L’Home Studio dei Quad Sun


Presentiamo l’intervista con Fabio Punzi e Iuri Patriarca  realizzata da Carmen Louis per Scuolasuono.it.

Introduzione

Carmen Louis: Buonasera a tutti da Carmen Louis e benvenuti a tutti gli amici e gli allievi di Scuolasuono.it. Benvenuti oggi nella rubrica di Home Recording Studio. la rubrica dedicata agli studi di registrazione ma soprattutto all’Home Recording e agli home recorder: a chi produce musica in studio, a casa, oppure vicino casa a volte. La chiacchierata di oggi è dedicata a due ospiti: Fabio Punzi e Iuri Patriarca aka Quad Sun. Ciao Fabio, ciao Iuri.

Fabio Punzi: Ciao.

Una foto dei Quad Sun

 

Iuri Patriarca: Ciao. Buonasera!

C. L.: Quad Sun dalla vicina o lontana Puglia. Dunque avete una storia abbastanza particolare perché il vostro è un progetto discografico, di produzione, di una vostra band:  è un vostro incontro artistico e anche un Home Studio. Ce ne volete parlare? Come è nato, come siete cresciuti? Come si è sviluppato il progetto, come siete arrivati all’Home Studio Recording attuale?

F. P.: Noi ci conosciamo da quando eravamo ragazzini. Abbiamo cominciato a suonare insieme e dopo una decina di anni abbiamo tirato su questo progetto di rock elettronico. La band si chiama Quad Sun. L’Home Studio è nato con la necessità di preparare il nostro disco e poi si è sviluppato anche con produzioni musicali di basi o registrazioni per altri artisti che ospitiamo a casa nostra.

C. L.: E quindi avete uno spazio che funziona, ovviamente trattato acusticamente.

I. P.: Abbiamo preso una grande casa e ci siamo attrezzati.

C. L.: Perfetto. Siete in un centro abitato grande o  di provincia?

F. P.: No, siamo in provincia e in questo caso l’Home Studio è proprio in campagna: nelle campagne della Valle d’Itria e non diamo fastidio al vicinato. L’abbiamo scelta bene la location.

C. L.: Dedicata appunto ai vostri progetti.

F. P.: Si, assolutamente.

I. P.: Certo.

C. L.: Mi sembra di capire che vi siete suddivisi delle competenze. Tu, Fabio, ti occupi della parte tecnica?

F. P.: Si, io sono diplomato allAPM di Saluzzo e di conseguenza mi occupo di tutta la parte tecnica quindi attrezzatura, registrazione, editing e via dicendo e invece Iuri..

I. P.: Io mi occupo di tutta la produzione artistica del progetto e delle scelte stilistiche musicali. Mi occupo di questo e un po’ anche di vocal coaching. Mi occupo di voci, produzione, e insieme a Fabio porto a termine i progetti.

F. P.: Lui è il cantante, ecco perché si occupa di voci soprattutto.

C. L.: Quindi la vostra formazione è un duo oppure ci sono anche altri musicisti che collaborano al progetto?

F. P.: Sì, ci sono altri artisti che ci seguono, però il nucleo fondamentale siamo noi che scriviamo e produciamo tutti i pezzi che poi vengono suonati con il resto della band.

C. L.: Dal vivo, perché la vostra  è musica  elettronica, quindi c’è un discorso di programmazione e pre-produzione e poi anche di contesto live.

F. P.: Sì, c’è poi l’arrangiamento dal vivo.

I. P.: C’è tutto l’arrangiamento con la band sulle nostre produzioni elettroniche. Quindi noi ci occupiamo di tutta la pre-produzione, se vogliamo essere precisi. Di quello che fa parte della canzone intera, che nella sua completezza è fatta anche di strumenti reali.

F. P.: Infatti. Di base è una produzione elettronica, poi ci sono le chitarre, poi abbiamo un bassista e un batterista che suonano dal vivo. Per quanto riguarda le sequenze elettroniche ci da una mano un DJ. Abbiamo anche un DJ nella formazione della band. Quindi questa è la nostra formazione, però di base tutta la parte di pre-produzione, scrittura, programmazione è compito nostro.

C. L.: Diciamo cosa registrate nel vostro studio, a parte il discorso della programmazione,  riguardo il recording vero e proprio. Da fonti esterne, non solo su una piattaforma digitale che voi ovviamente utilizzate. Se partite da una pre-produzione con strumenti in digitale, poi comunque lavorate in recording. In cosa siete specializzati nel vostro Home Studio?

F. P.: Siamo specializzati soprattutto in voci: per quantità e qualità sicuramente le voci occupano il primo posto. Subito dopo viene la chitarra elettrica e il basso elettrico. Questo per quanto riguarda le nostre produzioni. Poi in realtà abbiamo registrato di tutto a casa, anche le batterie. Ci è capitato anche di fare delle produzioni registrando un set di batterie complete e altri strumenti acustici.

C. L.: Quindi avete anche trattato il vostro studio? Essendo una casa di campagna avrà avuto bisogno, se non di un isolamento vero e proprio,  almeno di un’ottimizzazione acustica con diverse modalità e mezzi.

F. P.: Il nostro setup è abbastanza mobile, nel senso che a seconda di quello che ci serve registrare, o il suono che vogliamo ottenere, possiamo spostare direttamente tutta la regia da una stanza all’altra, perché abbiamo due stanze comunicanti attraverso una porticina. Scegliamo bene le posizioni. Non abbiamo fatto un vero e proprio trattamento acustico in realtà. Non sono un fissato del trattamento acustico. Anche perché, attraverso degli stage che ho fatto per la scuola, ho imparato a lavorare per delle regie non trattate allo stato dell’arte, quindi preferisco occuparmi più della musica e meno del trattamento acustico e di queste cose molto tecniche. Se non si ha la possibilità di farlo non importa. Secondo me è meglio avere delle buone orecchie e capire bene la propria attrezzatura e l’ambiente in cui ci si trova.

C. L.: Abbiamo avuto in Scuolasuono.it  dei produttori che hanno raccontato come provassero il suono semplicemente mettendo qualcosa nell’ambiente, come tende, tappeti o altre collocazioni. Soprattutto per le registrazioni delle batterie.

F. P.: Si, per quanto riguarda questo è meglio che parla Iuri.

I. P.: Abbiamo provato a registrare delle chitarre sotto una parete più bassa rispetto ad un’altra, ottenendo dei risultati differenti, o magari in camere della casa che avevano un certo riverbero che da’ al suono quella magia che in un altro posto della casa non aveva durante la registrazione, e dove quindi ci sembrava il posto giusto dove registrare.

F. P.: Alla ricerca dello sweet spot, come si dice in inglese.

C. L.: Si.

I. P.: Per la voce magari ho preferito registrare delle voci in camere diverse della casa, perché riuscivamo ad ottenere una pasta nella voce diversa e appropriata a seconda dei momenti. Ci sono tantissimi esempi, nella storia, di gente che ha registrato strumenti nei posti più improbabili ottenendo risultati magici, forse esclusivamente perché avevano registrato in quel punto e non in studio. Alla fine è la giusta maniera per riuscire a trovare dei suoni originali, non canonici e un po’ troppo uguali ad altri. Nell’errore si può trovare la giustezza.

C. L.: La presenza di un fonico garantisce quello che è un equilibrio tecnico.

I. P.: Assolutamente. Le migliori pazzie hanno senso se c’è Fabio. Senza Fabio non riuscirei.

F. P.: Io l’ho assecondo perché lui ha l’intuizione, è più creativo di me, lo devo ammettere. Però combiniamo le nostre qualità, le nostre intuizioni. Se mi dice di registrare sotto quell’arco di pietra perché sente che suona bene la voce, io magari posso aggiustare la posizione del microfono o il tipo di ripresa per ottimizzare quell’idea.

I. P.: Esatto.

C. L.: Voi avete anche fatto una vostra produzione, un disco mi sembra. Però mi sembra che sia uscito fuori dal vostro studio.

F. P.: Sì. Non è uscito per il pubblico, diciamo che gira da un po’ tra gli addetti ai lavori.

I. P.: Il disco uscirà quest’anno. Entro la fine dell’anno, al massimo all’inizio del 2014. La cosa più divertente è stata che noi avevamo il compito di fare la pre-produzione del disco in quello che poi è diventato il nostro studio, e dopo un anno di lavoro e dedizione abbiamo portato avanti la nostra pre-produzione con l’idea di finire il disco successivamente in uno studio vero. La risposta che ci hanno dato è stata: “No, il vostro disco è da paura già così”. Loro si occuperanno giusto del master finale perché secondo loro siamo completamente a norma.

C. L.: Wow!

F. P.: È stata una sorpresa per noi. Una volta arrivati in uno studio professionale ci hanno detto che andava bene già così. Che cosa dobbiamo fare? Noi pensavamo di dover rifare tutto: batterie, chitarre, voci e invece no. La sorpresa è stata soprattutto per le voci. Nel senso che registrare con i pochi mezzi che avevamo delle voci che vanno bene per un prodotto che comunque non sarà mainstream ma la destinazione sarà di un certo livello.. Non saremo la band di paese insomma. E quindi è stata una bella sorpresa per noi e ci ha dato sicuramente più fiducia nelle nostre capacità di registrazione e produzione.

C. L.: Avete già anticipato quello che è il vostro lavoro di ricerca del suono, poi possiamo parlare anche di qualcosa di più inerente al setup tecnico digitale o analogico. Andremo anche nei dettagli parlando di quello che vi piace di più, nella seconda parte dell’intervista.

La scelta della DAW: Reaper

Carmen Louis: Prosegue l’intervista di Scuolasuono.it con  Fabio Punzi e Iuri Patriarca ed il loro progetto Quad Sun. Parliamo di set up, ed in questo caso ora di DAW: quale è/sono la vostra o  le vostre DAW preferite?

Fabio: Assolutamente Reaper.

C. L.: Reaper?

F. P.: Sì, assolutamente!

 

Una schermata di Reaper

 

C. L.: Ok. Diciamo che sta prendendo piede ed è sempre più usato e apprezzato.

F. P.: Sì. I pregi sono: il primo, se vogliamo proprio essere venali, è il prezzo.

C. L.: Il prezzo, sì.

F. P.: La licenza costa sessanta dollari. Una licenza non commerciale insomma, essendo sotto soglie di guadagno.

C. L.: Esatto.

F. P.: Quindi, prima di tutto il budget, poi noi abbiamo potuto provarlo e riprovarlo più volte perché la ditta produttrice permette il download free di una versione completa, senza limitazioni.

C. L.: Sì. È questo.

F. P.: Quindi abbiamo imparato su quello. È stato un po’ per caso che la scelta sia ricaduta su Reaper. Un nostro amico produttore utilizzava Reaper per consentire lo scambio dei progetti in maniera più semplice e così siamo atterrati anche noi in questo mondo e non lo abbiamo più abbandonato. Sono ormai tre o quattro anni..

C. L.: Anche perché poi gli aggiornamenti, bisogna dirlo, rispetto alle altre piattaforme, hanno il vantaggio di non avere un costo come succede per altre..

F. P.: No. La licenza costa come due versioni. Quindi chi compra la quattro avrà anche la cinque. Insomma, è conveniente. Chiaramente ogni software ha le sue caratteristiche e i suoi punti di forza. C’è chi, specialmente in musica elettronica, è fan sfegatato di Ableton Live, chi si occupa di mix e magari preferisce Pro Tools, Cubase e via dicendo. Insomma, facendo un po’ e un po’, ci siamo trovati bene con Reaper. Poi alla fine si può fare tutto con tutto, il software non è importante. Ognuno può trovare la comodità e la felicità in questo campo.

Una selezione di VST free

Carmen Louis: Parliamo in questa intervista con Fabio Punzi e Iuri Patriarca del set up del loro  Quad Sun Home Studio: un plug in o qualcosa che per voi non potrebbe mancare assolutamente e che vi piace veramente?

Fabio: Ce ne sono un po’. Uno sicuramente,  che abbiamo usato tantissimo ed è stato un goal, una cosa ben raggiunta, è  Massive per le produzioni della Native Instruments. Abbiamo prodotto tante cose con quel Vst. Adesso stiamo cambiando, ovviamente.

Iuri: Certo.

F. P.: Siamo sempre alla ricerca. Un consiglio che voglio dare in questo senso è cercare i Vst instrument o Vst free. Ce ne sono alcuni eccezionali.

 

VST: Massive di Native Instruments


C. L.: Per esempio? Te ne viene in mente qualcuno?

F. P.: Sì. Per esempio un compressore che sto usando tanto ultimamente è il ThrillseekerLA per trattare dei boom kick per la track music, e quindi trattare boom kick da 808, queste cose così. Di Vst instrument free ce ne sono alcuni, alcune emulazioni di vecchi Moog. Adesso non ricordo, forse si chiama Minimogue o qualcosa del genere.

C. L.: Il Minimoog? L’emulazione del Minimoog.

F. P.: Minimoog o qualcosa del genere. Adesso non ricordo. Comunque quelli della serie Thrillseeker della.. Se non sbaglio era Variety of Sound.

C. L.: Sì.

F. P.: Ne ha tanti che sono davvero carini. Tutti free.

C. L.: Variety of Sound sono buoni plugin in effetti.

F. P.: Sì, sono buoni. Sono davvero carini. E poi sono free quindi.. Utilizziamo anche qualcos’altro. Comunque quello che non abbiamo, che non riusciamo ad ottenere, lo troviamo semplicemente collaborando con altri artisti, produttori e altri fonici. Chiaramente una cosa che io non ho, ce l’avrà qualcun altro. Allora è fondamentale tessere delle relazioni nell’ambiente, quindi quello che manca a noi ce l’ha qualcun altro. Noi lavoriamo spesso con un produttore nostro amico. Lui usa Ableton, per esempio, che ha dei plugin che chiaramente Reaper non ha. Quindi ci completiamo anche il quel senso. Trovare..

C. L.: Una giusta rete di persone.

F. P.:
Esatto.

I. P.: E’ successo una sola volta che, nel momento in cui abbiamo avuto bisogno di un synth analogico, abbiamo chiamato l’amico di turno il quale ci ha portato il synth, e l’abbiamo utilizzato.

Gestire uno studio in due, separando le competenze

Carmen Louis: Continuiamo questa interessante chiacchierata con  intervista con Fabio Punzi e Iuri Patriarca  per Scuolasuono.it, ed il loro progetto Quad Sun. Quanto aiuta, invece, lavorare in due in Home Studio, fare dei progetti di Home Recording in studio, quindi avere due orecchie in più per ascoltare del materiale?

Fabio: Si fa sempre una mediazione. Come diceva Iuri, non bastano due orecchie però aiuta sicuramente nello smussare un po’ le rifiniture. Aiuta parecchio se parliamo di mix.

Iuri: Basta far ascoltare sempre le proprie produzioni a qualcuno. Non essere troppo gelosi. Le cose funzionano quando gli altri sono contenti alla prima.

i Quad Sun durante un live set

 

F. P.: Il trucco è, mentre fai ascoltare a qualcuno, sia pure un amico o tuo fratello, guardare l’altro, le reazioni che ha, e non concentrarsi sulla propria musica. Quando fai ascoltare produzioni a qualcuno il trucco, se possibile ovviamente, è osservare l’altro che ascolta.

I. P.: Questo per vedere le reazioni della gente, anche perché solitamente a casa sua sai chi hai di fronte e quindi anche la sua reazione mimica ti può far capire se..

F. P.: .. S un pezzo funziona, come funziona.

I. P.: È vero. E’ difficile che un tuo amico dica che un tuo pezzo è inascoltabile, la cosa più brutta che abbia mai sentito.

F. P.: Anche se i veri amici dovrebbero..

I. P.: Dovrebbero. Ma è raro. Non bisogna fidarsi da questo punto di vista.

F. P.: Essere anche un po’ psicologi. Questa è una cosa che ci hanno anche insegnato a scuola: capire bene le reazioni delle persone con cui si ha a che fare, che siano semplici ascoltatori o, ancora di più, artisti, ospiti con cui si sta lavorando. Oltre a dover avere delle buone orecchie, un buon fonico e un buon produttore dovrebbero avere anche dei buoni occhi. Insomma interpretare la mimica.

I. P.: Bisogna essere anche un po’ empatici per lavorare in questo campo. Collabori con degli artisti, li stai aiutando ad arrivare al loro obiettivo, quindi sei anche tu parte di quell’obbiettivo in quel momento. Quindi è giusto anche capire cosa sta sentendo lui, per arrivare alla soluzione nella maniera innanzitutto più veloce, perché la velocità oggi è il centro di tutto. Questo è un consiglio che do a me stesso e anche agli altri. Bisogna essere veloci e puliti. Entrambe le cose: non uno o l’altro ma entrambe le cose insieme. Perché nel 2013 non esiste uno o l’altro. In più bisogna essere empatici e capire come far uscire il meglio dalle persone con cui lavori. Per fare questo c’è bisogno di metterli a loro agio o, per altri, addirittura a disagio. Quindi capire chi dei due è da trattare male e chi dei due è da fargli il tè delle cinque.

C. L.: Quindi parliamo anche delle persone che vengono a registrare nel vostro Home Studio. Tirando fuori il meglio da loro non mettendo una persona a proprio agio, ma a disagio affinché si sblocchino magari.

I. P.: Sì sì. Ci sono degli artisti che hanno bisogno di questo, perché magari sono così sicuri di loro da marciare su un errore. Quindi certe volte questo, per quanto mi riguarda e dato che curo di più la parte artistica, mi porta a trattarli un po’ male oppure a metterli in condizioni tali da fare uscire quello che poi realmente è il meglio che loro possono dare in quel momento.

F. P.: Bisogna essere psicologi,  ecco.

I. P.: Dipende da chi hai davanti e cosa si sta facendo. La canzone che si sta facendo.

F. P.: Nel tuo caso gli studi aiutano, però bisogna essere anche un po’ psicologi. Questo per i fonici è un aspetto sottovalutato, però è importantissimo, specie se si ha a che fare con terze persone insomma. Se si lavora per altri è importante la pulizia del lavoro, la velocità e la psicologia. Capire che tipo di prodotto si sta lavorando, con che persona stai lavorando. È fondamentale un po’ in tutti i lavori però per il fonico è un aspetto forse troppo sottovalutato, invece è importantissimo. Avere a casa uno studio, uno spazio dove accogliere altre persone è un gran vantaggio per creare questo tipo di relazioni che dicevamo.

I. P.: Anche perché solitamente dal nostro studio escono prodotti terminati, fino ad ora, a quanto pare.

F. P.: Diciamo che poi escono al pubblico direttamente.

I. P.: L’obbiettivo è quello: in pochi giorni devi arrivare al prodotto finito. E quindi per arrivare al prodotto finito in pochi giorni bisogna far funzionare tante cose, il 90% delle quali sono tecniche ma l’altro 10%, importantissimo, comprende le relazioni varie ed eventuali che ci possono essere.

F. P.: Possono prendere qualsiasi tipo di piega, però devono funzionare.

F. P.: Ho provato con band jazz/blues però fondamentalmente lavoriamo con l’hip pop, quindi più che altro, come dicevamo prima, discorso voci. Ci è capitato anche di fare delle registrazioni di band ma è piuttosto raro.

Monitoraggio: Adam A5 e cuffie Beyerdynamic

Carmen Louis: Intervista di Scuolasuono.it con Fabio Punzi e Iuri Patriarca. Parliamo più in dettaglio del vostro equipment. Prima mi descrivevate come una scelta abbastanza semplice quelle che sono le componenti fondamentali ma mirate ad utilizzare le varie macchine per diverse soluzioni e diversi casi. Per esempio, dalle foto che vedo, ci sono delle Adam?

Fabio: Sono delle Adam A5, la serie vecchia, non X, che ho comprato qualche anno fa usate, a meno della metà del prezzo. Cercavo ed ho trovato l’occasione. E’ stato l’acquisto più fortunato, conoscevo Adam ma non così bene. Poi grazie ai consigli di amici è andata molto bene. In seguito la scelta di un monitor con un woofer piccolo, sicuramente è stata fondamentale perché, come dicevamo prima, non avendo fatto grossi trattamenti acustici nelle stanze ed essendo un Home Studio, spesso con i bassi si hanno problemi come magari un po’ tutti sentono dire o leggono in giro.

 

Una coppia di Adam A5

 

Quindi non c’è bisogno di avere grossi monitor troppo potenti che scendono troppo in basso, perché prima di tutto non sono compatibili con i sistemi di ascolto della maggior parte delle persone oggi. E poi si possono avere dei problemi di acustica, quindi nodi, risonanze e tutti questi tipi di problemi che chi studia acustica e chi fa il fonico si ritrova davanti, e inizi a studiare queste problematiche. Quindi cono piccolo e potenza non molto ridotta. È abbastanza fedele, specie sui medio-alti. Insomma, sono monitor usati, a buon prezzo e via dicendo. Siamo un po’ in controtendenza in questo perché in genere chi produce elettronica compra KRK che sono un po’ più gonfie in basso.

C. L.: E le Adam?

F. P.: No.

Iuri: Le Adam non ti danno subito soddisfazione.

F. P.: Sono un po’ bastarde, ecco.

I. P.: Bisogna lavorare con le Adam.

F. P.: Siamo in controtendenza in questo, sì. Poi per ovviare al problema delle basse frequenze, bisogna capire quello che succede sotto i 50 hertz, perché le Adam sotto i 50 hertz non hanno niente. Proprio per controllare questo ho comprato delle Beyerdynamic DT 770 Pro, consigliate all’epoca da qualche docente dell’APM come esempio di cuffia chiusa, abbastanza lineare, e quindi la scelta è ricaduta su quella. Anche se è una cuffia chiusa non è proprio da studio, però è buona per il tracking. La usiamo anche per monitorare e per il ritorno in cuffia, per chi registra le voci. Anche quella usata a un buon prezzo.

Scelta dei microfoni e ripresa della voce 

Carmen Louis: Intervista in corso, con Fabio Punzi e Iuri Patriarca per Quad Sun. Per quanto riguarda le voci, abbiamo Iuri che se ne occupa, quindi particolare attenzione a quello che può essere il set up microfoni.

Iuri: Per quanto riguarda i microfoni, ne abbiamo cambiati un po’. In questo momento usiamo l’SE 2000 SE Electronics con cui ci stiamo trovando discretamente bene. Poi c’è da dire che pretendiamo delle buone registrazioni di partenza, nel senso che naturalmente devono essere fatte molto bene dall’inizio.

2000 SE Electronics, microfono a condensatore
C. L.: Parli della performance in se? Quindi anche del timbro vocalico?

I. P.: Esatto. Il microfono è quello che ho citato prima. Poi naturalmente cerchiamo il posto più idoneo della casa per reccare la voce e fare avere un suono appropriato al pezzo. Dopo lo aggiustiamo in post-produzione, con Fabio, con vari compressori e con vari Vst.

Fabio: Tutto software.

I. P.: Tutto software naturalmente e niente hardware, e con degli ottimi risultati devo dire.

F. P.: Ce la caviamo.

I. P.: Sì. Diciamo che ce la caviamo in questo. Ripeto, la performance è tutto, nel senso che è fondamentale per ottenere delle buone voci . Quando la performance è buona può solo diventare ancora più buona, peggio non può andare. Poi dipende dal tipo di voce che uno vuole ottenere. Esempio: per le voci distorte con degli effetti noi usiamo generalmente dei software. Nulla ti vieta di trovare una soluzione reale che già ti da quell’effetto, quindi può essere..

F. P.: .. Indossare una maschera.

I. P.: .. Indossare una maschera o mettere una mano improvvisamente davanti alla bocca per avere quello stacco. Può funzionare. Principalmente bisogna far ragionare il cervello. Quindi per le voci generalmente è questo che facciamo.

F. P.: E l’arrangiamento.

I. P.: E l’arrangiamento, sì.

F. P.: Anche delle voci.

I. P.: Anche delle voci che registriamo. Per esempio per chi vuole registrare rap, che adesso va molto, molti registrano più linee vocali per ottenere una voce singola, magari massiccia o di un certo tipo. Uno spessore serio, no?! Non tutti hanno un tono grosso.

C. L.: Esatto. In questo caso spesso si utilizzano anche delle applicazioni digitali.

I. P.: Sì. Ci sono delle applicazioni digitali che permettono di ottenere una pasta di suono ottima evitando di usare più layer di voci, usandone uno solo. Ti consente comunque di mantenere quella naturalezza e brillantezza nella voce, che invece registrandola con più layer diventa più doppia come voce, ma perde dinamica.

C. L.: Ha una consistenza comunque diversa.

F. P.: Sì. Sono due approcci diversi. Dipende dal pezzo. A volte decidiamo di registrare due volte la stessa parte e a volte creare questo tipo di effetti, dei doubler, che sono dei plug in.

I. P.: Per produrre delle voci distorte, come dicevo, e non abusare di software e mantenere quella pasta di voci distorte, preferiamo utilizzare un microfono non buono, di quelli che non si usano, perché magari con quel microfono riesci già ad..

F. P.: Ad arrivare ad un certo tipo di effetti.

C. L.: Quindi con un particolare problema alla capsula del microfono?

I. P.: No. Semplicemente un microfono di scarsa qualità.  Ti garantisce già un effetto di quel tipo.

F. P.: E’ brutto da dire e da ascoltare, però a volte funziona anche questo.

C. L.: L’acustica è anche quella.

F. P.: Non è detto che bisogna usare dei microfoni super eccezionali. Certo chiaramente aiutano, ma per chi ha pochi mezzi anche un microfono rotto può dare un effetto che può essere utile. Chiaramente non da usare sempre. Noi per il 99% usiamo il nostro microfono a condensatore a diaframma largo e pagato una cifra ridicola, però che funziona abbastanza bene. Ne abbiamo provati un po’ da amici, in prestito, venduti, cambiati e a volte funziona anche un Behringer da 5 euro. Un gelato semplicissimo funziona anche per alcune parti.

I. P.: Anche perché quando si vuole dare un certo effetto, una certa dinamica alla voce, è anche una questione di pressione. Spesso la voce anche con il fiato produce una dinamica nel cantato, soprattutto nel cantato moderno, legato sempre a qualcosa di più rap, elettronico, e tutto questo mondo qui. Un microfono a gelato consente certe volte di fare delle cose con il proprio fiato.

F. P.: Con la posizione delle mani.

I. P.: Con la posizione sul microfono delle mani. Quindi ti consente di avere un certo suono che sicuramente con il condensatore non lo potrai avere.

F. P.: Il discorso di fondo è che, piuttosto che post-produrre troppo,  meglio avere accortezza nell’acquisire le fonti del suono.

C. L.: Quindi mi sembra di capire che avete degli Shure SM58 e 57?

F. P.: Sì. Anche un C606N che è un tipo di quelli economici, e poi c’è un Behringer che usiamo per gli esperimenti o per il talkback quando siamo in stanze separate.

Registrare con M-Audio Fast Track 

Carmen Louis: Ci avviciniamo alla conclusione di questa intervista realizzata da Scuolasuono.it con Fabio Punzi e Iuri Patriarca. Parliamo ora di scheda audio:  M-Audio Fast Track, quindi una scheda audio che vi consente poi di lavorare con sessioni di registrazione e ovviamente prepararvi al tracking e al mixaggio.

Fabio: Sì. Però non avendo moltissimi canali a disposizione, come si può vedere, per quanto riguarda le band, registriamo separatamente tutti i componenti dopo aver fatto magari una sessione ambientale tutti insieme, per permettere ai musicisti di affinare gli ultimi arrangiamenti. Quindi, poi, procediamo con la batteria. Per la qualità della registrazione è fondamentale trovare il punto esatto dove posizionare la batteria, e poi i microfoni. In genere, non avendo altre possibilità, non ne metto più di quattro e fino ad ora sono bastati. Magari se si vuol fare metal e microfonare anche qualsiasi cosa, l’home studio non è il posto esatto dove fare queste cose.

 

M-Audio Fast Track, scheda audio

 

Però, per una band che deve fare rock, tre o quattro microfoni sono sufficienti. Trovare il posto giusto dove gli elementi della batteria suonano meglio insomma. Bisogna fare qualche prova. Per quanto riguarda le batterie dipende se il gruppo ha una pre-produzione, ha fatto delle guide o del lavoro a casa. Se no, mettiamo microfoni sulla batteria o comunque facciamo una registrazione ambientale con un click al batterista. Facciamo delle guide così. Abbiamo pochi canali. La scheda audio è da sei canali analogici. Se vedranno la foto, le persone capiranno..

Panoramica conclusiva dell’home studio dei Quad Sun

Carmen Luis: Si conclude qui l’intervista con i Quad Sun Fabio Punzi e Iuri Patriarca e ricapitoliamo la domanda: come abbiamo configurato lo studio?

 

Compressore Distressor in versione plugin

 

Fabio Punzi: Ok. Il nostro studio è composto fondamentalmente dalle 3 componenti base di ogni Home Studio: un computer, in questo caso piattaforma PC Windows, una scheda audio e dei monitor. E c’è anche chiaramente un microfono per registrare le voci. Questo il nostro set up di base. Per quanto riguarda altre strumentazioni, abbiamo una MIDI Keyboard M-Audio e una pedaliera, un POD HD300 per le chitarre, chiaramente chitarre e bassi. Questo è il nostro set up di base per quello che facciamo tutti i giorni.

C. L.: Quindi qualcosa di molto semplice da gestire, il resto è tutto quanto l’uso che fate dei vari componenti.

F. P.: Sì. Appunto essendo un Home Studio e vivendo esclusivamente di musica, puoi ben immaginare che non siamo ricchi.

C. L.: Vivendo esclusivamente di musica. Questo bisogna sottolinearlo alle volte. Non è da tutti.

F. P.: Per quanto riguarda la scelta della strumentazione bisogna dire che un po’ di strumentazione è quella che mi porto avanti da qualche anno, dagli anni della scuola e quelli immediatamente successivi, e sono: scheda audio e monitor. Il computer l’abbiamo invece comprato insieme, perché avevamo la necessità di aggiornarci per poter avere qualcosa di più potente per poter lavorare su dei progetti più consistenti e complessi.

C. L.: Suppongo avrete un processore abbastanza potente.

F. P.: Si è un i5 4 core. Niente di costosissimo ma giusto per le nostre esigenze.

C. L.: Qual è un outboard che vi piace o che avete sentito?

Iuri Patriarca: Un outboard che vorremmo?

F. P.: La lista è lunga.

I. P.: Sono tanti. Un classico è il Moog. Giusto per fare delle linee di basso serie.

F. P.: Sarebbe davvero carino.

I. P.: Ti toglie il 30% del tempo di lavoro

C. L.: Partiamo mica dal basso, dici?

F. P.: Diciamo che a un certo punto, se proprio vogliamo parlare di desideri..

I. P.: Poi bisogna anche risparmiare per investire altrove.

C. L.: Giusto i primi due posti, magari giusto Moog e qualcos’altro. Magari qualcosa che vi hanno prestato e potreste consigliare.

F. P.: Posso dire un piccolo set up al secondo posto. Ho molta nostalgia del banco analogico su cui ho imparato in stage. C’erano degli outboard, compressori e i miei preferiti erano Distressor, un Dbx-566, con cui facevo dei rullanti bellissimi. Però non ce l’ho più perché mi sono spostato. Sono a mille km adesso.

C. L.: D’accordo ragazzi. E’ stato un vero piacere fare questa chiacchierata con voi, davvero.

F. P.: Anche per noi

C. L.: C’è molta presenza e feeling anche nel vostro modo di interagire in questa chiacchierata. Ora ci salutiamo. Ripetiamo quelli che sono i vostri riferimenti internet, Facebook, Twitter e se non sbaglio anche SoundCloud per ascoltarvi.

F. P.: Certo. Su Facebook.com/quadsun e su Twitter/Quadsun, SoundCloud/Quadsun.

C. L.: Comunque, come Quad Sun, sul motore di ricerca dovrebbe esserci tutto il resto, incluso il SoundCloud. C’è qualcosa?

F. P.: Si c’è tutto.

I. P.: Ci sono tutti remix su SoundCloud. Niente male da sentire.

C. L.: Perfetto. E allora salutiamo tutti gli ascoltatori  e lettori di Scuolasuono.it e ringraziamo Fabio e Iuri per la loro presenza e disponibilità e anche per la loro energia. Alla prossima. Ci vedremo su questi schermi.

F. P. & I. P.: Grazie e ciao.

C. L.: Ciao

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