Lorenzo Sebastiani, Produttore artistico: vivere di musica è possibile se..


Francesco Nano: Buongiorno a tutti gli amici di Scuolasuono.it e di Recording Turbo System, il corso per tecnico del suono professionista  online. Un saluto da Francesco Nano, oggi intervisterò Lorenzo Sebastiani, ci faremo una chiacchierata con lui. Buongiorno Lorenzo.

Lorenzo Sebastiani: Ciao a tutti.

F.N: È un incredibile piacere averti con noi. Voglio introdurre Lorenzo a chi ancora non lo conoscesse; è un produttore artistico e produttore esecutivo, sound engineer. Ha lavorato con CelentanoPavarotti e con i nomi più grandi, tra l’altro menziono il tuo sito web che è lorenzosebastiani.com, potete ascoltare un sacco di lavori, uno dei degli ultimi è Travis Cold, di cui ne parleremo senz’altro. Oggi parleremo di musica con te, la prima domanda che ti vorrei fare in realtà esula un po’ da quelle che ti ho mandato, ma saprai rispondere tranquillamente. Vuoi raccontarci brevemente qual è stato il tuo excursus di professionista, come sei nato e la tua storia professionale fino ad oggi?  Sarebbe molto interessante.

 

L.S.: Ho iniziato come musicista prima, suonavo le tastiere, ancora oggi suono il pianoforte, le tastiere. Da lì è nata la passione dell’arrangiamento per tutto quello che era elettronica. Per quello che era la creazione, perchè   ho sempre utilizzato lo strumento del pianoforte, delle tastiere come mezzo per arrivare a dire e a fare le mie cose musicali, le composizioni, gli arrangiamenti e tutto il resto. Mi piaceva avere la regia della situazione. Le mie prime esperienze sono state insieme a Michele Centonza, ricordiamo che è il produttore di Jovanotti, di Pavarotti e di tanti altri artisti.

Con lui ho iniziato molte esperienze come musicista con Mietta,  Jovanotti, nei Musical Remp sempre di Pavarotti, e anche con i Dirotta su Cuba, ma già come arrangiatore. Comunque spingeva forte in me anche il desiderio di arrangiare, di avere una visione più globale della cosa, insieme a tante altre piccole o grandi esperienze che mi hanno portato a esser oggi indipendente e dal mio piccolo studio creo le mie produzioni.

F.N: Hai un piccolo studio che in realtà non è tanto piccolo, nel senso che comunque hai un bel mixer 64 canali, hai un sacco di outboard microfoni, e soprattutto hai una bella struttura.

L.S.: E’  la mia base di partenza, da lì poi non mi fermo quasi mai, completo i miei lavori in altri studi, in altre strutture che ritengo più idonee per fare le singole cose, i mixaggi ecc.: qui creo solamente la pre-produzione, è la mia base operativa. Mi sposto in altre strutture dove creo e vado avanti con gli altri lavori, ma le registrazioni comunque le faccio quasi tutte qua, a parte la batteria, archi e altre cose, anche perché è un ambiente più intimo. Ci sono solamente due stanze, quella in cui creo le produzioni dove ho tutti i miei computer, ecc, e quella dove registro le chitarre, le voci, ecc.

F.N: Senz’altro uno studio più intimo penso che ti consenta di lavorare meglio.

L.S.:  Si, con i cantanti, anche con gli orari perché sai, quando vai in studio comunque partono le tariffe, quindi bisogna stare  più tranquilli. E’ il problema di questo lavoro: si chiama passione. In realtà, il fatto di lavorare  a ora io penso sia, a volte, anche più produttivo. Perché nella musica è molto importante darsi degli stacchi, invece, quando noi lavoriamo, tu lo saprai  bene, vai avanti ad oltranza, e molte volte vai in loop su delle cose che non hanno  senso. Torni il giorno dopo  e risolvi in due secondi quello che in una notte, passata con drammi esistenziali, non riuscivi a capire:  dov’era il punto? Basta dormirci un’ora e sei a posto.

F.N: Comunque tu sei praticamente anche l’engineer di te stesso e delle tue produzioni, sei tu il fonico.

L.S.: Sì, collaboro con molti fonici, diciamo che il fatto di dare una direzione al progetto e di parlare la stessa lingua, perché poi devi comunicare col musicista, con le note e con un tecnico tramite il linguaggio tecnico, è importante, anche perché quando crei una produzione, quando fai un disco non c’è più una sezione separata. Non è più così separato com’era negli anni ’80 e ’90 in cui si faceva il mixaggio, montavi tutta la sessione. Oggi quando faccio le produzioni so già come sarà il mixaggio dalla composizione, perché già pensare a un’armonia complicata ti impedisce di avere un suono stabile, ad esempio, è tutto molto più unito.

Quindi la collaborazione con il fonico di mixaggio parte già dalla registrazione, è importante avere molte competenze. Oggi il produttore non può avere una, una visione limitata sull’arrangiamento, ma  deve avere una visione molto più ampia, soprattutto sul discorso tecnico.

F.N: A proposito della collaborazione con il fonico che trovi in sede di mixaggio: nasce già durante la registrazione perché lui ne è al corrente o perché tu sai come spianargli la strada?

L.S.: Parte man mano che si va avanti anche parlando, facendo sentire quelli che sono i provini:  è una cosa che va avanti dall’inizio, perché è un tutt’uno. Io sento sempre molto forte questa cosa. Sento che non vorrei più trovarmi nell’inconveniente di arrivare al mastering o al mixaggio e di sentire una cosa diversa da quella che avevo in mente all’inizio, e questa è la cosa molto comune e molto frequente se ragioni in maniera separata. E’ ovvio che nelle collaborazioni  c’è proprio il discorso di collaborare sempre, non in fase  separata. Oppure è fare tutto da solo e così non hai problemi. Però poi devi arrivarci e non è facile.

F.N: Oggi come oggi ci sono tante persone che iniziano, che vogliono fare tutto da soli sia dal recording fino al mastering. Però bisogna avere competenza.

L.S.: Bisogna sbagliare un sacco di volte, bisogna sperimentare,  e  secondo me è molto importante. Soprattutto non fossilizzarsi sugli schemi già prestabiliti, in questo senso la collaborazione ti aiuta molto, perché è una finestra. Se stai a casa e lavori sempre da solo, avrai sempre quel suono. Io faccio un lavoro in cui sono abituato ad avere collaborazioni con diverse artisti, molto diversi. Se tu ti sei ascoltato i miei lavori, senti che c’è una varietà molto grande e questo per me è molto importante, perché comunque ti da la possibilità di capire tante cose diverse che ti possono servire in  mondi che non avresti mai pensato, per quello è Importante collaborare.

F.N: I sample che  ho ascoltato sono tutti molto differenti, però hanno tutti qualcosa in comune. Si sente che è roba tua: l’impostazione, l’impatto sonoro, forse anche gli arrangiamenti. Si sente che sono creature tue,  c’è un filo conduttore tra tutti?

L.S.: Sì, grazie. Era un complimento.

F.N: Per concludere l’introduzione della nostra intervista possiamo dire che oggi parleremo dell’ipotetico piano di promozione da seguire. Una scaletta step by step da seguire esattamente per sapere come promuoversi in qualsiasi situazione. Questa sarà la seconda parte, quella che lasciamo agli allievi di Recording Turbo System, e  se non ti sei ancora iscritto ti invito a farlo in questo momento. Allora, le cose invece di cui parleremo prima più basilari, ma secondo me molto interessanti che ci piacerebbe domandarti è: secondo te, dalla tua visione, dalla tua esperienza è ancora possibile vivere con la musica, e se si, come si fa?

L.S.: Secondo me si, però bisogna riconsiderare il concetto di successo. Una cosa importante è capire che quella cosa che abbiamo visto per anni non succederà più, la discografia non esiste, soprattutto in Italia,  parlo per un discorso molto italiano; da altre parti del mondo non funziona così: diciamo che con la musica si può vivere però bisogna essere molto più realisti. Bisogna considerare il concetto come una cosa che costruisci un po’ alla volta, un giorno dopo l’altro come qualsiasi altro lavoro. Quindi, cosa fa uno quando vuole fare il fornaio? Apre la sua bottega, fa anche un investimento, piccolo o grande secondo quello che vuole fare. Un altro concetto da rivedere nella musica è il fatto che in molti dicono: “Io non voglio spendere una lira perché c’è la casa discografica, c’è il manager che deve spendere per me”.

Questo è un grave errore, secondo me, perché oggi nessuno spende per nessuno. Se non fai un reality, nessuno ti darà  fiducia, perché non esiste quel mondo. Perché i dischi non si vendono, perché sappiamo perfettamente come sono andate le cose dagli anni ’90 ad oggi; una cosa importante è considerarlo veramente come un mestiere, come tutti gli altri, che ha degli orari: bisogna smettere di pensare che c’è l’artista che deve fare l’artista, che fa l’artista solo quando è ispirato, e lo fa solamente tre ore al giorno.

Uno che va a fare il fornaio, il medico, l’avvocato o qualsiasi altro mestiere deve aprire bottega, l’investimento per andare a scuola c’è stato lo stesso, quindi non capisco perché per fare il musicista non ci debba essere, io parlo non tanto del musicista ma dell’artista, del cantante. Perché è ovvio che se uno vuole fare il chitarrista o il pianista gli strumenti se li deve comprare. Io intendo il discorso dell’artista, quello che deve uscire fuori, quello che ad un certo punto gli arriva il produttore nel locale e dice: “Dai. Facciamo un disco”. Non funziona più così, o comunque è un caso su un miliardo, perché magari è veramente una botta di fortuna notevole, ma non può funzionare perchè non esiste quel mercato.

Va considerato il fatto di fare il mestiere soprattutto appoggiandosi sui live, sulla promozione che può essere, ad esempio, una cosa che ti può aiutare a farti scoprire  e farti conoscere. Fondamentalmente, secondo me, il motore di tutto sono i concerti, da lì si vede se una cosa funziona o no, perché non si può pensare di piacere a mille persone se prima non se ne convincono almeno 50. Molto spesso c’è chi vuole arrivare subito al successo, ma fa date con dieci persone che parlano tra di loro e non sono neanche tanto convinte. Secondo me è molto importante concentrarsi sull’aspetto artistico e quello comunicativo, in modo che  poi piaccia molto anche a sfere più alte.

F.N: Allora, ti devo un attimo fermare perché  hai una visione molto professionistica, però a noi forse ci sfugge qualche piccolo passaggio. Nel senso che  tu hai dato quasi per scontato l’importanza della comunicazione e del lavoro artistico che ci deve essere dietro,  ti chiedo gentilmente di spendere qualche parola in più su questi due concetti.

L.S.: L’aspetto della comunicazione è fondamentale quanto l’aspetto l’artistico, se uno è bravo e scrive delle canzoni bellissime, se ha anche la capacità di cantare non è detto che sappia comunicare: la comunicazione e l’artisticità sono due cose diverse. Ad esempio non è detto che per forza Vasco Rossi sia il miglior cantante del mondo, ma è sicuramente il più grande comunicatore che c’è in Italia, questo è poco ma sicuro. È anche, secondo me, un grandissimo cantante, ma non è detto che per fare un nome serva il talento artistico, servono tutte e due, fondamentalmente. La comunicazione è molto importante:  farsi capire quando si parla. Ad esempio anche adesso sono convinto di farmi capire, ma magari non è vero.

F.N: Ma per comunicazione tu intendi il marketing, o il modo di porsi?

L.S.: Io intendo il talento comunicativo di ogni persona: c’è chi con due parole riesce ad esprimere un concetto,  mentre c’è chi ha bisogno di 20 parole  e non è riuscito ad esprimerlo, ecco quello è un talento. Ad esempio, anche se viene considerato sempre poco, Jovanotti è un grandissimo talento in quel senso, è fotonico: on due parole ti ha comunicato un concetto.

Molti artisti hanno bisogno di molte più parole, indipendentemente dalla bravura, e  soprattutto oggi la comunicazione è diventata molto immediata e devi convincere in un secondo; è tutto bombardato, secondo me è importante arrivare in fretta, è importante arrivare subito: quella parola deve arrivare immediatamente al bersaglio, non ci deve essere un obiettivo che poi sia quello della casa discografica o che altro, e quindi per me  l’importante è quello. Il discorso che tu hai fatto all’inizio sulla comunicazione e il marketing viene dopo il talento. Prima di tutto c’è il talento, e non è detto che tutti ce l’abbiano. Sai qual è il problema, è che ci si scervella per capire come deve fare, ma non è detto che ci sia.

 

F.N: Ok. Ammazziamo un po’ di persone..

L.S.: Non è detto che tutti abbiano il talento, quindi è inutile stare lì ad ammazzarsi in quel senso lì. Voglio dire, è ovvio che a tutti piace far musica, ma non è detto che tutti siano portati per farlo.

Io non sarei in grado di correre i 100 metri veloce; non ne ho voglia, dovrei allenarmi,  non è la mia strada e quindi non è detto che anche se mi  ci metto e voglio farlo ci riesco, per me volere è potere fino a un certo punto. E’ importantissimo volere e darsi da fare, però ad un certo punto devi vedere se ce l’hai o no, e quello lo capisci. Quando ti dicevo: Vai a fare due date, vedi se ci sono davanti a te le persone, se sono interessate, se ti rispondono bene.” Lo vedi; se non lo vuoi vedere è palese quando non trovi una data. Se sono  30 anni che cerchi di fare delle cose è’ inutile parlare di piano promozionale, perché posso anticiparlo,  ma non è detto che serva.

F.N: Basta, non dire  nient’altro, la teniamo per dopo. Mi hai detto che secondo te è ancora possibile vivere di musica. Quali sono le condizioni sine qua non per cui una persona, una band può aspirare a fare questo di mestiere?

L.S.: E’ assolutamente possibile: secondo me saper sfruttare bene i tempi in cui non si lavora, quelli che vengono considerati morti. Ad esempio, una band considera il tempo del lavoro quello delle prove, quello del concerto, quello organizzativo eccetera: secondo me tutto quel periodo, tutte quelle ore della giornata è bene sfruttare:  la differenza tra un professionista e uno che fa più fatica sta nel come sai sfruttare quel periodo, cioè il periodo del non lavoro, ed  è fondamentale. Quindi, è importante  dedicarsi all’organizzazione: io nel mio sito, ad esempio,  ho scaricato una lista di locali, sono 800 locali in tutta Italia, in cui è possibile chiamare e darsi da fare per suonare. Questa è una cosa che ogni gruppo dovrebbe fare.

F.N: Questa è una risorsa che tu, generosamente, metti a disposizione delle band che passano sul tuo sito, la possono scaricare gratuitamente su  www.lorenzosebastiani.com

L.S.: Magari non è aggiornata, mancano dei locali, è una ricerca che ho fatto anni fa, non è  nel mio campo, non è una cosa che mi può interessare più di tanto, però la band è obbligata a fare questo tipo di cosa, non puoi aspettare che venga l’agenzia a darti la data, è importante darsi da fare. Quindi fare il video che possa illustrare quello che è la tua band, cercare di darsi da fare in quel senso, e non legare il proprio successo alla discografia, questo è un errore grossissimo. Non pensare che uno è arrivato quando vende 200.000 dischi, ma pensare che oggi ci sono molte realtà che fanno della musica un mestiere, ma principalmente sui live e in conseguenza anche con i dischi. Ad esempio, quando tu fai il live e riesci a vendere 10, 20 mila dischi, e ci sono realtà che riescono a farlo.

Si dice che i dischi non si vendono più, bisognerebbe chiederlo a chi li stampa, se si vendono o no. Perché bisogna capire come si vendono,   e secondo me è vero fino ad un certo punto. Non si vendono più negli store, nelle catene, nei negozi di dischi, probabilmente però quando vai a vedere un artista e ti piace, 10 euro glieli puoi dare per comprarti il disco. Poi non è detto che te lo ascolti, perché magari ti passa. Oggi secondo me è tutto molto più legato, non ci sono più la discografia e il live in maniera così distaccata.

F.N: Per cui si può lavorare, ma bisogna puntare molto sul live, dove poi riesci a vendere i dischi.

L.S.: Bisogna puntare molto su live, sulla promozione, pensare che c’è un investimento da fare da soli e smettere di pensare che l’artista non deve tirar fuori una lira, è un errore grosso: chi deve tirar fuori i soldi, se non noi stessi? Se io voglio fare qualsiasi altro mestiere, un investimento iniziale lo devo avere: si può dire: “Si, ma io sono un artista, sono bravissimo e non ho tutti questi soldi. Io vorrei fare”, ma purtroppo è così.

F.N: Un’altra condizione che non può mancare secondo te per poter vivere di musica?

L.S.: Il talento, quello che dicevo prima, le doti comunicative, il fatto di saper fare le scelte giuste, di sapersi anche gestire. Però in tutto questo la maggiore importanza lo deve avere il talento musicale e le scelte devono essere fatte nel verso della musica. Sempre in quella direzione, sicuramente mai fare una scelta per accontentare qualcuno e non esserne convinti, e non vuol dire non ascoltare nessuno, ma semplicemente cercare di dare giustizia alla propria musicalità.

F.N: Ok. Quindi, tra le righe, mi pare di leggere il fatto di non cercare di comporre o creare dell’arte cercando già di vendere, ma puntare più che altro sul proprio talento.

L.S.: Io personalmente non credo in quella direzione,  penso che tutti gli artisti, bravi e meno bravi, quelli che ce l’han fatta in un certo modo hanno cercato di dare. Nella musica la cosa più importante è la personalità, non la bellezza, e questo è il motivo per il quale vendono molti artisti.  “Come fa a vendere i dischi quello lì che fa schifo?”. Ti fa schifo, ma ad altri mille piace, quindi l’importante è essere veri, perché la bellezza è soggettiva, la verità è assoluta. Quando io dico una cosa con secchezza, perché sono convinto di quello che sto dicendo, magari non piace a 10, ma posso piacere a 3, e questo, per me, è il successo:  è cercare di entrare nella stima e nella considerazione di più persone possibile, ma entrarci veramente.

F.N: Ci sono alcune cose specifiche che si possono fare per aumentare le probabilità di emergere con la propria band, o con i propri progetti musicali?

L.S.: Prima di tutto considerare il lato comunicativo, prendere il live come un proprio laboratorio, e guardare dove sono i punti che non funzionano, quali sono le canzoni da cambiare, qual’è la scaletta migliore. Dopo di che una forte componente organizzativa, ad esempio i social network possono servire tanto:  Facebook, Twitter, tutto quello che è comunicazione è importante. Ma prima di tutto, se tu riesci a convincere musicalmente, tutto è più facile; se tu hai anche 10 persone che ti stimano e ti vengono dietro veramente,  tutto è molto più semplice. Diversamente è molto più difficile cercare di essere organizzatissimi, ma aver poco da dire. E’ importante fare comunque una ricerca; cercare di stare sul pezzo parecchio, la musica ti può dare delle soddisfazioni enormi, ma devi dare molto alla musica, devi dare moltissimo, devi studiare tanto, devi darti da fare. Ci sono una serie di step da fare che secondo me, ripeto, partono proprio dal discorso artistico e finiscono in quello organizzativo, e sono tanti.

F.N: Vorrei rimarcare un passaggio: l’importanza di avere un seguito, magari piccolo, ma uno zoccolo duro di fan. L’importanza di avere delle persone che veramente credono in te, anche poche.

L.S.: Si, perché se può funzionare con 10 persone, può funzionare anche con 1000, se quelle persone sono veramente vicine a te, non perché sei amico o è tuo fratello o tua sorella: il test da fare è andare sempre nei posti dove nessuno ti conosce, perché molto spesso le band, per portare a casa una data, vanno magari nel locale che ti fa suonare perché devi portar della gente, sappiamo come funzionano i gestori.

Per me è importante guadagnare poco, però misurarsi in delle situazioni che nessuno ti conosce, perché lì capisci chi sei veramente, hai feedback veri perché non c’è la tua ragazza, perché non c’è tuo fratello, ecc. ecc., a chi è lì davanti guardi gli occhi, guardi come reagisce  canzone per canzone:  la canzone in cui si rompe le palle, vedi che non funziona  e la cambi, la togli. Quello è il vero banco con cui ti devi misurare, dopo di che, da lì costruisci la tua carriera. Ed è da quelle 5 persone che parte la tua attività, perché è importante capire quello che hai, come vieni recepito. Molte volte noi abbiamo un’idea di quello che siamo solo nella nostra testa, e non è detto che sia quello che gli altri recepiscono.

Questo al di là della musica, però fondamentalmente, io che faccio il produttore e  vedo in maniera più distaccata l’artista, mi rendo conto che molto spesso un artista ha una visione distorta di quello che è. E’troppo immerso nelle proprie problematiche, nei propri pensieri, anche positivi e non per forza problematici, però ha una visione di se molto soggettiva e quello lo porta a fare delle scelte certe volte sbagliate. Ad esempio, la scaletta sbagliata è un errore gigantesco per un live, perchè hai l’occasione di convincere una persona, e se lo conquisti il giorno dopo ti viene a cercare su Facebook, e se hai un disco fuori, può darsi che lo compri. Se parla con gli amici e dice: “Sai che quel gruppo mi è piaciuto!”.. Quanti artisti sono nati così!

Oggi quel live gigantesco è internet, è una cosa strana,perché internet può essere tutto o niente, c’è talmente tanta gente che fa musica, ci sono tanti video, tante cose, però vedi, è il discorso di prima:  bisogna ridimensionare il concetto di successo. Prima c’erano 10 artisti che vendevano milioni di copie, oggi ci sono 100 artisti che vendono 1000 copie, ma non è detto che non vivono: non ci sarà più il riccone,  non ci sarà più la mega star ecc. ma ci saranno molte piccole situazioni, ognuna delle quali ha un seguito, e si auto sostengono, è possibile: non è così strano o impossibile. Certo che se pensi che devi vendere 2 milioni di copie, buonanotte, cambio paese, quello non si fa più.

Basti pensare, da quant’è che  non c’è un giovane in Italia? L’ultimo chi è stato, Tiziano Ferro? Cesare Cremonini? Dal 2000, e metto a parte i reality, perché sono una cosa secondo me è molto bella, però è una parentesi. I reality hanno sostituito la discografia, e questo è un male. Comunque questa è l’analisi che c’è, è inutile non guardarla, bisogna smettere di pensare che la discografia possa darti il lavoro della musica, il lavoro te lo possono dare mille persone che ti seguono, quello è lavoro. Conosco veramente molti gruppi che fanno così, magari non saranno ricchissimi, ma lo fanno di lavoro, e pure dignitosamente. Oggi il disco è diventata una carta per i propri fan, perché sappiamo perfettamente come ragionano le radio: ragionano in maniera molto indipendente dal resto della musica, e fanno delle proposte, però in base a suggerimenti che vengono dati dalle case discografiche.

 

Oggi è molti difficile sentire delle cose nuove italiane in radio, perché non c’è una  casa discografica che propone delle cose, quindi è importante ritagliarsi un proprio spazio, magari piccolo, però cercare di coltivarlo, di dargli un seguito. Ad esempio, io penso che nel metal, nell’hard rock, nel folk questa cosa sia molto più realistica e sviluppata rispetto al pop.

Questa cosa l’han capita prima, probabilmente perché non hanno mai avuto la discografia o le radio dalla loro, quindi si sono adattati più velocemente del pop che ha vissuto bevendo dalla grande tetta della discografia, però è vero,  nel senso che ha vissuto per anni questa illusione. Adesso non c’è più: o vai Londra o vai a New York, in Italia devi trovarti un escamotage diverso, ma è possibile farlo.

F.N: Comunque sono parole incoraggianti per alcuni di noi che ce la stanno mettendo tutta.

L.S.: Secondo me si. Però sono parole che devono dare un’idea concreta delle cose, soprattutto non pensare di aver successo per risolvere i propri problemi. L’artista nasce con un bisogno, una rivalsa sociale  e la musica, molto spesso è  un riscatto, un darsi un tono dicendo: “Faccio il cantante”. In realtà devi avere delle cose da dire, poi ci sta anche quel discorso  però se non parti dal talento, o dal dire qualcosa,  devi investirci anche tanto sopra in  soldi e tempo. Stiamo parlando di tutto quello che serve per farti conoscere, considerando il fatto che nessuno ti da soldi.

F.N: Tu sei un produttore, poi con il termine si intende oggi  tutto e  niente, perché deve assumere molteplici vesti, non è più come 10 o 20 anni fa. La domanda che vorrei farti è: tu sei anche un produttore esecutivo, oppure ti limiti alle produzioni artistiche? Se ti passa davanti un ragazzino che merita veramente, tu ci investi del tempo, del denaro? O comunque, per come lavorate nel vostro studio, c’è sempre un rapporto di collaborazione distaccata?

L.S.: Di base no. E’ capitato, magari capita e ricapiterà, ma non è la mia vita, io faccio un lavoro che è simile a quello dell’architetto, che fa la casa di un altro. Io posso disegnare la casa, posso impegnarmi al massimo, ma non è mia, poi ci va ad abitare lui. Quindi non è la mia casa, non è la mia strada. Io preferisco tenere anche un po’ la distanza su queste cose, svolgo una funzione di consulenza.

F.N: Quindi completamente conto terzi.

L.S.: Comunque lavoro sempre a casa di altri,  è molto complicata anche questa faccenda, perché nell’immaginario comune  il produttore riceve moltissime mail dove dicono: “Ascolta questo brano”.

F.N: Lo ascolti?

L.S.: Lo ascolto, può capitare, a volte magari arrivano tante mail, qualcuna mi rimane indietro, però devo dirti la verità, non sono una casa discografica, io faccio un lavoro di registrazione, di consulenza, di arrangiamento, anche perché non sono io che devo investire su di te.

F.N: E’ l’artista che comunque deve investire su di sé?

L.S.: Se tu consideri il mestiere del musicista come un altro mestiere, se ti serve un servizio non vai dal macellaio a chiedere: “Ti va di investire sulla carne oggi e mangiarcela insieme?”  Ti serve quella cosa e la vai a fare, ad esempio se devi fare un bar  vai da quello che ti serve per l’illuminazione o il banco o la macchina del caffè e non gli chiedi di investire insieme a te su quel bar,  quindi il musicista è uguale, non capisco perché ci deve essere una visione completamente diversa.

F.N: Ma sai, molto spesso i musicisti pensano che..

L.S.: Questo è il bug che c’è nel cervello di molti artisti, il problema è che così si rimane bloccati perché nessuno ti darà i soldi. Semplice. Si aspetta per una vita un produttore che non arriverà mai.

F.N: Ma artisticamente si rimane bloccati secondo te? Molto spesso le persone pensano che conviene farsi il primo disco da soli. Tu come la vedi? Per un artista che vuole veramente puntare a una carriera forse conviene che si affidi a degli esperti come te anche inizialmente, oppure no?

L.S.: Non c’è una regola, secondo me non è detto, di base il produttore aiuta molto, però devi trovarti in sintonia con la persona, deve darti veramente un qualcosa in più. Molto spesso chi fa il mio mestiere non è detto che ci possa prendere con tutti gli artisti: io prima di iniziare un lavoro chiedo sempre di ascoltare il brano, cerco di entrare bene per capire se c’è una linea comune, che non è la vendita di bulloni, non è una cosa che puoi decidere a tavolino, deve dare qualcosa anche a te. Quindi se c’è quella sintonia il produttore ti aiuta moltissimo, perché ripeto, l’artista molto spesso non ha una visione distaccata di sé; e poi fare un disco comporta anche una serie di problematiche tecniche non indifferenti, perché puoi essere un artista, ma non è detto che sai come si mixa un disco, come si realizza. A livello tecnico il produttore è fondamentale, poi c’è chi con i computer riesce a fare mille cose, però l’esperienza è il sapere anche fare il fonico, l’arrangiatore, quello che è importante. Per non parlare ad esempio se ti servono degli archi o arrangiamenti di fiati, lì ci vuole anche una competenza musicale, quindi si, secondo me è importante, però non è detto che sia solamente uno, a volte possono esserci più produttori insieme, è anche possibile collaborare. Non è facile collaborare fra produttori, mi rendo conto che  in Italia è molto difficile, mentre  all’estero è più facile perché viene considerato un lavoro.

F.N: Caustica, questa.

L.S.: Considerandolo un lavoro tu togli una componente fondamentale che si chiama ego, e siccome io sono convinto che in Italia l’ambiente sia fondamentalmente rovinato da questo mostro che è l’ego e che sostituisce quella cosa di cui parlavo prima, cioè considerare un riscatto sociale il fatto di fare musica, da tutti noi, non è che mi escludo,  penso che se togli quella cosa paradossalmente la musica rifiorisce, da parte di tutti, anche da parte dei gestori dei locali: da parte di tutti.

F.N: La nostra prima parte della chiacchierata finisce qua. Salutiamo i ragazzi che non sono ancora iscritti a Recording Turbo System, ti invito nuovamente ad iscriverti, se non sei iscritto puoi iscriverti in questo momento.

Vorrei anche ricordare il sito di Lorenzo Sebastiani che è lorenzosebastiani.com., molto utile e interessante. Andate ad ascoltarvi le sue produzioni perché suonano da paura in senso buono, veramente incredibili.  Un saluto a tutti e ci vediamo dall’altra parte!

 

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