastierista dei Dire Straits, con noi dal 2010/2011, ha fatto l’evento di Silverstone,  visibile anche su You Tube. Ogni evento è stato veramente molto bello, poichè è una fortuna lavorare con tantissimi artisti , soprattutto artisti veri. Artisti di vecchia scuola, nel vero senso della parola. Oggi ne esistono tanti e in tante forme, sulla scena, lasciando il tempo che trovano poichè si propongono come marketing televisivo. Talenti ce ne sono, però è il modo in cui vengono..

F.N.: L’approccio.

L.B.: Bravissimo: l’approccio. Questi vengono immersi in un mondo che non sanno nemmeno loro cosa significa, cosa vuol dire. Magari il giorno prima facevano altro, provenivano da un settore diverso: cantanti soprattutto, musicisti. Un po’ la categoria in totale: la gavetta.. Oggigiorno si stanno saltando dei passaggi che sono importanti e poi, infatti, va avanti  chi ha fatto, chi ha studiato: la gavetta e tanto, tanto sacrificio.

F.N.: Cosa vuol dire la gavetta per te?

L.B.: La gavetta, per me, e’ stato andare per 12 anni su e giù da Milano, ed essendo ancora piccolo, accompagnato dal mi babbo”, il quale doveva mancare dal lavoro, oltre a spendere soldi e tempo. Poi Tullio, ovviamente, è  stato un secondo padre, perché dormivo a casa sua, in montagna. Siamo sempre andati a trovarlo. Quindi c’era un rapporto particolare. Però, il sacrificio di andare a un’età giovane così,  prendere i treni alle 6:00 di mattina, stare 2/3 giorni a Milano.. Addirittura andare e tornare la sera. L’indomani c’era anche la scuola, che sono riuscito a finire: elementari, medie e superiori. Questi sacrifici non si fanno più. C’è una piccolissima parte che lo fa ancora, comunque  credo che oggi con tecnologia, computer, eccetera, sia molto facile fare  musica. Una persona qualsiasi, anche stonata, coi milioni di programmi e  software che ci sono a disposizione riesce ad avere la voce.

F.N.: Diventa Michael Jackson.

L.B.: Eh, capito? Peccato che sia andata persa questa passione per lo studio, il sacrificio. Lo studio è importantissimo abbinato al talento. Il talento senza studio non è niente. Secondo me questi  due elementi insieme fanno si che diventi veramente un bravo, un ottimo musicista. Poi, col tempo,  arriva l’esperienza che ti permette di mettere in pratica tutto quello che hai studiato: jazz, metal, rock. L’esperienza viene con tante esibizioni, concerti,  lavorando con band che fanno anche generi musicali diversi tra loro. Solo allora dopo studio, esperienza sui piccoli, medi, grandi palchi interpretando generi diversi..

F.N.: E’ fondamentale.

L.B.: Musicale. Li ho studiati, affrontati ed ora devo mantenere i livelli raggiunti. Con un esperienza completa alle spalle devo comunque continuare nello studio e nel perfezionamento.

F.N.: Leandro, quanti anni hai adesso?

L.B.: Ventotto.

F.N.: Sei giovanissimo, caspita!

L.B.: Quando iniziai avevo 3 anni e mezzo, quattro. Conobbi Tullio a 6 anni e mezzo, quando  iniziai nel ’92.

F.N.: Allora, Leandro, io vorrei chiederti questo: secondo te, per una persona che è più avanti con l’età, cioè ha 30/40 anni, può diventare un musicista professionista?

L.B.: Perché no? Ci sono stati tanti esempi. Anch’io, durante il corso di batteria che sto tenendo, ho avuto come allievi persone sulla trentina ed anche più, che hanno scoperto di essere portati per lo strumento proprio frequentando. Messo alla batteria non ti dico che abbia fatto un pezzo degli Emerson, Lake & Palmer  però ha cominciato ad avere degli ottimi risultati. Partendo da zero oppure con qualche piccola esperienza come autodidatta. Certamente è possibile.

F.N.: Sinceramente, per favore.

L.B.:  Bisogna vedere quanto uno è elastico. Con il passare degli anni entrano in gioco problematiche tipo il lavoro, la famiglia che magari ti rubano il tempo allo strumento. Quindi, uno dovrebbe avere già i miliardi , per poter dedicare tutto il tempo possibile allo strumento. Ma questa è una cosa, tra virgolette, impossibile, perché secondo me bisogna avere il tempo per lo studio sullo strumento partendo all’età più vergine. Quando siamo piccoli anche la mente è più fresca, il fisico risponde in un altro modo. In età più avanzata si possono fare delle buone, delle ottime cose. Tutto sta nella passione, nel sacrificio, nello studio che uno mette e poi la predisposizione. Perché anch’io faccio sempre degli esami di ammissione e quelli che sono portati entrano, quelli che non sono portati, purtroppo..

F.N.: Restano fuori.

L.B.: Si. Perché, altrimenti perdiamo tempo tutti,  e di tempo oggi ce n’è sempre meno. Mi piace essere sempre diretto con chi studia. Quindi, bisogna essere portati e dotati di una buona dose di talento per affrontare la batteria o qualsiasi altro tipo di strumento. “La musica è la prima forma d’arte al mondo”: è difficile, bisogna studiare. E’ matematica, ma colorata, e qui subentra l’estro, perché devi essere in grado di dare dei colori a quei numeri. Quindi è  un campo talmente complesso che chi inizia a un’età anche matura può fare delle belle cose, può avere tante soddisfazioni, però, partendo  da un soggetto molto giovane si può fare di più e secondo me può lavorare su un progetto più totale nella formazione proprio del soggetto batteristico.

F.N.: Chiarissimo. Leandro,  vorrei chiederti un consiglio per i nostri amici batteristi che desiderano lavorare in studio. E un consiglio per i nostri amici fonici che devono registrare i batteristi. Raccontaci, hai tutto il tempo.

L.B.: Questa e’ una bellissima domanda. Io spiego sempre che suonare la batteria, come ho detto , ha tante sfumature, tanti colori. Queste sfumature variano secondo l’evento: a scuola , suonare live, suonare in studio, suonare live libero, suonare live su basi già registrate, ognuno è un approccio diverso: “rimane sempre musica”.

È sempre lo strumento che si esprime in tanti colori, in tante fasi . In studio è meglio abituarsi  con il tick, con il metronomo, perché è una cosa oggigiorno anche fondamentale per registrare e per suonare dal vivo usando delle basi. Si possono creare con delle  computer sequenze sotto, ed è una cosa all’ordine del giorno. Per cui bisogna abituarsi fin dai primi insegnamenti di rulli: rulla uno, rulla due. Facendolo con il metronomo, sotto a quarti, e’ meglio  essendo molto piu’ ampio, continuando a esercitarsi sotto. Mettendo successivamente anche ad ottavi, aumentando piano piano anche di velocità, perché non si può pretendere che un esercizio, come fanno anche i miei ragazzi, venga fatto subito con il metronomo a 130, cento..  Calma!

Bisogna partire sempre dalla  riflessione di prendere l’esercizio, di saperlo fare bene.  In pratica significa mettersi lì, strumentalmente parlando, e sentire se la coordinazione, il suono sono buoni. Appena senti che è bilanciato ed è buono in entrambe le mani, possiamo aumentare. Quando troviamo la velocità più ostica, più dura, insistiamo su quella velocità. Una volta sfondato quel muro che prima era un limite, possiamo aumentare piano piano,  sempre di più.

Quindi si inizia a 80 di velocità. Il giorno dopo, se riesce, a 85, magari riprovando  un paio di giorni, tre:  90, 95, 100. Andare per gradi, per aumentare sempre la velocità, che non è fondamentale, però è una sicurezza che uno devo avere. Sappiamo che ai batteristi piace fare gli esercizi in trentaduesimi, addirittura sessantaquattresimi e bisogna sempre ricordargli di non avere fretta. Bisogna partire adagio, andare per gradi.

F.N.: Oltre alla velocità quali sono le altre cose che danno sicurezza ad un batterista?

L.B.: Una domanda da cento milioni di dollari! Lo studio fondamentale dei rulli, l’uso delle mani, inteso come ambidestro. Io sono, per fortuna,  ambidestro di natura, poi questa cosa della batteria me l’ha sviluppata ancora di più. Questa cosa vedo che mi aiuta molto sulle ritmiche,  sui lanci, sui fill.  Scambi che non mi fanno trovare in difficoltà se devo iniziare con una mano o con l’altra.

 Quindi considero molto importante essere ambidestro,  avere i movimenti delle mani uguali sia di suono, sia di sicurezza. Lo stesso discorso vale anche per i piedi, naturalmente. Diciamo che  non perdi un colpo. Ti diverti anche di più, perché hai molte più possibilità di fantasticare su una ritmica, su un passaggio, su qualsiasi cosa tu suoni. E tutto questo te lo da l’esercizio, l’esperienza, lo stare sull’esercizio, senza trascurare sempre il talento, l’essere portati è fondamentale. Veniamo ai fonici, come hai detto tu. I fonici certe volte andrebbero strozzati. Perché..

F.N.: Perché?

L.B.: La categoria dei fonici è bellissima, quindi colgo occasione per ringraziare tutti coloro coi quali ho lavorato fino ad ora, veramente tantissimi. Il fonico lo ritengo un “musicista”, perchè deve fare i suoni e rimane lì tutta la sera  muovendosi sul palco, ascoltando da diverse angolazioni per ottenere il meglio della sonorità , sia sul palco che fuori. Ovviamente ci sono fonici di palco che fonici di sala. Il fonico è quello che ti regola, quello che sa dov’è l’assolo ed in quel momento alza più la batteria; quando c’è il solo di chitarra alza più la chitarra. Bilancia bene, left o right, il suono. Quindi, il fonico è molto importante. Ovviamente sulle registrazioni è ancora più importante perché non è sempre facile trovare i suoni giusti.

F.N.: Qual’ è l’errore tipico che fanno i fonici, secondo te, nei confronti dei batteristi? Quali sono quelle cose che dovrebbero migliorare nella categoria?

L.B.: No, no, veramente ci sono fonici bravissimi.

F.N.: Ma è chiaro, ci sono i professionisti.

L.B.: Si, volevo dire che se hai la fortuna di trovare un fonico che ti conosca e ti accompagna ovunque tu vada e’ una cosa molto utile ad entrambi. Viceversa quando facciamo i turnisti, con tanti e  diversi artisti in giro per il globo, e questo succede spesso, hai a che fare con fonici che devono fare uscire bene il suono della batteria, non ovattandolo oppure rendendolo cupo, scuro. In giro, purtroppo, c’e’ questa abitudine, tra fonici, a rendere i suoni, soprattutto di rullante, cupi. Viceversa  con certe sonorità più alte, che possono infastidire, tagliano le frequenze, che magari all’artista erano gradite,  e potevano essere una colorazione musicale di quel momento.

 Un esempio, che puoi avere visto anche tu: quando diamo il colpo c’è una risonanza che vibra ed in quel caso interveniamo con nastro o anche di accordatura, puntualmente il fonico interviene per velocizzare, tagliando quelle frequenze. Tagliando si interviene anche sullo spirito dell’artista che in quelle frequenze ci trovava qualcosa di bello e magari erano il colore della batteria in quell’istante.

F.N.: Quindi un appello ai fonici: preservate il colore della batteria!

L.B.: E magari perdete due minuti in più. Capisco che  in tour ci sia poco tempo  e  siamo tutti nel marasma, però mettendosi d’accordo anche coi musicisti, ed il batterista nello specifico, non sarebbe male. Si. Intanto salutiamo il mio sax player che.. Qui abbiamo anche Dina la vicina, buonasera. Ciao Mitica Dina!

Quindi, trovare un compromesso e non chiudere, tagliare, fare. Anche in studio. In studio mi è capitato di aver modificato dei cd certe volte, anche ingenuamente,  perché magari  ero all’estero impegnato a fare altre cose,  ed hanno fatto dei suoni non malvagi, che però nel totale della canzone con gli altri strumenti, non erano proprio adatti. Serve anche un maggiore ascolto. Magari in generi che siano più soft come il jazz, che devi fare risaltare delle caratteristiche. Magari, anche dei generi tipo progressive, fusion, dove le sonorità devono essere alte, bisogna stare attenti a questi colori che sono importanti. Che poi fanno il groove del pezzo, del cd. Sono colori che se tagliati e’ peccato. Sono colori che non vengono da fuori. Per cui attenzione. Attenzione!

F.N.: Trattare con cautela.    

L.B.: Si, si: saluto la categoria dei fonici!

F.N.: Certo. Per quanto riguarda i batteristi che consiglio ti senti di dare per un approccio di lavoro in studio?  C’è qualche trucco che utilizzi, ci sono alcuni punti fissi che per te sono imprescindibili nel lavoro in studio?

L.B.: In studio dipende che cosa andiamo a fare. Se andiamo con una propria band, se andiamo come turnisti, ci sono varie opzioni.

F.N.: Un batterista della sua band. Quindi siamo in sala prove a registrare il demo o il cd. In quel contesto il batterista che, che attenzioni deve avere? A cosa deve stare attento?

L.B.: Soprattutto al timing. Essere sempre bello quadrato, bello preciso, è importante. Sugli scambi, sui fill non farsi trasportare tante volte. Non troppo dal metronomo. Perché sento tante registrazioni, tanti cd che magari andando  sei concentratissimo nei fill, puoi perdere il gusto ed anche di groove.

F.N.: È interessante questa cosa.

L.B.: Essere sempre precisi, questo è un allenamento proprio sul metronomo, soprattutto su..

F.N.: Va fatto. C’è un lavoro che va fatto a monte, insomma.

L.B.: Bravissimo. Magari si sono allenati bene sul tempo, sulla ritmica; poi quando vanno a fare il fill certe volte  sono troppo avanti o troppo indietro.  Soprattutto se è troppo indietro si pensa di recuperarlo con la velocità. Diciamo che la cosa non rende molto bene. Quindi allenarsi bene, soprattutto con gli scambi, con fill, rudimenti. Perchè poi i rudimenti li applichiamo soprattutto sugli scambi. Quindi sempre belli, tranquilli, rilassati. Precisi sul timing, e appunto stare attenti ai fill. Agli scambi, i quali  sono importanti poichè possono lanciare un ritornello, chiudono un bridge. Quindi attenzione ai fill, agli scambi sul metronomo.

F.N.: Non fate troppi fill.

L.B.: No, fateli ma con gusto, con cura. Attenzione a non farvi confondere dal metronomo. Quindi, molto più allenamento nei fill , sugli scambi, con il metronomo sotto.

F.N.: Salutiamo Leandro Bartorelli per questa prima parte di intervista. Rimaniamo in compagnia dei soli allievi di Recording Turbo System. Se non ti sei ancora iscritto puoi farlo in questo momento.

L.B.: Subito, non perdiamo tempo!

F.N.: Subito, dice Leandro. Prima di chiudere vorrei solamente ricordare che tu hai in uscita un metodo. Giusto?

L.B.: Si. Un metodo che ho scritto con cura, con passione. Mi sono messo proprio a capofitto. È un metodo divertente che parte dal rock, ha varie scomposizioni di ostinato sul charleston, doppia cassa. Dal genere progressive alla fusion, al jazz, quindi è variegato. Tanti colori.

F.N.: Qual è la ragione che dovrebbe avere un batterista per venire a comprare il tuo metodo? Qual è la cosa più bella di questo metodo?

L.B.:  La cosa bella è che ho scritto tanti esercizi anche per ambidestri. Quindi tanti esercizi , quasi tutti, si rifanno sia  destra che sinistra. Tante scomposizioni da fare con entrambe le mani che sono molto divertenti e molto difficili. Però, con lo studio uno anche si diverte, e poi riesce ad avere poco a poco questa indipendenza che, a mio avviso, è fondamentale.

F.N.: Quindi guida all’indipendenza questo metodo.

L.B.:  Bravissimo, aiuta  coloro che suonano solo di destro: perché no, perché chiudersi in un mondo? Già il mondo è una pallina, se ti chiudi ancora di più in questa pallina, un’altra pallina:  bisogna avere anche la mente libera. Andiamo anche su Giove, esploriamo anche il mondo della sinistra. E per chi è sinistro della destra. È variegato perché ci sono veramente, non dico tutti, ma moltissimi generi , anche la parte latina, song, oro dum, cascara. Quindi, variegato veramente, divertente.

F.N.: Benissimo. Allora, dobbiamo cercarlo sotto il nome di Leandro Bartorelli. Come si chiama il metodo?

L.B.: Sarà una sorpresa, perché uscirà tra poco.

F.N.: Ti troviamo, rimaniamo in contatto con te attraverso  i social, giusto? Hai un sito web?

 L.B.: Si. Comunque, Leandro Bartorelli appare su tutte le parti: web, You Tube, Facebook.    

F.N.: Quindi è facile rintracciarti.

L.B.: Si, si, tranquillo. È proprio una cosa tranquilla, semplice.

F.N.: Salutiamo Leandro. Adesso ci concentriamo sulla scelta degli strumenti per il lavoro in studio e in live, quindi entriamo un po’ nella parte più tecnica. Ciao a tutti da Francesco Nano.

L.B.: Ciao!

     

 

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