Project Studio, intervista con Francesco Passannanti


Presentiamo l’intervista con Francesco Passannanti e realizzata da Carmen Lovisi per Scuolasuono.it.

Introduzione

Carmen Louis – Buonasera a tutti da Carmen Louis e benvenuti a tutti gli amici di Scuolasuono.it  e gli Allievi del Corso Recording Turbo System. Questa è Home Recording Studio, la rubrica dedicata al set up degli Home Studios e degli Studi di Registrazione, ovvero a chi produce musica in studio e a casa propria.

Oggi realizziamo una bella  intervista su argomenti assolutamente interessanti  con un nostro graditissimo ospite, Francesco Passannanti. Ciao Francesco!

Francesco Passannanti – Buonasera!

C.L. – Allora, Francesco è batterista e fonico al Merlo Rec Studio.

F.P. – Esattamente..

C.L. – Ed ha all’attivo importanti produzioni di musica classica, il che presuppone una certa preparazione.

 Francesco Passannanti

 

F.P. – Si, giusto, sono con la Brilliant Classics, un’etichetta che si occupa di classica ma non solo, la quale ha una distribuzione mondiale  insieme alla Sony. Poi c’è la Deutsche Phonogram che è la regina delle etichette per la musica classica. Attualmente lavoro ad un’opera di Angelo Gilardino con il chitarrista Angelo Marchese. Poi abbiamo la DotGuitar che è un’etichetta italiana che distribuisce dei lavori di chitarra classica. Per quanto mi riguarda sono prima un musicista e poi anche un avvocato, ma la mia grande passione è sempre stata la musica e oltre a suonare la batteria ho sempre cercato di approfondire anche altri argomenti.  Nell’ultimo anno ho lavorato come consulente Rai per una multinazionale che si occupava di fotovoltaico  e ogni qualvolta il mio lavoro principale, diciamo così, si trova un po’ in crisi, il secondo lavoro diventa protagonista.

C.L. – Citiamo anche il tuo Facebook dove ho visto anche le foto dello studio.

F.P. – Il mio studio si chiama Merlo Rec Studio, e su Facebook ha la pagina dedicata al Merlo Rec Studio. Mentre la pagina di  Francesco Passannanti si può trovare ugualmente con facilità, in quanto sono l’unico che suona la batteria a Partinico, in provincia di Palermo. Lo studio è abbastanza giovane perché vi lavoro da circa tre anni. Può vantare due sedi: una sede molto grande, con un’ampia sala di circa 50 mq, dove ho registrato anche delle orchestre da camera di 20/22 elementi, naturalmente sempre con una regia separata. Poi un’altra sede che è quella che ho realizzato al  piano terra di casa mia dove c’è una regia con sala di ripresa integrata, come spesso succede in molti Project Studio o Home Studio. Quindi, quando ho dei lavori che mi richiedono un ambiente molto più ampio, allora dirotto tutto sull’altra sala mentre quando posso concentrare, come nel caso di quest’ultimo lavoro di chitarra classica ancora in corso, rimango nel mio studio più piccolo sotto casa. Al momento lavoro su un pc con sistema operativo Windows Seven a 64 bit nella versione Professional.

Merlo Rec Studio

 

Devo dire che è un pc abbastanza comune nel senso che non ha particolari accorgimenti hardware, ha soltanto una buona scheda madre Asus che, a mio avviso, è sempre il presupposto per non avere problemi di alimentazione, crash o cose di questo tipo. Poi un processore I5 della Intel, abbastanza veloce, non è tra i più veloci perché  il panorama cambia velocemente. Come sequencer uso il Cubase 5.1.1 e l’interfaccia Focusrite Saffire Pro 40. Ho un sistema di monitoraggio misto con delle Yamaha NS10 storiche,  presenti un po’ in tutti gli studi del mondo e un sistema di monitoraggio passivo con un finale Adcom GFA555, un marchio statunitense che ha costruito, soprattutto negli anni ’90, dei finali di grande qualità con potenze elevate ma comunque una trasparenza e un bilanciamento apprezzati anche negli impianti hi fi di alto livello.

Poi  ho un sistema di monitoraggio passivo che sono le Esi Near 05, un monitoraggio abbastanza economico che, però, da la possibilità di ascoltare quello che si fa in cosiddetto low fi cioè con un sistema economico casalingo, dove l’utente medio ascolterà il lavoro che fai. E poi diverse cuffie, l’AKg 240, Akg 271, Sony e  diversi monitoraggi anche in cuffia. Come microfoni ho principalmente due marchi che sono Shure e Akg, ed ho anche un microfono particolare della Sennheiser che è l’E 602, microfono per la ripresa di strumenti.

Tra gli Shure utilizzo frequentemente SM 57, SM58, Beta 56, SM81, tra gli Akg, il  D112 per la cassa, che per me rimane must e anche il Sennheiser E602 che è un microfono progettato per la ripresa di strumenti o sorgenti che hanno frequenze basse. Di  Akg,  uso il C 214 e il C 3000 i quali sono microfoni a diaframma largo, abbastanza versatili, che si possono usare per diverse sorgenti come le voci e gli strumenti acustici, ma anche strumenti ad arco.

Equipment: il convertitore Behringer ADA8000

Carmen Louis – Prosegue  l’intervista con Francesco Passannanti per  tutti gli amici di Scuolasuono.it  e gli Allievi del Corso Recording Turbo System. Nell’ equipment del tuo Project Studio  hai il convertitore della Behringer ADA8000. Come mai hai deciso d’includere la Behringer  nella tua catena audio?

Francesco Passannanti – Certo, ti descrivo subito la situazione. Ho preso questa macchina che è un’interfaccia, allo scopo di utilizzarla per ampliare gli ingressi nella mia Focurite. Al contrario di quello che si può pensare la Behringer, ed in particolare questa macchina, non è così terribile, perchè  in realtà  questo convertitore è un vecchio progetto RME, un marchio che certamente fa delle signore sound cards e che le fa pagare anche abbastanza care. Sembra che questo convertitore sia stato acquistata o copiata alla RME proprio dalla Behringer, la quale ovviamente l’ha riproposta ad un prezzo assolutamente concorrenziale.

Tieni conto che internamente i suoi convertitori sono  Alesis, quindi si tratta di una componentistica di tutto rispetto. L’ADA8000 ha anche otto direct out, quindi per ogni ingresso c’è un’uscita, cosa che può essere molto comodo in fase di monitoraggio, soprattutto se si ha l’esigenza di dover fornire un monitoring in cuffia a diversi musicisti contemporaneamente durante una registrazione. I pre non sono eccellenti ma  neanche indecenti e utilizzando un buon microfono  tale qualità viene mascherata. A mio parere  potrebbe essere un’ottima espansione a basso costo della vostra scheda principale e può servire in parecchie occasioni.

 

 

C.L. – Quale è la catena audio?

F.P. – La catena è la seguente: ho una Focusrite Pro 40, poi ho una terza  espansione in adat con l’ADA8000, ma mi capita di utilizzare anche altri pre come Millennia o EPI.

C.L – E quali sono le altre situazioni nella quale hai usato quest’equipment?

F.P. – Ovviamente quando servono molti ingressi, ma rientrando nei casi dove non è richiesta una qualità eccellente della ripresa, ovvero, se si vuole registrare un live in un pub o  su un palco per una demo o un EP, oppure un live studio sempre  come documento audio per una band. Posso assicurarvi che i risultati di recording sono assolutamente decenti e non si rischia di buttare il lavoro. Aggiungiamo anche l’aspetto economico di questo dispositivo, che nuovo costa meno di 200 euro, quindi potrebbe essere adatto a molte tasche, credo che addirittura si possa spender ancor di meno sull’usato, qualora si trovi nei mercatini. Quindi direi che in fin dei conti sapendo usare determinate attrezzature e prendendo veramente quelle che esse servono, si può facilmente parlare o iniziare a pensare ad un proprio Project Studio per la produrre musica.

Il microfono Akg C214

Carmen Louis –  Ciao a tutti, ciao a Francesco Passannanti, prosegue  questa intervista molto interessante realizzata da Scuolasuono.it . Il tuo parco ha due microfoni a condensatore, l’Akg C214, che è un passaggio verso l’AKG C414  ma è quello più economico tra i due. Parliamo del primo,  quanto tempo fa l’hai acquistato e perché?

Francesco Passannanti – L’ho preso due anni fa, perché avevo bisogno di un microfono a condensatore di middle level, che non fosse un entry level ma neanche un top come il C414 o altri come Neumann, appartenenti a una fascia di prezzo decisamente più alta. Qualcuno direbbe che questo  è un microfono d’impostazione abbastanza brillante e  moderna.

 

 

C.L. – L’AKG C214  lo conosco sulla mia voce e lo definisco piacevolmente sabbioso. Associato ad un TL Audio 5051 Ivory 2 , per esempio, suona davvero bene molto.

F.P. – Sì, esatto, ma sulle voci bisogna stare attenti perché se ci sono molte sibilanti, potrebbe diventare il microfono meno adatto. Con la classica mi è capitato di usarlo come spot  per i neofiti, ed è un microfono che si dedica solo ad una porzione di quello che sta suonando un ensemble. Ma nel mio caso l’ho posizionato sui quattro violini di un ensemble molto più ampio che stavo riprendendo e si è comportato egregiamente, restituendo una brillantezza abbastanza veritiera ed una certa naturalità, in quanto il violino è già uno strumento molto brillante.

C.L. – Quindi è questo il tuo risultato migliore?

F.P.  –  Assolutamente sì. Perché poi il C214 ha un diaframma largo per fare un overhead sulla batteria. Può essere utilizzato diversamente ma direi che può avere anche il problema di un eccessivo rientro delle altre componenti del drum set come il tom, i timpani ed il rullante. Se si vuole una ripresa che privilegi in particolare il suono dei piatti, oltre al posizionamento, bisogna stare attenti al tipo di diaframma.

E’ logico che il diaframma largo ha una predilezione anche per le frequenze basse e per la batteria, dopo si dovrebbe andare a tagliare, perciò bisogna tener presente che è un microfono tendenzialmente brillante. Questo non significa che non abbia dei bassi o comunque  frequenze basse che siano latenti, però  la sua impostazione potrebbe risultare più brillante rispetto ad un SM81, il quale addirittura all’orecchio di qualcuno sarebbe più  scuro. In realtà l’Akg non è scuro ma è soltanto flat, quindi se l’ambiente non è particolarmente brillante o non ha superfici riflettenti, come nel caso che si registra in un vocal boot o in uno studio trattato, in tal caso potrebbe risultare addirittura più scuro se paragonato all’SM81.

Il monitoring con le Yamaha NS10

Parliamo dei monitor Yamaha Ns10. Perchè le hai scelte?

Francesco Passannanti – Le Yamaha NS10 è un sistema di monitoraggio che è stato utilizzato tantissimo negli studi per un semplice motivo: ha delle caratteristiche di costruzione come monitor in cassa chiusa, ovvero non è caricato in bass reflex. Grazie a questo ha una risposta molto bassa in termini di latenza, quindi le low frequencies sono presenti e veritiere e naturalmente, scendono in fino  ad un certo punto. Come monitoraggio non è paragonabile ai recenti  in bass reflex che però sono anche quelli più  costosi, che  potrebbero anche dare un basso finto e costruito, non totalmente veritiero. Le NS10 invece fin quando  forniscono il basso entro le loro  frequenze di risposta, vanno a produrre  un range effettivamente reale, senza aggiunte insomma.

 

 

C.L. – Riguardo il monitoraggio delle altre frequenze invece?

F.P. – Anche per quanto riguarda il tweeter è  molto fedele, ha un leggero boost intorno ai 2000/3000 hertz, allo scopo di privilegiare le voci e  il rullante e quelle sono range di frequenze  a cui il fonico deve fare attenzione in fase di mixaggio.  Infatti trascurare il suddetto  range  di frequenze  significa rischiare che nel mix si dia o troppo in evidenza oppure carenza. Quindi il fatto che nelle NS10 le frequenze medie  siano in evidenza, aiuterebbe a creare la migliore equalizzazione possibile. Il suono ottenuto devo dire che è abbastanza veritiero anche ascoltato in seguito su altri impianti.

Perciò in gergo si dice: “Ecco trasla il suono dei monitor che traslano abbastanza bene”. Questo credo che sia uno dei motivi per cui questi monitor  vengono apprezzati, per la setosità del tweeter in particolare  nelle Yamaha NS10M la prima serie aveva dei tweeter un po’ troppo aggressivi. Con questo cambiamento le Yamaha ottengono la coerenza di fase nel restituire le basse frequenze, quindi anche la latenza, perché il cono di carta è un cono molto veloce nella risposta.

C.L. – Perciò nonostante qualcuno le potrebbe definire sorpassate come monitor, sono anche ricercate per creare un primo sistema Home Recording e senza spingersi più in là ad acquistare delle Adam o KRK che magari costano più. E da quello che dici sono consigliabilissime.

F.P – Si certo, nei termini che ho descritto, tenendo conto che sopratutto la serie Yamaha NS10M ha aggiustato il tiro fornendo un certo equilibrio. Sicuramente si possono consigliare per i primi lavori e mixaggi fatti nel proprio home studio project quando bisogna puntare ad una giusta qualità.

Il tracking con il microfono Shure SM81

Carmen Louis – Vuoi parlarci di uno dei tuoi microfoni preferiti, lo Shure SM81? Nel panoramea dei microfoni che vengono utilizzati dagli studi sopratutto per le riprese degli strumenti, ne dicono davvero bene.

Francesco Passannanti – Si, l’SM81 è davvero un microfono eccezionale. Il suo costo non è bassissimo perché credo si collochi nella fascia dei  400 euro. E’ un microfono che è davvero flat,  che dà risposte in frequenza molto piatte. E’ adatto a tutti gli strumenti perché è dotato di un filtro che permette di bypassare le frequenze più basse quindi ha tre posizioni. Nel primo filtro ha una posizione flat che taglia, mi sembra tra i 70 o i 75 hertz,  poi il secondo filtro ha un cut che arriva fino a -12 db e poi un taglio abbastanza pesante a partire dagli 80 hertz. Un’altra cosa che ritengo molto utile è un pad, di almeno di 10 db, che permette di riprendere sorgenti sonore con volumi elevati come può essere un rullante o un timpano, e consente di fare  un posizionamento overhead per riprendere i piatti e la batteria.

 

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C.L. –  Con che strumenti raggiungi, diciamo, la  massima espressione del microfono ?

F.P.– Personalmente lo utilizzo sulla chitarra classica e devo dire che risulta molto  naturale per le riprese microfoniche su piccoli ensamble. Questo microfono porta con sè nuovamnete la filosofia Shure, infatti si tratta di un microfono con membrana abbastanza rigida, perciò, a differenza di altri microfoni a condensatore, ha bisogno di essere spinto un pò di più con il preamplificatore, il che  può trasformarsi in un vantaggio perché ha una risposta meno isterica su sorgenti ad alto volume e rispetta molto le dinamiche.

C.L – E oltre a questo, quale è il setting di equalizzazione che hai preferito usare con lo Shure?

F.P. – Sulla chitarra classica è assolutamente flat, infatti l’equalizzazione la uso solo quando serve e dipende dal chitarrista, dallo strumento e dal tocco del musicista. Quando è utile apporto solo una leggerissima equalizzazione  intorno ai 120/150 hertz, per attenuare leggermente le basse frequenze che possono essere fin troppo presenti in alcuni brani o esecuzioni. Ma l’ambiente e  il posizionamento del microfono sono veramente i primi due step fondamentali. Se usiamo lo Shure SM81 su di un quartetto  e lo posizioniamo ad un paio di metri di distanza, può essere settato assolutamente flat e restituisce, nel bene e nel male, l’ambiente in cui viene utilizzato: se l’ambiente suona male il suono sarà molto medioso e mancherà di brillantezza. Se il luogo ha qualche problema di acustica come una risonanza della stanza, questo il microfono lo percepisce senza trucchi e  nella registrazione ci sarà qualche problema.

Preamplificatori: Millennia HV3C e Finale Adcom GFA555

Carmen Louis –  ora veniamo a due pezzi forti del tuo Project Studio: il Preamplificatore Millennia HV3C ed il finale Adcom GFA555 II. Li vuoi descrivere?

Francesco Passannanti – Il Preamplificatore Millennia è la punta di diamante in studi ben più grandi e rinomati di quello che può essere un Project Studio o un home recording studio. Si tratta probabilmente, e non lo dico solo io ma anche grandi fonici, del miglior preamplificatore di fattura artigianale per il recording della musica classica. E’ considerato ultra trasparente, denso e capace di lavorare veramente  con microfoni come i DPA che hanno bisogno di un voltaggio particolare della phantom. A causa della sua trasparenza, questo pre ha un carattere da vendere nel senso che ha molta densità e quindi spinge parecchio  la sorgente ma  in modo bilanciato e non la colora.

Risente naturalmente moltissimo del microfono usato, quindi se questo è molto colorato, il pre farà altrettanto, perché trasferisce quel tipo di colore senza aggiungere o togliere nulla. Se c’è un microfono  molto flat come l’SM81, il pre Millennia dà la possibilità di riprendere con una qualità notevole  sia una batteria,  utilizzando i due canali come over,  che una voce. Barbra Streisand ha un banco Custom con Pre Millennia perchè lei predilige quel tipo di suono adeguato con la sua voce, senza necessariamente dover riscaldare o lavorare con microfoni ultra mediosi o con pre ultra valvolari e caldi. Non tutti sentono quella necessità, ma se si acquista un pre Millennia ci si dovrebbe preoccupare più che altro del microfono a cui si accoppia.

Il Pre Millennia è il  meglio si possa chiedere sul mercato come pre amplificazione, per essere utilizzato in maniera prediletta per la musica classica, ma questo non significa che, se accoppiato al microfono giusto, non si possa usare per riprendere un amplificatore di chitarra, un rullante, un timpano, un tom o un amplificatore di basso. Quindi è’ un Pre veramente di altissimo livello e lo consiglio sicuramente a chi ha bisogno di grande trasparenza e densità di suono. Naturalmente accoppiatelo con il microfono adeguato, che sia  sempre trasparente, ma se accoppiato a un SM57 ovviamente non aspettatevi lo stesso risultato rispetto all’utilizzo con un Neumann.

 

 

C.L. – E poi abbiamo il finale Adcom.

F.P. – E’ un finale che credo sia  stato importato solo per pochi anni in Italia. Si tratta di un marchio americano  progettato da un famoso ingegnere che ha concepito alcuni finali e componenti audio. L’ho acquistato dopo che ho letto dei commenti su diversi forum americani ed ha subito attirato la mia attenzione. Ne sentivo già parlare da diversi audiofili come un finale abbastanza cristallino, bilanciato ed elevato  in termini di potenza pura.

Parliamo, infatti, di circa 100 watt reali a canale, con un alimentatore toroidale interno che,  praticamente, prende quasi tutto lo chassis dell’amplificatore. Molti lo accoppiavano ai monitor Yamaha NS10, in alternativa a un altro famoso finale per amplificare proprio le Yamaha. Quindi mi sono documentato, ne ho trovato uno usato e l’ho preso quasi a scatola chiusa. Devo dire che sono rimasto molto soddisfatto perché è un finale veramente trasparente e potente al punto giusto.

C.L. – L’intervista mi è piaciuta molto perché sei molto dettagliato e volevo ringraziarti molto di questo contributo.

F.P. – Grazie a voi! Spero di ampliare, a breve, quello che, al momento, appunto, è soltanto un Home o Project Studio. L’investimento non è indifferente ma sto meditando di ampliare l’home studio e trasformarlo in uno studio che possa offrire maggiore flessibilità e  macchine sempre migliori per le produzioni che fossero interessate.

C.L. – Allora in bocca al lupo e buon lavoro! Ti salutiamo r ringraziamo nuovamente, alla prossima!

F.P. –  Ciao! A presto!

 

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