Tonj Acquaviva: diventare arrangiatore e produttore nella World Music


 

Francesco Nano :  Buongiorno a tutti da Francesco Nano, benvenuti a Scuolasuono.it e in  Summer Productive 2013, la rassegna dedicata alle interviste con i tecnici del suono e agli addetti del settore musicale:  potremmo definirlo il Campus Digitale della Produzione Musicale 3.0, la produzione di ultima generazione. Oggi abbiamo con noi un ospite molto particolare, rispetto agli altri: non è verde con le antennine, ha tutte e cinque le dita, due braccia e due gambe, però è un musicista, un arrangiatore  e produttore veramente particolare , stiamo parlando di Tonj Acquaviva.

Tonj Acquaviva: Ciao Francesco.

F. N. : Come stai Tonj, tutto bene?

T. A. : Si, si, bene, bene. In questa Barcellona assolata oggi facciamo questa chiacchierata.

F. N. : Ho fatto questa introduzione così particolare per la tua figura,  perché oggi andremo a parlare con te di qualche cosa che è differente rispetto a quello di cui parliamo con gli altri tecnici e produttori: parleremo del proprio sogno musicale, del fatto di inseguire il proprio sogno musicale fino in capo al mondo, come hai fatto tu. Ci racconterai la tua storia, vedremo anche una parte  più tecnica dedicata al Sampling Vocale,  perché sono tecniche che tu utilizzi molto nelle tue produzioni,  e ci racconterai un qualche dettaglio tecnico. Questa è la seconda parte, la riserviamo agli allievi di Recording Turbo System, la scuola di Home Recording Professionale, se non sei ancora iscritto puoi iscriverti adesso, potrai seguire integralmente questa intervista e anche tutte le altre.

Nella prima parte  ci concentreremo proprio sul discorso musicale e sul sogno musicale, quindi la prima domanda che ti faccio è, Tonj, se ti va di raccontarci quale è stata la tua storia, almeno brevemente e  per sommi capi, visto che hai fatto un botto di produzioni, di lavori, di concerti; sarà molto interessante seguirti in questa avventura. Prego, a te la parola.

 

 

 

T. A. : Ho iniziato quando avevo 16 anni a fare concerti quindi un po’ di tempo fa, è stata, come dicevi, un inseguire il sogno perché in realtà mi sono spostato fisicamente parecchio. Io sono di Palermo, ho iniziato a Palermo a suonare, a interessarmi dei suoni che un po’ stavano andando nel dimenticatoio, come si suol dire, cioè quei suoni che vengono da un mondo che è un mondo lontano, un mondo di strumenti fatti artigianalmente, il Friscaletto fatto con una canna con i buchi, piuttosto che i tamburi fatti artigianalmente: erano degli strumenti che mi appassionavano, da li questa curiosità l’ho spostata a tutto il mondo e quindi a tutti quei suoni che in realtà vanno verso, purtroppo, l’estinzione. Alcuni, non tutti.

Quindi c’è stato un amore protettivo verso questi suoni e da Palermo ho iniziato a spostarmi, sono stato in giro in Europa:  facevamo, mi ricordo, dei tour veramente fuori di testa perché si suonava prima  a Caltanissetta e il giorno dopo eri al nord dell’Olanda, ti eri fatto un pulmino con 9 persone, gli strumenti, i bagagli, tutta la nottata in viaggio..

F. N. : Tu sei un percussionista, cantante, batterista oltre che produttore e arrangiatore, giusto? Quindi la parte delle percussioni, la parte, se vogliamo, più ingombrante del Backline.

T. A. : Esatto.

F. N. : Quindi ti hanno sempre amato tutti quanti.

T. A. : Si, si, guarda, ad esempio quando spuntava il 1° Maggio, in quelle occasioni quando c’è sempre tensione, perché c’è la TV, mi amavano molto devo dire: “Ma una batteria convenzionale no? Tutto questo set …”. Come in tutte le cose se tu hai curiosità e vuoi ricercare chiaramente devi passare anche dalle difficoltà, chiamiamole così, che comunque sono stimoli.

F. N. : Ci raccontavi di questi tour con il pulmino, in 9 persone, che band era quella all’epoca?

T. A. : Guarda sempre Agricantus perché, come ti dicevo,  l’attenzione l’ho poggiata da subito su questi suoni  del mondo, chiamiamoli così, per intenderci. Quindi il gruppo in realtà è rimasto. Il contenitore è uguale  mentre il contenuto è cambiato,  perché son passati tantissimi musicisti, anche nell’ultimo album che ho fatto ci sono molti ospiti, è stato sempre un contenitore di incontri e di scambi con musicisti di tutto il mondo. Nell’ultimo album c’è una cantante Maori, c’è un cantante turco, un altro cantante tunisino, c’è un chitarrista italo-svedese, c’è un suonatore di Bansuri che è un flauto meraviglioso, indiano, del Nepal, ne dimentico qualcuno? Un bassista argentino..

F. N. : Parla di World Music nel vero senso della parola.

T. A. – Esatto si, nel senso che mi piace l’incontro e lo scambio a 360 gradi, a partire  da che cosa ascoltavi tu in Argentina quando avevi 18 anni a cosa mangi– Da li si può costruire realmente  un dialogo musicale perché c’è la curiosità reciproca. Non si suona così tanto per dare delle tonalità o delle armonie ma si suona per fondere dei mondi apparentemente lontani ma che poi hanno la matrice, io dico sempre che è un filrouge, la Madre Terra. Alla fine siamo tutti sopra questa palla, no?

F. N. : Questa meravigliosa mamma che ci sopporta.

T. A. : Che alcune volte non trattiamo molto bene, però..

 

 

F. N. : Speriamo che ci sopporti ancora. Allora, Tonj, eravamo arrivati in Olanda, con questi pulmini stracarichi, come è proseguita poi la tua evoluzione musicale, personale, come è stato il tuo percorso in questi anni?

T. A. : Arrivati a un certo punto, molto presto, stiamo parlando dell’80, ’81, ’82, ero molto piccolo, ho avuto la fortuna di incontrare delle persone molto importanti che erano gli ultimi fra gli ultimi portatori di un certo tipo di suoni e culture del Sud, ti parlo di Ignazio Buttitta che è un poeta molto famoso siciliano; ti parlo di Ciccio Busacca che era un cantastorie strepitoso: Ciccio cantava con questa chitarra con il cartellone, allora avevano il cartellone per spiegarti la storia, perché  il cantastorie era una figura importante nel dopoguerra,  non c’erano le Tv e allora raccontavano delle storie come la Tv adesso, e andavano di paese in paese a raccontare delle cose che erano successe all’altro lato dell’isola o comunque in Italia ecc. Lui quando cantava  ti poteva inchiodare per due ore anche se eri, per quei tempi, un super appassionato di computer, o di quello che vuoi tu. Questo uomo piccolino con la chitarra ti inchiodava e tu rimanevi così, per tutto il tempo, con questa carica e questa passione mentre  ti raccontava queste storie.

Questo me lo ricordo, è stato con Dario Fo nella Comune di Milano, un personaggio molto particolare. E quindi era un’associazione che si rivolgeva e faceva appunto riferimento ad Antonino Uccello che era un ricercatore, un Etno-Musicologo siciliano e quindi passavano tutti questi personaggi; Rosa Balistreri che è un’altra cantante siciliana molto famosa ai tempi. Mi ha aiutato quel mondo  ad ingigantire sempre di più questa mia curiosità verso cose che normalmente in radio non si sentivano. Io ero un appassionato di Led Zeppelin, Genesis, tutta la roba che veniva sia da Canterbury,  una scena che mi interessava proprio per il suono in sé. Però queste persone mi portavano in un altro mondo, quindi dicevo “Ma perché poi queste persone non si sentono tanto fuori?”.

Allora andavi a ricercare, sempre di più , e sono passato anche a questa curiosità perché ai tempi c’erano gli Inti-Illimani con cui poi siamo diventati con alcuni di loro amici, era un gruppo cileno, e sono passato ad interessarmi di suoni che venivano da altri continenti, nel loro caso assolutamente e poi, come ti dicevo, cominciavamo a girare, a girare sempre di più. Ho fatto anche il suonatore di strada, dalla Svizzera, l’Austria, la Germania a un po’ tutta l’Europa, stavi nel ring  e a me è sempre piaciuta l’adrenalina.

F. N. : Tu sei un animale da palco, mi pare di capire.

T. A. : Si, sono anche un animale da Studio però,  in Studio mi piace non tanto sedermi ma avere sempre il ”Power“, come diceva Davis Miller: mi piace perché è un Power che mi invoglia a fare delle cose che altrimenti non farei,  perché dopo un’ora non sono più concentrato, e quello è il problema dello Studio, devi sempre distrarti. La distrazione può essere un dolce, una birra, una ragazza, quello che vuoi tu, però devi ritornare sempre presente perché si rischia spesso di andare verso strade in cui non c’è la presenza.

F. N. : Penso di non aver forse afferrato quello che intendevi dire, nel senso che lo Studio, secondo te, ti porta a distrarti più facilmente che il live? Ad essere meno presente? Oppure dici che un metodo per riuscire meglio nello Studio è distrarsi e riprendere la concentrazione? Non ho capito esattamente quale delle due.

T. A. : Esattamente questo, cioè un’amica ad esempio ti viene a trovare o un amico, che ti può in quel momento staccare dai cursori o dallo schermo ti può dare una carica in più. Chiaramente debbono essere cose positive. E’ chiaro, no? Parlo di cose belle che ti danno comunque carica.

F. N. : Non Equitalia che arriva..

T. A. : No, no! Spesso in Studio, a differenza del palco,  dove comunque sei con l’adrenalina, raramente mi è capitato di vedere dei musicisti addormentarsi, mentre in Studio stai seduto e dopo un’oretta si abbassa l’attenzione,  magari ti sembra tutto perfetto ma poi in realtà hai peso la concentrazione, il Power della concentrazione. Per quello è meglio staccare, farsi una passeggiata, fare insomma quello che vuoi, per ricaricarti e poi rientrare:  si, in realtà mi piacciono entrambe le cose, l’importante è che ci sia energia, energia buona.
F. N. : Bello questo concetto di energia. Tra l’altro dopo ti renderò partecipe, come sto facendo con gli altri nostri ospiti del mio sogno pazzo che ha molto a che fare con l’energia,  ma te lo svelo tra un po’, di solito ricevo delle belle pacche sulle spalle e dei grandi occhi tondi. Il discorso dell’energia mi piace,  mi piace molto.
Possiamo trarre un messaggio dalla tua evoluzione, dalla tua storia:  che cosa vorresti dire ai ragazzi che iniziano, a coloro che credono nella musica, che vogliono fare i musicista o il produttore? Perché di questo ne avevamo parlato nella prima telefonata che abbiamo fatto per concordare l’intervista, e mi piacerebbe molto che venisse fuori.

T. A. : Sicuramente io posso  parlare della mia esperienza e del mondo attorno a me. Penso che la cosa importante è fare le cose giocando seriamente, è l’unica strada che ti può portare da qualche parte. Se giochi non seriamente, non vai da nessuna parte. Se è troppo serio, senza il gioco, è troppo noioso.

F. N. : Cosa vuol dire giocare seriamente per te?

T. A. : Giocare significa innamorarsi ad esempio di uno strumento del Madagascar e fare di tutto per arrivare ad averlo, incontrarlo, o chi lo suona, il mondo dove sta, oppure  i materiali da dove vene, cioè è un gioco. Nella vita il gioco è importante perché se la ludicità non c’è il mestiere diventa vuoto. Chiaramente, soprattutto per chi inizia, è importante avere un obiettivo, una ragione tua:  è come quando, nella vita penso sia un po’ così, ti innamori di una persona. Ti innamori perché ci trovi delle cose che tu vorresti… La musica è uguale, se tu entri nel mondo della musica devi arrivare a capire cos’è la cosa che vuoi trasmettere innanzitutto a te e poi agli altri.

Nel mio caso, come dicevo, è stata la curiosità per tutto questo mondo di suoni. Una volta Peter Erskine, batterista dei Weather Report alla domanda “Cos’è che ti spinge ad andare avanti nella ricerca, cosa diresti ai giovani?”  lui ha detto “Fate un figlio”. Siamo rimasti: ma come fate un figlio! Lui voleva dire che  se tu fai un figlio, hai uno stimolo;  nel suo caso si parlava di tecnica di batteria, hai uno stimolo ad andare avanti, perché comunque hai una responsabilità in più, hai una ragione in più, hai una cosa in più, e quel di più se lo incanali nel tuo lavoro praticamente diventa il massimo in quel momento per te.

F. N. : Molto spesso si pensa che i figli siano un impedimento al mondo musicale.

T. A. : Si, e invece non è così, è una concezione sbagliata. Un altro che mi viene in mente ad esempio, parlando di figli, è il cantante Bobby McFerrin, che è un cantante eccezionale di Jazz: lui addirittura ha preso suo figlio se lo è messo in spalla e ha fatto uno show facendo cantare pure lui.. Bob è eccezionale perché riesce a far armonizzare con la voce qualsiasi cosa, però ha messo suo figlio in scena, su You Tube penso ci siano delle cose, se vedi quei concerti sono strepitosi perché era con suo figlio, quindi irradiava, ritornando al nostro concetto di energia, irradiava energia molto, molto forte. Qualsiasi cosa ti può dare gioco serio è importante per iniziare, andare avanti e ricercare, ricercare soprattutto ricercare.

F. N. : Ricercare, ok. L’aspetto della lucidità è fondamentale insomma per un musicista, per andare avanti.

T. A. : Io penso di si.

 

 

F. N. : Fino a dove bisogna spingersi per seguire il proprio sogno musicale? Cosa hai fatto tu per assecondare la passione, il fuoco che avevi dentro di diventare musicista e di vivere di musica?

T. A. : Nel mio caso diciamo abbastanza, perché ad esempio io adesso sto a Barcellona, in Spagna, perché come diceva sempre Miles Davis ti devi spostare a seconda di dove, lui per esempio a un certo punto se ne andò a Parigi per seguire il suo sogno musicale, per poi ritornare  negli Stati Uniti, quindi sono sempre viaggi temporanei che non sai mai quanto durano, non sai mai dove vai a finire. Questo per spiegarti  che se tu in un posto non riesci a sviluppare, perché in quel momento  una serie di strade ti richiedono cose che non sono per te giocose, non sono di ricerca, allora io sono disposto anche a cambiare territorio. L’ho fatto diverse volte, per andare ad incontrare persone e situazioni che ti possono in quel momento dare molto di più.

Questa era un’altra cosa che diceva anche un regista molto famoso, diceva “ Io vado la dove ci sono le occasioni ” e le occasioni chiaramente te le devi creare; se stai spesso in un posto, se  per esempio io fossi rimasto a Palermo, sicuramente avrei un altro percorso musicale, non avrei incontrato tutte queste persone. Io adesso, grazie al fatto di essere arrivato a Barcellona, che è una città comunque internazionale,  ho fatto un disco con musicisti di tutto il mondo e magari in un altro posto sarebbe stato un po’ difficoltoso metterli assieme.

Quindi nel mio caso mettersi in gioco per seguire il sogno è tutto, bisogna però togliere la paura, perché quella, la paura, è un’altra cosa che ti può bloccare:  la paura del cambiamento, la paura di cosa vai ad incontrare, la paura di cambiare lingua, paura del diverso. Le paure bloccano, invece se tu non hai paura dici “ Andiamo a vedere che fanno nel deserto del Mali, perché no?” tu vai la. Certo io te lo semplifico, ci possiamo anche un po’ scherzare, non è che su due piedi fai una cosa così, però se la pianifichi, se il tuo obiettivo è di andare a incontrare un Sound, una persona..

Io ho tanti amici che sono andati a New York per vedere come è suonare con il Beat Newyorkese, cioè la batteria:  loro hanno questo Beat molto  avanti rispetto agli europei che sono un pochino più seduti, ma se tu non vai sul posto.. Si va a ricercare un certo tipo di Beat, ad esempio per quanto riguarda la batteria a New York c’è tutto uno stile, una scuola di fraseggi  più nervosi, più anticipati di quelli che sono i fraseggi batteristici  europei che seguono una maniera di suonare invece più di accompagno, più seduta. Del resto c’è una scuola infinita, prima avevo citato Peter Erskine, Steve Gadd,  ce ne sono a bizzeffe: Porcaro ecc.
C’è gente che per inseguire il suo sogno è andata sul posto, questo per sottolineare quello che appunto dicevamo prima, l’ importante è impegnarsi. La cosa che invece dico sempre di evitare è il compra facile, ovvero il prendere una chitarra, andare da un coiffeur e farti bellino bellino, cantare e.. Quella non è una strada vincente, può sembrarlo. Puoi essere nel medio raggio, però se vuoi fare un percorso artistico che abbia comunque un senso ti devi impegnare, impegnare abbastanza, però sempre giocando, è importante.

F. N. : Vorrei farti una domanda  più filosofica, se me lo consenti. Quanto è importante secondo te, nella vita di una persona, quindi al di la del musicista, inseguire il proprio sogno?

T. A. : E’ importantissimo.

F. N. : Perché?

T. A. : E’ importantissimo, rimaniamo chiaramente nel campo musicale perché questa domanda si può allargare a tutta la vita, no?

F. N. : Possiamo allargarla, nessuno ci punta la pistola, di quello che ti senti.

T. A. : E’ importante perché io ho conosciuto anche dei musicisti frustrati: se tu rinunci hai quella malinconia dell’occasione persa. E’importante andare a fondo perché comunque hai fatto il massimo. Se hai fatto il massimo sei soddisfatto, anche se hai fatto il massimo e hai raccolto poco però hai fatto il massimo per quello che potevi fare tu. Se rinunci è brutto, lo si sente poi, anche nella vita è così. Quante volte dici “un’ occasione mancata!”  e  ti rimane quel sapore un po’ così.

Le occasioni mancate si sommano e chiaramente la tua energia si abbassa, se invece ti butti dentro le situazioni e comunque sappiamo che l’autostima, senza eccedere nel super ego, è importante e quindi dirsi “ Io mi sono buttato in questa situazione e più di tanto non potevo fare, però sono riuscito almeno ad entrare in questa scommessa.” perché è sempre una scommessa, una situazione piuttosto che un’altra.

F. N. : Forse è importante guardarsi allo specchio e potersi dire “Bé io ci ho provato” no? Ce l’ho messa tutta.”.

T. A. : Si, ad esempio nel mio caso devo dirti, ultimamente, perché di questi casi ne avrei a bizzeffe,  l’ultimo  è appunto con Taryn Manning:  mi sono messo in testa quest’album pieno di sonorità e di sonorità liquide perché è molto connesso all’elemento acqua, in Italia mi hanno fatto delle proposte indecenti, quando ci vuole, ci vuole.

F. N. : Cioè?

T. A. : Tagliare qui, tagliare la, una Tarantella in più. Io rimango sconvolto perché l’ultima Tarantella l’ho fatta negli anni ’90 ed era abbastanza psichedelica fra l’altro, cioè era una pizzica fatta sempre con gli MPC che sono queste Macchine Campionatori per cui avevamo preso l’essenza anche li. Era l’essenza della pizzica, un essenza di trance, di musica che ti fa entrare in uno stato comunque alterato, e riproponevamo, sul palco, quel tipo di situazione.. Non dico che andavamo veramente in trance, però quasi.

C’erano dei suoni che entravano, io avevo delle voci campionate che entravano, facevano con Left-Right molto vertiginoso che ti mandava fuori con questa ritmica che era partita dalla Pizzica però prendeva anche alcuni suoni dal Magreb. Insomma, questo per dirti che se io negli anni ’90 già ho fatto una ricerca che va oltre un po’ a quello che è la riproposizione tradizionale, e  se tu produttore mi vieni a proporre adesso di fare una cosa tradizionale io mi sento catapultato a quando avevo 16 anni, allora non va: sarebbe stata una strada più semplice però anche più frustrante perché non è quello che volevo fare, ecco.

F. N. : Posso rimanere sul filosofico?

T. A. : Chiaro, si.

F. N. : Secondo te, tu sei una persona che ha avuto la fortuna, oppure.. Io nella fortuna non è che ci creda poi tanto, diciamo che hai avuto  il coraggio di iniziare da giovane, forse avrai avuto anche un ambiente stimolante, non conosco i dettagli della tua vita, però la domanda è questa: una persona che si ritrova a 40 anni a dire “Ma io volevo fare il musicista e non l’ho fatto” secondo te ha ancora uno spazio per dire “ Va beh mi ci butto, ci provo”. Puoi rispondere anche di no, non devi rispondere di si.

T. A. : Io penso che puoi fare quasi tutto, se lo vuoi. Avevo un’amica che aveva 65 e passa anni, era di Zurigo, si era annoiata di stare a Zurigo perché lei comunque era un’artista, faceva delle maschere e costumi per il carnevale che è molto forte in Svizzera, era nell’ambiente artistico di Zurigo. E’ arrivata a un certo punto  annoiata di stare li, aveva un sogno, che era quello di abitare in Italia, e l’ha realizzato:  a 65 anni è andata in un casolare in Maremma, messo abbastanza male, l’ha ristrutturato, ha piantato duemila fiori, è diventato un centro di incontro per diversi artisti da tutta Europa ed  è stata benissimo.

Una cosa che non si può neanche esprimere a parole, era bellissimo da vedere perché era la sua energia che aveva messo li;  quindi si, si può fare, dipende sempre da te. Magari se lei fosse rimasta a Zurigo si sarebbe annoiata e si sarebbe persa invece quella fascia di incontri e di emozioni che ha avuto in questa occasione.

F. N. : Altra domanda. Capita anche a te di sentire che nella musica di oggi, tendenzialmente, non in tutto, però tendenzialmente c’è meno energia rispetto a quella che siamo abituati ad ascoltare nei dischi  anni ’60, ’70, ’80; è una percezione che ho e che sto condividendo con diverse persone però non tutte sono d’accordo:  tu come la vedi?

T. A. : Si e no. Si perchè per  quanto mi riguarda è un filone di musica che in realtà era più energetico prima,  si è esaurito;  questa è una discussione che  sia Zawinul che era la mente dei Weather Report sia Davis avevano già detto una cosa che era interessante al riguardo, dicevano “Se la musica non si apre , non si commistiona alle musiche altre,  si andrà dritti sparati verso un vicolo cieco, ti troverai a 200 all’ora con un muro davanti e ti ci schianterai”. In realtà loro erano stati dei precursori di quell’allargamento che poi c’è stato negli anni ’90 verso la World Music, da dove si è tratto e si continua a trarre molta linfa vitale.

Mi spiego meglio, l’altro giorno stavo ascoltando un gruppo di musicisti indiani commistionato con strumenti elettrici. Loro hanno un’energia come l’avevano i gruppi come  i Genesis negli anni d’oro; se invece andiamo a vedere un gruppo analogo, occidentale, che non ha fatto commistioni, non hanno questo tipo di energia. Ad esempio agli Oasis,  è il primo che mi viene in mente, manca come dire la linfa vitale.

I cicli:  tu fai sempre un giro: l Blues fatto da B.B. King ha un tipo di energia chiaramente diverso da chi continua a fare Blues perché B.B. King l’ha scoperto, ha quel tipo di emozione, perché gli ricorda certe cose, che erano agli inizi e lui andava da pioniere,  ma se tu adesso prendi la chitarra e fai sempre il solito giro è chiaro che ti manca un po’ l’energia: Magari se fai quel giro di Blues con un suonatore, che ne so, del Mali, per affinità musicali, come Ali Farka Touré allora  esce fuori una cosa da far paura, perché è una cosa nuova e commistionata, ti ritrovi delle cose a metà tra i Tuareg e il Blues. Tu sai che la prima volta che Ali Farka Touré suonò dissero “Ma questo è Blues” e lui disse “No, questa è la mia musica, viene dal deserto, non lo so se è Blues”.

F. N. : Mi mancava questa!

T. A. : Quindi si e no, dipende da quanta linfa vitale, innovazione e ricerca metti dentro la musica.

 

 

 

F. N. : Molto interessante questo punto di vista perché ci porta alla scoperta delle commistioni che è un argomento che in realtà non avevamo ancora affrontato se non con Massimo Varini. Stiamo arrivando alla fine della prima parte di questa intervista, la seconda parte sarà  più tecnica, dedicata agli allievi del nostro corso Recording Turbo System. Sei riuscito a darci un’occhiata?

T. A. : Mi dispiace, no, non sono riuscito perché in questo momento il disco è in  promozione in tre paesi,  non ho avuto tempo e so che poi se lo apro mi ci voglio mettere..

F. N. : Vai tranquillo quando avrai un po’ di tempo sarai ben accolto, sarai nostro ospite. Anche perché c’è un botto di materiale, nel primo mese ci sono oltre dieci ore.. Puoi prendere quello che ti piace, e se ti piace qualche argomento in particolare mi avvisi e te lo sblocco.

Per concludere questa prima parte vorrei raccontarti  il mio sogno, te lo accennavo prima, si tratta di una struttura molto grande con alcune decine di Studi di registrazione;  al suo interno viene a crearsi una comunità musicale, di musicisti professionisti, pagati per svolgere il loro lavoro, cosa che attualmente non sta succedendo, al fine di creare un ambiente stimolante di interscambio, un ambiente ultra professionale in cui i professionisti e le giovani leve trovano un punto di incontro per creare nuova musica energetica. Ritrovare  quell’energia che si trovava nei dischi di un tempo, così lo vedo io, per creare dei bei messaggi energetici da buttare in questo mondo che tante volte sembra scomparire dietro le brutture.

Ci sono tante cose che tolgono la pace interiore in questo mondo. Questo sogno punta invece a dare un altro tipo di messaggio, un altro tipo di energia nel mondo, che cosa ne pensi? E’ bello, va bene, ok, siamo tutti d’accordo, è irrealizzabile, non lo è, ci vogliono tanti soldi,  sicuramente si, troveremo il modo.. Come ti muoveresti tu se avessi questo sogno. Come procederesti?

T. A. : Un posto, tu dici, fisico di aggregazione, mi viene in mente lo Real World Studio di Peter Gabriel, che si muove su alcune cose similari, su questa energia, sull’interscambio. Lui ha fatto delle cose stupende, perché, essendo una persona intelligente e molto sensibile ( mio amico che ha lavorato con lui mi ha detto che è una persona che ricerca quel tipo di energia), sapeva benissimo che se non andava appunto verso questi incontri, anche dal punto di vista tecnico, e lui ha uno Studio considerevole, si sarebbe arenato in quella melassa Pop, Rock che comunque stava cominciando ad esaurirsi, quindi io trovo che sia un’idea fantastica, la realizzazione penso che passi come ogni cosa dalle persone che tu vai ad incontrare e che sono disposte a mettersi in gioco. Chiaramente è non è semplice realizzare però non è nemmeno impossibile.

Se trovi le persone che hanno da condividere parte di quel sogno di viaggio con te, la cosa è abbastanza realizzabile. Io partirei proprio dal materiale umano che è la cosa più difficile, perché poi per  le strutture, lo sai meglio di me, non è più come 15, 20 anni fa che ci voleva veramente un pacco di soldi: adesso comunque hai accesso, grazie alla rete a tanti mezzi, anche a  strumentazioni a basso costo. Però il materiale umano quello è importante perché è quello che è il motore  di tutto. Se hai una difficoltà, avere delle persone che ti sostengono e che fanno da rete di protezione è fondamentale.

F. N. : Va bene, prendo questo consiglio, lo metto in saccoccia e ti ringrazio tanto per il supporto, ti farò sapere come va avanti, ti tengo aggiornato se questo progetto vedrà la luce del sole. Sicuramente sarai informato e sarai nostro ospite per venirci di nuovo a parlare. Salutiamo tutti i ragazzi che ci hanno seguito fino a questo momento, rimaniamo in compagnia degli allievi di Scuolasuono.it  e di Recording Turbo System, se non sei ancora iscritto iscriviti..

T. A. : No,  è giusto. Come ti dicevo prima, io trovo che sia un’idea originale e molto bella perché da adito di guardare delle prospettive musicali da un’altra angolazione, un po’ quello che ti dicevo degli uomini invisibili, alcune volte, che stanno dietro i banchi ma fanno un lavoro pazzesco.

F. N. – E proprio in quest’ottica che molte delle nostre lezioni sono state realizzate, dal sottoscritto e da alcuni professionisti ai quali io nemmeno mi avvicino, quindi materiale che se io avessi avuto a disposizione 15 anni fa la mia vita ora sarebbe stata diversa,  invece il mio percorso mi ha portato a creare questa scuola: vorrei che più persone possibili ne beneficiassero, veramente.  Detto questo salutiamo tutti quanti e passiamo dall’altra parte. Ciao a tutti!

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Content