Registrazione e mastering: i consigli di Andrea Zuppini


 

Francesco Nano: Buongiorno a tutti, ben trovati a tutti quanti, è un onore avere con noi oggi  Andrea Zuppini. Ciao Andrea.

Andrea Zuppini:  Ciao Francesco!

F.N.: Andrea, tu sei un fonico, sei un Produttore, hai uno Studio di Registrazione. Lavori tanto, da quello che capisco. Fai anche delle gran belle feste.. Giusto?

A.Z.: No, mi invitano alle feste a sorpresa, capito? Adesso, diciamolo: nel video è mattina e ieri sera mi hanno invitato ad una festa, era il compleanno di un’amica, quindi non garantisco per quello che dico. C’è ancora un po’ di alcool in circolo, quindi perdonatemi!

F.N.: Certo, va bene! Saremo assolutamente clementi con te!

A.Z.: Hmm..

 

 

F.N.: Andrea, ti va di raccontarci qual è stato il tuo percorso professionale fino a questo punto, almeno per sommi capi? Raccontaci le esperienze più significative, dopodiché ci farebbe piacere farti qualche domanda relativa alla produzione, e anche al set up dello Studio di Registrazione

A. Z.: E’ lunga, hai tempo? Allora possiamo sintetizzare, dai! Sono 30 anni che la musica è il mio lavoro, l’ho fatta diventare il mio lavoro. Ho iniziato come musicista, come chitarrista: per la precisione ho iniziato facendo Jazz, Rock, Blues, Bossa Nova..

F.N.: Tu cosa suoni?

A.Z.: Un po’ di tutto, ho iniziato tanti anni fa, e all’età di 19 anni, da Ancona mi sono trasferito a Milano, perché, se volevo fare della musica il mio lavoro, le Marche non  mi offrivano molte opportunità. Quindi ho preso baracca e burattini e sono venuto quassù e ho cominciato subito a fare turni in sala, a registrare: tournée di qua, di giù, di sopra..

Dopodiché, nel 1991, conobbi Alex Baroni e Ramazzotti. Eros Ramazzotti ci produsse il primo album, l’album dei Metrica, che erano un gruppo composto in realtà da me e Alex Baroni. Eros mi disse: “Andrea, guarda che tu hai un grande talento nell’arrangiare, nello scrivere. Fossi in te mi  studierei e approfondirei di più questo campo”. L’ho preso in parola e da lì è iniziata  la mia carriera come arrangiatore e produttore. Adesso ho uno studio mio a Milano e in questi anni, con la crisi che c’è, purtroppo i budget per fare dischi non sono più quelli di una volta e devi sapere fare di tutto.

Quindi sono diventato fonico e programmatore. Fortunatamente il lavoro c’è perché, comunque, faccio anche tante cose di musica classica. In questi anni ho diversificato tantissimo le mie produzioni, perché se rimani legato a un genere o a un artista soltanto rischi poi di trovarti a casa. Invece sono riuscito a fare altre cose, a studiare altre cose, ad applicarmi in altri ambiti e altri generi.

F.N.: Ok,  quindi  la tua, ormai, è un’esperienza  a 360° nel mondo della produzione audio.

A.Z.: Sì, sì.

F.N.: Durante la nostra prima telefonata è venuto fuori un argomento, secondo me, un po’ particolare,  scottante: il discorso dell’energia musicale nelle produzioni attuali, rispetto alla produzione antica. Sembra che manchi  quest’energia, una volta ce n’era di più. Quindi io ti farò questa domanda: come si fa a ricreare l’energia musicale nelle produzioni attuali, come era presente nei dischi di una volta? Questa è la domanda che dedichiamo ai nostri allievi del Corso. Nella prima parte della nostra intervista, invece, io vorrei chiederti di raccontarci com’è il tuo set up, come è fatto il tuo Studio di Registrazione. Poi sarebbe bello, se ti va, mandarci anche qualche veloce ripresa, in maniera che ci rendiamo conto..

A.Z.: Certo.

F.N.: Raccontaci un qual è il tuo Set Up tecnico, come ti sei organizzato?

A.Z.: Allora,  con i budget che ci sono devi ottimizzare al massimo il materiale da utilizzare per fare produzione, perché sarebbe il massimo avere due Registratori Analogici.

F.N.: Un Sincronizzatore..

A.Z.: I Sincronizzatori, capito? Se c’è un bel Neve, SSL o un Harrison, allora la musica prende la gioia di cui ha bisogno, però, purtroppo, non ci sono più i budget per utilizzare queste macchine meravigliose e quindi bisogna cercare di fare tutto quanto con poche cose, poche ma ben assestate. Io cosa ho? Ho un McIntosh ProTools HD. Non utilizzo i  392;  li utilizzo soltanto per gli ascolti in cuffia, perché, a mio avviso, sono fallati, sono delle interfacce colorate, hanno un loro suono che ti falsa il mixer e ti falsa il suono,  tant’è che io utilizzo delle 888 24.

F.N.:  Stiamo parlando di macchine vecchie.

A.Z.: Esatto, ma erano quelle che costruivano al tempo, infatti costavano un occhio della testa e hanno un suono neutro.  Per avere un suono che si avvicina all’888 bisogna comprare delle nuove Interfacce della Digidesign, le quali hanno sistemato tanti problemi che c’erano. Tanto per confermarti questo problema, io utilizzo, come sommatore, alla fine del Mixer, il Fat Bustard della Thermionic Culture, quando era attaccata in bilanciata sulle 192. Queste sono cose tecniche, credo che interessino.

F.N.:  Sì, magari se spendi qualche parola in più, riusciamo a seguirti meglio, perché non tutti conoscono queste macchine.

A.Z.: Il  Fat Bustard è un Sommatore a Valvole e, come tutte le macchine serie, ha gli ingressi sbilanciati, perché così suona meglio. Quindi loro dicono: “Noi te lo diamo così. Se il tuo studio non ha cablato bene, quello è un problema tuo. Le nostre macchine sono macchine professionali, quindi devi avere una struttura professionale – non ci importa se poi ti fa rumore”.

Bene, questo Fat Bustard era attaccato alle bilanciate della 192 ed era inutilizzabile, perché c’era un ronzio di massa costante che si sommava man mano che si aprivano i canali. Attaccato alle 888 è il silenzio più totale! Questo ti fa capire la differenza proprio di costruzione che c’è tra queste vecchie macchine e quelle nuove: un abisso. Quindi, tornando al mio Set Up Tecnico, uso le 888 per l’audio, invece le 192 le utilizzo per il sistema cuffie, per quello che è digitale con i mixerini, insomma per altri usi ma non per mixare o registrare.

Ho un Mixer Sony MCA 13 canali, un Compressore Stereofonico, sempre della Thermionic Culture;  ho il Phoenix, che utilizzo soprattutto sul master nei mixer. Poi il Fat Bustard, che già ho nominato, due moduli del Dolby, Dolby A. Ho un Roland Echo RE 501, perché ha l’Econastro, ho del materiale che non è riproducibile con dei plug-in per le cose che devi fare in tempo reale e, se non hai queste macchine, non riesci a farle. Come ascolti ho le Adam S4, le Deinaudio UBM 15 e, come piccoline, le Adam AX 5.

F.N.: Quindi hai diversi ascolti per confrontare?

A.Z.: Tre ascolti e il JVC, lo stereo, quello piccolino, che uso proprio alla fine del mixer, giusto per capire se la voce è giusta,  com’è il mix a livello di Mastering. Adesso si tende a fare un mix che è molto vicino al risultato del mastering. Quindi questo è quanto, come vedi non ho tantissime cose.

F.N.: No, e  mi pare di capire che nella tua filosofia ci sia, comunque, il discorso di scaldare il suono.

A.Z.: Assolutamente.

F.N.: ..dopo la Digital Audio Work Station, giusto?

A.Z.: Assolutamente, e il Fat Bustard è quello che mi ha dato questo suono. Quando l’ho provato, mi hanno detto: “Guarda che quando te lo porti a casa, te lo porti in studio, ecco, non lo restituisci più!”. Avevano ragione perché è una macchina eccezionale. Oltretutto è un sommatore che, alla fine, ha uno stadio di equalizzazione che è eccezionale,  sembra quasi che tutto quanto sia passato attraverso un registratore analogico.

Restituisce quel calore, quella profondità, quel punch che ti sa dare soltanto il nastro analogico: non c’è niente da fare, non ce la fai a farlo con le macchine digitali! Perlomeno io non ci riesco, non riesco più a fare a meno di questa macchina perché veramente mi ha risolto la vita, mi ha fatto ritrovare il sorriso.

 

 

Per i microfoni non ho tantissimo, ma piuttosto cose ad altissimo livello. Il mio microfono preferito è il Gefell UM 930, che considero il microfono più bello in circolazione. E’ un Microfono FET. Costa un occhio della testa ma i soldi che si spendono li vale tutti, perché quando registri con quel microfono alla fine con il mixer non devi fare quasi nulla.

F.N.:  E’ un microfono che non conosco.

A.Z.: Ti consiglio di provarlo perché io li ho avuti tutti, da AKG, Browner e WM 1, Neumann N 149..

F.N.:  Il WM 1 è una macchina che costa 4.000 euro, se non  ricordo male.

A.Z.:  Eh sì,  anche il Gefell UM 930 costa 4.300 euro. Non è un microfono che regalano!

F.N.:  Un microfono, un canale..

A.Z.: Esatto! Io ce li ho avuti tutti. Ho chiamato una delle coriste più brave d’Italia e le ho detto: “Adesso tu mi canti questa frase in ognuno di questi microfoni”, utilizzando sempre e solo un canale del mixer, perché tra un canale e l’altro i suoni possono cambiare, e ho fatto questo test con l’analizzatore di spettro, con le orecchie e tutto quanto. Alla fine ha vinto il Gefell. Non c’è niente da fare: il Browner è bellissimo, però va in crisi sulle “p” e le “t”, ha poca resistenza alla pressione sonora quindi bisogna usarlo sempre con il suo antipop davanti. Tuttavia, mettendo l’antipop diventa come un Browner piatto, che costa 1.000 euro, quindi mi sono comprato un Browner piatto, anziché il WM 1.

Il WM 1 è meraviglioso per gli strumenti a corda, ma se voglio registrare delle chitarre.. Posso comprare 4.500 euro di microfono soltanto per fare delle chitarre? No! Quindi mi sono preso questo UM 930, che è veramente pazzesco: registro le voci e, quando vado a mixare, non ho problemi. Quasi non tocco l’equalizzatore. Sembra assurdo ma è così veramente. Il segreto delle Gefell non è nell’elettronica. Il Browner, tutti questi microfoni, sono molto colorati a livello di elettronica. Invece il segreto del Gefell è meccanico: la bellezza del suono sta nella membrana, nella capsula che fanno solo per loro, naturalmente. Il segreto di quel suono è solo meccanico. Sono molto contento di quel microfono, non potrei più farne a meno, costa tanto ma tu non sai quanto tempo mi fa risparmiare, dopo.

F.N.: Ci sono un paio di insegnamenti che possiamo trarre da questo tuo approccio. Proviamo a sintetizzare il primo: una persona, un fonico, è giusto che ricerchi il suo suono. A un certo punto trova le macchine che suonano meglio alle sue orecchie, che gli si addicono.

A.Z.: Esatto!

F.N.: Le usa per trovare il suo suono, giusto?

A.Z.: Quello che dico io è questo, Francesco: poche palle! Bisogna ottimizzare i tempi, bisogna avere poche cose, che sono dei mezzi. Il problema di chi fa musica, artisti, fonici e così via, è che ci sono tanti bei giocattolini e diventiamo come dei bambinoni. Prendiamo quella cosa lì, prendiamo quella cosa là, ma in realtà servono poche cose per fare musica.

L’importante è avere le idee chiare, avere idea di che suono vuoi ottenere, perché se tu hai chiaro in testa quello che vuoi fare, lo puoi realizzare anche con pochi mezzi ma che ti consentano, però, di elaborare poi il suono. Quindi devi avere poche cose ma veramente di alta qualità: con queste fai tutto!

E’ come l’approccio a un arrangiamento. Io sono un arrangiatore. Non ti puoi mettere ad arrangiare un brano dicendo: “Adesso mi metto qua, sulla tastiera, penso, faccio…” No! Lo devi pensare prima l’arrangiamento! Perché la musica prima di essere fatta deve essere concettualizzata, devi sapere quello che vuoi ottenere. Lo devi immaginare prima perché quando hai le idee chiare poi a realizzarlo ci metti due secondi, capito? Immagini e visualizzi dentro di te, lo fai suonare dentro di te e dopo lavori per ricercare quella cosa che ti sei immaginato. Non so se sono stato chiaro..

F.N.: Dal punto di vista procedurale, assolutamente sì. Dal punto di vista tecnico, io, nel ruolo di intervistatore, non ti posso lasciar passare tutto, anche perché dall’altra parte ho degli allievi che mi stanno con il fiato con il collo. Quindi provo a interpretare quello che pensano i miei allievi in questo momento. Va bene, tu usi i Pro Tools HD: ci sono, attualmente, alternative? Apogee fa delle buone cose..

A.Z.: Meraviglioso!

F.N.:  RME, per dire..

A.Z.: Meraviglioso! Meraviglioso!

F.N.: Possiamo spendere, però tu mi parli di un microfono che costa 4.000 euro. Il pensiero dei miei allievi  è: “Grazie al c.. che ci sono le produzioni!”

A.Z.: Benissimo! Io ai tuoi allievi dico questo: “Prendetevi un Gefell: anziché l’UM 930 vi prendete l’U 930, che ha il Pattern Cardioide, e costa meno di 1.000 euro ed è lo stesso microfono. Capito?

F.N.: Ok, ci stiamo già avvicinando..

A.Z.: Bisogna conoscerle le cose, capito? Senza andare sempre a.. Uno dice: “Neumann, ma quale?” Gli  U 87 fanno schifo! Sono microfoni cinesi, capito? Se tu apri, dentro la componentistica è cinese di quarto ordine!  Non fermatevi al nome, al blasone: andate a cercare le cose, ci sono cose che vanno meglio, costano meno e veramente vanno molto meglio.  Se si tratta di un Neumann U 87, te lo devi andare a prendere dagli anni ’70 perché quelli di adesso non suonano, fanno schifo! Questo te lo devo dire.

F.N.: Le macchine vanno conosciute, insomma.

A.Z.: Eh sì, assolutamente.  Purtroppo ci sono pochi posti dove poter provare le macchine, nei negozi non ti danno la possibilità di provare, non ci sono sale idonee dove fare test comparativi per provarle. Possono servire interviste come questa, sono contento se qualcuno mi prende in parola e, magari, prima di spendere dei soldi inutilmente prova altre cose o, comunque, prova dei marchi che.. Quanti dei tuoi allievi conoscono Gefell?

F.N.: Non lo conoscevo io quindi non gliel’ho riferito, lo conosceranno adesso.

A.Z.: Esatto! La marca migliore al mondo che fa microfoni! Gefell era il socio di Neumann, no? Neumann dopo la seconda Guerra mondiale andò in Germania Ovest e Gefell rimase in Germania Est, capito? In realtà la fabbrica era la stessa, erano soci e dopo Neumann è stata acquisita da Sennheiser ed è diventata consumer;  invece Gefell è rimasta una piccola fabbrica che ancora fa microfoni a mano. E poi ci sono tante macchine, ti ho detto le 888? Perché costano 200 euro..

F.N.: Apro una piccola parentesi. Le 888 sono macchine di vent’anni fa, sono interfacce audio della Digidesign, quindi tutto il mondo collegato a Pro Tools.

A.Z.: Esatto! Costano, usate, 150 euro e vanno come le nuove interfacce della Digidesign.

F.N.: Sì, ovviamente con frequenze di campionamento minori.

A.Z.:  A 24 bit, 48 khz con 24 bit ma quanta gente fa progetti a 96 khz con 192? Ma quando? Come?

F.N.: Siamo sicuri che serva fare progetti a 192?

A.Z.: Infatti! Perché tutto, tanto, va a finire su un Mp3, ormai! Il cd è finito, caro Francesco. Lavoro molto con l’estero e il cd è finito, è in via di estinzione! Quindi il futuro della musica sarà YouTube, Spotify e ITunes: fine. Il formato è Mp3, purtroppo, e il cd esisterà, magari esisterà anche il Blue Ray, ma saranno prodotti di nicchia, per l’appassionato, l’audiofilo che vuole la qualità massima, ma è un mercato limitato.

Tanto tutto va a finire su un Mp3, quindi tu devi fare i conti con quello. E’ un po’ come quando, una volta, facevi il mix finale -parlo di 30 anni fa – e poi  l’ascoltavi sull’altoparlantino che aveva il televisore, o le radioline portatili mono. Se non suonava lì era inutile perché la gente ascoltava la radiolina oppure aveva il mangiadischi. Una volta c’era il mangiadischi dove mettevi il 45 giri, se non suonava per quel supporto..  Bisogna essere molto pragmatici e capire dove va a finire questa musica che tu produci. Purtroppo, adesso, la musica va finire nei telefonini.

F.N.: Sì, d’altra parte  non si può fare una produzione mixandola su un telefonino, giusto? Infatti tu hai diversi tipi di ascolto.

A.Z.: Assolutamente, però..

F.N.: Come mai, secondo te, non si può produrre su un ascolto consumer? Perché io non posso fare un mix sulle casse del mio computer? O perché tu non lo fai? Io lo posso fare..

A.Z.:  No, si fa, attenzione che si fa! Io non ce l’ho ma io ho tanti amici fonici, ingegneri del suonoche, alla fine, mixano e hanno le cassettine, quelle da computer, eh!  Si fa, perché se suona lì, suona anche  là. Tanti conti li devi fare con il supporto, con gli ascolti che la gente alla fine ha. Non tutti hanno delle Adam S4 a casa, 10.000-8.000 euro dentro casa. Quelle ti servono per capire le profondità dei riverberi, i colori dei piccoli dettagli per quelli che compreranno il cd o, comunque, ascolteranno il prodotto che tu stai facendo in alta qualità. Devi garantire l’alta qualità, non c’è niente da fare, però, alla fine, devi pensare che la musica finisce su un Mp3. Questo è il discorso.

 

 

F.N.: Fammi fare una domanda di controllo: secondo te, una persona, un produttore che produce solamente per il web, e che, quindi, sa che le sue produzioni non verranno ascoltate in alta definizione, perchè non ci sarà nessun audiofilo che andrà a comprare il disco,  questo tipo di produttore non ha bisogno di ascolti professionali?

A.Z.: No no, ha bisogno anche lui di ascolti professionali, assolutamente, perchè  comunque con le cassettine consumer, quelle che ha il computer, non puoi mixare,  non senti i dettagli.

F.N.:  Quindi ascoltare i dettagli, secondo te, è comunque importante, giusto?

A.Z.: Ti fa mixare bene, altrimenti è impossibile. E’ come portare gli occhiali e fare un quadro togliendoli e vedendo sfocato.

F.N.:  Magari viene fuori una figata..

A.Z.: Magari, comunque questo è. Tu devi sentire tutti i dettagli, tutte le cose, dopodiché ti regoli di conseguenza. Poi dopo, attenzione! Per farlo suonare in un modo o in un altro c’è la masterizzazione. In masterizzazione puoi cambiare tantissimo il prodotto che hai fatto. Se vuoi che quel brano suoni in radio  oppure che suoni nel computer in un determinato modo, lo elabori  e lo equalizzi, lo comprimi nella maniera più idonea, a seconda dell’utilizzo che ne vuoi fare.

F.N.: Ok, Andrea,  a questo punto vorrei passare alla seconda parte della nostra chiacchierata. Vorrei chiederti: come si fa ad ottenere l’energia, quella che c’era una volta nei dischi, nelle produzioni attuali? Prima di fare questo, salutiamo i nostri ragazzi e rimaniamo in compagnia solamente degli allievi di Recording Turbo System. Se non sei ancora iscritto a Recording Turbo System puoi farlo adesso. Potrai continuare ad ascoltare l’intervista ad Andrea Zuppini e  tutte le altre interviste e accedere ad oltre dieci ore di materiale introduttivo sul mondo del Recording. Un saluto a tutti da Francesco Nano. Ciao Andrea, ci vediamo dall’altra parte.

A.Z.: Ciao!

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